19/06/2026
Morire a 11 anni.
A Reggio Emilia c'è un ponte sul fiume Crostolo.
Su quel ponte, oggi, c'è una bicicletta rossa, a terra, sull'asfalto.
Aveva 11 anni. Aveva appena finito la quinta elementare. Stava tornando a casa.
Poco dopo le 14, un camion della nettezza urbana l'ha travolto. È morto poco dopo, in ospedale.
Guardate questa foto.
C'è il camion, fermo sul ponte. C'è la bici, rossa, sull'asfalto. E c'è, poco distante, un cerchio arancione con dentro il disegno di una bicicletta. Quella è la pista ciclabile.
Non una corsia separata. Non un cordolo, una barriera, un metro di distanza dalle ruote di un camion. Un disegno sull'asfalto. Una vernice. Stiamo giocando con le parole, e con le persone.
Per intercettare i fondi europei destinati alla mobilità sostenibile, riempiamo le città di strisce per terra con il simbolo della bici. Ma sono tratti di strada, carreggiata già esistente, spesso malridotta, spesso con le strisce scolorite. Non piste. Disegni.
Così vivono i bambini italiani: con una bicicletta, il desiderio di fare un giro, e il rischio di morire da un momento all'altro, dentro quella che chiamiamo sicurezza.
Quando ero piccolo io, mia madre mi diceva: stai sul marciapiede.
Adesso i genitori dicono: stai sulla pista ciclabile. Ma il concetto stesso, oggi, in troppe città italiane, anche nella mia, è ridicolo.
Oggi piangiamo un bambino di 11 anni a Reggio Emilia. Domani sarà un'altra città, un'altra bici, un altro disegno sull'asfalto che chiamiamo protezione. Che rabbia.
A te, piccolo eroe dei nostri giorni: lo so che eri sulla pista ciclabile, e non hai colpe. Che tutto quello che deve ve**re per te, sia migliore di questo.
L.