Da quasi trent'anni ormai ci occupiamo della ricostruzione della gladiatura nel I secolo d.C. Nel corso dei secoli si è molto parlato di questi personaggi e dei ludi gladiatorii cercando di comprendere i motivi per i quali la società di quel tempo ne fosse tanto attratta; infatti, nonostante la povertà dilagante, il popolo accorreva in massa ad assistere ai giochi gladiatori. Sebbene sia difficile
recuperare l’idea del romano medio che assisteva ai combattimenti, il fatto che l’Impero romano sia punteggiato da anfiteatri e altre strutture in cui si svolgevano i munera è un’indicazione di quanto questi spettacoli facessero presa sulla popolazione romana. Il contesto sociale dei secoli in cui sono esistiti i combattimenti tra gladiatori era senz’altro diverso da quello odierno dove la violenza di alcuni sport viene spettacolarizzata ma, entro certi limiti. All’epoca la società era assetata di sangue, desiderosa di veder celebrare la morte, rappresentata in uno spettacolo che traeva la sua origine proprio da essa. In origine, i combattimenti erano organizzati in occasione dei funerali di illustri personaggi o per la loro commemorazione, a spese dei familiari, allo scopo di immolare vittime agli Dei. Alcune decorazioni paretiali in tombe di Paestum e Capua fanno pensare che l’origine dei munera (dono votivo e/o offerta funebre) sia da attribuire alle popolazioni sannitiche. I romani trasformarono i combattimenti e le rappresentazioni di forza, dei sanniti, svolti in rare ed importanti occasioni, in tutt’altra cosa. Entusiasti di queste competizioni, le importarono nella loro società trasformandole in avvenimenti agonistici di particolare violenza, il più delle volte sadici. Dopo l’annessione del Sannio a Roma, la lotta tra guerrieri in un arena divenne lo sport nazionale. Essendo, però, l’epoca così lontana, non sono pervenute sufficienti testimonianze, né le notizie giunte da testi latini sono complete, per avere un quadro preciso e ben definito del mondo dei Gladiatori; infatti, c’è da precisare che le fonti scritte non descrivono mai dettagliatamente gli spettacoli degli anfiteatri, in quanto sono sempre menzionati per inciso, nel contesto più ampio di altre questioni. Inoltre, i reperti archeologici rinvenuti non sono completi e comunque risultano limitati in proporzione alla durata dei giochi gladiatori che sono esistiti per ben sette secoli; dato il lungo lasso di tempo, bisogna catalogare e dividere le informazioni pervenuteci, tenendo presente i periodi storici e l’egida dei diversi imperatori che hanno sancito la spettacolarizzazione dei ludi gladiatorii. Da queste ricerche è stato tracciato un profilo di quello che oggi pensiamo possa essere l’icona del gladiatore di duemila anni fa.