Un terreno ideale, tanta acqua disponibile, la giusta ondulazione, un drenaggio naturale favorito dal fondo tufaceo, la gramigna, e i vecchi pascoli, a fornire il manto erboso già quasi pronto per l’uso. E soprattutto la spinta verso il golf e verso lo sport in generale di un gruppo di ufficiali inglesi e di altri diplomatici stanziati nella fremente Roma di fine ‘800. Di lì a poco, dalle prime ri
unioni e dai primi tentativi di ti**re qualche colpo di golf in quel pezzo di campagna romana, e si sarebbe arrivati alla formalizzazione del gruppo dei fondatori e al disegno di un campo da golf. L’inizio dell’avventura sportiva del golf a Roma è del 1903, qui all’Acquasanta. La proprietà concessa dal principe Torlonia. Fino al 1929 i verbali delle veloci riunioni organizzative sono scritti in inglese. I giocatori e i frequentatori si riunivano all’Ambasciata Britannica o al Consolato degli Stati Uniti per le assemblee sulla gestione del circolo. Il Captain, una specie di direttore (nel linguaggio di oggi) e il presidente (sempre un italiano, per convenzione e per cortesia verso il paese), venivano nominati in quelle assemblee. E cominciava una lunga e proficua interazione con l’area circostante. Ai primi del ‘900 erano ancora zone considerate fuori dalla città, neppure borgate, come si sarebbe detto negli anni 50, ma piccoli centri agricoli, come Quarto Miglio, Santa Maria delle Mole, Ciampino, la zona della Capannelle. E proprio tra Capannelle e Acquasanta stava nascendo un distretto sportivo basato sulle due maggiori passioni degli inglesi: il golf e gli sport equestri. Ancora oggi, guardando dai finestrini di un aereo che atterra a Ciampino, si vede come quelle due passioni sportive hanno preservato una vasta area di agro romano, fuori dalla quale l’attacco di costruzioni sregolate ha messo in scacco persino la bellezza dell’Appia Antica. Il circolo intanto comincia a strutturarsi. Nel 1913, con l’aumento dei giocatori, si arriva a completare il percorso da 18 buche, con partenza sull’attuale tee della 10. L’attività riprende e comincia a trovare vigore dopo la prima guerra mondiale. Ci vogliono 5 anni dalla fine delle ostilità per arrivare a rimuovere il bando che impediva a giocatori di paesi nemici in guerra di frequentare il campo. Nel 1931 il circolo si è affermato nella società romana. Ha una buona situazione di bilancio e la possibilità di realizzare continue migliorie nel campo, soprattutto con la piantumazione di nuovi alberi. Le foto dell’epoca mostrano ancora un terreno ben più brullo e meno alberato di quello attuale. Come succedeva, peraltro, nell’intero agro romano. Nel 1935 la prima casina sociale costruita specificamente per il circolo, su impulso del presidente don Francesco Ruspoli. Poi altri lavori, la realizzazione di una piscina. Mentre restavano disponibili per i soci anche campi di tennis e croquet. Già prima della guerra cominciano a vedersi sul campo romano i primi campioni di livello internazionale. Ma i risultati sono limitati dalle tensioni internazionali e poi dallo scoppio della guerra. Il racconto diretto dei protagonisti militari alleati vuole che il campo sia stato risparmiato durante i terribili bombardamenti che hanno colpito la zona sud-est di Roma, mentre anche l’aeroporto di Ciampino, vicino all’Acquasanta, era stato un possibile bersaglio militare. Con il dopoguerra il circolo, abbastanza integro nelle sue condizioni generali, riprende a vivere e diventa punto di riferimento sia per gli appassionati romani sia per la accresciuta comunità internazionale, particolarmente per inglesi e americani. Il campo avrà qualche cambiamento, mentre continua l’opera di piantumazione e rimboschimento. Il circolo assume il suo carattere sportivo e sociale. I campioni provenienti dall’Acquasanta riempiono i libri d’oro del golf italiano, sia tra i dilettanti sia tra i professionisti. Tra i dilettanti spiccano su tutti Franco Bevione e Isa Goldschmid, tra i professionisti Roberto Bernardini e Angelo Croce. Dinastie di maestri insegnano ai giocatori del circolo e vanno a cominciare l’avventura del golf in tanti altri campi italiani. Nel 1968 cominciano i lavori e nel 1971 si inaugura la nuova Club-house, attualmente utilizzata. Ancora negli 80 ci sono modifiche al percorso di un certo rilievo, mentre il circolo assume caratteristiche via via più adatte al golf moderno, senza perdere la sua identità storica. Nel 1980 ospita per l’ultima volta nei tempi moderni l’Open d’Italia, con la vittoria del giovane giocatore di casa, Massimo Mannelli. Mentre la Coppa d’Oro, poi diventata Coppa Città di Roma continua a essere disputata ogni anno, come gara nazionale, e vede in campo, sempre nei giorni di Pasqua, i migliori dilettanti italiani. Il circolo passa nei primi anni 80 all’assetto proprietario e organizzativo tuttora esistente. Festeggia nel 2003 i suoi primi 100 anni. E riesce a rinnovarsi restando perfettamente attaccato alle sue meravigliose radici, a quel terreno naturale, a quell’acqua, a quel paesaggio storico da cui eravamo partiti.