22/08/2026
Fra le montagne più alte dell’Appennino Ligure, con 1701 metri di quota, il massiccio del Monte Aiona è fra le cime che mi piace, sempre, rincontrare nei miei viaggi.
Situato sulla catena che fa da spartiacque fra le vallate dell’Aveto e dello Sturla, la sua posizione ne fa una cerniera fra costa ed Entroterra, con una vista molto ampia che spazia dal Golfo del Tigullio alle vallate dello Sturla e del Penna, al massiccio dello Zatta fino alle vette dell’Appennino ligure-emiliano come il Penna, il Maggiorasca e il Bue.
Si possono passare ore intere, sulla vetta, ad ammirare la bellezza di questi panorami, circondati da un’intensa pace, nonostante l’Aiona sia fra le vette più ambite e frequentate.
Una frequentazione che ha una lunga storia: i numerosi escursionisti che vengono in visita calcano gli stessi passi che, lungo i millenni, hanno lasciato le genti dei monti liguri.
Il Monte Aiona, infatti, risulta occupato già dal Mesolitico, il periodo intermedio dell’età della Pietra che va all’incirca dal 10000 all’8000 a.C: sono infatti stati ritrovati numerosi manufatti litici in diaspro, in una zona che, con tutta probabilità, era una stazione stagionale estiva di cacciatori d’alta quota, i cui campi base sarebbero da ricercare nel fondovalle.
Nei millenni successivi la frequentazione si fa più sporadica, mentre riprende con maggiore intensità durante l’età del Rame (circa 3600-2200 a.C.) e gli inizi dell’età del Bronzo (circa 2200-900 a.C.). Anche in questo caso i ritrovamenti di punte di freccia peduncolate in diaspro, con segni di rottura da impatto, suggeriscono che l’area venisse utilizzata per la caccia.
L’Aiona, per millenni, viene quindi utilizzato per la caccia e la pastorizia transumante: pratiche necessariamente stagionali, che suggeriscono l’esistenza di insediamenti stabili, sia nelle immediate vicinanze del massiccio, sia in tutto il comprensorio della Val dell’Aveto.
La questione meriterebbe sicuramente un approfondimento, a partire dalla presenza, sopra Amborzasco, di un monte che in dialetto sarebbe “Castellumà” (l’attuale Monte Castelmare): il toponimo suggerirebbe la presenza di un castellaro, un sito fortificato di altura che segna l’organizzazione territoriale delle tribù liguri lungo tutta la regione.
E non è finita, ancora. Scesi infine dall’Aiona, lasciato alle spalle il passo della Spingarda, la conca di Pratomollo ci accoglie con almeno un paio di storie molto interessanti che provengono, entrambe, dal passato.
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