Un pallone tra due fiumi

Un pallone tra due fiumi Questo è il posto giusto

Storie e racconti di calcio polesano dalla Terza categoria alla Serie D�
� Mattia Vettorello&Kevin Maneo�
Vuoi fare un viaggio nei campi di provincia dove il calcio regala emozioni?

Un silenzio assordante. Un ossimoro tanto forte quanto efficace. Nel bel mezzo dell'estate quando i campionati stavano t...
07/04/2021

Un silenzio assordante. Un ossimoro tanto forte quanto efficace. Nel bel mezzo dell'estate quando i campionati stavano tornando a prendere forma, dopo la brusca interruzione di quelli precedenti, c'era la speranza che quel silenzio fosse stato interrotto. Sembrava che la normalità stesse riapparendo, o quasi. La palla è tornare a girare anche se senza lo sguardo attento, e a volte sentenzioso, dei tifosi. Le partite a porte chiuse per tutti gli appassionati di calcio sono un colpo al cuore, sono 90' a metà o comunque senza una parte di anima. Ma era pur sempre “meglio di niente”. Tutto il mondo dilettantistico però, anche se non lo voleva dire, sapeva bene quale sarebbe stato il destino, già segnato, anche di questa stagione sportiva. Un destino che qualche mese dopo è diventato una certezza. Altra annata in fumo e la palla è tornata a fermarsi, ancora una volta.
Ma siamo sicuri che il destino fosse già irrimediabilmente segnato? Credo sia inutile stare qui a pensare una risposta a questa domanda, troppe le variabili e gli interrogativi in una situazione altalenante come quella che stiamo vivendo da un anno a questa parte. Ora è tornato il silenzio e l'unica parola che aleggia nell'aria è “ripresa”. Quali saranno, però, gli strascichi, di un mondo sportivo quasi per la totalità fermo fino alla fine dell'estate? Un altro interrogativo, l'ennesimo. Due stagioni dove la parola “silenzio” ha sostituito il “rumore”. E va bene che il silenzio fa rumore, ma non c'è alcun dubbio che preferiamo il rumore della palla, dei tifosi, di tutto quel baccano. E noi torneremo a raccontare storie. Siamo stanchi del silenzio, per quanto possa essere assordante.

Grinta e sacrificio. Due caratteristiche che, spesso, fanno la differenza quando ti poni un obiettivo e lo vuoi raggiung...
02/07/2020

Grinta e sacrificio. Due caratteristiche che, spesso, fanno la differenza quando ti poni un obiettivo e lo vuoi raggiungere ad ogni costo. Da Chioggia, passando per Porto Viro, poi Fiorenzuola fino ad arrivare a Loreo sotto un'altra “veste”. Possiamo riassumerle così le tappe più importanti del percorso di Matteo Tiozzo, classe '78, che dopo una carriera ricca di soddisfazioni come giocatore, ha scelto di non abbandonare il calcio del tutto diventando allenatore. Tiozzo inizia la sua “vita da mediano” nel settore giovanile dell'Am Sport Chioggia e, dopo aver vinto il campionato, si sposta a Donada dove, grazie ad ottime prestazioni e risultati di squadra non indifferenti, si fa notare dalla Spal. Da lì la sua carriera prende il volo. Tre stagioni all'ombra della città estense per poi accasarsi al Porto Viro che, in quel momento, era in Serie D; gioca tutte le partite da titolare con i gialloblù che, a qualche giornata dal termine del campionato si trovano testa a testa con il Mantova. Lì il mediano clodiense si fa notare a tal punto che arriva la chiamata della Nazionale Under 18 dove ha come compagni di squadra, tra gli altri, Gianluca Comotto e Giovanni Morabito. Passa quel periodo a girare l'Europa con quella maglia azzurra cucita addosso e, quando torna, veste quella del Fiorenzuola. E qui come team mate ha gente che “qualcosa” ha poi fatto in carriera visto che stiamo parlando di due personaggi come Luca Toni e Stefano Pioli. Sì, un attaccante che ha alzato la Coppa del Mondo e l'attuale allenatore del Milan. “Allenatore? Perché no”. Matteo Tiozzo chiude la sua carriera girando poi tra altre squadre e la sua ultima tappa si chiude in quel di Loreo a 31 anni. Ma dal campo non riesce a star lontano e allora iniziare a muovere i suoi primi passi come mister; prima con le squadre giovanili del San Giusto e Porto Viro, dove vince dei campionati, e poi la chiamata al Polesine Camerini in Terza categoria. Quella stagione va bene perché conquista il ripescaggio in Seconda e viene chiamato a guidare il Porto Viro, in Promozione. Una stagione tra mille difficoltà per il tecnico Matteo Tiozzo ma conclusa con grande dignità. Ma gli amori fanno giri immensi e poi ritornano perché il mister nativo di Chioggia, nella prossima stagione, tornerà a Loreo, sotto un'altra “veste”. Sempre con quelle due caratteristiche che sono state due tratti distintivi con le scarpette ai piedi: grinta e sacrificio.

