History Tennis

History Tennis I piu grandi personaggi e campioni
La storia del tennis con immagini e video

Quel giorno di 43 anni fa a New York, dall'altra parte della rete, c’erano due pianeti diversi pronti a scontrarsi: il g...
11/09/2026

Quel giorno di 43 anni fa a New York, dall'altra parte della rete, c’erano due pianeti diversi pronti a scontrarsi: il glaciale Ivan Lendl, un rullo compressore destinato a dominare il futuro, e Jimmy "Jimbo" Connors, l'idolo di casa, il guerriero indomabile che non sapeva cosa volesse dire arrendersi.

Lendl sembrava imbattibile, non aveva perso nemmeno un set in tutto il torneo. Ma Connors aveva un piano diverso. E soprattutto, aveva il pubblico di New York a spingerlo oltre ogni limite fisico.
La svolta? quel terzo set drammatico, sul filo del rasoio, vinto da Jimbo per 7-5. Da quel momento in poi, la storia si è trasformata in leggenda: un quarto set capolavoro, chiuso con un parziale di 6-0 che lasciò tutti a bocca aperta, chiudendo la partita con una striscia consecutiva di 10 game vinti

Con quel trionfo, Connors non solo conquistò il suo 5° US Open e l'ultimo Slam della sua incredibile carriera, ma tagliò anche il traguardo fantascientifico dei 100 titoli in carriera.

Un tennis diverso. Più umano, più sporco, incredibilmente romantico.

Quella sera di 21 anni fa, la finale degli US Open metteva di fronte il passato, il presente e il futuro di questo sport...
11/09/2026

Quella sera di 21 anni fa, la finale degli US Open metteva di fronte il passato, il presente e il futuro di questo sport.

Da una parte Andre Agassi, a 35 anni, spinto dall'urlo di un intero stadio. L'ultimo grande ballo di una leggenda ribelle che non voleva saperne di arrendersi al tempo.

Dall'altra Roger Federer, nel pieno della sua grazia regale, un giocatore che sembrava dipingere tennis anziché giocarlo.

Quando Agassi ha strappato il secondo set e si è portato avanti nel terzo, per un attimo hanno in molti creduto al miracolo. Poi, quel tie-break perfetto dello svizzero ha chiuso i giochi (6-3, 2-6, 7-6, 6-1), ma non l'emozione.

A fine match, le parole di Andre per Roger: "È il miglior tennista contro cui abbia mai giocato".

Se chiudete gli occhi, e tornate a 38 anni, riuscite ancora a sentire il rumore ritmico delle palline sul cemento DecoTu...
11/09/2026

Se chiudete gli occhi, e tornate a 38 anni, riuscite ancora a sentire il rumore ritmico delle palline sul cemento DecoTurf e il respiro spezzato di due giganti che si rifiutavano di cedere anche solo un millimetro di campo.

Da una parte Ivan Lendl, il dominatore del circuito, il tre volte campione in carica a New York che sembrava indistruttibile. Dall'altra Mats Wilander, con la sua intelligenza tattica millimetrica e quella calma svedese che nascondeva un fuoco d'artificio di determinazione.

Quel giorno andò in scena non solo una finale degli US Open, di 4 ore e 54 minuti di pura epica sportiva, ma soprattutto la partita a scacchi più logorante e affascinante dell'era Open. Cinque set di scambi infiniti, passanti millimetrici e una tensione così densa che si poteva tagliare con il coltello.

Alla fine, con il punteggio di 6-4, 4-6, 6-3, 5-7, 6-4, Mats Wilander si accasciò a terra stremato ma felice: aveva conquistato il trono di New York, il terzo Slam dell'anno e il posto di Numero 1 del mondo.

Grazie a questo titolo, Wilander ha completato un leggendario "Piccolo Slam" nel 1988, avendo vinto nello stesso anno anche gli Australian Open e il Roland Garros. Un'impresa che non si registrava al maschile dai tempi di Jimmy Connors nel 1974.

11 settembre 2015, sembra ieri, eppure è già passato più di un decennio da quando una straordinaria Flavia Pennetta scen...
11/09/2026

11 settembre 2015, sembra ieri, eppure è già passato più di un decennio da quando una straordinaria Flavia Pennetta scendeva sul cemento di Flushing Meadows per una semifinale che sembrava una montagna altissima. Di fronte c'era Simona Halep, la numero 2 del mondo.

