14/04/2015
Dopo tanto silenzio, una serata riflessiva.
Si parla di sogni, aspirazioni, desideri..chiamateli come volete. Sì, i sogni. I sogni non sono come gli occhi azzurri, che con quelli o ci nasci oppure ce l'hai marroni come me. Qualche sogno, dico io, arriva dopo. Non tutto quello che faccio mi piace, ma ci sono tante cose che non vrei mai pensato di fare e che adesso invece provo a fare. Ci sono cose che pensavo non avrebbero mai fatto per me e adesso invece darei tutto quello che ho pur di continuare a viverle. A volte soffrivo per questa mancanza. Me ne andavo in giro a dire alla gente "scusate eh, ma io non ho sogni, che devo fare?" e tutti mi guardavano male, perché insomma, lo saprai se vuoi fare lo scrittore, l'artista di strada, il medico o l'ingegnere. E invece no, non lo sapevo e tutt'ora non ne ho idea. Però so una cosa, un'altra cosa: sono nata senza sogni e poi per strada ne ho incontrati due o tre. E non li ho mica riconosciuti subito. Quando li ho visti ho pensato "che bello, ma io non sono adatta" e due o tre volte ho pure rischiato di perderli. Sono ovunque eppure non bastano mai. Magari prima li abbiamo dentro, a volte accanto, rare volte davanti, ma tu sei troppo stupida per afferrarlo al volo; quasi sempre sono lontani, irraggiungibili ma così affascinanti che solo il pensiero ti fa volare su quella nuvola di bellezza. La mia età è quella dell’inizio di una nuova stagione di vita: l’età dell’esame di maturità, della prima volta alle urne, della patente e di una scelta che determinerà il corso di una vita. Dai genitori, dalla scuola e persino dal tizio in ascensore è chiesto di diventare adulti, passando dai sogni ad occhi aperti ad una lucida concretezza; è chiesto di avere le idee chiare, su se stessi e su quello che sta intorno; è chiesto di scegliere. Ma scegliere non è facile, perché la complessità della realtà al di fuori e dentro di sé impedisce di gestirla con chiarezza, e, per lo più, prevale la confusione e la paura di non prendere la strada giusta. Il travaglio esistenziale che emerge dai pensieri, dai sentimenti e dalle domande è, in profondità, una sorta ricerca “vocazionale” che non trova soluzione nella realtà.
Poco più di un mese fa un insegnante disse a me e alcuni miei compagni che le soluzioni a tutti i problemi che ci poniamo sono più semplici di quanto immaginiamo; disse che se ti poni una domanda il primo pensiero che ti sopraggiunge è la risposta giusta; siamo noi che inconsciamente subito la scartiamo, andando ad architettare chissà quale macchinosa contorsione mentale. Ci disse che il miglior modo per capire è scrivere la domanda e buttare giù tutto quello che ci passa per la testa. Molti risero, lui asserì che già in tanti lo avevano preso per fuori di testa, ma ci sottolineò come a lui fosse stato d’aiuto per continuare a lottare, con una voce così malinconica e al contempo soddisfatta che era impossibile non fidarsi di lui. Eravamo lì tutti con un comune obiettivo, allora ci disse di prendere per esempio un foglio e scrivere “Perché danzo?”. E ovviamente rispondere a tale domanda e magari inviargliela anche. F***e per f***e, eccola qua dunque.
Perché danzo?
“A volte penso sia pura necessità. Ho vissuto l’infanzia con la danza, l’adolescenza e ora la fanciullezza senza mai smettere di rincorrerla, cercarla, amarla, scoprirla e anche odiarla. Sì odiarla…odiarla perché sono qua ora, e con tutti gli anni alle spalle mi ritrovo sempre a dover riiniziare sempre da capo, come se tutto ciò che mi avessero insegnato io non lo avessi mai saputo apprendere davvero. Ma forse non è che odio la danza, odio solo me stessa di fronte a lei. “Quanto è pieno il mondo di gente più capace, talentuosa” mi ripeto, quasi come segnando repentini autogol. Essì ci vuole talento. E se fosse proprio lì il mio handicap…non ho talento. In fondo o ci nasci, o nessuno te lo può insegnare, il talento. Da piccola mi dicevano sempre che avevo testa, ero una bimba intelligente e determinata insomma, una di quelle che si ricordava le coreografie, che applicava le correzioni, una di quelle stronze senza doti che si spaccano il c**o e il massimo che possono sentirsi dire è: “lei c’ha testa”. Penso sia la frase che ora odio di più. Non so che farmene della testa: a volte mi pesa così tanto che penso che più che il mio corpo sia lei a dover fare una vera dieta dimagrante. Sì, forse è proprio per questo che ballo. Per scollegarmi per un po’ da una testa che pensa troppo e agisce troppo poco, che fa eccessivo rumore su ogni presente. Carpe diem diceva Orazio. Ecco, ballare è il mio carpe diem: il mio saper cogliere e vivere intensamente ogni attimo in cui il mio corpo si muove a ritmo di musica. Se per un secondo spengo il mondo, mi rimane solo lei. Ha fatto per me più di quanto abbia fatto qualsiasi fede per rendermi una persone migliore o qualsiasi destino per regalarmi momenti di grandissima felicità. “Da grande voglio essere una ballerina!” Mi giro e sono già grande...e ora?”
Il messaggio alla fine l’ho anche inviato (dopo un’ora con un dito sopra al tasto invio e penso francamente sia una delle cose di cui mi vergogno di più in tutta la mia vita). La cosa sorprendente è stata la risposta, nonchè l'accattivante invito a dare una capocciata sul setto nasale al prossimo che parla di "testa". Ma, a parte scherzi, è vero: il talento serve per fare i 100 metri, la nostra è una maratona. Dice che i suoi talentuosi amici che hanno iniziato con lui hanno tutti smesso...forse non avevano testa?
Barattare del tempo per inseguire una scelta? Sì: questa è determinazione, non talento.
Ma buttare nella spazzatura la prima bella occasione con la stessa facilità con cui ci lanci una chewing gum....beh dopo un'ora di scrittura per dare un significato a quest'azione...posso ancora chiedermi: questa che c***o è?
Istinto. E perchè l'istinto fa questi scherzi?
Perchè, perchè, perchè....quanto è curiosa la mente! Se rispondi ad un perchè, ne sorge subito un altro: ogni risposta non fa che creare solo altre domande. La mente vuole sicurezza perchè ha paura della vita e si sente a suo agio solo quando trova una risposta. Ma, forse, al contrario, con essa non raggiunge un bel niente; anzi perde solo qualcosa di tremendamente affascinante: il mistero. E quindi rispondere diventa utile solo quando non eludi il senso del mistero? Vista così cambia tutto: fai domande non per avere risposte, ma per entrare sempre più in profondità nel mistero, fonderti con esso, fino a quando tutte le domande cadranno e non perchè avrai trovato risposte, ma avrai accettato che ci sono cose che sono come sono e basta e che la vera scelta è semplicemente nascosta nel tuo modo di vivere i giorni. Una mela è una mela. Io sono io. E sono come esisto. Punto.
|Chiara