Zero. Un numero che significa anche “niente” o “nullo”. L'accezione, quindi, è tutt'altro che positiva ma non è sempre c...
28/06/2020

Zero. Un numero che significa anche “niente” o “nullo”. L'accezione, quindi, è tutt'altro che positiva ma non è sempre così. Pensiamo alla stagione 2018/2019. Siamo nel girone D di Prima categoria, raggruppamento che vede diverse formazioni polesane a caccia del primo posto e del conseguente obiettivo chiamato Promozione. Il girone D è dir per sé sempre molto combattuto ma quell'anno una squadra ha deciso di trasformarsi in uno schiacciasassi, un rullo, un macchina perfetta che ha spazzato via tutto e tutti. Stiamo parlando dello Scardovari guidato in panchina dal tecnico Fabrizio Zuccarin che, tornando alla premessa iniziale, ha messo quello “zero” nel posto giusto se si vuol darne un'accezione positiva. Quel numero infatti, al termine del campionato, è apparso nella casella delle sconfitte stagionali. I gialloblù hanno trionfato quell'anno con il record di punti, 78, frutto di 24 vittorie, sei pareggi e ZERO sconfitte. Una rosa costruita ad hoc con dei meccanismi che non hanno lasciato scampo alle avversarie, tanto da lasciare la seconda in classifica, il Rovigo, a 19 punti di distanza. Diciannove. E poi miglior attacco con 89 gol e miglior difesa del campionato con solamente 22 reti al passivo. Insomma una macchina da guerra che ha ribadito con forza la propria superiorità. Lo Scardovari come “extraterrestre”. Finiti i festeggiamenti di una cavalcata meravigliosa, la compagine deltina ha iniziato questa stagione in Promozione facendo capire che il meccanismo si era tutt'altro che inceppato ed era pronto a reggere la categoria superiore. Questa volta però i gialloblù hanno capito come si sta a stare dall'altra parte della barricata. Il ruolo di schiacciasassi se l'è preso il San Giorgio in Bosco che ha distaccato di 12 lunghezze i deltini che, comunque, hanno chiuso al secondo posto da neopromossi. Andrebbe già bene così ma è arrivato il momento di festeggiare nuovamente vista l'ufficialità della promozione in Eccellenza nella prossima stagione. Tutto partendo da uno zero...in senso positivo però.

A volte capita che delle squadre umili, dalla rosa semplice e con giocatori buoni ma magari poco conosciuti riescono a d...
21/06/2020

A volte capita che delle squadre umili, dalla rosa semplice e con giocatori buoni ma magari poco conosciuti riescono a dire la loro contro formazioni più blasonate o addirittura a vincere campionati com'è successo in Inghilterra con il Leicester. Quando si parla di calcio si dice spesso che il pallone è rotondo, questa formula è ancora più vera soprattutto se si parla della Terza Categoria. Qui nel nostro Polesine il Leicester non c'è ma c'è il Roverdicrè che è partito da squadra sottovalutata con una rosa mediocre ad arrivare a comandare la classifica della Terza Categoria per un buon periodo nella prima parte del campionato. Stiamo parlando di quel Roverdicrè dell'allora mister Genovese, quello dei bomber Baratella e Di Rocco, del mago delle punizioni Menotti e della saracinesca Nosarini. Nomi per lo più sconosciuti ma che hanno saputo, insieme ai loro compagni, costruire una squadra che aldilà dei singoli, funzionava bene nel complesso. Girava perfettamente, dalla difesa al reparto offensivo. Una squadra che con il suo gioco si è imposta su formazioni ben più importanti, sempre riuscendo a dire la propria in campo. Quest'anno il Roverdicrè ha concluso la stagione con settimo con 28 punti in classifica. Chissà se il prossimo anno, magari credendoci un po', riuscirà a togliersi ancora qualche soddisfazione.

