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L’ultimo post sulla Val Trebbia svela una storia di chi sta dietro a Scarpinate: la mia.Casanova di Rovegno l’ho scelta ...
05/11/2026

L’ultimo post sulla Val Trebbia svela una storia di chi sta dietro a Scarpinate: la mia.
Casanova di Rovegno l’ho scelta come ultima tappa del viaggio, spinto dalla curiosità di vedere il paese dove il cognome pià rappresentativo è Casazza.
Ed io, di cognome, faccio Casazza. Col mio bisnonno che veniva proprio da qui. “Fammi un po’ vedere da dove veniva”, penso.

Casanova, Canfernasca, e poi su, verso il passo di Vallersone, che svalica nella valle del rio Stampa e verso il paese di Lovari, dove il mio avo avrebbe poi messo radici. Un po’ mi piace immaginare che questa strada l’abbia fatta anche lui.

Ed è proprio salendo verso il passo di Vallersone che trovo un curioso cartello in legno, quello che vedete in foto. “Casa di Brandoia”. Brandoia. “Ma è il soprannome del mio bisnonno!”
Quasi folgorato, riprendo il giro con la velocità di una gazzella. Vallersone, passo di Ertola, di nuovo in discesa verso Canfernasca.
Sembra un attimo, e sono davanti all’Albergo Ristorante Tommasi, giù a Casanova. È ancora estate, e gli abitanti del paese trovano rifugio nei tavoli esterni, protetti dalle tende, da uno dei consueti temporali pomeridiani che sta innaffiando la vallata.

Mi avvicino ad un gruppo di cinque persone, intento nei vari argomenti di paese. “Scusate, un’informazione”. Silenzio. “È la prima volta che visito Casanova, e sarei curioso di chiedervi…”. Forse l’emozione, cerco di recuperare la cortesia. “Ah, buonasera, mi chiamo Casazza”.
“Allora sei di qui”, risponde uno dei presenti. E la frase, nella sua ruvida semplicità, sembra quasi un benvenuto.

Spiego la situazione, la mia curiosità. In un attimo, il tavolo si anima ed tutti si muovono a chiedere. Chi domanda all’altro, chi forse ricorda e mi racconta, chi addirittura telefona ad amici.
Sono frastornato da tante informazioni, alcune che forse mi riguardano, altre no, tutte comunque importanti. Nel momento, scordo anche di prendere appunti. Un paio di nomi, che sembravano aprire una pista interessante, mi scivolano via dalla mente.

E finisce così questa avventura in val Trebbia. Pertanto, mi chiamo Casazza e, se state leggendo e siete di Casanova di Rovegno, vi sarei grato per qualsiasi informazione sul mio bisnonno. Giovanni Casazza, detto “Brandoia”

[6 di 6] – A presto!

Per il terzo giorno di Val Trebbia non ho un programma preciso. Ho seguito un tratto dell'antico Caminus Janue, esplorat...
31/10/2026

Per il terzo giorno di Val Trebbia non ho un programma preciso. Ho seguito un tratto dell'antico Caminus Janue, esplorato i resti del Castello di Croce, visitato il castello di Ottone e riscoperto parte della vecchia viabilità che gravitava attorno al Monte D**o.

Ne è venuto fuori un quadro interessante ma frammentario. Del resto, quando si cerca di capire come ci si spostava fra queste montagne prima della costruzione delle strade moderne, bisogna prima conoscere la storia di questi luoghi.

Quella mattina decido, quasi per caso, di andare a Casanova di Rovegno. Non ho in mente una meta particolare, più che altro la curiosità di conoscere un altro pezzo di vallata e una vaga informazione che, lì vicino, c’è un ponte che desta il mio interesse.

Ed eccolo. Il ponte di Canfernasca è un manufatto che racconta molto della storia della viabilità di questa vallata e della perizia con cui, localmente, si usava la pietra. Viene detto “medievale”, anche se, da ricerche più approfondite, ne esce un’origine tardo Cinquecentesca.

