Luigi Massone - Preparatore Atletico

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La verità è che non sono in opposizione. Sono due facce della stessa responsabilità.Nel mio lavoro metto sempre al centr...
31/08/2026

La verità è che non sono in opposizione. Sono due facce della stessa responsabilità.

Nel mio lavoro metto sempre al centro la performance, ma c’è un principio che guida ogni scelta:
la sicurezza dell’atleta viene prima di tutto.

Ci sono momenti in cui spingere porta avanti.
E momenti in cui spingere… ti fa perdere mesi.

Per questo, quando serve, abbasso i volumi, riduco l’intensità, inserisco protocolli di prevenzione.
Non è “allenare meno”.
È allenare meglio.

Perché una cosa la ripeto sempre:
meglio un atleta poco allenato ma sano, che troppo allenato e a rischio di un infortunio grave.

Nel primo caso ho il tempo di costruire, recuperare, riportarlo in forma.

Nel secondo, un piccolo fastidio può diventare un problema che ti toglie l’atleta per mesi.

La performance è un obiettivo.
La prevenzione è ciò che ti permette di raggiungerlo davvero.

A te e’ mai successo che ti spingessero a giocare a tutti costi rischiando un infortunio grave?

Un’altra bella sfida con una delle squadre femminili più interessanti della Liguria a mio parere.Una serie C molto giova...
30/08/2026

Un’altra bella sfida con una delle squadre femminili più interessanti della Liguria a mio parere.

Una serie C molto giovane e di grande prospettiva con la quale sarà un grande piacere poter lavorare.

Vamos CogoValle 💪🏻🎉

“Dove vuoi andare?”È una domanda semplice, ma cambia tutto.Nello sport non basta allenarsi: serve una direzione.Un obiet...
25/08/2026

“Dove vuoi andare?”
È una domanda semplice, ma cambia tutto.

Nello sport non basta allenarsi: serve una direzione.
Un obiettivo, piccolo o grande, che ti faccia capire perché stai lavorando, cosa vuoi migliorare e dove vuoi arrivare.

Lo sport insegna che la crescita non è casuale.
È fatta di scelte, di disciplina, di errori che diventano lezioni, di passi che sembrano minuscoli ma che, messi insieme, costruiscono un percorso.

E la cosa più bella?
Questa mentalità vale anche fuori dal campo.

Imparare a darsi obiettivi, a costruire una strada, a non mollare quando diventa difficile…
sono competenze che ti accompagnano nella scuola, nel lavoro, nelle relazioni, nella vita.

E se ti chiedessi “Dove vuoi andare?” te che obiettivi ti sei prefissato?

Nella preparazione atletica la differenza sta nella logica con cui viene organizzata. Programmare significa costruire un...
19/08/2026

Nella preparazione atletica la differenza sta nella logica con cui viene organizzata.

Programmare significa costruire un percorso dove ogni stimolo ha una funzione precisa e ogni scelta è coerente con il modello prestativo dell’atleta.

La programmazione parte dall’analisi: richieste del ruolo, calendario, vincoli tecnici, storia dell’atleta, profilo neuromuscolare.

Da qui nasce la struttura: microcicli, mesocicli, progressioni, tapering. Non esiste un esercizio “buono” in assoluto: esiste un esercizio che è buono in quel momento, per quell’atleta, con quel carico.

Ogni seduta è calibrata su tre pilastri:

• carico esterno (volume, intensità, densità)
• carico interno (percezione, HRV, neuromuscolare)
• adattamento desiderato (forza, potenza, SSC, resistenza alla fatica)

Programmare significa dosare lo stimolo, evitare interferenze, gestire la fatica e mantenere qualità tecnica anche quando il carico sale. Le progressioni non servono a “spingere di più”, ma a guidare l’adattamento senza creare rumore fisiologico.

La qualità non è un effetto collaterale: è un obiettivo programmato.

Il monitoraggio è ciò che chiude il cerchio: dati, feedback, video, test.
Non per complicare, ma per leggere la risposta dell’atleta e adattare il percorso.
Una preparazione efficace non è rigida: è dinamica, reattiva, intelligente.

“Il prestigio non basta: il giovanile mi ha cambiato davvero”All’inizio inseguivo le prime squadre.Pensavo fossero il pu...
15/08/2026

“Il prestigio non basta: il giovanile mi ha cambiato davvero”

All’inizio inseguivo le prime squadre.
Pensavo fossero il punto più alto, il posto dove dimostrare chi ero, dove il prestigio avrebbe dato senso al mio lavoro.
Ritmo, pressione, livello, adrenalina ti fanno sentire dentro qualcosa di “grande”.

Ma poi arrivò un doppio incarico dove oltre al gruppo senior mi era stato proposto un settore giovanile.

E lì ho scoperto qualcosa che non mi aspettavo.

Ho visto ragazzi e ragazze crescere, cambiare, sbagliare, riprovare.

Nel giovanile non costruisci la prestazione.
Costruisci la persona.
E mentre lo fai, senza accorgertene, cresci anche tu.

Le prime squadre mi hanno dato prestigio.

Il settore giovanile mi ha dato significato.

E oggi so che è lì, in quella palestra piena di sogni, che ho imparato davvero cosa vuol dire essere un preparatore.

