Scarpinate

Scarpinate Scarpinate way of mind, no aspetta Scarpinate state of life, no...insomma avete capito.

Ecco il panorama dal Monte di Portofino. Passando dal bosco mesofilo, che ne occupa la parte sommitale, si arriva ad uno...
16/06/2026

Ecco il panorama dal Monte di Portofino.
Passando dal bosco mesofilo, che ne occupa la parte sommitale, si arriva ad uno sperone di roccia proteso verso nord-est. La vista, da qui, si estende sui golfi del Paradiso e del Tigullio e ci regala lo spazio, fisico e mentale, per comprendere il rapporto del Monte con il territorio circostante. Un rapporto solo all’apparenza distaccato.

Il Monte appare come una barriera aspra e selvaggia, come fosse cosa “altra” rispetto ai profili più dolci delle vallate che accolgono paesi come Santa Margherita o Rapallo.
A marcare questa differenza è la geologia: il promontorio è costituito in gran parte da un'unica formazione rocciosa chiamata Conglomerato di Portofino. Roccia durissima, impermeabile, resistente all’erosione, dove il resto del territorio è invece formato dai cosiddetti Calcari del Monte Antola, più friabili e soggetti ad erosione.

Da questo contrasto originano due peculiarità del territorio capitemontino.
Chi conosce il Parco, saprà della marcata differenza fra il versante meridionale, con scogliere a picco e tipica vegetazione mediterranea, e il versante settentrionale, ombreggiato, umido e dove una parte importante della copertura boschiva è costituita da un’importante selva castanile. Da qui le comunità locali traevano una parte importante del proprio sostentamento, con i versanti a solatio qui e altrove occupati, per buona parte, dalle colture di olivo.

L’acqua è l’altro aspetto fondamentale. Da un monte così esposto e circondato dal mare su tre lati ci si aspetterebbe una particolare aridità. Invece, il versante sud si solleva così repentinamente da bloccare i venti umidi da meridione e garantire una piovosità più alta rispetto alle vallate costiere adiacenti. L'acqua piovana penetra nelle fessure del conglomerato e alimenta una f***a rete di sorgenti che defluiscono verso il mare e, soprattutto, verso l’interno: Portofino, Santa Margherita e Camogli sono tuttora dissetate, in parte, dall’acqua del Monte.

Questa è una prima riflessione sul rapporto fra Monte e territorio circostante. Vi è una storia più profonda di legame con l’abbondanza di acqua e vi sono le storie degli insediamenti e degli enti religiosi a completare il mosaico, complesso e interessante, del Monte di Portofino.

[4 di 8] – Prossimo post: il mare e l’acqua

La Chiesa Millenaria di Ruta è uno degli edifici sacri più noti del genovesato, sia per la sua storia che per la sua pos...
13/06/2026

La Chiesa Millenaria di Ruta è uno degli edifici sacri più noti del genovesato, sia per la sua storia che per la sua posizione a cavallo fra Tigullio e golfo Paradiso.

Ne abbiamo attestazione sicura a partire dal 1192, ma l'originale intitolazione della chiesa a San Michele Arcangelo potrebbero spostare la sua origine all'epoca della dominazione longobarda. San Michele, infatti, era una sorta di santo nazionale di questa bellicosa popolazione.

Dalla chiesa di San Michele ci è pervenuta anche un'interessante iscrizione paleocristiana, la quale commemora tale Giovanni, morto nel 490 d.C.: è una delle pochissime iscrizioni note del Tardo Antico in questa parte della Liguria, portando all'ipotesi, suggestiva ma tutta da provare, che l'origine del luogo di culto sia ancora più risalente.

Quale che sia la sua origine, la chiesa sorge su un importante crocevia, punto di contro di diversi percorsi che si sono sviluppati lungo i secoli.
La strada di Bana è sicuramente il percorso più antico usato per salire da Rapallo, potendo individuare due diversi percorsi storicamente usati. Quello più antico si sviluppava lungo la costa di Bana, mentre il percorso di epoca romana si sviluppava lungo la valle: è in questa sede che sarebbe passata la via Aemilia Scauri, che da Luni portava fino a Genova.

