Touch the sky.

Touch the sky. Informazioni di contatto, mappa e indicazioni stradali, modulo di contatto, orari di apertura, servizi, valutazioni, foto, video e annunci di Touch the sky., Scuola di danza, Rieti.

14/04/2015

Dopo tanto silenzio, una serata riflessiva.
Si parla di sogni, aspirazioni, desideri..chiamateli come volete. Sì, i sogni. I sogni non sono come gli occhi azzurri, che con quelli o ci nasci oppure ce l'hai marroni come me. Qualche sogno, dico io, arriva dopo. Non tutto quello che faccio mi piace, ma ci sono tante cose che non vrei mai pensato di fare e che adesso invece provo a fare. Ci sono cose che pensavo non avrebbero mai fatto per me e adesso invece darei tutto quello che ho pur di continuare a viverle. A volte soffrivo per questa mancanza. Me ne andavo in giro a dire alla gente "scusate eh, ma io non ho sogni, che devo fare?" e tutti mi guardavano male, perché insomma, lo saprai se vuoi fare lo scrittore, l'artista di strada, il medico o l'ingegnere. E invece no, non lo sapevo e tutt'ora non ne ho idea. Però so una cosa, un'altra cosa: sono nata senza sogni e poi per strada ne ho incontrati due o tre. E non li ho mica riconosciuti subito. Quando li ho visti ho pensato "che bello, ma io non sono adatta" e due o tre volte ho pure rischiato di perderli. Sono ovunque eppure non bastano mai. Magari prima li abbiamo dentro, a volte accanto, rare volte davanti, ma tu sei troppo stupida per afferrarlo al volo; quasi sempre sono lontani, irraggiungibili ma così affascinanti che solo il pensiero ti fa volare su quella nuvola di bellezza. La mia età è quella dell’inizio di una nuova stagione di vita: l’età dell’esame di maturità, della prima volta alle urne, della patente e di una scelta che determinerà il corso di una vita. Dai genitori, dalla scuola e persino dal tizio in ascensore è chiesto di diventare adulti, passando dai sogni ad occhi aperti ad una lucida concretezza; è chiesto di avere le idee chiare, su se stessi e su quello che sta intorno; è chiesto di scegliere. Ma scegliere non è facile, perché la complessità della realtà al di fuori e dentro di sé impedisce di gestirla con chiarezza, e, per lo più, prevale la confusione e la paura di non prendere la strada giusta. Il travaglio esistenziale che emerge dai pensieri, dai sentimenti e dalle domande è, in profondità, una sorta ricerca “vocazionale” che non trova soluzione nella realtà.
Poco più di un mese fa un insegnante disse a me e alcuni miei compagni che le soluzioni a tutti i problemi che ci poniamo sono più semplici di quanto immaginiamo; disse che se ti poni una domanda il primo pensiero che ti sopraggiunge è la risposta giusta; siamo noi che inconsciamente subito la scartiamo, andando ad architettare chissà quale macchinosa contorsione mentale. Ci disse che il miglior modo per capire è scrivere la domanda e buttare giù tutto quello che ci passa per la testa. Molti risero, lui asserì che già in tanti lo avevano preso per fuori di testa, ma ci sottolineò come a lui fosse stato d’aiuto per continuare a lottare, con una voce così malinconica e al contempo soddisfatta che era impossibile non fidarsi di lui. Eravamo lì tutti con un comune obiettivo, allora ci disse di prendere per esempio un foglio e scrivere “Perché danzo?”. E ovviamente rispondere a tale domanda e magari inviargliela anche. F***e per f***e, eccola qua dunque.
Perché danzo?
