14/06/2026
Premessa doverosa: dal Corriere dello Sport nessuno si aspetta di leggere firme del calibro di Indro Montanelli, Milena Gabanelli o Marco Travaglio. Del resto, il business dello storico quotidiano sportivo romano da molti anni sembra essere quello di titillare una certa parte della tifoseria riommica e, quasi per magia, racimolare così quel numero minimo di copie necessario a garantire la sopravvivenza editoriale.
Negli ultimi tempi, però, al copione tradizionale si è aggiunto un nuovo filone: utilizzare la Lazio e soprattutto Claudio Lotito come bersaglio privilegiato. D'altronde, quale personaggio garantisce più visibilità, click, commenti e reazioni? Criticarlo è diventato uno sport, insultarlo quasi una disciplina olimpica. Per alcuni, addirittura, augurargli la morte sembra rientrare nel dibattito civile.
Leggere certi articoli trasmette una sensazione curiosa: che chiunque, con un minimo di fantasia e pochissima memoria storica, possa improvvisarsi giornalista o addirittura direttore di un quotidiano nazionale.
E così, siccome "così fan tutti", ecco l'ennesimo articolo confezionato ad arte: "Lazio, a Formello saldi tutto l'anno". Davvero?
Innanzitutto, di saldi a Formello non si ha particolare memoria. Basterebbe ricordare la cessione di Joaquin Correa all'Inter. Giuseppe Marotta provò a trattare, ma alla fine dovette versare quanto richiesto dalla Lazio. Oppure il caso di Sergej Milinkovic-Savic: per anni raccontato come destinato a finire alla Juventus a parametro zero o quasi. Alla Continassa qualcuno già pregustava il colpo, mentre Lotito riuscì invece a cederlo in Arabia Saudita incassando circa 40 milioni di euro.
E oggi la Lazio dovrebbe improvvisamente svendere i propri giocatori solo perchè si deve operare con il "mercato a saldo zero"?
Tra l'altro, il cosiddetto saldo zero non è una prerogativa laziale. È ormai una necessità che riguarda buona parte della Serie A. I bilanci impongono prudenza perché i soldi non abbondano per nessuno.
Curiosamente, però, quando si parla di altre società, l'attenzione sembra diminuire. Ad esempio, non si leggono paginate quotidiane sulle difficoltà legate al Fair Play Finanziario di alcune concorrenti (vedi asroma, per esempio). Né si insiste particolarmente sui milioni investiti dalla Juventus negli ultimi anni per operazioni che, risultati alla mano, non hanno prodotto quanto sperato tipo i 45 milioni per il flop Openda ma anche i 42 per Conceiçao, 3 meno di quelli spesi dal Bayern per Olise.
Lo stesso vale per la narrazione dei giocatori che vorrebbero lasciare la Lazio, raccontata ogni estate come una fuga di massa imminente. Una rappresentazione che stride con il silenzio riservato ad altre situazioni ben più concrete, come quella di Dusan Vlahovic, acquistato per cifre enormi tra cartellino e stipendi (150 milioni di euro) e oggi vicino alla scadenza senza aver rinnovato il proprio contratto.
La realtà è molto meno romanzesca di quanto qualcuno vorrebbe far credere. La Lazio, oggi, può tranquillamente operare seguendo criteri di sostenibilità economica. E se dovesse rendersi necessario un intervento finanziario per ampliare ulteriormente i margini di manovra sul mercato, si tratterebbe di un'operazione perfettamente gestibile con pochi euro.
Inoltre, la società dispone di diversi giocatori richiesti sul mercato e potenzialmente in grado di generare plusvalenze significative. Per questo motivo appare improbabile che si renda necessario qualsiasi intervento straordinario.
Ma si sa: la realtà è spesso meno vendibile delle narrazioni costruite a tavolino. E quando i fatti rischiano di rovinare una buona storia, c'è sempre qualcuno disposto a sacrificare i primi in favore della seconda.