Durante l'Alto Medioevo viene rivitalizzato anche il percorso che da Santa Maria del Campo sale verso San Martino di Noceto. Nel XII secolo circa, la politica di sviluppo e controllo dell'area portata avanti dal Comune di Genova fa sì che il valico di Ruta si raggiunga da Rapallo attraverso San Lorenzo della Costa.
Merita una menzione speciale il percorso che da San Fruttuoso e, in generale dal, territorio capitemontino porta verso l'entroterra. Questo ricalca le millenarie vie usate per la transumanza e, successivamente, per motivi religiosi: si ha infatti ancora memoria della processione della Santa Croce che portava gli abitanti di Davagna e Bargagli fino al monastero di San Fruttuoso.

La Millenaria, incastonata nel valico che ancora oggi è vitale per i collegamenti in questa parte della Liguria, si staglia col suo profilo inconfondibile sui Golfi del Tigullio e del Paradiso, ora come mille anni fa.

[3 di 8] – Prossimo post: un punto di vista diverso

Ci metto un po’ per partire. Giro attorno alla Chiesa Millenaria di Ruta, ne colgo le diverse angolazioni, con tutta la ...
11/06/2026

Ci metto un po’ per partire. Giro attorno alla Chiesa Millenaria di Ruta, ne colgo le diverse angolazioni, con tutta la calma che l’austera eleganza di questo gioiello romanico merita.

Partenza ideale per raccontare la complessità del territorio capitemontino, la Millenaria sorge al crocevia di diversi percorsi, fra cui la secolare strada che punta al cuore del promontorio. E lungo questa strada, in salita verso Gaixella, già apprezzo il lento cambiare del paesaggio.

Dalle tracce dell’antropizzazione costiera, con le tipiche case liguri circondate da uliveti e giardini, si passa a un lungo lembo di lecceta interrotto dalla visione liberty del Portofino Kulm, simbolo della Belle Époque in cui reali, nobili e notabili del secolo scorso cercavano ristoro all’ombra del monte di Portofino, dove antica è la vocazione alla ricerca di uno spazio lontano dal mondo.

L’ombra del versante settentrionale mi accoglie col passaggio dall’ambiente di macchia mediterranea ad un bosco moderatamente mesofilo di carpini neri, ornielli e castagni. Albero, questo, che troverebbe le sue condizioni ideali sopra i 600 metri di altezza e che qui, come in altre parti della Liguria, trova ambienti favorevoli quasi a picco sul mare.

Ed è sul punto più alto, il monte di Portofino, che si apprezzano le due anime di questo territorio. A pochi metri dall’ombreggiato versante nord, ecco la macchia mediterranea con le sue processioni di erica arborea, corbezzolo, lembi di lecceta e pinete.
Il mare compare finalmente all’orizzonte, al Semaforo Nuovo le nuvole basse si diradano abbastanza da regalarmi la vista del monte Campana e del golfo Paradiso. Nel mezzo, in fondo, ecco comparire Punta Ch***pa.

Per arrivarci scendo lungo il complesso delle Batterie, un sistema di casematte e fortificazioni costruito nel 1941 e rimaneggiate dopo il 1943, silenti e vivi testimoni dell’ultimo conflitto mondiale.

Arrivo finalmente a Punta Ch***pa. Una lingua di conglomerato che si protende verso un mare cristallino. Riposo un po’, seduto a godere del sole già caldo, della brezza ancora fresca, del paesaggio dove il ripido incontro fra terra e mare disegna, qui come altrove, la Liguria e i suoi abitanti.

E dopo il riposo, affronto con più freschezza l’ultima salita, quella che passa la medievale chiesa di San Nicolò di Capodimonte, altro gioiello romanico che testimonia il profondo legame fra l’ambiente impervio del promontorio con la ricerca di una più profonda spiritualità, in un rapporto complesso di distanza e legame dalle cose umane.

