19/05/2026
“Eroi”
il racconto di Luca ... la vergogna per "gli altri"
Venerdì 14 giugno 2024 — Una bandiera ..
Ci sono periodi della vita in cui non riesci a fermarti mai.
Corri da una parte all’altra della città, riempiendoti le giornate di impegni, incontri, cose da fare. Forse per sentirti vivo. Forse, più semplicemente, per non restare fermo a pensare.
Quel maledetto venerdì era stato esattamente così.
La mattina a Prati, per una vicenda giudiziaria. Poi una corsa all’Alberone, poco prima di pranzo, per un incontro veloce. Subito dopo di nuovo a casa: cambio motorino-macchina e via verso Rieti, per attività associativa. Nel tardo pomeriggio il tragitto inverso, ancora di corsa: macchina-motorino, perché c’era un altro appuntamento a cui non potevo mancare.
La manifestazione sotto la Curva Nord del Flaminio.
C’erano tanti amici. E certi richiami, per chi ama davvero la Lazio, non si ignorano.
Arrivai trafelato, con qualche minuto di ritardo.
Nel mio zainetto c’erano l’asta e quella bandiera raffigurante San Michele Arcangelo con la scritta “Militia Celeste”: una bandiera che avevo disegnato io stesso e che da tempo sventolava nel vecchio parterre della Tribuna Tevere.
Parcheggiai il motorino dall’altra parte del Palazzetto dello Sport, stretto tra due macchine, perché la zona era già piena di mezzi. Mentre mettevo la catena mi ricordai di aver lasciato qualcosa nel sottosella: lo aprii e lo richiusi in fretta, lasciando però le chiavi inserite nel cruscotto, nascoste dalla copertina Tucano che, nonostante fosse già giugno, non avevo ancora avuto il tempo — o forse la voglia — di togliere.
Quando arrivai era già tutto pieno. Preparai la bandiera, incontrai tanti amici. Si cantava, si parlava, si respirava quell’aria che solo certi momenti sanno creare. Poi partì il corteo e io, quasi naturalmente, mi ritrovai in fondo, a chiudere il popolo in cammino.
A Ponte Milvio la manifestazione iniziò lentamente a sciogliersi. Alcuni amici si fermarono a mangiare lì in zona, ma io avevo ancora un ultimo appuntamento da incastrare in quella giornata infinita: un vecchio amico era di passaggio a Roma e non potevo non salutarlo a Trastevere.
Erano circa le 21:40.
Gli ultimi chiarori stavano sparendo mentre risalivo via Flaminia insieme ad altre persone, fino all’incrocio con via Nedo Nadi. Appena girato l’angolo, il buio diventava più fitto: il palazzo del CONI incombeva sull’area e gli alberi sul marciapiede formavano quasi un piccolo tunnel sopra le auto parcheggiate.
Camminando iniziai a cercare le chiavi del motorino, che stranamente non trovavo in tasca. Pensai allora di averle infilate distrattamente nello zaino insieme alla bandiera. Mi tolsi lo zaino dalle spalle e iniziai a frugarci dentro continuando a camminare, con il capo chino.
Poi successe tutto in un istante.
Poco prima di via Canada sentii un colpo alle spalle e mi ritrovai a terra senza capire nulla, con qualcuno addosso. Riuscii a divincolarmi quasi d’istinto e, ancora stordito, trovai la forza di rialzarmi.
In quei pochi secondi iniziai a capire cosa fosse successo: vidi due figure giovani, longilinee, quasi delle ombre, correre veloci a più di venti metri di distanza, attraversando il campetto di basket lì davanti.
Niente scontro. Nessuna “guerra” da raccontare. Nessun gesto eroico. Solo una rapina vigliacca, consumata alle spalle: due contro uno. Come uno scippo qualsiasi.
Tornai verso il motorino e lì trovai le maledette chiavi ancora inserite nel cruscotto.
Solo allora realizzai davvero cosa avevano preso.
Non i soldi.
Avevano rubato uno zaino dentro al quale c’era una bandiera.
E qualcuno ebbe perfino il coraggio di ostentarla la domenica (17 maggio 2026) dopo due anni fuori dallo stadio, come fosse un trofeo di guerra, utile soltanto ai nuovi “siti” e agli hooligan da tastiera, mostrandola e vantandosi di quell’episodio come bambini in cerca di approvazione.
"Quella bandiera apparteneva semplicemente a un tifoso della Lazio. Uno che non apparteneva a gruppi ultras, che non cercava scontri, che veniva ogni domenica in Tribuna Tevere solo per amore della propria squadra.
E quella vigliaccata non riuscì a portargli via niente di davvero importante.
Perché, dopo qualche tempo, nel vecchio parterre della Tevere tornò a sventolare una nuova bandiera. Stavolta dedicata a Trilussa, poeta romano, ispirata ai vessilli storici degli Irriducibili del 1987.
La passione, quella vera, non si ruba.
E nemmeno l’appartenenza.
Per questo quella vecchia bandiera di San Michele tornerà ancora a sventolare, più grande di prima. Non come simbolo di guerra, ma come risposta silenziosa a chi confonde la vigliaccheria con l’onore.
E magari anche come esempio per chi è semplicemente tifoso della Lazio, senza bisogno di fare il teppista o il fenomeno da social.
Un abbraccio a Luca da parte del Sodalizio Tribuna Tevere