“A volte penso sia pura necessità. Ho vissuto l’infanzia con la danza, l’adolescenza e ora la fanciullezza senza mai smettere di rincorrerla, cercarla, amarla, scoprirla e anche odiarla. Sì odiarla…odiarla perché sono qua ora, e con tutti gli anni alle spalle mi ritrovo sempre a dover riiniziare sempre da capo, come se tutto ciò che mi avessero insegnato io non lo avessi mai saputo apprendere davvero. Ma forse non è che odio la danza, odio solo me stessa di fronte a lei. “Quanto è pieno il mondo di gente più capace, talentuosa” mi ripeto, quasi come segnando repentini autogol. Essì ci vuole talento. E se fosse proprio lì il mio handicap…non ho talento. In fondo o ci nasci, o nessuno te lo può insegnare, il talento. Da piccola mi dicevano sempre che avevo testa, ero una bimba intelligente e determinata insomma, una di quelle che si ricordava le coreografie, che applicava le correzioni, una di quelle stronze senza doti che si spaccano il c**o e il massimo che possono sentirsi dire è: “lei c’ha testa”. Penso sia la frase che ora odio di più. Non so che farmene della testa: a volte mi pesa così tanto che penso che più che il mio corpo sia lei a dover fare una vera dieta dimagrante. Sì, forse è proprio per questo che ballo. Per scollegarmi per un po’ da una testa che pensa troppo e agisce troppo poco, che fa eccessivo rumore su ogni presente. Carpe diem diceva Orazio. Ecco, ballare è il mio carpe diem: il mio saper cogliere e vivere intensamente ogni attimo in cui il mio corpo si muove a ritmo di musica. Se per un secondo spengo il mondo, mi rimane solo lei. Ha fatto per me più di quanto abbia fatto qualsiasi fede per rendermi una persone migliore o qualsiasi destino per regalarmi momenti di grandissima felicità. “Da grande voglio essere una ballerina!” Mi giro e sono già grande...e ora?”
Il messaggio alla fine l’ho anche inviato (dopo un’ora con un dito sopra al tasto invio e penso francamente sia una delle cose di cui mi vergogno di più in tutta la mia vita). La cosa sorprendente è stata la risposta, nonchè l'accattivante invito a dare una capocciata sul setto nasale al prossimo che parla di "testa". Ma, a parte scherzi, è vero: il talento serve per fare i 100 metri, la nostra è una maratona. Dice che i suoi talentuosi amici che hanno iniziato con lui hanno tutti smesso...forse non avevano testa?
Barattare del tempo per inseguire una scelta? Sì: questa è determinazione, non talento.
Ma buttare nella spazzatura la prima bella occasione con la stessa facilità con cui ci lanci una chewing gum....beh dopo un'ora di scrittura per dare un significato a quest'azione...posso ancora chiedermi: questa che c***o è?
Istinto. E perchè l'istinto fa questi scherzi?
Perchè, perchè, perchè....quanto è curiosa la mente! Se rispondi ad un perchè, ne sorge subito un altro: ogni risposta non fa che creare solo altre domande. La mente vuole sicurezza perchè ha paura della vita e si sente a suo agio solo quando trova una risposta. Ma, forse, al contrario, con essa non raggiunge un bel niente; anzi perde solo qualcosa di tremendamente affascinante: il mistero. E quindi rispondere diventa utile solo quando non eludi il senso del mistero? Vista così cambia tutto: fai domande non per avere risposte, ma per entrare sempre più in profondità nel mistero, fonderti con esso, fino a quando tutte le domande cadranno e non perchè avrai trovato risposte, ma avrai accettato che ci sono cose che sono come sono e basta e che la vera scelta è semplicemente nascosta nel tuo modo di vivere i giorni. Una mela è una mela. Io sono io. E sono come esisto. Punto.