Il panorama da San Rocco di Camogli, con gli ultimi chilometri di asfalto verso Ruta, sono come una passeggiata per rilassare le gambe dopo i vari sali e scendi.
La visione della Millenaria, adornata dal sole pomeridiano, è la piacevole chiusura di questa escursione attraverso le varie anime del promontorio capitemontino, dove la profondità – e la fragilità – di questo territorio possono essere apprezzate cercando le sue parti più autentiche.

[2 di 8] – Prossima puntata: Il secolare crocevia della Millenaria di Ruta

Come Scarpinate sono stato un po’ assente negli ultimi mesi. Il motivo è un progetto accarezzato da molti anni e ora fin...
09/06/2026

Come Scarpinate sono stato un po’ assente negli ultimi mesi. Il motivo è un progetto accarezzato da molti anni e ora finalmente compiuto, che ha richiesto il tempo e le energie di tutto l’inverno e di parte della primavera. Per amore della sorpresa ne parlerò meglio a fine estate.

Insomma, niente Scarpinate in questi mesi?
E invece qualcuna l’ho portata a casa, con la consueta carrellata di racconti fra territorio e storia che, spero, continuerà ad aiutarvi nella riscoperta della nostra terra.

La prima scarpinata viene dal mese di marzo. Il Parco di Portofino è sicuramente fra le zone più note e apprezzate dagli escursionisti e, in generale, dai turisti.
Eppure il territorio capitemontino non finisce mai di raccontarsi, ricco di storie legate alla sua conformazione geomorfologica, alla sua biodiversità, alla particolare antropizzazione e presenza umana che, nei secoli, ha saputo far tesoro di un territorio difficile.

Nasce così un’escursione ad anello con partenza dalla Chiesa Millenaria di Ruta. Crocevia di percorsi secolari fra costa e profondo entroterra, la Millenaria è uno dei punti di partenza ideali per entrare nel cuore del Parco di Portofino.

Da qui, circa 15 km di percorso mi hanno portato a toccare diversi punti di interesse, come Semaforo Vecchio e Nuovo, le Batterie e Punta Ch***pa, San Nicolò di Capodimonte, San Rocco di Camogli e ritorno alla Millenaria.

Per oggi mi fermo qui: nei prossimi giorni cammineremo assieme alla riscoperta dei sentieri e delle storie del monte di Portofino.

[1 di 8] – Prossima puntata: fra le varie anime del monte

La Scarpinassa Resistente è stata occasione, per una piccola comunità in movimento, di riscoprire parte del proprio terr...
27/04/2026

La Scarpinassa Resistente è stata occasione, per una piccola comunità in movimento, di riscoprire parte del proprio territorio e della sua storia.

E la Festa della Liberazione ci ha dato modo di raccontare le vicende locali della Resistenza, dell'impatto della guerra sulle genti del Tigullio - e non solo - e sulle tracce materiali che il secondo conflitto mondiale ha lasciato ancora oggi.
Il tutto camminando lungo un paesaggio segnato dall'ardesia: ne abbiamo approf***ato anche per parlare di questo pietra preziosa per l'economia locale, e di quanta fatica venne fatta per costruire questi versanti fra terrazzamenti, canalizzazioni, colture di ulivo e castagno.

Una giornata ricca, che è stata possibile solo grazie al famoso "fare rete": quando si condividono esperienze e saperi il risultato non può essere che buono.
E allora, grazie.
Grazie a Pietre Parlanti ed Oenone Lloyd per aver costruito assieme a noi il percorso di questo 25 aprile. E per aver riaperto, e mantenuto, i sentieri che si diramano alle spalle di Lavagna.
Grazie a Flora Labigalini, Guida Escursionista Ambientale che ci ha guidato con passo dolce e sicuro condividendo con noi la sua conoscenza.
Grazie a Matteo Brugnoli, presidente di Anpi Lavagna, per aver aperto questa giornata riaffermando il valore fondante che il 25 aprile ha per la nostra storia.
Grazie al Comune Di Lavagna per il patrocinio.
E grazie a tutti voi che avete partecipato, condividendo con noi un'esperienza fra le più importanti del progetto Tigullio Verticale.

La Scarpinassa Resistente del 2026 in una sola, bella immagine. Una bella escursione per riscoprire luoghi che hanno las...
25/04/2026

La Scarpinassa Resistente del 2026 in una sola, bella immagine.

