20/03/2026
Maschi Neanderthal e donne Sapiens si accoppiavano molto più frequentemente di quanto ipotizzato
Che gli accoppiamenti fossero unidirezionali tra le due specie già si sapeva, che fossero perlopiù maschi neanderthal ad accoppiarsi con donne sapiens. E questo grazie proprio all’assenza di DNA mitocondriale, cioè quel materiale genetico ereditabile per via quasi esclusivamente materna (esistono casi anche di eredità per via paterna, ma questo è un altro discorso), che si trova all’interno dei mitocondri.
Quindi, di conseguenza, non avendo mai trovato tracce del genere nel nostro genoma, non è mai stato possibile affermare il contrario, anche se non si esclude che si accoppiassero anche maschi sapiens con donne neanderthal; ma è probabile che la prole prodotta fosse sterile, mentre al contrario la prole nata da maschi neanderthal e donne sapiens era alcune volte fertile e si accoppiava poi con un individuo parentale, cioè neanderthal o sapiens (maggiormente sapiens), non ibridi.
E qui le supposizioni sono state tante: si parlava infatti di barriere ecologiche, biologiche; magari non erano compatibili a livello riproduttivo, o forse a livello etologico, quindi comportamentale, c’era qualcosa che guidava questo tipo di accoppiamento “unidirezionale”.
I ricercatori infatti affermano che fossero abbastanza comuni le coppie “miste” a livello specifico, cioè quelle caratterizzate da una femmina sapiens e un maschio neanderthal, e potrebbe trattarsi proprio di una scelta consensuale. Ma andiamo con ordine.
Come detto prima, buona parte degli accoppiamenti avvennero tra maschi neanderthal e donne sapiens e, di conseguenza, i figli possedevano il padre di una specie e la madre di un’altra (la nostra). Questi accoppiamenti infatti avvennero quando Homo sapiens, una specie africana, cominciò a uscire fuori dall’Africa, un fenomeno conosciuto come Out of Africa ed è stato caratterizzato da tanti flussi migratori sia da fuori che verso l’Africa. I vecchi dati genetici, per esempio, affermavano che i primi incroci avvennero 100-90 mila anni fa circa, ma recentemente è stato scoperto che i primi accoppiamenti sapiens-neanderthal avvennero almeno 250.000 anni fa circa in Medio Oriente.
Ma proprio per questo, prima di andare avanti con il nostro discorso, è meglio far chiarezza con il concetto di specie biologica (e morfologica), prendendo in considerazione due termini: introgressione e inbreeding.
Inbreeding o inincrocio: con questo termine noi indichiamo l’incrocio tra individui strettamente imparentati o consanguinei, e qui si verifica il primo “problema” per chi vuole a tutti i costi considerare il Neanderthal come una nostra sottospecie: il DNA mitocondriale delle due specie ci indica che non c’è stato in pratica nessun incrocio, mentre il DNA nucleare sì. Pertanto, considerando che il DNA mitocondriale viene trasmesso dalla sola madre ai figli (le figlie a loro volta lo possono trasmettere alle generazioni successive), questo potrebbe farci capire che l’accoppiamento poteva avvenire prevalentemente tra maschi Neanderthal e donne sapiens, forse anche tra i sessi opposti ma in percentuale minore. Quindi da qui capiamo il punto centrale del discorso: l’inbreeding tra le due popolazioni era molto basso. Cioè, non c’era un continuo incrocio tra le due specie e viene stimato che, in un arco temporale di 10.000 anni, siano avvenuti appena 200-400 eventi di inbreeding (Fonti 2 e 3 che trovate nei commenti).