Giocata dalle 17 ore italiane, ore 11 a New York, partita che è stata invertita con quella della Williams con la Vinci, per offrire il palcoscenico notturno alla beniamina di casa.

E invece, in appena 59 minuti di tennis perfetto, Flavia ci ha fatto sognare, dominando il match con un 6-1, 6-3 che è rimasto impresso nella memoria di tutti noi. Una vittoria netta, bellissima, che spalancava le porte a quella che sarebbe diventata la leggendaria finale tutta italiana contro Roberta Vinci.

Da Agnieszka Radwanska a Petra Kvitova, Flavia Pennetta ha ricamato un altro piccolo capolavoro sul cemento americano: giocando profonda per allontanare dal campo Simona Halep e spingerla negli angoli in contropiede, accelerando lungolinea, servendo bene e sbagliando pochissimo, ma specialmente dettando il ritmo di tutti gli scambi più prolungati con le sue spettacolari variazioni in drop-shot, contro-smorzate in avanzamento, volée d'incontro.

Uno spettacolo nello spettacolo!!!

11 settembre 1994, 32 anni fa a Flushing Meadows si respirava un’aria diversa, elettrica. C'era un ragazzo di Las Vegas ...
11/09/2026

11 settembre 1994, 32 anni fa a Flushing Meadows si respirava un’aria diversa, elettrica. C'era un ragazzo di Las Vegas che si presentò a New York senza essere testa di serie, con una borsa piena di talento, i pantaloncini di jeans e una voglia matta di riscrivere le regole del tennis.

Dall'altra parte della rete, l'eleganza algida e micidiale di Michael Stich. Sulla carta, un match proibitivo. In campo, una sinfonia perfetta.

Con un netto 6-1, 7-6, 7-5, Andre Agassi sollevava al cielo il trofeo degli US Open, diventando il primo giocatore non testa di serie dell'era Open a vincere a New York. Non fu solo una vittoria, fu l'inizio di una nuova epoca per questo sport. La consacrazione del "metodo Brad Gilbert", la nascita del mito moderno.

Durante la finale, Agassi ha concesso a Stich solo due p***e break in tutto il match (salvandole entrambe) e ha commesso appena 14 errori gratuiti.

Questo rappresentò il secondo titolo del Grande Slam per l'americano dopo Wimbledon 1992, arrivato dopo una profonda ristrutturazione del suo gioco, della dieta e dell'approccio mentale sotto la guida di Gilbert.

Ci sono giorni in cui lo sport smette di essere solo un gioco e diventa pura poesia. Giorni in cui Davide batte Golia, e...
11/09/2026

Ci sono giorni in cui lo sport smette di essere solo un gioco e diventa pura poesia. Giorni in cui Davide batte Golia, e lo fa con l'eleganza di un rovescio in slice che sembra sospeso nel tempo.

L'11 settembre del 2015 il mondo del tennis teneva il respiro. Dall'altra parte della rete c'era Serena Williams, una forza della natura lanciata verso la storia, a un passo dal Grande Slam perfetto. Ma non aveva fatto i conti con il cuore, il talento e l'incredibile sfrontatezza tattica di Roberta Vinci.

Nessuno ci credeva. Forse, come ammise lei stessa con quel sorriso che ancora ci commuove, non ci credeva nemmeno Roberta quando è scesa in campo. Eppure, punto dopo punto, quella semifinale degli US Open si è trasformata in un capolavoro. Ricordate ancora dove eravate mentre quel match scivolava via, set dopo set, fino a quel 2-6, 6-4, 6-4 finale?

A distanza di anni, risentire quel "Today is my day, sorry guys" fa ancora ve**re i brividi. Fu l'inizio della favola più bella del tennis italiano, che ci avrebbe regalato una finale tutta azzurra a New York insieme a Flavia Pennetta. Un'era forse più romantica, fatta di variazioni, di intelligenza tattica e di imprese che sembravano impossibili.