Una bella escursione per riscoprire luoghi che hanno lasciato stupiti tutti.
Con storie sulla Resistenza che hanno interessato e commosso.
E con un caldo sentimento di comunità che sente di festeggiare degnamente questa importante ricorrenza.

Buon 25 aprile!

Scarpinate ed io ritorniamo sul territorio con un evento che unisce storia ed escursionismo, per una data particolare e ...
14/04/2026

Scarpinate ed io ritorniamo sul territorio con un evento che unisce storia ed escursionismo, per una data particolare e ricca di avvenimenti per la nostra terra. Ci vediamo qui! 👇🏻

TIGULLIO VERTICALE
SCARPINASSA RESISTENTE

SABATO 25 APRILE
PARTENZA ORE 09:30
CHIESA DI SANTA GIULIA DI CENTAURA, LAVAGNA

Sulle tracce dei luoghi della Resistenza e delle storie che hanno segnato il nostro territorio nel
secondo conflitto mondiale.
In collaborazione con Pietre Parlanti e Anpi Lavagna.

Accompagnatore: Flora Labigalini (G*E), interventi storici a cura di Scarpinate, Nassa Rapallo ed Anpi Lavagna.
Distanza: 12 km ca – Dislivello positivo: 373 m – Difficoltà: EE
Durata: 6 h e mezza di cammino complessivo comprese soste, interventi storici e piccolo rinfresco
finale.

Equipaggiamento obbligatorio: calzature da trekking con suola scolpita, borraccia d’acqua, pranzo
al sacco.

Partecipazione gratuita, prenotazione obbligatoria (max 25 posti): 3312851961 Fabio (Scarpinate)

Il Monte Penna è fra i giganti dell’Appennino ligure. Con i suoi 1735 metri e la sua forma inconfondibile, svetta maesto...
17/03/2026

Il Monte Penna è fra i giganti dell’Appennino ligure. Con i suoi 1735 metri e la sua forma inconfondibile, svetta maestoso alla confluenza delle valli dell’Aveto, del Taro e del Ceno.
Alle sue pendici, i passi dell’Incisa e del Chiodo mettono in collegamento le diverse vallate, rendendo il Penna uno dei punti focali per la viabilità del territorio.

In corrispondenza dei due passi sorgevano infatti, nei secoli del Basso Medioevo, strutture dedicate ai viaggiatori, gli “hospitali” già incontrati in altri articoli di Scarpinate. Per quanto possa sembrare inospitale, questo territorio mostra una spiccata quanto antica vocazione per strade e collegamenti.

La vista di questo gigante affascina noi visitatori, ogni volta che ci si para davanti. Visto da lontano, sembra il trono di una divinità celeste. Il culto delle vette, presso gli antichi Liguri, aveva nel dio Pen la sua divinità, ed è lecito supporre che questo popolo vedesse il Penna come una delle sue case.
Inoltre questo non è sempre stato il suo nome: è bene sapere che il Monte Penna, fino a qualche secolo fa, veniva chiamato monte Appennino.
Lo sappiamo da due documenti: uno del 1549, chiamato “Confine de la iurisditione di Santo Stefano”, l’altro frutto del cartografo Matteo Vinzoni, che nella “Visita de’ confini del Commissario di Compiano dell’anno 1708 del mese d’ottobre” cita sia il monte “Apennino” che il “Montenegro”, che possiamo supporre essere il vicino monte Nero.

Quanto agli “hospitali” sopra citati, questi facevano parte di una più vasta rete di strutture assistenziali presenti, in maniera capillare, dal passo del Bocco fino al passo del Tomarlo, a supporto di un asse viario che legava le già citate valli dell’Aveto, del Taro e del Ceno, con l’aggiunta della valle Sturla e della Val Nure. Una vera e propria arteria di traffico fra costa, Appennino e Pianura Padana.

A oggi, il Penna è una delle mete preferite dagli escursionisti, sia per la sua bellezza, che per i paesaggi meravigliosi che si godono dalla sua vetta, sia ancora per le meraviglie naturali che troviamo alle sue pendici, come il lago e la foresta del Penna. Luoghi particolari, con una storia propria e che verrà raccontata nelle prossime Scarpinate.

