06/09/2026
Dopo un lunghissimo viaggio di ritorno dalle ferie, arrivato esausto a Roma a poche ore dall’inizio della partita, ho dovuto rinunciare ad andare allo stadio. Questa cosa, che ai più giustamente nemmeno interesserà, la scrivo perché per me la Roma non è il modulo, lo schema, la tattica… la Roma per me è stare lì, con gli amici di sempre, a cantare e sostenere quell’Ideale che, tramite militanza e romanticismo, custodiamo per amore. Rinunciare a stare tra i Romanisti accanto alla Roma è una scelta difficile per chi, come me, su quei seggiolini blu c’è cresciuto. Ma ho avuto una fortuna, una grande fortuna: poter vedere la partita con mio papà, colui che ha trasmesso sia a me che a mio fratello questo amore infinito, questo sentimento intriso di appartenenza e valori che non va mai sminuito. E quando al gol di Soulé siamo esplosi in un’esultanza tanto gioiosa quanto liberatoria, per un attimo è stato come tornare bambino, a quando le partite si vedevano solo tutti insieme condividendo felicità e sofferenze.
Felicità: è il termine più corretto per parlare della Roma sempre, ancora di più per descrivere quanto vissuto meno di 24 ore fa. Perché la Roma, a prescindere dal risultato, c’ha rappresentato in campo per 95 minuti interi. Nella lotta, nei contrasti, nel ritmo, anche negli errori, non ha mai smesso di essere vera, legata a quella passione che dagli spalti arrivava, arriva e sempre arriverà. Io una prestazione così imponente contro una big, dal punto di vista del dominio sull’avversario, non la vedevo da una vita, sembrava fossimo 16 in campo. Nonostante la palla non volesse entrare sia per sfortuna che per nostra imprecisione, siamo rimasti lì dentro la gara a costruire mattone dopo mattone tutti i presupposti possibili per superare Carnesecchi e pensare di poter arrivare anche a ciò che pareva impossibile.
Pareva, perché poi Soulé, che ha cambiato la partita, prima con una sterzata e poi con un tiro secco ha ricordato al mondo che quando un popolo intero è unito e rema dalla stessa parte non c’è nulla di impossibile. Un tutt’uno tra squadra e tifosi, tenuti stretti dalla poesia che fluttua attorno alla Lupa Capitolina.
Non sono un ipocrita: so bene che se avessimo anche solo pareggiato, nonostante la soddisfazione per una grande prestazione, oggi il rodimento avrebbe raggiunto vette altissime per non essere riusciti a vincere contro una Atalanta schiacciata continuamente, ma ciò che più di tutto sarebbe rimasto e rimane è la voglia di comba***re della squadra, comandata da un allenatore bravissimo a cui ci affidiamo e ci aggrappiamo completamente, anche quando sta correndo sotto la Curva per festeggiare coi suoi ragazzi.
FORZA ROMA!