|Chiara

21/01/2015

Rileggevo.. Parole, discorsi, domande, argomentazioni, conclusioni e ancora quesiti. E' passato un anno dall'ultimo post.
Rileggevo e trovavo ancora negli stessi interrogativi i miei dubbi e nelle stesse argomentazione le esperienze vissute. Mi scopro esattamente uguale, ma mi vedo cambiata, forse in peggio, oppure è quello che voglio far credere.
Non sogno più. Questo non vuol dire che non ci sia niente che mi piaccia fare, ma è un piacere passeggero che poco ha a che vedere con quei bei sogni resistenti che avevo qualche mese fa.
Piango parecchio, questo sì, ma solo per cose assurde. Potrei scoppiare a piangere in qualunque momento, ma è difficile che qualcuno non mi trovi sorridente durante la giornata; ho scoperto che quando ci sarebbe davvero da piangere io non piango mai, do' forza e implodo; credo sia per questo che scoppio sempre quando non ve ne è un attuale motivo.
Fumo meno e questo forse è un punto a mio favore, ma non ne sono nemmeno troppo sicura.
Non tremo più. (mm...) Sono stata anni ad aspettare che arrivasse questo momento, il momento in cui sarei riuscita a stare con gli altri senza impazzire e adesso che ci siamo, adesso che sono tranquilla e non mi importa niente dei giudizi degli altri la mia voce e le mie mani che tremano mi mancano moltissimo.
Non mi fido più. Questo non vuol dire che non voglia bene, ma mi sono posta dei limiti. O meglio, vorrei porne. Dei limiti di tempo, di compromessi, che mi difendessero dai tradimenti degli altri. E invece continuo a sprecare parole e elargire sincerità.
Non mi distruggo più: mi salvo sempre, in qualche modo, mi distacco sempre un attimo prima che succeda l'irreparabile, perché forse ho capito che l'unico cosa che non è riparabile è la morte. A pensarci davvero mi sembra impossibile, ma ora dal bel mezzo di una tempesta cerco sempre il modo di portarmi a casa un fiore. L'irreparabile mi era necessario come la primavera e un bel giorno ho deciso, invece, che me ne sarei privata. Niente più tempeste, solo fiori in mezzo ad un campo di proiettili.
Non mi fido più. Lo ripeto perché magari prima non sono stata credibile. Non mi arrabbio. Non urlo. Non scrivo cose ridicole a persone ridicole. Non sono più la protagonista di tutti i libri che leggo e di tutti i film che guardo. Sono solo una spettatrice silenziosa un po' incazzata perché forse si piaceva più prima. Sono come una casa in cui è andata via la luce e non c'è candela che possa sostituire il lampadario che illumina a giorno la sala da pranzo anche quando fuori è buio. Non c'è sorriso leggero che mi sono guadagnata con la mia indifferenza che possa sostituire tutto il cuore che ci mettevo un tempo.

|Chiara

20/05/2014

Andare. Partire. Viaggiare. Quando sei in viaggio è tutto più semplice. Entusiasmo per la novità, senso di libertà, meraviglia. Credo che potremmo godere di un viaggio con le persone più disparate e differenti da noi. Sarebbe sufficiente una conoscenza superficiale. Perché è pieno di diversivi intriganti, un viaggio.
Ma il punto è: con quanti stiamo davvero bene "restando"?
Anche la Vita è un viaggio. Un viaggio da cui non si può prescindere. E' il viaggio più difficile, quello da affrontare senza percorrere kilometri su kilometri, ma mantenendo davanti agli occhi sempre la solita strada. Un viaggio nell’apparente immobilità del quotidiano; dove lo stupore e l’entusiasmo non sono doni gratuiti, ma risultati; i risultati di una volontà costante di amplificare le piccole gioie e ridimensionare i grandi dolori.
Partire - perché no?! - con tanti. Ma restare, invece, con chi? C'è qualcuno con cui valga davvero la pena "restare?"
Forse è questa l’unica vera domanda da porsi. L'unica domanda, tra le tante, che abbia realmente un senso profondo.
Beh, se conosci quel Qualcuno, devi fare di tutto per averne cura.
E, se non lo conosci, prova a guardarti meglio attorno. Le cose che abbiamo davanti agli occhi sono le più difficili da apprezzare.
Perché la vita è un viaggio in cui forse bisogna anche, anzi soprattutto, saper restare.

