06/07/2026
Task force sul patrimonio: quando l’emergenza certifica il fallimento dell’ordinario”. Venerdì si celebra “Felicittà”, lunedì si annuncia l’istituzione di una task force sul patrimonio. Due immagini che raccontano meglio di qualsiasi slogan lo stato dell’amministrazione capitolina. Perché, se dopo quattro anni di governo della città si ritiene necessario ricorrere a una task force, significa che la gestione ordinaria del patrimonio pubblico non ha funzionato. E se a comporla sono gli stessi dirigenti, funzionari e interlocutori che hanno gestito il settore fino a oggi, è difficile immaginare che possa rappresentare davvero quel cambio di passo di cui Roma avrebbe bisogno. L’annuncio lascia aperte più domande di quante ne risolva. La prima riguarda la partecipazione. Non è chiaro chi sieda a questo tavolo, oltre ai rappresentanti dell’Assessorato e del Dipartimento citati nel comunicato, con quali criteri siano stati individuati i partecipanti e quale rappresentatività abbiano. Ancora una volta sembra prevalere la logica delle convocazioni selettive, mentre il regolamento prevede ben altro. La Delibera n. 104 del 2022, infatti, ha istituito all’articolo 4 il Forum per la valorizzazione del patrimonio, aperto alla partecipazione di tutte le associazioni interessate. Lo stesso articolo impone all’Assessore al Patrimonio di predisporre, entro il 31 dicembre di ogni anno e sentito il Forum, il documento di gestione del patrimonio. Eppure, a oltre tre anni dall’insediamento dell’amministrazione, quel documento non è mai stato redatto e il Forum non è mai stato convocato. Invece di applicare gli strumenti già previsti dal regolamento, si sceglie di crearne uno nuovo, senza spiegare quale valore aggiunto possa offrire né quale sia il suo fondamento. È difficile non vedere in questa scelta un ulteriore tentativo di aggirare le regole che la stessa amministrazione si è data. Anche il termine “task force” è significativo. Richiama una logica emergenziale che mal si concilia con la gestione ordinaria del patrimonio pubblico. Il patrimonio di Roma non può essere amministrato per emergenze, annunci e tavoli ristretti: richiede programmazione, pianificazione, trasparenza e responsabilità politica. Più che inventare nuovi organismi, sarebbe sufficiente far funzionare quelli già previsti dalla Delibera 104, garantendo processi partecipativi aperti, trasparenti e uguali per tutti. Diversamente, questa iniziativa rischia di apparire come una risposta tardiva alle crescenti criticità emerse nella gestione del patrimonio pubblico, piuttosto che un reale cambio di metodo. Roma non ha bisogno di organismi straordinari, ma del rispetto delle regole esistenti. Se l’amministrazione ritiene che il Forum previsto dalla Delibera 104 non sia più adeguato, proponga una modifica del regolamento. Fino ad allora, ha il dovere di applicarlo Tobia Zevi Roberto Gualtieri