12/09/2024
Da qualche anno è in uso il termine Taijiquan stile Chen ITKA o Taijiquan stile Chen sistema ITKA. In effetti, negli anni e per motivi differenti, i programmi tecnici ITKA si sono arricchiti di esercizi, alle volte anche complessi, che hanno dato una particolare connotazione al Taijiquan proposto dalle scuole che promuovono i programmi tecnici ITKA (International Taijiquan kung fu Association) e che si sono diffuse ormai in varie parti del mondo. Vediamo di scoprire quali sono i motivi e se quindi ci troviamo di fronte ad un vero e proprio sistema innovativo o ad un’interpretazione dello stile originario.
Per rispondere a tale quesito non possiamo fare di meglio che chiedere al fondatore e direttore tecnico dell’ITKA, il Maestro Gianfranco Pace.
“Cercherò di rispondere senza entrare troppo nei dettagli, sperando che il mio pensiero non risulti per questo superficiale, ma se qualcuno fosse interessato a saperne di più potremo successivamente approfondire e fornire maggiori dettagli.
Più di vent’anni fa e dopo circa un decennio di pratica con il Maestro Shi Rong Hua, e grazie alla sua stessa intercessione, ebbi la possibilità di studiare a Chenjiagou con il Maestro Chen Xiaoxin. Fu un’esperienza importante in cui ebbi l’occasione non soltanto di studiare con uno dei massimi esponenti dello stile Chen, ma anche di vedere come si lavorava nelle grandi scuole di Chenjiagou.
Dopo tale esperienza, ne feci delle altre negli anni con altri rappresentanti della famiglia Chen… Grazie a loro credo di aver compreso meglio alcuni aspetti della pratica, ma al di la degli alti livelli che ho avuto modo d’incontrare, questi non mi colpirono abbastanza.
Ovviamente alcuni di loro avevano un livello molto alto di Kung fu, ma che sinceramente non corrispondeva ad un’idea di Taijiquan, soprattutto marziale, che dentro di me nel tempo si era fatta sempre più forte.
Credo di non essere una persona facilmente impressionabile e non sono mai stato nemmeno alla ricerca di riconoscimenti formali, diplomi e altro ancora, cose che a mio avviso non hanno nulla a che fare con delle reali e tangibili abilità.
Lo studio, alle volte spasmodico, di forme su forme, o di applicazioni poco convincenti o lontane dai principi interni, credo sia un grosso limite allo sviluppo di un Taijiquan sottile…
Queste considerazioni mi portarono a continuare a svolgere una pratica personale verso la ricerca di applicazioni reali del lavoro interno insito nell’arte del Taijiquan.
Nel tempo ho avuto la fortuna di potermi confrontare con Maestri di alta qualità nello stile Chen e negli altri stili di Taijiquan, oltre a Maestri di altri stili interni. È anche grazie a loro che le percezioni di un Taijiquan e di un lavoro interno che sentivo a me vicino si sono concretizzate.
Non sono mai stato interessato a insegnare un Taijiquan che oggi viene definito ortodosso o “originale”, (mi chiedo poi cosa significhi realmente) ed il mio interesse è sempre stato quello di condurre uno studio che mi portasse ad una funzionalità concreta dell’arte, senza legami, legami che in qualche modo potessero influire sulla libertà della mia ricerca.
Per tali motivi mi sono dedicato più agli elementi sostanziali che rendevano funzionale il movimento del Taijiquan, utilizzando le forme tradizionali come importante strumento a cui attingere, sia per approfondire e sperimentare il movimento del Taijiquan che per scrutare le intenzioni dei Maestri che hanno contribuito a portare a noi questa affascinante disciplina marziale.
Avendo sempre ferma in me questa idea ho cominciato a suddividere in parti sempre più piccole quelli che mi piace definire gli elementi fondamentali del movimento interno del Taijiquan, creando esercizi che possono dare, in maniera semplice, e “immediata” la possibilità di comprendere tali elementi e farli propri. In sostanza tutto ciò che può portare alla percezione del movimento Taiji viene utilizzato come strumento primario. Per poter essere compreso meglio faccio soltanto due esempi di lavori che sono inseriti nei programmi ITKA: “il lavoro sul centro” e “gli esercizi di condizionamento/lavoro su un punto”. Il lavoro sul centro consta di una sequenza di otto esercizi eseguiti da fermo ed otto eseguiti in movimento, la cui pratica può dare ad ogni studente la percezione chiara del proprio centro e di come a questo possa essere connesso il movimento di tutto il corpo. Tutti dicono che nel Taijiquan il movimento parte dal centro, ma pochi ne hanno una chiara percezione, quindi è inutile imparare delle forme nelle quali il movimento dovrebbe partire da un centro di cui non si ha assolutamente consapevolezza…
I dodici esercizi di condizionamento/lavoro su un punto, invece possono dare coscienza della possibilità che il corpo ha di muoversi come una sfera nello spazio poggiando sempre solo su un punto (eliminando così l’errore del doppio peso) argomento che spesso attraverso le forme non viene ben compreso. Inoltre tali esercizi assurgono anche al difficile compito di essere ponte tra il Tui shou libero ed il San shou, non perché tecniche da eseguire a ripetizione, ma quali esercizi che condizionano il movimento, un movimento fluido che muta costantemente al mutare delle azioni del nostro compagno ed in questo contesto come in una sorta di meditazione a due si amplificano abilità come sensibilità, alternanza, distanza, armonizzazione, etc.
Questi ultimi esercizi, così come tanti altri presenti nei programmi tecnici ITKA sono stati generati partendo da lavori ortodossi e tradizionali del Taijiquan come il Ding Bu Tui Shou nel caso degli esercizi di condizionamento/lavoro su un punto.
Ecco perché le forme sembrano aver perso terreno nella nostra scuola.
Con quest’affermazione non vorrei essere frainteso, le forme sono e saranno sempre una base di studio fondamentale ma credo sia necessario un’approccio più “sottile” ed allo stesso tempo “metodico” allo stile Chen in particolare e al Taijiquan in generale.
Si dovrebbe avere un approccio allo studio del Taijiquan, e in particolare allo studio sulla “coscienza del movimento”, senza pensare ad un risultato a breve termine, ma rimanendo saldi ai principi che devono trovare corrispondenza nel confronto e se possibile anche nello scontro… un’idea che molti potrebbero definire romantica.
Se da un lato bisogna rimanere con i piedi a terra, dall’altro non bisogna mai perdere quell’idea “magica” del Kung fu.
Riassumendo, credo che la nostra scuola proponga un sistema di studio dello stile Chen (ed in generale dei principi del Taijiquan al di là dello stile) molto sottile grazie agli strumenti che utilizziamo. Inoltre, per quanto il programma abbia tutti gli elementi tradizionali, alcuni lavori che proponiamo, insieme ad una metodologia che ormai ci identifica, possono rappresentare un sistema di studio peculiare, un sistema che come si diceva, ormai da molti, viene denominato sistema ITKA.”