|Chiara

16/05/2014

Le cose stanno così: a me non è mai importato, di fare la st***za. Lo sono stata, a volte. Ho detto cose tremende, parole velenose, a mo' di frecce scagliate per colpire e affondare. Non sono una santa, non ho perfezioni e, sopratutto, non pretendo di averne.
Alla fine mi rendo conto che siamo tutti accomunati dalla stessa cosa: la fragilità. Possiamo andare in pezzi con una velocità impressionante. Basta un secondo e tutto cambia, alcuni vanno, altri vengono, si aspetta, si ha fretta, si contano i minuti impazienti, si vive sperando che non passino mai. Siamo fragili, lo siamo tutti. C'è chi affronta le difficoltà a testa alta e chi non ha il coraggio di esporsi al vento delle sfide, ma ciò non vuol dire che chi è forte non abbia un cuore. Chi è forte, al contrario, è dotato di una sensibilità tale da permettergli di non arrendersi, da far sì che lotti fino in fondo per quello che ama.
Si fanno tante cose per dimenticarci di questa nostra fragilità. Si esce, si va a feste dove non si mangia quasi nulla sperando di incontrare bella gente, quando invece, a fine serata, si torna a casa ancora più annoiati di prima; si fanno foto per far credere a tutti, persino a se stessi, che si è stati felici un giorno, un pomeriggio, una mattina di luglio. E poi ci sono i capelli che vanno aggiustati, le unghie da limare, il colore dello smalto da scegliere, le borse da abbinare, le dive da imitare.
Tutto questo per cosa? Per fingere che la nostra vita sia un po' meno triste? Perché crediamo che apparire sia l'unica via di fuga, quando essere ci spaventa così tanto?
A me delle unghie, dei capelli in ordine, del sorriso finto, non me n'è mai fregato un c***o. E, con questo, non voglio dire che ogni volta che esco da casa ho l'aspetto di uno yeti. O magari ce l'ho, ma sono uno yeti buffo che ha vagamente tentato di rendersi un po' più carino, se ne ha avuto il tempo.
Ma fondamentalmente quel che non sopporto è la superficialità. Viviamo in un mondo finto, arrogante, superficiale, giudicante, paiettato. Ormai la "trasgressione" si svende al supermecato.
La vera trasgressione qui, ed ora, è cercare di capire gli altri. Ed imparare a giudicare se stessi. Sfondare le maschere, ed affondare. Nei pensieri, nei sentimenti, nelle emozioni, nei desideri.
Lavorare sulla propria testa, per far sì che i nostri occhi siano belli. Trovare quell'umiltà che, ne sono sicura, esiste in ognuno di noi.
Se solo ci piacessimo un po' di più, ammetteremmo di aver avuto torto ad aver pensato che, tirandocela, saremmo arrivati da qualche parte, e capiremmo che la vita è bella perché è semplice.
Le persone che non sanno cosa vogliono soffrono, è vero, ma la sofferenza di quelli che hanno le idee chiare e non sanno se, come e quando otterranno quello che vogliono non è da meno.
È un peso, un sogno che a volte si fa incubo, un progetto al quale ci si appassiona, giorno dopo giorno.
È la vita, è alzarsi ogni mattina sperando che succeda quel qualcosa che ci cambi la giornata, l'esistenza, è voler poter aiutare un padre, una madre, una famiglia. È sudarsela, quella svolta che aspettano tutti, è voler essere padroni di se stessi ed in******si, perché crediamo di avere il controllo su quello che siamo, su quello che vorremmo vivere ma, a volte, non è così.

|Chiara

21/04/2014

Non credo agli oroscopi, ma credo alle stelle. Non credo alle parole, ma credo alla poesia. Non credo agli anelli, ma credo agli abbracci. Non credo alle marche dei vestiti, ma credo ai colori dei tessuti. Non credo ai pregiudizi, ma credo alle emozioni a pelle. Non credo alle promesse, ma credo alle intenzioni. Non credo alla perfezione, ma credo all’armonia. Non credo ai complimenti, ma credo agli sguardi. Non credo alla pietà, ma credo all’empatia. Non credo al ‘per sempre’, ma credo a ‘ogni adesso’, sempre. Non credo alle favole, ma credo a noi.
E magari a volte mi contraddico, ma che posso farci?
Non credo di poter restare eternamente la stessa me, ma credo valga di più tentare di essere sempre me stessa.