*in queste foto ecco il consueto camp estivo con la Pro Recco Pallavolo ❤️

L’intensità “giusta” in pre‑season non esiste come numero fisso: esiste un livello che dipende dal momento della prepara...
10/08/2026

L’intensità “giusta” in pre‑season non esiste come numero fisso: esiste un livello che dipende dal momento della preparazione, dal carico precedente e dal modello prestativo dello sport.
Ma c’è una regola chiave: in pre‑season l’intensità deve crescere, non essere alta da subito.

La pre‑season efficace usa una progressione di intensità:
bassa → moderata → alta, mentre il volume fa il percorso opposto.

Il corpo deve “riaccendere” i sistemi energetici senza bruciarsi.

📍Le 3 fasi dell’intensità in pre‑season

1) Fase di riattivazione (giorni 1–5)

Intensità: 60–70%

• obiettivo: riattivare sistemi aerobici, mobilità, pattern motori
• lavori: aerobico continuo, tecnica, forza generale
• sensazione: “comodo ma non facile”
• perché: dopo la pausa il SNC non è pronto per intensità alte

2) Fase di costruzione (settimana 2–3)

Intensità: 70–85%

• obiettivo: aumentare capacità aerobica/anaerobica, forza specifica
• lavori: interval training, accelerazioni, pliometria controllata
• sensazione: “faticoso ma sostenibile”
• perché: qui si costruisce la base per i carichi più intensi

3) Fase di specificità (settimana 3–5)

Intensità: 85–95%

• obiettivo: simulare richieste della gara
• lavori: RSA, cambi di direzione, lavori intermittenti ad alta intensità
• sensazione: “vicino al limite, ma non al massimo assoluto”
• perché: l’intensità alta va introdotta solo quando volume e struttura sono consolidati

📍Mai iniziare la pre‑season con intensità alta.
Il rischio di infortuni, sovraccarichi e calo della qualità tecnica esplode.

Vi e’ mai capitato di vedere un allenatore in difficoltà durante una partita?Ad un certo punto si gira verso la panchina...
28/07/2026

Vi e’ mai capitato di vedere un allenatore in difficoltà durante una partita?

Ad un certo punto si gira verso la panchina perché sente la necessità di dover cambiare qualcosa…in quei momenti, non cerca qualità (se no il ragazzo giocherebbe) ma vuole vedere chi non sta nella pelle di giocare e dare il 100%.

Riporto questa intervista a Marcello Lippi…nel suo caso c’era anche qualità 😀

MARCELLO LIPPI:
Del Piero voleva entrare a tutti i costi. Sapevo che avrebbe segnato.

«Ricordo benissimo la voglia che aveva Alessandro. Pur non partendo titolare, mi chiese di scaldarsi insieme agli altri e gli dissi che per me non c’erano problemi.

Durante la partita mi voltavo spesso verso la panchina e incrociavo il suo sguardo. Non servivano parole: mi stava chiedendo di entrare. Era concentrato, impaziente e pieno di energia.

Quando decisi di mandarlo in campo, lo vidi talmente carico che mi girai verso i miei collaboratori e dissi: “Volete vedere che adesso Del Piero segna?”.

Poi arrivarono quella lunga corsa e quel gol bellissimo. Quando in squadra hai giocatori con una fame e un talento simili, per un allenatore tutto diventa più semplice.»

Primo Ironman Full per Pietro Trovato 🎉L’emozione di attraversare la Finish Line per la prima volta e’ qualcosa di unico...
24/07/2026

Primo Ironman Full per Pietro Trovato 🎉

L’emozione di attraversare la Finish Line per la prima volta e’ qualcosa di unico.

Nuotare 3800m + Pedalare 180km + correre 42km e’ un viaggio emozionale oltre che un’esperienza fantastica.

Ironman Thun 🇨🇭 ✅

Bravo 💪🏻

Staccare la spina non è un lusso, è una parte fondamentale della preparazione di un atleta.La ricerca sulla psicologia s...
22/07/2026

Staccare la spina non è un lusso, è una parte fondamentale della preparazione di un atleta.
La ricerca sulla psicologia sportiva mostra chiaramente che mente e corpo non sono due binari separati: il recupero mentale influenza direttamente motivazione, concentrazione, gestione dello stress e prevenzione del burnout.

Perché è così importante “staccare” prima di riprendere la preparazione

Il periodo di decompressione permette all’atleta di:

• Rigenerare la motivazione
— senza pause, la motivazione cala e diventa più difficile affrontare allenamenti intensi.

La psicologia sportiva evidenzia che la motivazione è un pilastro della performance stabile nel tempo.

• Ridurre lo stress accumulato
— la pressione continua porta a tensione emotiva, ansia e cali di concentrazione.

Una pausa abbassa questi livelli e ripristina equilibrio mentale.

• Prevenire il burnout sportivo
— il burnout è una condizione reale, caratterizzata da esaurimento fisico e mentale, calo di motivazione e prestazioni ridotte.

Le pause programmate sono uno dei principali strumenti di prevenzione.

• Migliorare la lucidità e la qualità del gesto tecnico
— una mente riposata gestisce meglio errori, pressione e decisioni rapide, elementi chiave in sport come tennis, triathlon o corsa.

• Rafforzare la resilienza mentale
— la capacità di reagire allo stress e ai momenti difficili migliora quando l’atleta ha cicli di recupero mentale adeguati.

Indirizzo

Piazzale 2 Giugno
Recco

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