Al di là dell’interesse storico e architettonico, pone una domanda interessante: quale strada passava di qui? E quali località collegava?
Cercando qualche informazione, sento nominare per la prima volta l'antica Strada di Chiavari. E la cosa mi incuriosisce subito: Chiavari, sulla costa ligure, e questi paesi dell'alta Val Trebbia oggi sembrano appartenere a territori piuttosto distanti. Eppure, per secoli, i collegamenti fra il mare e l'entroterra hanno seguito percorsi che oggi fatichiamo persino a riconoscere.

E mi nasce subito una gran curiosità. Quanto rimane di qiesta strada, quale fosse il suo tracciato effettivo, quali i rapporti con gli altri itinerari incontrati nei giorni precedenti. Tutte questioni che approfondirò una volta tornato a casa, con l’idea di un futuro progetto di Scarpinate.

Alla fine, quella che doveva essere una giornata senza particolari obiettivi mi lascia un nuovo argomento su cui lavorare.
Sono lì e lì per tornare a casa quando un’indicazione verso il passo di Vallersone, stranamente, mi chiama.

[5 di 6] Prossimo post: “Buonasera, mi chiamo Casazza”

Lascio Ottone e il suo castello alle mie spalle, salendo lungo la valle del Rio Ventra fino al paese di Fabbrica.Questo ...
28/10/2026

Lascio Ottone e il suo castello alle mie spalle, salendo lungo la valle del Rio Ventra fino al paese di Fabbrica.
Questo è solo uno dei svariati percorsi che salgono al crinale, dove si incontra una ruralità ancora viva, che si tiene aggrappata a questi piccoli paesi cresciuti all’ombra dei monti.

Arrivo quasi alla cima del monte Veri. Il sentiero si assesta sulla displuviale fra Trebbia e Aveto, lasciandomi ampie visuali su quest’ultimo ed i monti che ne racchiudono una fetta importante.

Scorre così la strada fino alla prima tappa di questa avventura: il monte D**o. Punto focale della lingua di terra che, verso nord, è compresa fra Trebbia e Aveto, viene ricordato come punto di sosta delle carovane che, da Barbagelata, transitavano lungo il crinale per scendere a Ponte Organasco e dirigersi infine a Bobbio.

Basta prendere una cartina e viene facile comprendere come il D**o sia stato un punto di passaggio importante per diversi secoli: nei suoi dintorni gravitano tutta una seria di passi in grado di legare non soltanto Trebbia e Aveto, ma tutta una serie di viabilità intervallive legate anche luoghi come Orezzoli e il passo Monte Veri da una parte, e al Montarlone dall’altra.
Facile pertanto che sul D**o, o nelle vicinanze, sorgesse un “hospitale” o comunque una struttura in grado di dare rifugio ai viaggiatori e alle carovane di muli.

La vista dal monte Oramara completa la mia giornata lungo questi sentieri. Vale la pena, quassù, stendersi a godere di una sorta di lontananza dal caos del mondo, mentre di fronte a me si stende la val d’Aveto, fino ad ammirare, in lontananza, l’Aiona, il Penna, il Maggiorasca e quanto si stende dolcemente alle loro pendici.

Ritornato alle pendici del D**o, imbocco il sentiero che ripidamente scende fino a Toveraia, per poi rivedere Ottone, il suo castello e la bellezza essenziale del suo centro storico.
Mi rimane ancora un giorno di vacanza, qui in val Trebbia. Ancora ignoro che domani, per puro caso, andrò a riscoprire qualcosa di importante sulla storia sia della vallata che della mia famiglia.

[4 di 6] – Prossimo post: l’antica via di Chiavari

Il secondo giorno in val Trebbia parte da Ottone, fra i paesi che più caratterizzano l’alta vallata. Adagiato sulla dest...
22/10/2026

Il secondo giorno in val Trebbia parte da Ottone, fra i paesi che più caratterizzano l’alta vallata. Adagiato sulla destra del fiume, la sua origine è incerta, anche se abbiamo testimonianza di un’occupazione della zona fin dal Neolitico, come dimostrato da una serie di ritrovamenti fra Rovegno e la Val Boreca.
Di Ottone, oggi, mi interessa il suo passato medievale, ancora ben conservato.