Introgressione: come detto poc’anzi, queste due specie si sono sporadicamente accoppiate, questo perché potrebbero esserci state delle barriere riproduttive (come anche la distanza genetica tra le due popolazioni) che hanno limitato gli accoppiamenti. Quei pochi e rarissimi ibridi che nascevano, se fertili, si riproducevano con uno dei due parentali (non con il genitore, sia chiaro, ma con un altro individuo “non ibrido” appartenente al lignaggio sapiens o Neanderthal). Quindi, le popolazioni non si “mischiavano” e non diventavano omogenee a livello genetico, ma un ibrido, riaccoppiandosi con un parentale, permetteva di “rubare” i geni dell’altra popolazione. Bene, grazie a questo fenomeno è stato possibile “rubare” alcuni geni neanderthaliani (quel famoso 1-3% presente nelle popolazioni eurasiatiche, e in percentuale minore anche in popolazioni africane): alcuni di questi hanno svolto un ruolo fondamentale per la nostra sopravvivenza, infatti ci hanno permesso di sopravvivere al freddo o a certi virus; altri ci espongono maggiormente a certe malattie (alcune ereditate proprio dal Neanderthal), come lupus, diabete di tipo II, il morbo di Dupuytren, ecc.
E così i ricercatori hanno confrontato il genoma di un Neanderthal vissuto circa 122.000 anni fa in Siberia (monti Altaj) con quello di 12 popolazioni odierne provenienti dall’Africa subsahariana, indicandoci che i primi incroci avvennero circa 250.000 anni fa. Il gruppo di esseri umani estinto era caratterizzato dalla presenza del 6% circa di genoma neanderthaliano, con alcuni di questi geni presenti in popolazioni subsahariane odierne, indicando in primis come la retro-migrazione in Africa fosse un fenomeno comune (il sapiens faceva “avanti e indietro” dal continente).
Ci sarebbe molto da dire sugli accoppiamenti, sulle malattie che si sono trasmesse a vicenda le due specie, ma il discorso sarebbe davvero lungo. Quindi torniamo agli accoppiamenti sapiens femminili - neanderthal maschili.
Sappiamo che molte popolazioni eurasiatiche, quindi di non discendenza africana (dove si arriva al massimo a una percentuale minore dell’1%), possiedono dall’1 al 3% di DNA neanderthaliano, e questa volta vengono presi in esame i cromosomi X, di cui in genere uno è ereditato dalla madre, indicando che sono poveri di geni neanderthaliani. Quindi ciò conferma ciò che già sapevamo, e cioè che sui cromosomi X non si trovano molte tracce di questa nostra specie. Anzi, quasi per niente: infatti in media contengono anche 4-5 volte meno DNA neanderthaliano rispetto a quelli che sono gli autosomi, cioè quei cromosomi non sessuali che costituiscono buona parte del genoma.
Quindi, se c’è questa ulteriore differenza a livello genetico e genomico, bisogna capire se si trattava di una scelta imposta o libera quella che prevedeva questa tipologia di coppia “mista”. Infatti sembra che la prole ibrida con cromosomi X ereditati per via materna da madri neanderthal non fosse molto in grado di riprodursi e di conseguenza sopravvivere, rispetto a chi invece possedeva almeno un cromosoma X o addirittura entrambi ereditati dal sapiens. Ma non si tratta dell’unica spiegazione, in quanto potrebbe esserci stata una barriera riproduttiva, del tipo comportamentale, che ha in qualche modo influenzato le dinamiche riproduttive. Forse potrebbe esserci stata una vera e propria scelta, una preferenza da parte delle donne sapiens che preferivano maschi neanderthaliani (e viceversa), e questo in qualche modo potrebbe spiegare come mai ci siano stati accoppiamenti unilaterali.
Ma come possiamo essere sicuri di ciò? I ricercatori in questione hanno raccolto dati genetici relativi a un periodo o fase di ibridazione datato circa 45.000-49.000 anni fa circa, poco prima della scomparsa del Neanderthal, ed è stato studiato e analizzato il DNA di un individuo femminile neanderthaliano vissuto in Siberia circa 122.000 anni fa. Il genoma possedeva e conservava proprio tracce relative ad accoppiamenti avvenuti circa 250.000 anni fa, proprio relative ai primi accoppiamenti avvenuti tra le due specie. Questo è interessante: indica che forse c’era già una scelta o comunque esisteva un’influenza tale già nei primi incontri. In parole povere, nei cromosomi X di quell’individuo femminile sono state trovate una gran quantità di DNA di sapiens moderni (derivanti da individui femminili) e altri derivanti da individui femminili neanderthaliani (due per l’esattezza) vissuti tra 80.000 e 52.000 anni fa circa.
