Tra le colline e i declivi della campagna romana, a soli 10 minuti dal centro di Roma, è stato realìzzato il primo campo europeo di uno tra i più famosi architetti statunitensi il cui cognome si lega alla storia del golf mondiale, la famiglia Dye. "Preparatevi ad usare ogni bastone e ferro della vostra sacca, ad applicare tutto il repertorio dei vostri colpi.", tenendo fede a questo suo dogma P.B.
Il campo di diciotto buche par 72 con annesso il campo pratica, inserito in un canalone naturale che conta 50 postazioni scoperte e 15 coperte, si colloca nella zona nord di Roma, tra la via Cassia e la via Flaminia e si estende in un territorio pieno di di ricchezze archeologiche ed ambientali. Chi gioca si trova immerso nella tranquillità della campagna romana - tra campi coltivati e macchia mediterranea - laddove la vista della cupola di S.Pietro viene regalata da un’orizzonte che appare ad un passo. La veduta sui siti archeologici nel susseguirsi delle buche crea senzazioni indimenticabili che però non distoglieranno mai la concentrazione dallo svolgimento del percorso. Ogni volta che si gioca si scoprono nuovi scenari ed ogni buca è diversa dall’altra. Alcune sono caratterizzate da bunkers di sabbia bianca che intimidiscono solo alla vista, altre si presentano con ampi spazi di terreno erboso per giocare in tranquillità. Il percorso permette di effettuare il primo colpo senza difficoltà, ma solo se si gioca dalla partenza corrispondente alla propria abilità - senza sfidare un campo che ha la peculiarità di punire i giocatori troppo sicuri di sé. Ed è sempre richiesta la massima precisione di gioco con i ferri lunghi ed una grande concentrazione per i colpi intorno ai greens. Quando la palla è sul green la sfida continua contro le ondulazioni e la velocità di rotolamento esaltata da un tappeto erboso composto da Agrostis A4, innovativa varietà di erba presente solo sui green dei campi al top delle classifiche mondiali come (forse presuntuosamente) riteniamo il nostro. In conclusione il percorso del Parco di Roma rispetta tutti i giocatori “solidi” nella tecnica e tattica di gioco e poco si adatta ai golfisti che non amano le forti emozioni.