15/08/2026
Da quando uno stupido e piccolo incendio subito domato dagli occupanti ha costretto tutti a riversarsi in strada mi trovo lì quotidianamente per dare una mano.
Ieri abbiamo giocato a pallone e scambiato quattro chiacchiere con Ubaldo Righetti con cui mi aveva messo in contatto la mia amica Erica Battaglia.
I bambini di SPIN TIME LABS, quelli che giocano nell’Esquilino FC, quelli che erano venuti a posta, quelli che fanno altri sport ma si sono avvicinati incuriositi, hanno potuto chiedere a Ubaldo com’era il calcio negli anni in cui era professionista lui.
“Quanto guadagnavi?”
Eh si, quanto si guadagnava all’epoca è stata una curiosità molto sentita.
“Quale è stata la maggiore gioia?”
E potete immaginare la risposta, almeno se avete un’età simile alla mia. Chi ha giocato con Falcao, con Nela, con Di Bartolomei, con Conti, Pruzzo e Chierico e ha riportato lo scudetto a Roma per la prima volta dopo la guerra, non può dimenticare cosa fu quel tricolore lì.
Un mio amico fraterno, compagno di calcio e di scuola calcio, Enrico Zanchini, fondatore di una esperienza meravigliosa che nessuno ha avuto la forza di difendere dalla prevaricazione e oggi non esiste più, il CCCP1987, presente per darmi una mano anche in virtù della sua amicizia con Ubaldo, ci ha tenuto a far sapere ai ragazzi che Ubaldo…
Lasciamo perdere, tanto avete capito anche questa, io non l’ho interrotto, ma siccome quella partita per me non si è mai giocata, non si sono mai tirati neanche i rigori. Né quelli finiti in curva né quelli purtroppo inutili finiti in porta, uno dei quali, a soli vent’anni, giovanissimo, glaciale, sicuro, con la calma che purtroppo è mancata ad altri, lui lo segnò lui. L’altro… ma questa è un’altra storia e strazia sempre un po’ ricordarla.
Poi ci siamo divisi in due gruppi, scambiandoci però le squadre. Esquilino FC - Roma 82-83 è finita 1-1.
D’altronde lo avevo già deciso.
Riccardo si è un po’ offeso, la mano però era staccata dal corpo, il movimento innaturale, gliel’ho dovuto annullare il gol. Incredibilmente ha capito… e non ha cominciato a inveire e urlare che era tutto un complotto.
Tabseer elegante come sempre, David “Ingambiwa” leggiadro come una gazzella sulle sue ciabatte mezze rotte non ha comunque mai perso l’equilibrio, Adonai sicuro anche in porta, Tommasino l’argentino, che la tocca sempre di prima, tra colpi di tacco e dribbling hanno incredibilmente interpretato la situazione e accettato le regole di ingaggio, tra le quali cercare di non sparare il pallone al primo piano dalla signora affacciata a guardare che non se lo sarebbe meritato un vetro rotto.
Un plauso alle camionette della polizia che nei frequenti cambi turno sono riuscite a passare sopra tutti i conetti del perimetro del campo schiacciandoli uno dopo l’altro.
Anche quelli dell’Ama devo dire. All’altezza degli altri…
Dopo un’oretta di partita, una lunga fila di rigori, alcuni sbagliati altri segnati e una medaglia di partecipazione a tutti e tutte.
Non ci potevamo certo far mancare qualche piccola crisi di pianto che tutto sommato stiamo imparando a gestire.
Destiny, il nostro portierone infatti non si è capito se volesse ti**re, parare, fischiare. Voleva parare ma Anas si era messo in porta al posto suo. “Dai amore, andiamo da Anas gli chiediamo se vi alternate, vedrai che dirà di sì”.
Speriamo bene ho pensato, speriamo che lo spigoloso Anas adesso non si metta di traverso e accetti. Così è andata, senza neanche ba***re ciglio. Hai capito Anas, passi avanti da gigante sto ragazzo.
Meno male va.
Ci siamo tanto divertiti e anche se alla fine di una semplice partitella si è trattato, abbiamo dimostrato che il calcio per chi non lo avesse capito è molto più di un gioco. Mandela lo aveva capito. Alle nostre latitudini in tanti, ancora no.
Buon ferragosto.
Spin resiste, Esquilino resiste, Roma resiste.