Bottin, Boreggio, Borile, Gregnanin, Ferrari, Zanirato, Callegari, Gasparetto, Pianta, Franzolin, Battaglia, Pigato, Bon...
17/06/2020

Bottin, Boreggio, Borile, Gregnanin, Ferrari, Zanirato, Callegari, Gasparetto, Pianta, Franzolin, Battaglia, Pigato, Bonvento, Crivellari, Sdrusci, Callegaro, Cavriani. Allenatore:Rodighiero. Sono passati 30 anni eppure nella memoria sembra ieri. Perché a San Martino di Venezze, comune di poco più di 4'000 anime, nessuno dimentica quei cinque campionati consecutivi in Promozione di cui uno concluso al terzo posto dietro l'Adriese. Un piccolo, anzi grande, miracolo sportivo che ha visto quella squadra raggiungere traguardi mai più raggiunti dalla sua nascita nel 1970. E alla guida di quella società c'era Ignazio Sattin, detto “Ciccio”, che da mezzo secolo è il presidente dei rossoblù. Una vera e propria istituzione nel mondo dilettantistico del calcio polesano. Ancora oggi, quando ne parla, ricorda quei cinque anni come un sogno. Si dice che i sogni siano desideri di felicità e non c'è frase che esprima al meglio lo stato emotivo di un paese intero in quel quinquennio: dalla rosa, passando per la dirigenza e a tutta la gente che seguiva le gesta di quel gruppo di ragazzi che stavano sorprendendo fuori da ogni logica. Una squadra per lo più formata da ragazzi del paese o da quelli limitrofi, aspetto che rendeva questo gruppo ancora più coeso, dimostrando un attaccamento alla maglia che andava al di là dei (pochi) “soldi”. C'era la gioia di giocare per la squadra del proprio paese, con orgoglio, sempre. Quel bellissimo sogno si interruppe dopo cinque anni, stagione in cui la compagine polesana retrocesse e lì il meccanismo si inceppò senza mai riuscire a ripartire nuovamente. A distanza di 30 anni il San Martino di Venezze ora si trova in Seconda categoria e non è più riuscito a raggiungere quei traguardi. Ma adesso il mondo del calcio, anche quello dilettantistico, è cambiato e non è neanche un lontano parente di quello di trent'anni fa. Di quella leggendaria squadra rimane la voglia di ritrovarsi tutti, una volta all'anno, per ricordare quel sogno attraverso anche delle fotografie. Impolverate certo ma piene zeppe di ricordi. E lì di polvere non c'è proprio traccia....

Se la patria del calcio moderno è l'Inghilterra, dobbiamo attraversare tutto l'Oceano Atlantico e scendere fino all'Urug...
07/06/2020

Se la patria del calcio moderno è l'Inghilterra, dobbiamo attraversare tutto l'Oceano Atlantico e scendere fino all'Uruguay per dare un luogo di nascita al calcio a 5. Lì tutto è nato grazie all'idea di un professore. E chi l'avrebbe mai detto visto che il “calcetto” resta il vero emblema di uno sport, dove lo stare insieme ai propri amici ha fatto nascere il rito della sfida inderogabile durante la settimana? Un modo per staccare da tutto e da tutti, davanti ad un pallone ed all'interno di un campetto dalle dimensioni ridotte. Squadre improvvisate ma c'è chi invece ha deciso di fare di questa idea non solo un “passatempo”. Cinque amici che si trovano e concretizzano un progetto che è andato oltre le più rosee aspettative. Stiamo parlando dello Scarsenal Futsal Club. Sì Scarsenal, storpiatura della squadra inglese che disputa le proprie gare interne all'Emirates. Una storpiatura appunto, nata magari con un po' di modestia o per semplice goliardia. Luca Ferrari, Michele Rossi, Simone Formaggio, Marco Cavicchio, Jacopo Frigato ed Enrico Ferro hanno messo in piedi una formazione che si è iscritta, in questa stagione, al campionato provinciale di Calcio a 5 del Csi. E come è andata questa annata d'esordio? Primo posto in classifica con 27 punti, miglior difesa e miglior attacco direi che sono tre ottimi aspetti per definire la stagione della squadra biancorossa. La compagine di mister Cavallari ha portato a casa nove vittorie e una sola sconfitta con 69 gol all'attivo e 28 al passivo, una cavalcata che stava facendo presagire ad un trionfo sorprendente ma meritato. Poi è arrivato il Covid-19 che ha bloccato tutto o quasi. Rimarrà comunque il ricordo di un'idea che ha dato i suoi frutti, numeri e risultati alla mano. Alla fine ci vuol poco passare da uno sport nato per l'intuizione di un professore ed arrivare alla nascita di una squadra in un normale ritrovo tra amici. “Quando eravamo ragazzi e ci bastava una palla per sentirci invincibili, una squadra per sentirci uniti e un lembo di terreno per sognare l’impossibile. Lo chiamavamo calcio ed era bellissimo”.

