27/03/2026
Era il 1982, c'era Muhammad Ali in Italia, l'avevamo fatto ve**re per "Blitz"; a quei tempi ci permettevamo questi lussi su Rai Due.
Un giorno uscii di casa per andare a prendere Muhammad all' hotel Hilton e portarlo a pranzo e in quel momento squillò il telefono; era Robert De Niro che in quel periodo si trovava a Roma e voleva evitare ogni tipo di assembramento o contatto con la gente.
Gli dissi che sarei andato a pranzo con Muhammad Ali e lui rispose: "Vai a pranzo con Muhammad Ali e non mi inviti?!" e allora gli dico: "va bene vieni anche te".
Passa neanche un minuto e risquilla il telefono, rispondo e dall'altra parte sento: "Ma allora tu sei un figlio de na....Ma come? Io devo parlare con Bob di lavoro e lui dice che deve andare a cena con te e Ali. E a me nun me porti?"
Era Sergio Leone...gli dissi: Vieni anche te, andiamo da "Checco er Carrettiere".
Ero pronto per uscire di casa finalmente, ma risquillò il telefono nuovamente ed ero indeciso se rispondere o meno.
Alla fine risposi e dall'altra parte una voce disse: "Ora tu dirai che sono un figlio di pu***na"
Era Gabriel Garcia Marquez, futuro premio Nobel della Letteratura.
Gli Dissi: "Eh perche saresti un figlio di..."
E lui: "Perchè sono alcuni giorni che mi trovo a Roma e quindi sono un figlio di... perchè non ti ho chiamato. Però anche tu lo sei; vai a pranzo con Muhammad Ali e non me lo dici? E' il sogno della mia vita."
Gli dico: "Vieni pure anche tu".
E così tavolo per cinque. Fu Sergio Leone a proporre di prenderlo da “Checco er carrettiere”. Era la trattoria dove si era sempre sentito a casa. Checco e Leone, insieme a Ennio Morricone, si erano conosciuti alle elementari, alla Scuola dei Fratelli Cristiani, e avevano condiviso la loro infanzia trasteverina sulla scalinata di Viale Glorioso.
Mezz'ora dopo ci ritrovammo tutti insieme da Checco er Carrettiere.
Passammo l’intera serata a fare domande a Muhammad sulla sua carriera e sui suoi match. Ci raccontò tutto. Io, De Niro, Marquez e Sergio Leone ascoltavamo: eravamo tornati tutti bambini.
Fu una giornata indimenticabile...
Finito il pranzo ci “misero” in riga davanti a un muro dove fu scattata la foto che diventò un pezzo di storia della cultura del Novecento.
[Gianni Minà]