01/06/2026
ðŽ ANESTETIZZATI DA PICCOLI, SPIETATI DA GRANDI: Giovani senza limiti o adulti senza coraggio?
Inutile girarci intorno di fronte alle continue cronache di violenza, degrado e totale anempatia che registriamo nell'ultimo periodo.
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ðCâÚ una verità clinica che pochi hanno il coraggio di dire: per molti dei nostri adolescenti, oggi, Ú troppo tardi per la semplice educazione emotiva.
Quando il danno strutturale Ú già fatto, l'anaffettività si radica e si ramifica in forme di disagio drammatiche.
Come psicoterapeuta e Coordinatore della Cabina di Regia sul Bullismo e Cyberbullismo di Roma Capitale, vedo ogni giorno le due facce opposte di questa identica anestesia dell'anima:
ð Il dolore rivolto verso se stessi: Ú il silenzio assordante dell'anedonia, l'incapacità totale di provare piacere o interesse per la vita. à il corpo che diventa un campo di battaglia nei disturbi alimentari, o il grido d'aiuto invisibile dell'autolesionismo, dove farsi del male resta l'unico modo per "sentire" qualcosa quando dentro si Ú completamente vuoti.
ð¥ Il dolore scaricato sugli altri: all'estremo opposto, troviamo una violenza brutale e priva di consapevolezza. Non c'Ú nemmeno la reale percezione di fare del male: c'Ú solo la volontà sistematica di offendere, umiliare e annientare lâaltro, sia psicologicamente che fisicamente.
Aggredire un insegnante in classe o un passante per strada diventa un intrattenimento, un contenuto da filmare per i social, senza un briciolo di rimorso o di pietà , perché nel cervello quella competenza non Ú stata mai allenata.
ð Serve una "Patente Genitoriale"?
Di fronte a questo disastro, sorge una domanda provocatoria ma necessaria: di chi Ú la vera responsabilità ? Della società o dei genitori?
Diciamolo chiaramente: la scuola ha il dovere di istruire, di accogliere e di fare prevenzione. Ma lo Stato non può sostituirsi al codice genetico dell'educazione, che appartiene alla famiglia. Se per guidare un'auto serve un esame, oggi sembra che per mettere al mondo un figlio e crescerlo non serva alcuna competenza sociale. Troppi genitori hanno confuso l'amore con l'assenza di regole, abdicando al proprio ruolo autorevole per paura del conflitto.
Nel mio ultimo articolo scritto con Daniela Cursi su ðð ððð³ð³ðððð ððð¥ð¥ðš ð¬ð©ðšð«ð lancio una riflessione profonda proprio su questo corto circuito.
ðBisogna partire dai bambini piccoli: la vera prevenzione si fa nelle scuole e nelle associazioni sportive.
Se vogliamo salvare le prossime generazioni dal baratro dell'isolamento o della ferocia, dobbiamo smetterla di intervenire quando i ragazzi hanno 16 anni e il disagio Ú già esploso. Per loro dobbiamo pensare ad altri percorsi , più specialistici.
L'educazione emotiva deve iniziare alle scuole primarie. à questo quello che stiamo facendo nelle scuole di Roma, perché Ú da piccoli che si impara l'alfabeto del cuore: a dare un nome alla paura, a tollerare la frustrazione di un "no", a guardare l'altro negli occhi e capire il limite oltre il quale si produce sofferenza.
ð'ððð®ððð³ð¢ðšð§ð ððŠðšðð¢ð¯ð ð§ðð¥ð¥ð ð¬ðð®ðšð¥ð ððð¯ð ðð¢ð¯ðð§ððð«ð ð®ð§ð ð©ð«ð¢ðšð«ð¢ððÌ ðð¢ ð¬ðð¥ð®ðð ð©ð®ððð¥ð¢ðð: ð¬ð ð§ðšð§ ðð®ð«ð¢ððŠðš ð¥'ðð§ð¢ðŠð ððð¢ ðððŠðð¢ð§ð¢, ðð®ð«ðð«ððŠðš ð¢ ððð§ð§ð¢ ð¬ðšðð¢ðð¥ð¢ ððð¢ ð ð«ðð§ðð¢.
ðNel mio articolo ho tracciato 5 soluzioni immediate e urgenti per invertire la rotta. Dobbiamo portare l'educazione all'affettività obbligatoria fin dai primi anni, imporre patti di corresponsabilità più funzionali con le famiglie, e costringere chi sbaglia a riparare concretamente il danno alla collettività . Ma soprattutto, dobbiamo restituire ai genitori il coraggio e la responsabilità di fare i genitori.
âLa vera riflessione da fare Ú: ð¬ð¢ððŠðš ðð¢ ðð«ðšð§ðð ðð¥ ððð¥ð¥ð¢ðŠðð§ððš ð¢ð§ðð¯ð¢ðððð¢ð¥ð ððð®ð¬ðððš ðð ð®ð§ð ð¬ðšðð¢ðððÌ ðŠðð¥ððð ð ðð¢ð¬ðð®ð§ð³ð¢ðšð§ðð¥ð, ðš ð¬ð¢ððŠðš ð§ðšð¢ ððð®ð¥ðð¢ ðð ðð¯ðð« ð©ðð«ð¬ðš ð¢ð¥ ððšð«ðð ð ð¢ðš ðð¢ ð©ð«ðð¬ð¢ðð¢ðð«ð l'educazione e la salute mentale dei nostri figli?
ðNel primo commento, il link dellâarticolo.
Aldo Grauso