Posto su un poggio a ridosso della parte meridionale del paese, il Castello Malaspina osserva, severo, il guado sul fiume Trebbia dalla seconda metà del XII secolo, memore ancora della sua funzione di protezione del borgo e, soprattutto, di controllo delle importanti vie di comunicazione attraverso l’Appennino.
Qui venivano riscossi, infatti, parte dei dazi che gravavano sulle mercanzie che, attraverso l’antico “caminus Janue”, dalla costa si riversavano verso le città di pianura, Piacenza in particolare.

Il corpo principale del complesso, in buone condizioni grazie alla cura dei proprietari, è un alto torrione di origine medievale, che si presenta nella sua forma rimaneggiata nel XVII secolo e dove si apprezzano due angoli con muro a scarpa, tipica opera difensiva che caratterizza castelli e fortezze dal tardo Medioevo in avanti.
Verso nord, affacciato sul borgo, ecco un altro edificio facente parte del complesso, una sorta di palazzo dove due volte murate suggeriscono l’esistenza, al piano terra, di uno spazio aperto e dove, nella parte ovest, appare ancora un angolo costruito con la tecnica del muro a scarpa.

Il dominio della nobile famiglia dei Malaspina, fra cui i feudi in val Trebbia, vengono confermati dall’imperatore Federico I, detto il Barbarossa, nel 1164. La costruzione del castello segue di poco tale investitura, segno dell’importanza che Ottone assume nello scacchiere dei possedimenti malaspiniani.

Le politiche di successione della famiglia arrivano a disperdere tali possedimenti fra diversi i rami dei Malaspina, tanto da ridurne una parte in povertà e lasciare campo libero ad attori meglio organizzati e intraprendenti. Al pari del castello di Croce, nel XVI secolo viene acquisito da Gian Luigi Fieschi “il vecchio”.

La congiura dei Fieschi del 1547 vede la dissoluzione della famiglia, con una parte consistente dei possedimenti, come Ottone, che passano ai Doria e che rimarranno con la nobile famiglia fino al 1797, quando l’epopea napoleonica porrà fine alla storia dei cosiddetti Feudi Imperiali.

[3 di 6] Prossimo post: da Ottone all’Oramara

Mi muovo sull’antico “Caminus Janue”, fino ad arrivare a Croce, frazione di Ottone. Una manciata di case aggrappate ad u...
20/10/2026

Mi muovo sull’antico “Caminus Janue”, fino ad arrivare a Croce, frazione di Ottone.
Una manciata di case aggrappate ad un colle che, alle spalle del paese, domina il medio corso del Trebbia.
Ed è su quel colle, all’apparenza inaccessibile, che mi voglio dirigere.

Fra rovi e arbusti, a fatica riesco a salire verso la cima. Ecco le prima tracce di muratura che sembra far da piede ad un piccolo spianamento.
E quella che sembra la sommità naturale, appoggiata sullo spianamento, ad un esame più attento si rivela un’altra possibile muratura, realizzata con pietrame irregolare e legato da malta di calce.
È tutto, almeno così pare. E invece, girando sul lato nord della sommità, mi imbatto nei resti di quella che sembra una cisterna, incredibilmente in parte ancora ben conservata.

L’idea è di una fortificazione che, arroccata su questo colle, ne sfruttava i pendii molto scoscesi lasciando al paese di Croce l’unica via di accesso, con una vista che spaziava da Ottone fino a Gorretto e col controllo di una tappa lungo l’antico “Caminus Janue”.
Del castello di Croce abbiamo una prima menzione in documento del 1157, che lo cita assieme al dirimpettaio castello di Catribiasca con cui condivideva la funzione di controllo della vitale viabilità di fondovalle.

