09/02/2026
La sveglia è suonata all’alba, di domenica.
Casa ancora immersa nel silenzio, la famiglia che si muove piano, con quel rispetto quasi solenne che hanno solo le giornate speciali. Non era una domenica qualunque, c’era una trasferta da vivere, una maglia da indossare, un viaggio da ricordare.
Il treno verso Monza scorre lento.
Fuori il Nord che si sveglia, dentro pensieri pieni di speranza ma anche di lucidità. Sapevamo che avremmo affrontato un avversario di livello superiore, uno squadrone. Eppure, soprattutto per mio figlio, quel viaggio raccontava già tutto il bello del calcio: il tempo condiviso, le sciarpe, le chiacchiere, l’idea che certe passioni si tramandano vivendo, non spiegando.
Arrivati a Monza ci siamo sentiti subito a casa.
Eravamo in 2.500, irpini arrivati da ogni parte. Molti vivono al Nord da anni, qualcuno non lo vedevo da tempo. Ci siamo riconosciuti e riabbracciati senza bisogno di parole. Quando l’appartenenza è vera, basta uno sguardo.
Prima della partita, il pranzo con gli amici del club.
Un tavolo lungo, voci che si sovrappongono, risate, ricordi. Vecchi amici e nuovi incontri. Intorno, una città accogliente, cittadini rispettosi, tifosi irpini altrettanto rispettosi mentre riempivano le strade. Anche questo è calcio. Anche questo va insegnato ai ragazzi.
Poi lo stadio.
Il nostro Lupo ha giocato una partita vera. Organizzata, intensa, coraggiosa. Siamo andati in vantaggio e siamo rimasti avanti fino al 78’, tenendo testa a una squadra forte, costruita per vincere. In quei minuti la sensazione era chiara: la partita era lì, ancora aperta, ancora giocabile. Forse con qualche scelta diversa, con un pizzico di coraggio tattico in più, si poteva provare a gestire meglio quel momento. Forse avremmo perso comunque. Il calcio non si riscrive. Ma resta quel leggero rimpianto che nasce quando sembra prevalere la gerarchia sull’istinto di gioco.
Quando il Monza l’ha ribaltata, l’amaro è arrivato puntuale. Ma insieme all’orgoglio. Perché uscire così, contro un avversario del genere, non è una sconfitta qualsiasi.
All’uscita dallo stadio, la testa era alta. Feriti, sì. Ma consapevoli di esserci, di poterci stare, di poter riprovarci.
E ora c’è mercoledì.
Un’altra partita in casa, un altro squadrone, un’altra occasione per dimostrare che queste prestazioni non sono episodi isolati. Si riparte da qui, da una sconfitta che brucia ma che lascia qualcosa di solido.
Perché alla fine il risultato passa.
Restano i viaggi, i valori, l’esempio da tramandare. E la voglia, intatta, di riprovarci ancora.🐺🇳🇬💚Forza Lupi, Avanti ACR🐺🇳🇬💚