31/01/2026
Il 31 gennaio 1703 si compie la vendetta dei Quarantasette rōnin, uno degli episodi più famosi della storia giapponese.
Tutto inizia due anni prima, quando Asano Naganori viene costretto al seppuku per aver ferito Kira Yoshinaka. I suoi samurai restano senza padrone e senza onore. Lo shōgunato li priva di tutto e chiude il caso, ma resta aperta una questione: come rispondere all’ingiustizia subita?
Ōishi Kuranosuke, il loro capo, decide di non agire d’impulso. “La lunga attesa di quasi due anni non fu dunque segno di esitazione, ma parte integrante del piano. ” Si finge un uomo ormai senza scopo, perfino dedito all’alcol, così da non destare sospetti.
Nel frattempo, i rōnin si organizzano in segreto. Raccattano armi, studiano la casa di Kira e aspettano il momento giusto per agire.
La notte del 31 gennaio si riuniscono a Edo. Si travestono da pompieri, si dividono in due gruppi e attaccano la residenza di Kira. L’azione è veloce e ordinata.
Fin dall’inizio spiegano a tutti che non si tratta di un crimine, ma di “una vendetta d’onore”. Cartelli e messaggeri chiariscono il motivo dell’attacco. Nessuno interviene.
Lo scontro è breve. Sedici uomini di Kira vengono uccisi, ventidue feriti. I rōnin non subiscono perdite. Kira si nasconde, ma viene trovato.
Ōishi gli offre la possibilità di morire da samurai, dicendogli di usare lo stesso coltello di Asano. Kira resta in silenzio. “Ōishi lo decapitò, ponendo fine alla vendetta. ”
All’alba, i rōnin portano la testa di Kira al tempio Sengaku-ji, sulla tomba di Asano. La gente li osserva con rispetto.
Dopo aver portato a termine la missione, si consegnano alle autorità. Lo shōgunato decide di concedere loro il seppuku, riconoscendo la nobiltà del gesto. Solo uno di loro viene risparmiato, affinché possa raccontare la storia.
Questo episodio diventa uno dei simboli più forti del Giappone. Ancora oggi la vicenda dei Quarantasette rōnin viene ricordata in libri, film e cerimonie.