Infeudato ai Malaspina nel 1164, verso la fine del XV secolo passa in mano ai Fieschi, nell’ambito di una politica di espansione territoriale in punti chiave dell’Appennino. Fallita la congiura con cui tentarono di prendere il potere a Genova, il castello passa dai Fieschi ai Doria, che lo terranno presumibilmente fino al
1797, anno di soppressione dei Feudi Imperiali.

Sceso nuovamente nel paese di Croce, riprendo la strada verso Garbarino e Gorreto. La prima giornata di riscoperta della val Trebbia ha dato i suoi frutti. Chissà cosa mi aspetta domani.

[2 di 6] Prossimo post: da Ottone all’Oramara
A questo giro le didascalie le ho messe, buona lettura

Della Val Trebbia conosco ancora poco, tutto sommato. Basta uno sguardo alla cartina: buona parte della vallata rimane, ...
16/10/2026

Della Val Trebbia conosco ancora poco, tutto sommato. Basta uno sguardo alla cartina: buona parte della vallata rimane, per me, ancora un bel mistero.

Eppure, questa vallata è contigua alla mia Val d’Aveto. Se la distanza geografica è in effetti poca, quella mentale sembra farne due mondi distinti. Abituati a ragionare per grandi arterie di fondovalle, ci siamo persi il fine reticolo di strade e di passi che un tempo legavano le due vallate.

Ed ecco cosa vi racconterò nei prossimi giorni: tre giornate di giri ed esplorazioni lungo la destra idrografica del Trebbia, nella zona compresa fra Casanova di Rovegno e Ottone.

C’è un po’ di tutto: un tratto dell’antico Caminus Janue fra Genova e Ottone, i resti di un castello medievale, i monti D**o e Oramara, l’antico ponte medievale a Canfernasca e la storia dell’antica Via di Chiavari, un cammino oramai perso che legava la città rivierasca con la Val Trebbia e Bobbio.

L’inizio di queste storie parte da Gorreto, in un caldo pomeriggio di agosto, e corre lungo la mulattiera che dalla frazione di Garbarino sale fino a Rettagliata e oltre, verso Ottone. Fin dai primi passi appare chiaro che non è una strada qualsiasi.

Mi muovo infatti su un tratto di una direttrice storica di collegamento fra la città ligure e l’entroterra appenninico, attraverso la Val Bisagno, il passo della Scoffera e l’alta Val Trebbia, fino a Ottone e, attraverso ulteriori collegamenti, a Bobbio.

Più che una strada dal tracciato unico e immutabile, era un sistema di mulattiere, valichi e percorsi che per secoli consentì il passaggio di mercanti, mulattieri, viandanti e merci. Una rete di comunicazioni oggi in gran parte dimenticata, ma che racconta un Appennino assai meno isolato di quanto siamo abituati a immaginare.

[1 di 6] – Prossimo post: il castello di Croce

Vi piacciono castagne, funghi e olive? Vieni a scoprirle con noi sabato 17 ottobreAncora pochi posti disponibili!       ...
12/10/2026

Vi piacciono castagne, funghi e olive?

Vieni a scoprirle con noi sabato 17 ottobre

Ancora pochi posti disponibili!

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Domenica 18 ottobre sarà la volta dell’evento “Selvatici e Castagni”, escursione ad anello fino ai castagneti fra Santa ...
05/10/2026

Domenica 18 ottobre sarà la volta dell’evento “Selvatici e Castagni”, escursione ad anello fino ai castagneti fra Santa Margherita Ligure e Nozarego, alle pendici del monte di Portofino.

A guidare la camminata saranno Paolo Rossi (documentarista e fotografo), Claudio Solimano (G*E) e Fabio Casazza (G*E, Scarpinate) alla scoperta della vita che anima le foreste del promontorio e dell’albero fra i più importanti per la Liguria

Appuntamento h. 10:00 dal Parco degli Elfi di Santa Margherita Ligure
Difficoltà: EE – Distanza: 8,5 km ca. – Dislivello: 531 m d+
Durata: 6 h circa, interventi e pausa pranzo compresi. Ritorno previsto per ore 16 circa.
Equipaggiamento obbligatorio: scarponcini da trekking, scorta d’acqua da 1,5 litri, pranzo al sacco. Consigliati pantaloni lunghi, maglia di ricambio.