Quale sarebbe quindi la spiegazione di questa sorta di sovrabbondanza di geni? Potrebbe essere legata a una scelta, a una preferenza sessuale, con maschi neanderthal che sceglievano individui femminili sapiens e viceversa, questo perché in qualche modo avrebbe permesso un maggior flusso genico. Questo aiuta a capire come mai la nostra specie possiede in generale una percentuale relativamente bassa di geni neanderthaliani, quindi confinati solo in piccole porzioni del cromosoma X, ma più diffusi negli altri cromosomi.
Quindi, in parole povere, una quantità maggiore di DNA di Homo sapiens nei cromosomi X rispetto agli altri cromosomi, quindi con una scarsità dei geni neanderthaliani sempre sul cromosoma X, non sarebbe dovuta a incompatibilità genetica che in qualche modo avrebbe suggerito che i geni neanderthaliani possedessero effetti negativi eliminati attraverso la selezione naturale (sì, alcuni geni neanderthaliani ci espongono maggiormente ad altre malattie, ma questo è un altro discorso), ma proprio dalla preferenza negli accoppiamenti. Questo perché le femmine possiedono due cromosomi X e, di conseguenza, un maggior numero di cromosomi sapiens non permetterebbe la presenza di un gran numero di cromosomi (e geni) neanderthaliani.
Ma si tratterebbe probabilmente di uno scenario evolutivo ben complesso, in quanto potrebbero essere entrati in gioco vari meccanismi evolutivi come la selezione naturale, la differenza tra i sessi e le preferenze comportamentali, o anche migrazioni di individui maschili o femminili in altre popolazioni; di conseguenza, l’incontro tra Neanderthal e Sapiens sarebbe stato un processo molto complesso.
Vediamo alcuni risultati interessanti:
-Non si sa se i rapporti fossero consensuali. Non sono mai state trovate tracce di violenza tra le due specie; anzi, convivevano e condividevano anche aspetti culturali, ma non ci è dato sapere altro.
-La selezione naturale o altri meccanismi avrebbero potuto contribuire alla scarsità di DNA neanderthaliano nei cromosomi X.
-Attraverso delle simulazioni è stato attestato che i gruppi Sapiens che entravano in territori neanderthaliani erano composti principalmente da individui femminili, ma anche in una situazione con popolazioni sapiens composte solo da individui femminili si ha al massimo un aumento di 1,3 volte di DNA sapiens nei cromosomi, che è comunque un dato inferiore rispetto ai cromosomi X dell’individuo femminile studiato, che possedeva 1,6 volte in più di DNA sapiens nel cromosoma X rispetto agli altri cromosomi. Quindi, in sostanza, le popolazioni erano caratterizzate da individui maschili di ascendenza perlopiù neanderthaliana e da femmine con ascendenza perlopiù sapiens, con questi sessi che si accoppiavano più frequentemente.
Fonti:
-M. Currat, & L. Excoffier, Strong reproductive isolation between humans and Neanderthals inferred from observed patterns of introgression, Proc. Natl. Acad. Sci. U.S.A. 108 (37) 15129-15134,
-Neves AGM, Serva M (2012) Extremely Rare Interbreeding Events Can Explain Neanderthal DNA in Living Humans. PLoS ONE 7(10): e47076.
-Alexander Platt et al. ,Interbreeding between Neanderthals and modern humans was strongly s*x biased.Science391,922-925(2026).
-Keila Velazquez-Arcelay, Laura L Colbran, Evonne McArthur, Colin M Brand, David C Rinker, Justin K Siemann, Douglas G McMahon, John A Capra, Archaic Introgression Shaped Human Circadian Traits, Genome Biology and Evolution, Volume 15, Issue 12, December 2023, evad203,
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