29/12/2024
Reebok ai piedi, la Play Station in salotto,
a scuola tra scazzi e “mo’ t’aspetto sotto”.
Le maglie tarocche comprate al mercato,
con lo 041 che non passa, tutto imbrattato.
Erano i tempi dei motorini truccati,
del “dimme ‘ndo stai” con i Nokia rubati.
Le estati passate a gare d’insulti,
in comitiva la sera, tra canzoni e tumulti.
Sotto il cielo che sbiadiva a San Basilio,
coi lampioni rotti e il coltello col filo.
Il pallone che rimbalzava contro i muri,
tra chi urlava “Forza Roma” con sorrisi duri.
E io seduto sul marciapiede un po’ nascosto,
a disegnare eroi di un mondo tutto nostro.
I cornetti alle tre dopo le lotte in piazza,
dai sogni grandi e dalla tuta spezzata.
Gli ex tossici spingono un passeggino,
sulle braccia, tatuato, il buco dove si è inciampati nel cammino.
Il passato che si piega a una nuova promessa: questo bambino verrà salvato.
Non li giudico, perché so cosa vuol dire,
stringersi col buio per provare a non sparire.
C’è una bimba, ha gli occhi celesti e il nome di una stella,
una luce che esplode e rende ogni ombra più bella.
Le insegnerei il bene che si trova nel male,
che ci ha resi uomini, fragili e uguali.
Che si cresce nel vuoto, ma si riempie il destino,
quando scegli di esser padre e non più un bambino.
E ora che i trent’anni ci stringono piano,
siamo come coriandoli sparsi dal vento lontano.
C’è chi è rimasto, aggrappato alle radici,
e chi lassù corre su strade infinite.
C’è chi ha trovato un lavoro che sembra un destino,
e chi ha chiuso il suo viaggio in un silenzio vicino.
Ma quando torno qui, tra odori di fritto e benzina,
conosco ogni ombra, ogni crepa che cammina.
Il tempo non ha tolto la voce a questo posto,
ogni angolo è una scelta e ogni scelta un nostro volto.
Questa è casa, non per ciò che offre o toglie,
ma perché, anche nei margini, si può scegliere chi diventare.
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