27/01/2022
In occasione della Giornata della Memoria è doveroso ricordare una delle tante vittime del regime nazista, che, sebbene non condotto a morte, fu di fatto estromesso dalla carriera tennistica dopo una condanna a carcere e lavori forzati per omosessualità.
Il Barone Gottfried Alexander Maximilian Walter Kurt Freiherr von Cramm nasce in Bassa Sassonia nel 1909 e si impone rapidamente come il miglior giocatore di tennis tedesco della sua generazione. Gianni Clerici, nel suo “500 anni di tennis” lo definisce “il miglior secondo giocatore di ogni tempo”. Von Cramm vince rapidamente quattro titoli nazionali di fila, il misto a Wimbledon e, nel 1934, l’Open di Francia in singolare. Alto, nobile e biondo, incarnava perfettamente l’immagine dell’eroe ar**no così cara al regime nazista.
Ma il Barone fu sempre un fiero oppositore del regime, non si iscrisse mai al partito nazista né mai sostenne pubblicamente il Führer. Tale presa di posizione gli creerà più di un problema. Intanto, il partito non gli darà nel 1937, il permesso di gareggiare al Roland Garros, torneo di cui era detentore del titolo; poi, nel 1938, Von Cramm fu arrestato per il crimine di omosessualità: l’accusa, ammessa dallo stesso Barone, era quella di avere intrattenuto una relazione con l’attore e cantante, ebreo per di più, Manasse Herbst. Rimesso in libertà anche grazie all’intervento dell’altro immenso campione Don Budge, che scriverà direttamente a Hi**er una lettera carica di indignazione per la sorte del suo collega e rivale, Von Cramm non troverà mai più le condizioni per esprimere il suo miglior tennis, e sarà, di lì in poi, in balia di vicissitudini politiche: la civilissima Inghilterra non lo volle a Wimbledon nel 1939 quando era praticamente senza rivali; la Germania lo cancellò d’ufficio dagli Internazionali d’Italia nel 1941 per evitare che Von Cramm (omosessuale confesso e condannato) potesse incontrare e sconfiggere tennisti tedeschi allineati col regime nazista, infinitamente più scarsi di lui ma indubitabilmente eterosessuali.
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