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La distesa ghiacciata di fronte a noi è il Lago del Penna, un piccolo specchio d’acqua incastonato nella Foresta Demania...
11/03/2026

La distesa ghiacciata di fronte a noi è il Lago del Penna, un piccolo specchio d’acqua incastonato nella Foresta Demaniale del Penna, sul versante nord dell’omonimo monte.
Se a prima vista può sembrare modesto, il lago ha una marcata importanza per gli equilibri naturali del Parco dell’Aveto: è infatti un sito riproduttivo di primaria importanza per diversi tipi di anfibi, dalle rane montane ai tritoni alpestri.

Si tratta di un lago poco profondo, al massimo un metro e mezzo, alimentato sia da un ruscello perenne, che sgorga poco sopra, che da un altro ruscello stagionale che si anima principalmente in primavera.
Le acque in uscita scendono lungo il versante, verso nord-est, dando vita a uno dei rami del torrente Gramizza.
Il lago è adagiato sul fondo di una piccola conca, di probabile origine glaciale e originato da un piccolo ghiacciaio qui presente fra 20.000 e 10.000 anni fai, in corrispondenza dell’ultimo periodo glaciale.

L’intero territorio a cavallo fra Liguria ed Emilia, infatti, appare segnato dalla presenza di ghiacciai risalenti all’ultimo periodo glaciale, quello di Wurm, che durò circa fra i 110.000 e i 12.000 anni fa.
Le tracce possono essere diverse, come la presenza dei già citati circhi glaciali, i profili trasversali a U delle valli, la presenza di rocce montonate (cioè con la forma a dorso di montone) e in generale i detriti prodotti dall’esarazione delle rocce, che possono andare a depositi detti “morene”. Fra i detriti vi possono essere anche massi di grandi dimensioni, detti “erratici”, trasportati dalla lenta azione delle lingue glaciali a distante, anche considerevoli, dalla loro sede originaria.

Un esempio dell’azione di un ghiacciaio si può trovare, a relativa poca distanza, sempre nel Parco dell'Aveto. Il versante nord del Monte Aiona è stato caratterizzato dalla presenza di un ghiacciaio, come mostrano i laghi, tutti di origine glaciale, che si trovano dalla Riserva delle Agoraie fino al Lago delle Lame: da qui, a poca distanza, è anche possibile osservare il cosiddetto “anfiteatro morenico”.
Ancora una volta, il nostro territorio si presta a molteplici letture, dove nulla è lì per caso.

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L’anfiteatro naturale davanti a noi, coperto da una spessa coltre di neve, è chiamato la Nave del Penna. La forma, infat...
09/03/2026

L’anfiteatro naturale davanti a noi, coperto da una spessa coltre di neve, è chiamato la Nave del Penna. La forma, infatti, ricorda quella di una chiglia e per questo è diventato uno dei luoghi più riconoscibili dell’omonimo monte.

Preceduta a nord-est da una lunga e ripida cresta di rocce ofiolitiche, la conca della Nave si è formata grazie ad un fenomeno chiamato “deformazione gravitativa profonda di versante” (DGPV). Consiste in un movimento franoso a lunghissima evoluzione, che coinvolge volumi di roccia enormi – in questo caso, una parte importante del versante del Penna – e dove il movimento è molto lento, anche inferiore al millimetro all’anno.

Nel caso della Nave, inoltre, le sponde rocciose vengono modellate dall’erosione glaciale fino ad ottenere l’attuale e caratteristica forma di una chiglia.
L’intero comprensorio del Penna e dell’Aiona presenta infatti numerose tracce della presenza di ghiacciai, risalenti all’ultima glaciazione, detta di Würm.

La ricerca di una di queste tracce mi porterà alla prossima tappa: il laghetto del Penna, uno dei punti di interesse naturalistico fra i più importanti del Parco dell'Aveto.

(la seconda foto risale al 2023, giusto per far vedere anche un po' di luce...)

[2]

Indirizzo

Rapallo
16035

Sito Web

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