Intervistata a caldo da Tom Rinaldi di ESPN, Roberta ha conquistato il pubblico americano con una spontaneità straordinaria:

"È un momento incredibile per me. È come un sogno. Sono in finale, ho battuto Serena. Scusate ragazzi, scusate per gli americani, per Serena, per il Grande Slam... ma oggi è la mia giornata! È il momento più bello della mia vita"

Serena Williams si è presentata in conferenza stampa visibilmente scossa, vedendo svanire il sogno del Calendar Grand Slam a due soli match dal traguardo. Ha comunque reso onore all'avversaria:

"Roberta ha giocato una partita fuori di testa, credo abbia espresso il miglior tennis della sua carriera. Ha 32 anni, va là fuori, dà il massimo e non ha nulla da perdere. Ha meritato di vincere.

11 settembre 1999, esattamente 27 anni fa. Semifinale degli Us Open. Da un lato il "Kid di Las Vegas", che stava complet...
11/09/2026

11 settembre 1999, esattamente 27 anni fa. Semifinale degli Us Open. Da un lato il "Kid di Las Vegas", che stava completando una delle rinascite sportive più incredibili della storia del tennis. Dall'altro il "Principe di Sochi", un giocatore di una solidità e di un'intelligenza tattica rare.

Dopo un primo set dominato dal russo (un brutale 1-6), Agassi ha tirato fuori il cuore, la risposta al servizio che lo ha reso leggenda e quel tennis d'anticipo che lasciava senza fiato. Finisce 1-6, 6-3, 6-3, 6-3 per Andre. Una vittoria epica che non solo lo spalancò verso la finale (poi vinta), ma che gli restituì anche il trono di Numero 1 del mondo.

Il russo ammise apertamente lo strapotere dell'avversario in quella stagione. Ai giornalisti dichiarò con grande sportività: "Senza ombra di dubbio, il 1999 appartiene a lui". Riconobbe che dopo il primo set Agassi aveva alzato il ritmo a un livello insostenibile, precisando in seguito che contro Andre l'unica opzione era "andare muso a muso" e rischiare tutto, perché nessuno dei due riusciva a dominare l'altro facilmente

Per Agassi, quella vittoria significava rimettersi in cima al mondo. Nelle interviste sottolineò il valore etico del suo percorso: "Sono crollato in classifica in passato non per gli infortuni, ma perché non ero in forma. C'era un problema di etica del lavoro. Sapevo di doverlo affrontare". Quella semifinale fu la prova definitiva del suo ritorno totale.

Campione assoluto, uomo di spirito, leggenda della Coppa Davis e re di Parigi.Non giocava semplicemente a tennis: lo dip...
11/09/2026

Campione assoluto, uomo di spirito, leggenda della Coppa Davis e re di Parigi.

Non giocava semplicemente a tennis: lo dipingeva, portando in campo uno stile e un'anima che oggi, in un tennis fatto di pura potenza, ci mancano terribilmente.

Ci piace immaginarlo ancora lì, in quel tempio del Foro Italico che oggi porta il suo nome, a dispensare sorrisi, aneddoti e quella passione infinita che ha fatto innamorare generazioni di italiani.

L'11 settembre non è mai una data qualunque per chi ama il tennis.

Oggi Nicola Pietrangeli avrebbe compiuto 93 anni.

A meno di un anno dalla sua scomparsa, la sua assenza si fa sentire ancora di più, lasciando un vuoto immenso in quel mondo della terra rossa che lui ha saputo dominare con una classe d'altri tempi.

Grazie di tutto, Nicola.

La tua classe rimarrà per sempre immortale. 🇮🇹❤️

Ci sono partite che non si dimenticano, capaci di fermare il tempo e riassumere un'intera epoca del tennis. Quella sera ...
10/09/2026

Ci sono partite che non si dimenticano, capaci di fermare il tempo e riassumere un'intera epoca del tennis. Quella sera di 37 anni fa a Flushing Meadows andava in scena l'atto finale degli US Open, una sfida che profumava di leggenda: Ivan Lendl contro Boris Becker.

Da una parte la fredda, implacabile e metodica perfezione del cecoslovacco, alla sua ottava finale consecutiva a New York. Dall'altra l'energia pura, il serve-and-volley spettacolare e il cuore del "Bum Bum" tedesco.