La pulce, la formica, il cobra, la pantera. Sono molteplici i soprannomi di tipo animale che popolano il mondo del calci...
31/05/2020

La pulce, la formica, il cobra, la pantera. Sono molteplici i soprannomi di tipo animale che popolano il mondo del calcio. Le caratteristiche degli animali vengono infatti spesso associate a quelli dei giocatori che calcano i campi di tutto il mondo. Anche qui in Polesine abbiamo i nostri soprannomi e uno dei più famosi, ed azzeccati, è quello affibbiato al bomber Enrico Gherardi, conosciuto da tutti come Il Falco. Proprio come un falco, Gherardi, ha la capacità di piombare su ogni pallone e farlo suo per poi trasformarlo in una rete dopo l’altra diventando il classico uomo partita che può farti vincere un match o addirittura un campionato con i suoi numeri da capogiro. Il giocatore infatti nel suo palmares vanta tre campionati di Serie D vinti e uno di Eccellenza. Enrico, bolognese di origine ma ormai polesano d’adozione, fa il suo esordio nel professionismo con la casacca del Mezzolara in serie D ma il suo vero e proprio battesimo avviene nel biennio 2005-2007 al Carpi, società storica e blasonata del calcio italiano, dove in due anni segnò ben 39 reti a fronte di 66 presenze, con una media quindi di un gol ogni due partite disputate. Il suo arrivo in terra polesana non è da meno e da subito Gherardi diventa uno dei giocatori più amati del nostro territorio, sia per il suo talento ma anche per il suo carattere che gli ha permesso di farsi volere bene da tutti, compagni, allenatori, tifosi ma anche avversari. Nella sua prima stagione con i colori del Delta Porto Tolle ha totalizzato 22 reti in 32 presenze ma il record arriva nel 2016 a Trento, in Eccellenza, dove segna l’incredibile cifra di 36 reti a fronte di 26 presenze. Quest’anno Il Falco, nonostante l’età, era approdato allo Scardovari, in Promozione, che ha terminato il campionato secondo in classifica. Ancora una volta il suo apporto è stato fondamentale, con 15 reti in saccoccia. Di giocatori come Gherardi se ne vedono pochi ma tutti i tifosi polesani ormai si sono abituati a vedere Il Falco volare e segnare un gol dopo l’altro e, anche se viene da fuori, ha scelto di fare il suo nido proprio nel nostro Polesine.

Il triplice fischio è l'ultimo atto, il limite temporale massimo che sancisce gioia o delusione. Quando arriva non ci so...
27/05/2020