|Chiara

19/04/2014

Una felice nostalgia.
Può avere l’odore di una di quelle torte soffici sfornate in casa giusto in tempo per l’ora della merenda, il suono cigolante di un’altalena che vuole arrivare fino al cielo, il tenero entusiasmo sbilenco di una piccola biciclettina rosa senza una delle rotelle per l’equilibrio, la delicatezza di due mani premurose che ti rimboccano le coperte, la vivacità dei pomeriggi passati a rotolare su un prato, il coraggio di piccole braccine che si fanno strada tra i rovi e il caldo torrido dell’estate per raccogliere le more, la dolcezza delle labbra sporche di gelato, la fragilità di quei castelli di sabbia costruiti in riva al mare col fossato attorno per non farli rovinare dall’acqua come in una vera missione, le travolgenti risate a crepapelle durante il gioco del silenzio, le attese accanto al telefono, la speranza delle notti d’agosto passate col naso all’insù aspettando le stelle cadenti. Può avere l’aspetto di un luogo, di un’età, oppure gli occhi di una persona, può assumere mille forme e colori, e soprattutto può essere musica, tutti i generi di musica, nessuno escluso.
E per me è una sorta di amore, questa nostalgia: è amore per la felicità, quella felicità che riconosci mentre la vivi, e allora poi te la porti dietro nei ricordi.
Ricordare tutti quei piccoli dettagli della felicità passata mi insegna a riconoscere quella presente, mi allena a scovarla ovunque, ovunque e adesso, in ognuno di quei piccoli dettagli, a cui continuo ad aggiungerne altri, e altri ancora, in una personalissima innumerevole lista di particolari della mia felicità, perché poi sono convinta che per essere felici, non serve che tutto sia perfetto.
Perché non è mai tutto perfetto, mai. Ed è una bella notizia, questa: nonostante le imperfezioni, puoi essere felice. Ecco. Forse la vera felicità non è altro che la capacità di accorgersi di tutte le cose belle che hai intorno che ti rendono felice ogni giorno. E poi credo che decidere di riconoscere la propria felicità sia già un bel modo di essere felici… anzi, forse persino bellissimo. O magari anche l’unico.

|Chiara

01/04/2014

Ho preso in mano un giocattolo, uno di quelli che da bambina sembravano merce preziosa. L'ho guardato a lungo, sperando di ritrovare quell'istante in cui ho potuto farne a meno.
Istanti che si susseguono, pieni di forse e di ma.
Istanti pieni di rivolte e di cambi d'umore.
Istanti d'addii e di ritorni.
Istanti di porte chiuse e di richieste d'aiuto.
Piccoli miseri istanti di chi s'appende al chiodo e cammina, perché non sa che altro fare.
Un istante e arrivo, ti dico addio. Poi un altro istante, torno e ti dico che non lascio andare.
Istanti del giorno. Istanti della notte. E la notte il consiglio te lo dà al giorno, quando, a occhi aperti, fai i conti con le ore non trascorse a dormire.
Istanti nelle foto che trovi per casa. Ognuna un trofeo di guerra che vince sui pugni sul muro, tirati forti, e su tutti i fogli stropicciati e buttati via. Perché c'è una foto per ogni sfumatura. Non servono polaroid o Canon, servi tu e una buona memoria.
Ma neanche la vita ti rende il giusto merito, spulci l'anima, come faresti con un libretto delle istruzioni e non hai capito niente.
E ti accorgi che la maggior parte delle lacrime le perdi per colpa di qualcuno, quasi mai le lacrime ti appartengono e neanche i sorrisi. Poche volte ti sorridi, poche volte ti piangi.
E giusto per la cronaca, io sono la mia onestà più bugiarda, che vede e non fa fuori ciò che ha dentro.
Istanti che sembrano passare troppo veloci, istanti che durano per sempre, istanti che non rimangono fermi nella mente.
L'istante in cui ho scelto d'esser me e mi sono ritrovata persa nel tempo. In quel tempo di ogni istante che si sussegue e non torna.

|Chiara

17/03/2014

Alle 22.22 ho espresso un desiderio. Proprio pochi minuti fa.
Così strano. Gli eventi sono strani.
Le cose vanno in maniera strana.
Ho guardato l'orologio ed erano le 22.22
In punto, precise.
A volte ti ritrovi dentro pensieri che ti sembravano così instabili, eppure erano semplici. A volte ti ritrovi a voler esprimere desideri quando aspetti tanto e quindi non s'avverano.
Io che di solito mi auguro "buona fortuna", ho deciso di non farlo stavolta. Ho desiderato qualcos'altro.
Ed ho scoperto, dopo poco, che ciò che io ho desiderato non è altro che qualcosa da creare.
Perché i desideri, in fondo, non sono altro che buoni propositi da creare.