Fu una battaglia epica di 3 ore e 51 minuti. Un match così equilibrato che, alla fine, il tabellone segnò lo stesso identico numero di punti vinti: 143 a testa. Ma a fare la differenza fu la freddezza nei momenti decisivi. Becker si impose in quattro set (7-6, 1-6, 6-3, 7-6), alzando al cielo il suo primo e unico trofeo dello Slam newyorkese.

Questa partita ha segnato l'ottava finale consecutiva (e ultima) a Flushing Meadows per Ivan Lendl, un record assoluto nell'era Open.

Boris Becker mise in evidenza la tremenda fatica accumulata sul cemento di New York, unita a un fastidio all'anca (trattato con ghiaccio spray dal fisioterapista durante il terzo set):

"Vincere questo torneo richiede un sacrificio assoluto. Su questi campi duri devi essere letteralmente pronto a sanguinare per i punti. Ivan è un lottatore incredibile, ti costringe a spingerti oltre ogni limite fisico e mentale. Sapevo che se non avessi dato il 110% in ogni singolo tie-break, lui mi avrebbe spazzato via"

Ivan Lendl, che con quel match p***e la sua quinta finale a Flushing Meadows (un record agrodolce nell'era Open), commentò la partita con la consueta, granitica sportività, riconoscendo i meriti dell'avversario:

"Boris ha servito in modo eccezionale nei momenti chiave. Tutto quello che potevo fare era continuare a combattere con tutte le mie forze, punto su punto. E, come ormai sapete bene, io non mi arrendo mai. Fa male perdere così, ma oggi lui ha meritato nei dettagli decisivi"

Chi ha vissuto il tennis degli anni '90 sa bene che pomeriggi come quello non si dimenticano facilmente. Sul cemento di ...
10/09/2026

Chi ha vissuto il tennis degli anni '90 sa bene che pomeriggi come quello non si dimenticano facilmente. Sul cemento di Flushing Meadows andava in scena una delle rivalità più iconiche, intense e belle di sempre: Steffi Graf contro Arantxa Sánchez Vicario.

Da una parte la potenza regale e il diritto devastante di Steffi. Dall'altra la grinta infinita, le corse impossibili e il cuore di Arancita.

Il primo set sembrava l'inizio di un monologo tedesco: un brutale 6-1 per la Graf in appena 22 minuti. Chiunque avrebbe mollato. Ma non Arantxa. Con le unghie e con i denti, la sp****la si è aggrappata alla partita, ha strappato il secondo set al tie-break e poi ha completato il capolavoro nel terzo, vincendo 1-6, 7-6, 6-4, grazie alla sua straordinaria mobilità e regolarità da fondo campo, approfittando anche dei crescenti errori gratuiti di diritto commessi dalla Graf.

Fu una partita pazzesca, fatta di scambi infiniti e di una fatica che quasi si poteva respirare attraverso i vecchi schermi a tubo catodico e in questo caso decoder di Tele+ come la vedevo io. Con quel successo, Arantxa divenne la prima sp****la a conquistare lo US Open.

Nello stesso torneo, la tennista sp****la ha trionfato anche nel torneo di doppio femminile, giocando in coppia con la ceca Jana Novotna.

La tennista sp****la mise in evidenza la sua celebre forza mentale, fondamentale per non crollare dopo un primo set dominato dall'avversaria:

"Ho incassato il primo set come un colpo di striscio e ho fatto quello che faccio sempre, e che ripeto decine di volte: io continuo a lottare, sapete come sono. Vedevo la folla eccitarsi e urlare 'Forza Arantxa, andiamo, ce la puoi fare!'. È una sensazione straordinaria e questo è il motivo per cui non mollo mai. Sapevo che aveva un problema alla schiena la Graf, ma in campo ho pensato solo a fare il mio gioco"

La numero uno del mondo, che stava convivendo con una microfrattura da stress alla schiena ed era costretta a giocare con un bustino d'alleggerimento, analizzò lucidamente il match senza cercare troppe scuse:

"Nel primo set ho espresso un tennis incredibile, ma semplicemente non sono riuscita a mantenere quel livello per il resto della partita. Tutto qui. Non mi piace parlare dei miei problemi fisici quando perdo".

Ha poi ammesso che la schiena le ha fatto molto male solo per due o tre game nel secondo set, decidendo infatti di non chiamare il fisioterapista e di non sfruttare il timeout medico a sua disposizione

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