Evento organizzato da Tigullio Verticale. Prenotazione obbligatoria, max 25 posti: Fabio Casazza (Scarpinate) 331 2851961

“Frutti d’Autunno” – Sabato 17 OttobreSanta Margherita Ligure, presso Parco degli Elfi – dalle 11:00 alle 16:00Tigullio ...
01/10/2026

“Frutti d’Autunno” – Sabato 17 Ottobre
Santa Margherita Ligure, presso Parco degli Elfi – dalle 11:00 alle 16:00

Tigullio Verticale torna per il terzo anno al Parco degli Elfi con un ciclo di incontri per conoscere meglio olive, funghi e castagne, i “frutti” più amati dell’autunno, e scoprine l’importanza per il nostro ambiente.
E con due momenti di condivisione e comunità: un pranzo offerto ai partecipanti e una castagnata a chiusura della giornata.

• Ore 11:00 – “L’oro giallo di Liguria” con Benedetto Costa Broccardi (olivicoltore, Azienda Agricola Santa Barbara, Santa Margherita Ligure): con Benedetto vedremo la cura dell’olivo, le qualità di olive che caratterizzano il nostro territorio e impareremo qualcosa in più sul tanto agognato prodotto finale, l’olio
• Ore 12:30: pranzo offerto al pubblico – Crostone di pane con prebuggiun e piatto di castagnette al pesto
• Ore 14:00 – “Andà a funzi” con Alice Solimano (Micologa): quanto sappiamo realmente dei funghi? Con Alice scopriremo la vita nascosta dei funghi, le loro caratteristiche e qualche consiglio su come riconoscerli ed apprezzarli al meglio
• Ore 15:00 – “Che castagna!” con Serena Siri (Agrotecnico e Guida Ambientale Escursionistica): della castagna tanto si parla eppure poco si conosce. Serena ci parlerà di più di questa coltivazione che tanto, ancora, caratterizza ampie porzioni del nostro Appennino
• Ore 16:00: Castagnata finale!

Evento organizzato da Tigullio Verticale. Prenotazione obbligatoria, max 50 posti: Fabio Casazza (Scarpinate) 331 2851961

Un grazie, in particolare, al contributo del Comune di Santa Margherita Ligure e del Pastificio Novella

Ecco una piccola storia, un antipasto delle prossime Scarpinate fra Trebbia e Aveto.Le macine di fronte a voi sono quant...
28/09/2026

Ecco una piccola storia, un antipasto delle prossime Scarpinate fra Trebbia e Aveto.

Le macine di fronte a voi sono quanto rimane del mulino di Lovari, una frazione di Rezzoaglio incastonata nel cuore profondo della valle del Rio Stampa.

Persino mio padre, che a Lovari ci ha vissuto, non ha informazioni precise sulla sua esistenza.
Del mulino non vi sono tracce: il Rio Stampa, in quel punto, tende ad assumere una portata impetuosa e distruttiva durante piogge particolarmente intense.

Eppure non è l’unico mulino “perduto”: nella vicina vallata del rio Molineggio, che sfocia dirimpetto a Rezzoaglio, si trova almeno una macina senza che, apparentemente, si rinvenga la struttura di appartenenza.

Scarpinate ed io stiamo continuando a raccogliere materiale per condividere con voi avventure, itinerari e soprattutto storie.
Starci dietro non è facile: ancora un po’ di pazienza ed a breve sarò di nuovo con voi a raccontare il nostro territorio.

Grazie a tutti per seguire me e le mie avventure. Noi ci vediamo a ottobre, buon inizio di autunno!

Indirizzo

Rapallo
16035

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