20/09/2013
"...La pallanuoto ... è la puntuale metafora del tanto lodato libero mercato: in superficie vedi belle geometrie, plastici movimenti, meravigliose prodezze balistiche…
Sotto, dove non vedi, è la rissa: colpi bassi, canagliate di ogni tipo, virili fetenzie.
Ci sono anche due arbitri, ai bordi della piscina, che non so come vedono anche là sotto e fischiano falli a decine, dando al gioco uno strano ...ritmo asmatico: respiri boccate di sport, tra un fallo e l'altro, al ritmo sincopato di quei fischietti.
In acqua, uomini come foche, calottina in testa con paraorecchi giganti come cuffie stereo, mani come badili provvisti di ventose, appiccicate a quel pallone giallo.
Li vedi e pensi: ci vuole un fisico bestiale.
Il climax atletico-estetico si raggiunge in quello strano rito finale che è il punto d'arrivo di tutto quel gran faticare geometrico e collettivo: quando, alla fine, uno si decide e tira.
L'attaccante contro il portiere.
Tutt'e due fuori dall'acqua fino al costume, tenuti su da qualche misteriosa pinna accessoria, l'uno a pendolare il pallone sulla testa di una finta ripetuta e sfinente, l'altro spalancato tra i pali come un crocefisso, entrambi frullati dolcemente dallo sforzo con cui, per un tempo che sembra lunghissimo, prendono per i fondelli la forza di gravità. Oscillano e si guardano..."
Alessandro Baricco