25/05/2026
C'è un momento, nel 2020, che racconta Stephan El Shaarawy meglio di qualsiasi statistica.
Guadagnava 16 milioni a Shanghai. Aveva firmato il contratto più ricco della sua vita. E un giorno, parlando col fratello, dice una frase che a sentirla oggi fa ve**re i brividi: «Sono certo che in due o tre anni la Roma vincerà qualcosa. Quel giorno ci voglio essere.»
Si tagliò lo stipendio di più dell'ottanta per cento. Passò da sedici a due milioni e mezzo netti. Tornò a gennaio 2021, in piena pandemia, dopo ventuno giorni di isolamento.
Un anno dopo, a Tirana, alzò al cielo la Conference League. La profezia si era avverata.
Ecco chi è il Faraone. Uno che ha messo l'amore davanti al portafoglio. Uno che ha scelto noi quando avrebbe potuto scegliere chiunque.
Dieci anni, trecento presenze, sessanta gol. Numeri che già da soli racconterebbero una storia importante. Ma Stephan è stato qualcosa di più di una statistica: è stato l'ultimo reduce di una Roma che non c'è più, quella di Totti, di De Rossi, di Salah. È stato il giocatore che hai sempre voluto in campo nei minuti finali, quello da cui aspettarti la giocata che ti cambia la partita.
E pochi giorni fa, al Bentegodi, l'ultimo regalo: il sigillo al novantatreesimo nella partita che ci ha riportati in Champions League dopo sette anni. È andato in cielo come usciva sempre dalla panchina, leggero e decisivo. Una firma sulla storia, prima di andarsene.
Domenica all'Olimpico ci sarà il derby. Sarà la sua ultima partita davanti a noi. Lo striscione della Sud lo ha già detto a modo suo: "Roma sarà sempre casa tua, grazie di tutto Faraone".
Grazie Stephan. Per i gol, per le notti di Conference, per quella scelta del 2021 che non dimenticheremo mai. Per averci amato quando potevi solo passare.
Un romanista vero non si misura dagli anni in maglia: si misura da quanto ti ha amato indossandola.
E tu, Faraone, ci hai amati come pochi.
🐺🟡🔴
— forzalupi . It - in arrivo estate 2026