|Chiara

03/03/2014

Sono sincera, con gli altri; bugiarda, solo con me stessa. Sono coraggiosa e insicura. Sono forte e fragilissima. Sono saggia e sprovveduta. Impacciata. Determinata. Riflessiva. Malinconica. Entusiasta. Incontentabile. Però “meravigliabile”. Sono poche parole, ma tanti sguardi. Sono la sera, quando il sole non acceca più ma non è ancora buio. Sono l’aria dell’estate quando s’infiltra tra le persiane e diventa penombra. Sono un libro di troppe pagine scritto a caratteri troppo grandi. Sono i colori pastello di un arcobaleno che esplode all’improvviso. Sono un temporale che sembra non finire. Sono il mare dove è più profondo. Sono acqua salata, impossibile da bere. Sono una canzone rock graffiante e dolce, di tanto tempo fa. Sono la moka vuota, quando pensi ci sia del caffè dentro. Sono una strada sterrata tra i boschi che porta chissà dove. O l’asfalto ancora fresco che cattura ogni impronta. Sono rette parallele che non s’incontrano. Sono un universo che collassa in un punto. Sono un bicchiere incrinato. Sono vetro infrangibile. Non sono la stessa che ero. E quella che sono oggi, non lo sarò più. Non so cosa sono, non so definirmi.
Sono ciò che sento. E se non sento niente, non sono niente. Valgo zero e sono zero.
Forse dovrei smettere di cercare un senso a tutto ed essere insensatamente felice. Il guaio, meraviglioso e terribile guaio, è che basta anche solo un attimo per creare un pensiero, e ciò che sopravvive alla dimenticanza è destinato, o forse dovrei dire condannato, all'eternità.
Che seppure una foglia che cade fosse solo una foglia che cade, e l'autunno nient'altro che una stagione, voglio dire, ammesso che non ci sia nulla di profondo celato dietro, nessuna ragione da comprendere o da scoprire, o meglio che non esista proprio alcun senso dietro un qualcosa che accade come una foglia che cade, c'è comunque uno spettacolo davanti: tutti questi fragili e fruscianti tappeti che vestono l'asfalto grigio di colori meravigliosi.
E non sarebbe un vero peccato non ballarci sopra?

|Chiara

01/03/2014

Credo che sarà speciale tutto quello che verrà. Sento che sarò una roccia e che nel tempo mi stupirò della miriade di cose che potrei essere in grado di fare. Sento che viaggerò, e qualora non ci riuscissi, proverò a non smettere di fantasticare. Mi innamorerò, ma sono il tipo che non lascia scorrere le sensazioni, così terrò anche quelle che adesso mi opprimono e mi appesantiscono, ma tornerà il profumo che si sente a maggio, quando il sole sta per tramontare. Mi impegnerò tantissimo in tutto quello che farò, non sarà semplice, ma diventerà il mio modo per stare al mondo.
Sarò bella, o forse non proprio bella, forse accettabile. Le mie rughe racconteranno le mie notti insonni, i minuti che mi hanno cambiato, perché comunque sempre di minuti si tratta. A volte di attimi. Cercherò di essere una di quelle persone che basta parlarci al telefono per stare meglio e sarò elegante con quel disordine di fondo che mi contraddistingue. Continuerò ad ascoltare musica finché le mie orecchie me lo permetteranno. Prima o poi andrò anche in crociera. Imparerò a ballare. Realizzerò i miei sogni. Sarò gentile con tutti, anche con chi non sopporto. Imparerò a cucinare e inviterò a cena i miei amici. Alcuni saranno gli stessi che ho adesso, altri li incontrerò per la vita che vivrò. Chissà che volti avranno, e che storie, e che rimpianti. Di certo parleranno tanto ma sapranno anche ascoltare, ameranno il vino, alcuni il teatro, alcuni i libri, alcuni le discoteche, alcuni la libertà. E non vorrò essere una di quelle persone che quando le cose vanno male spera possano andare meglio e, quando vanno meglio, vive avendo paura che possano andare male.
Sarà bello, e voglio amare tutto. Amo tutto quello che mi è stato dato e sono già un po’ innamorata di quello che verrà. Mi commuoverò sempre per la neve in città e per un’estate anticipata. Continuerò a scrivere, magari.
E qualche giorno sbaglierò, e con quella pressione tra le sopracciglia che lancia lacrime agli occhi, mi maledirò. E qualche sera tornerò a casa esausta, perché a vivere tanto ci si stanca un po’. E talvolta gli sprazzi di felicità mi toglieranno il fiato e faranno risplendere il cuore di gioia. E ogni sera mi toglierò le scarpe, mi metterò comoda, aprirò il frigorifero, preparerò la cena e, facendo la doccia oppure guardando un programma sciocco in tv, troverò sempre quel che di buono nella vita c'è, così mi stringerò negli abbracci più concreti, nelle realtà più vive, nelle persone più care.
Da qualche parte ho letto che siamo i sogni che abbiamo. A volte ho trovato scritto che siamo ciò che mangiamo, i libri che leggiamo, quello per cui daremmo la vita, quello che facciamo e diciamo, quello che abbiamo.
Alla fine, però, io credo che siamo anche tutto quello che abbiamo dovuto dimenticare, tutto quello che per un motivo o per un altro abbiamo dovuto veder finire; tutto quello che non abbiamo più.
Anche perché, per esempio, a me piace la frutta, ma mi mancano le vitamine di autostima.
Ho bisogno di realtà.
E ho bisogno di dirmi "c***o, è questo quello che voglio".

