07/04/2021
Un silenzio assordante. Un ossimoro tanto forte quanto efficace. Nel bel mezzo dell'estate quando i campionati stavano tornando a prendere forma, dopo la brusca interruzione di quelli precedenti, c'era la speranza che quel silenzio fosse stato interrotto. Sembrava che la normalità stesse riapparendo, o quasi. La palla è tornare a girare anche se senza lo sguardo attento, e a volte sentenzioso, dei tifosi. Le partite a porte chiuse per tutti gli appassionati di calcio sono un colpo al cuore, sono 90' a metà o comunque senza una parte di anima. Ma era pur sempre “meglio di niente”. Tutto il mondo dilettantistico però, anche se non lo voleva dire, sapeva bene quale sarebbe stato il destino, già segnato, anche di questa stagione sportiva. Un destino che qualche mese dopo è diventato una certezza. Altra annata in fumo e la palla è tornata a fermarsi, ancora una volta.
Ma siamo sicuri che il destino fosse già irrimediabilmente segnato? Credo sia inutile stare qui a pensare una risposta a questa domanda, troppe le variabili e gli interrogativi in una situazione altalenante come quella che stiamo vivendo da un anno a questa parte. Ora è tornato il silenzio e l'unica parola che aleggia nell'aria è “ripresa”. Quali saranno, però, gli strascichi, di un mondo sportivo quasi per la totalità fermo fino alla fine dell'estate? Un altro interrogativo, l'ennesimo. Due stagioni dove la parola “silenzio” ha sostituito il “rumore”. E va bene che il silenzio fa rumore, ma non c'è alcun dubbio che preferiamo il rumore della palla, dei tifosi, di tutto quel baccano. E noi torneremo a raccontare storie. Siamo stanchi del silenzio, per quanto possa essere assordante.