Il triplice fischio è l'ultimo atto, il limite temporale massimo che sancisce gioia o delusione. Quando arriva non ci sono seconde occasioni o altre opportunità. Conta solamente quello che hai fatto in quei 90', tutto quello che determinato la cosa più importante nel mondo dello sport; il risultato. Felicità o amarezza. Il 2 giugno 2019 il Granzette ha deciso di vivere il primo sentimento e lasciare al palo il secondo, un pomeriggio che per la società rossoverde è e rimarrà nel suo mezzo secolo di storia. Una stagione infinita per i ragazzi guidati in panchina dal tecnico Cristian Zerbinati, iniziata con la notizia del “trasloco” nel girone L vale a dire il raggruppamento padovano-veneziano. Un banco di prova quindi contro realtà calcistiche differenti, un modo affrontarle pieno di incognite e dubbi. Eppure il Granzette si è messo al lavoro a testa bassa e piano piano ha messo in saccoccia, domenica dopo domenica, i suoi 60 punti finali che gli sono valsi il matematico secondo posto e la disputa dei play off. I play off, appunto, dove è arrivata fino al quarto turno per giocarsi il salto di categoria in 90' contro la compagine veneziana del Gazzera Olimpia Chirignago. Tutto in un'ora e mezza, prima di quel fatidico confine sonoro che separa gioia o dolore. La pressione è tanta prima del calcio d'inizio, in palio c'è una quasi certa promozione in Prima categoria per una delle due sfidanti. Tutto scorre e andiamo direttamente al triplice fischio. Si è assistito ad una partita con un gol per tempo e a segnarli è proprio il Granzette che, dopo quel triplo gioioso suono, può dare via alla festa per una storica promozione. La ciliegina sulla torta di un campionato partito in sordina, con molte incognite, ma giunto al suo massimo risultato grazie ad impegno, sacrificio e ad un gruppo solido che ha remato verso un unico obiettivo. Apice della storia rossoverde proprio nell'anno di 50 anni della società. Un compleanno dolcissimo, sancito da quel triplice fischio che mai come quella volta fu così entusiasmante e ricco di soddisfazioni.

Rob Rensenbrick, olandese, Youri Djorkaeff, francese. Uno con la maglia degli Orange, l’altro Bleus. Il primo, component...
20/05/2020

Rob Rensenbrick, olandese, Youri Djorkaeff, francese. Uno con la maglia degli Orange, l’altro Bleus. Il primo, componente dell’Olanda del calcio totale con la quale è arrivato secondo nei mondiali del ’74 e nel ’78, l’altro invece la Coppa del Mondo l’ha alzata nel ’98 e si è portato in bacheca l’Europeo due anni dopo. Ma cos’hanno in comune questi due giocatori? Il loro soprannome: il “serpente”. Il mondo del calcio, soprattutto quello sudamericano, è pieno di soprannomi che vanno a descriverne in maniera fantasiosa le peculiarità messe in campo. E non è una “moda” che appartiene solamente al calcio professionistico ma anche in quello dilettantistico, forse meno diffusa. Se in giro per il mondo, nel secolo scorso, c’erano i due “serpenti”, qui da noi in Polesine abbiamo la “Vipera”. Proviamo a stilarne l’identikit. È un attaccante di 23 anni, nato e cresciuto a Badia Polesine e si è avvicinato al mondo del calcio proprio nelle giovanili della sua città dove, sin da subito, si intuisce la sua propensione e il suo fiuto per il gol. Dopo una breve parentesi a Lendinara, indossa per alcune stagioni la maglia del Legnago nelle categorie Giovanissimi e Allievi, prima di ritornare a Lendinara nella Juniores. Con l’Union Vis fa il suo esordio in Promozione rimanendo aggregato alla prima squadra per alcuni anni. Si sposta poi a Badia Polesine, sempre in Promozione e anche li riesce ad andare a segno diverse volte, dimostrandosi davvero pericoloso nell’area avversaria. Due anni fa la scelta. Dalla Promozione alla Terza categoria con la maglia della Ficarolese. Prima stagione chiusa con 23 reti, capocannoniere del girone, gol che hanno permesso ai rivieraschi di guadagnare il salto di categoria. La Ficarolese parte quest’anno da neo promossa nel girone H di Seconda e, domenica dopo domenica, si conferma un’autentica mina vagante. Una sorpresa perché dopo 22 giornate si trova ai margini dei play off ed è il terzo miglior attacco del campionato. E buona parte grazie ai 26 gol della “Vipera”, in ventidue partite. Gli indizi sono completi e l’identikit è stato fatto. La “Vipera” è Marco Borghi, autentico veleno per le retroguardie polesane e per le quali la ricerca dell’antidoto sembra ancora lontana.

