23/09/2024
Ieri al festival Multi, a piazza Vittorio mi è capitato con alcuni amici, amiche, compagni e compagne, di partecipare a una interessante tavola rotonda sul tema della scuola che verrà.
Dovrà interagire maggiormente con il territorio che la circonda, stabilendo rapporti di maggiore collaborazione con il tessuto sociale facendosi da esso permeare di più?
Dovrà riscoprire le vecchie ma mai superate tecniche che da Ciari, a Rodari, a Lodi, a Bigiaretti, a Manzi, hanno sempre costituito un minoritario ma fondamentale antidoto all'omologazione culturale e politica di un'istituzione nel nostro paese sempre molto ben disposta a farsi "apparato ideologico dello stato" per usare una controversa ma per me efficacissima espressione di Althusser?
Dovrà resistere ai continuati e potenti attacchi di chi ne vuole limitare l'azione addirittura arrivando all'assurdo di chiuderle?
Anche a questo ci sta toccando assistere dopo esserci lasciati alle spalle le retoriche sulla scuola al centro del futuro del paese e chi è convinto della necessità di "ridimensionare" lo fa non certo perché improvvisamente colpito dalle teorie sulla descolarizzazione di Ilich, ma perché semplicemente ritiene di poter ulteriormente fare cassa a discapito delle fasce più deboli della popolazione.
Prevedere il futuro è sempre complicato, ma certo è amaro constatare, come spesso mi capita di fare citando alcuni dei personaggi che maggiormente mi hanno influenzato nel mio percorso di formazione intellettuale e professionale e che ruotavano nell'orbita della pedagogia comunista, come Dina Bertoni Jovine, o Lucio Lombardo Radice, o Bruno Ciari appunto, o Rodari, che anche in chi si "occupa" di scuola scarseggiano quelli impegnati in prima fila al suo interno per determinarne il rinnovamento di cui tanto parliamo.
Pochi i rappresentanti di classe, pochi i rappresentanti dei genitori nei consigli di istituto, pochi i militanti di comitati e associazioni di genitori.
Quando mi sono permesso di chiedere chi rivestisse uno di questi ruoli, le mani che si sono alzate sono state pochissime.
E allora senza un chiaro e determinato impegno a rimboccarsi le maniche e attraversare questi spazi, è probabile che le nostre pur interessanti discussioni restino chiacchiere.
Riprendiamoci gli organi rappresentativi della scuola!
Senza di quelli non si va da nessuna parte.