|Chiara

18/02/2014

Non capisco quando le persone ti odiano senza un motivo, quando si divertono a sputarti veleno addosso e si mostrano ostili e pieni di rancore senza nemmeno sapere il tuo nome, quando si soffermano a giudicare le tue scelte senza conoscere tutto ciò che c’è attorno, perché le azioni non sono mai date dal caso, le scelte sono spinte da mille frammenti di vita che si mescolano, da situazioni e avvenimenti che non si possono raccontare, soprattutto a chi non sa ascoltare ma preferisce parlare. Non capisco quando ti odiano solo per sentito dire, solo perché c’è chi deve e può solo parlare da lontano; non capisco perché bisogna sempre convincere tutti di ciò che non è, di ciò che ci manca. Ma non importa, la peggior considerazione è quella che ho di voi, che vi rendete ostili senza motivo, senza nemmeno assicurarvi che ciò che vi viene raccontato sia poi vero. Ma sono certa che la vita restituisce tutto a tutti, e so che sa essere più tagliente e incisiva di mille parole.

|Chiara

16/02/2014

C'è un tempo di stallo, quasi come il primo sorriso della mattina, quello a cui t'appendi, giusto per non dirti a terra.
Ci sono parole appoggiate lì, sul tavolino, pronte ad essere pronunciate.
Ci sono persone che sono come bussole e la strada la ritrovi sempre.
C'è lo specchio che tradisce.
Ci sono le favole, che non le racconti più ad una bimba, ma te le racconti così, per darti consapevolmente un alibi.
Ci sono fotografie che non hanno età, e tengono strette solo un sacco di cose.
C'è la mia anima sbagliata.
C'è un'anima che brucia. Che si infiamma lentamente e percorre il silenzio. Che si confessa solo alla Luna e ha la fobia della folla. Un'anima messa sotto sale, fredda e distante.
C'è un'anima che, ad occhi aperti, la sera, con il cielo stellato e la Luna piena che mi guarda, le sussurra: "Lasciami sognare".
Mentre ballo un lento con le mie paure, c'è, poi, un'anima avvelenata.
E mi arrabbio. E penso che sono qui.
E forse sta qua il segreto: quando m'arrabbio.
Quando ci si arrabbia, si vince qualcosa, sempre.
Non ti accorgi degli sforzi che fai, quando devi correre e non hai le forze. Non ti accorgi della pioggia che cade, mentre tenti di schivarla. Non ti accorgi di ogni volta in cui allo specchio vedi te stessa, ma non ti senti niente.
Resisti.
Anche quando non hai più parole e ti tremano le mani.
Resisti con l'agenda nuova, comprata per non sentirti troppo fuori dal tempo.
E resisto anche io, quando cambiano le stagioni ed io ho lasciato i sogni nell'armadio, reparto estate.
E quando il cuore si spezza e quando non ho motivi.
Resistiamo.
La cosa che più mi stupisce di me è il modo con cui abito me stessa da una vita e mi sento l'ospite indesiderata. Da sempre.
Un giorno, magari, mi darò lo sfratto. O mi dirò "benvenuta".
Fatto sta che quando ci si arrabbia, si resiste.

|Chiara

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