27/11/2021
Molte le posizioni dello yoga, il cui nome originale è in sanscrito, rimandano a figure della mitologia induista. Un esempio molto classico è Virabhadrasana I, II e III, ovvero le tre posizioni del guerriero. Virabhadra in realtà non significa "guerriero", ma è il nome di una divinità, composto da due termini: Vira e Bhadra.
Vira significa eroe, uomo coraggioso, ed ha la stessa radice del termine latino Vir. Bhadra significa buono, benevolo. Questo "eroe buono" nasce da un ciuffo di capelli che Shiva - arrabbiato per la morte dell'amata Sati - si strappa e getta a terra. Virabhadra avrà il compito di vendicare l'amata morta di Shiva, uccidendone il padre che aveva ostacolato il loro amore fino a portare la ragazza a togliersi la vita.
Virabhadrasana I rappresenta l'eroe mentre brandisce la grande spada sopra la testa ed essendo stato generato da una ciocca di capelli gettata in terra, è solido come questo elemento e da esso trae la sua grande forza. Questa posizione è tradizionalmente connessa infatti con la stabilità, sottolineata dalle gambe molto larghe, con il primo chakra e con la ricerca di forza interiore. Virabhadrasana II rappresenta l'eroe mentre prende la mira con la spada o forse con l'arco, per sconfiggere il suo nemico. Questa posizione acuisce la concentrazione della mente come poche altre posizioni. Virabhadrasana III è una posizione molto diversa dalle due precedenti, la solidità e la forza vengono sostituite dalla ricerca di una condizione di equilibrio. La posizione ha due letture: essa rappresenta sia il momento in cui viene inferto il colpo di spada con cui viene recisa la testa del re o la freccia scoccata dall'arco dell'eroe; sia, secondo l'interpretazione della tradizione spirituale indiana non dualista, l'unione di guerriero, arma e colpo come una cosa soltanto, così come uomo, spirito e divinità, protési verso il ricongiungimento. L'ego è ormai vinto, l'eroe cerca pace. Ucciso il padre dell'amata, Shiva ha compassione e ritrova il proprio equilibrio, centro dell'universo.