24/01/2021
Il richiamo è importante, ma crescere un cane sano ed equilibrato lo è ancora di più!
C’è solo una cosa che mette d’accordo i devoti al culto del guinzaglio con gli anarchici sostenitori della libertà canina. L’importante è che abbia un buon richiamo.
Un cane che torna all’istante non appena sente chiamare il suo nome è il sogno proibito di ogni proprietario, la versione cinofila del servizio vincente per un tennista, è la sezione aurea nell’architettura dell’addestramento, è Tom Cruise che si ferma a cinque centimetri dal pavimento e non fa scattare l’allarme, è il colpo perfetto.
Un richiamo impeccabile dovrebbe garantire sul cane lo stesso controllo assoluto che hai sul tuo avatar quando muovi le levette del joystick.
A parte un dettaglio. Un cane possiede obiettivi personali, che poi è la migliore definizione che riusciamo a formulare per il concetto di mente.
L’illusione del controllo e la sensazione di falsa sicurezza che ne scaturisce sono creature fragili, perché si scontrano con il mondo reale, un mondo popolato di eventi imprevedibili e situazioni mutevoli in cui il rischio non è mai zero e gli animali prendono decisioni divergenti dalle nostre aspettative, in quanto ne sono titolari.
I cervelli servono a questo, a trovare risposte adattive a contesti nuovi, altrimenti ci basterebbe ve**re al mondo con un ricettario.
Basta un gatto che sbuca all’improvviso, uno sguardo di traverso da parte di un altro cane, un repentino irrigidimento di uno sconosciuto, un odore sbagliato, per innescare una reazione impulsiva.
Chiamare il cane significa prima di tutto avere la sua attenzione, ma in un momento del genere l’attenzione non può rispondere perché è vittima di un sequestro emotivo.
Alcuni stimoli chiave viaggiano per la cosiddetta via bassa, una corsia preferenziale che fila dritta verso una risposta (in genere di attacco o fuga) senza chiamare in causa il quartier generale del cervello. Allora puoi smanettare quanto ti pare sul tuo joystick, ma le pile sono andate, almeno temporaneamente.
L’importante non è avere un buon richiamo, quello che è davvero importante è che un cane si sappia comportare. Che sappia cioè valutare situazioni e rispondere nel modo più coerente ed equilibrato possibile. E che le sue decisioni siano sensate.
Un cane che si sa comportare è l’esatto contrario di un cane sotto controllo, è un cane che persegue i suoi obiettivi ponderandone i costi e le criticità.
Non è un cane che non morde. E’ un cane che morde quando il morso è il modo più efficace che ha per difendersi da un pericolo, ma che sa essere un’arma di cui non abusare, soprattutto quando ha raggiunto lo scopo.
Non è un cane che non insegue una “preda”, ma non la insegue a rotta di collo finendo in Bulgaria, incapace di tornare a casa.
Non è un cane che sta al piede tutto il tempo, ma un cane che si sa muovere nel suo ambiente con competenza e consapevolezza, che sa comunicare, negoziare, tenersi alla larga dai casini, chiedere e accettare i no tanto quanto i si.
L’illusione del controllo nasconde al suo interno una contraddizione profonda, ovvero l’idea che un cane prenda la decisione giusta facendo a meno dell’autonomia. Perché il concetto di controllo non si applica alle menti.