Era sabato e il mondo del calcio dilettantistico era nel bel mezzo della giornata di vigilia per l'appuntamento più atte...
17/05/2020

Era sabato e il mondo del calcio dilettantistico era nel bel mezzo della giornata di vigilia per l'appuntamento più atteso, la partita della domenica. Si iniziava già a respirare quell'aria primaverile e le squadre si preparavano ad entrare nel momento clou della propria stagione a caccia dei rispettivi obiettivi prefissati. Ma poi una nube, non nel senso strettamente meteorologico del termine, ha spazzato via tutto. Stop dei campionati e il calcio si è fermato ormai da quasi tre mesi. E allora mi torna in mente una pubblicità, quella fatta da Sky diversi anni fa, intitolata “Se non ci fosse il calcio”. Un annuncio quasi profetico che, dopo quasi dieci anni, suona purtroppo bene in questo momento. Perché nel calcio di provincia la partita da vedere la domenica è un rito irrinunciabile che tu sia tifoso di una delle due squadre che si trovano da una parte e dall'altra del campo, ma anche per chi (e sono tanti) che segue il campionato perché è appassionato al di là che sia una partita di Champions League o una sfida di Terza categoria. I giocatori spinti dalla passione che si allenano nel mezzo delle loro vite dove questo non è il loro lavoro, i dirigenti che ci mettono sudore e sacrificio e fanno salti mortali per portare avanti una società e i tifosi che si trovano sugli spalti per non pensare a nulla in quei 90'. Un'ora e mezza dove la preoccupazione è zero, niente pensieri ma solo la voglia di godersi una partita di calcio. E, vuoi o non vuoi, c'è chi segue tutto questo mondo per lavoro, come giornalisti e fotografi. Faccio parte della prima schiera e devo dire che da tre mesi mi sento “vuoto”. Mi manca seguire le partite in campo, scrivere la cronaca e poi passare la settimana tra commenti di allenatori, dirigenti e giocatori. Quella nube ha spazzato via tutto questo e da tre mesi è letteralmente calata su questo mondo così ricco di storie, un piccolo vespaio dove tutto si muove spinto dalla passione. Ma, prendendo la frase finale di quella pubblicità e nonostante le nubi:“Lunga vita al calcio”.

È nata come un'idea ed è diventata realtà. In un mese siamo arrivati al traguardo dei 300 like e questo ci sprona ad and...
15/05/2020

È nata come un'idea ed è diventata realtà. In un mese siamo arrivati al traguardo dei 300 like e questo ci sprona ad andare avanti in questo progetto. Grazie per il vostro supporto🙏

Il vero calcio, quello sano e genuino, quello fatto di sudore e goliardia dove non importa vincere ma stare insieme e di...
13/05/2020

Il vero calcio, quello sano e genuino, quello fatto di sudore e goliardia dove non importa vincere ma stare insieme e divertirsi è quello che si disputa nei campionati amatoriali, campionati molto numerosi e diffusi in tutta Italia, dietro ai quali ci sono centinaia di volontari con la passione per il calcio. Lì i soldi non contano, anzi a volte sono più le spese che altro, ma a contare sono gioie e dolori passati insieme correndo dietro un pallone. Da questo spirito proviene la Rivarese, squadra che milita nel girone A di Rovigo del campionato di Terza Categoria. I rossoneri della corte del patron Davide Tessarin, sono approdati in Terza Categoria dopo ben trentacinque anni, alcuni dei quali passati nei campi del campionato Uisp e sono riusciti a mantenere sempre questo spirito riuscendo ad ottenere anche qualche piccolo successo da neo iscritti. La squadra disputa le sue partite allo Stadio Comunale di Rivà, frazione di Ar**no nel Polesine, proprio sulla mitica via Romea. Nel nostro Polesine il ruolo delle frazioni è molto importante in molti campionati dimostrando come spesso esse siano dei veri e propri paeselli con una loro storia e identità ben precisa, sia dal punto di vista culturale che da quello calcistico. I rossoneri hanno iniziato la loro stagione con in panchina mister Salmi per poi effettuare in corsa un cambio della guardia con il subentrato mister Vito Doati. Dopo una fase d’andata dove si poteva fare meglio, tra i trionfi si ricordano solo il secco tre a zero con la Giovane Italia Polesella, nella fase di ritorno la formazione aveva iniziato a carburare e prendere il giusto ritmo conquistando importanti pareggi e arrivando addirittura ad imporsi sulla corazzata Turchese. Prima dello stop occupavano la terzultima posizione in classifica, ma questo non sminuisce la genuinità di una piccola società che ha scelto di fare il salto nei dilettanti mantenendosi sempre con il cuore tra gli amatori e giocando un calcio di tutta corsa, passione ed attaccamento alla maglia. Chissà se forse nei prossimi anni la piccola frazione di Rivà, che conta però ben 800 abitanti, arriverà a competere con cittadine e paesi più grandi in campionati più prestigiosi.

Indirizzo

Rovigo
45100

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