23/10/2025
"Lo stile di vita gioca un ruolo essenziale nel ridurre la probabilità di sviluppare tali patologie delle funzioni cognitive e/o ritardare il fisiologico invecchiamento cerebrale. Questo risulta ancora più importante considerando che non esistono trattamenti definitivi e pertanto la prevenzione rappresenta ad oggi una strategia indispensabile.
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L’esercizio fisico è stato oggetto di numerosi lavori scientifici che hanno comunque evidenziato che circa il 3% di tutti i casi di demenza potrebbe essere prevenuto aumentando i livelli di attività fisica. In un’mpia metanalisi, livelli di attività fisica più elevati sono stati associati a una significativa riduzione dell’insorgenza della demenza in modo lineare dose-risposta. Nelle persone invece già affette da demenza, sembra che l’attività fisica possa migliorare la cognizione generale, in quanto l’esercizio fisico sembra aumentare la neurogenesi e la plasticità sinaptica nei modelli animali.
Dall’altra parte comportamenti alimentari “errati” possono contribuire a peggiorare il quadro cognitivo.
Infatti, la relazione tra l’assunzione di zuccheri e il declino cognitivo è un argomento che ha attirato l’attenzione della ricerca scientifica negli ultimi anni. Le evidenze suggeriscono che un’elevata assunzione di zuccheri semplici e/o raffinati potrebbe essere associata a un aumento del rischio di declino cognitivo e malattie come l’Alzheimer.
Tra le evidenze scientifiche è emerso che le diete ricche di carboidrati aumentano il rischio di demenza dell’89%, mentre le diete più ricche di grassi e proteine lo abbassano del 44%. Questa connessione è confermata anche da uno studio longitudinale dove più di 5.000 pazienti sono stati seguiti per un decennio e i risultati hanno dimostrato che maggiore è la glicemia di un individuo, più veloce è il suo tasso di declino cognitivo.
A supporto moltissimi lavori scientifici hanno descritto la positiva correlazione tra alimentazione e attività fisica e rallentamento del declino cognitivo.
Ulteriori studi hanno dimostrato come non sia mai troppo tardi per iniziare questi approcci non-farmacologici, evidenziando come si possa rallentare la progressione anche una volta che si siano evidenziati i primi segni di decadimento cognitivo.
Concludendo, se da un lato lo scopo sarà quello di trovare il farmaco più adatto e specifico per ogni forma di declino cognitivo, dall’altro si sta dimostrando come gli interventi quali dieta e attività fisica agiscano con un approccio che sembra essere efficace per tutte le cause di decadimento cognitivo.
(Articolo originale qui
https://www.eurosalus.com/alzheimer/declino-cognitivo-quando-l-alimentazione-e-l-allenamento-sono-un-binomio-vincente?fbclid=IwY2xjawNmwgVleHRuA2FlbQIxMQBicmlkETF2S1JsY1pNNmFaYW5uWXV5AR6SB6w5vWIuq54G9i9jhxmIhniRlzSI-6ZpQXsgONIzEjQCjomTZk6amP088g_aem_k-PeUGjO91pqU9GZHsyejQ)
Il declino cognitivo è un processo fisiologico nell'essere umano, ma spesso può anche avere un risvolto patologico.