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Record infranti, nuovi personaggi, coppe bruciate e spogliatoi troppo piccoli. Questo e molto altro nella review che tro...
17/03/2026

Record infranti, nuovi personaggi, coppe bruciate e spogliatoi troppo piccoli. Questo e molto altro nella review che trovate al link 👇

Passata la sbornia di un mese e mezzo di rugby, ecco dieci motivi per cui questa edizione del Sei Nazioni resterà impressa nei libri di storia. 1) Tutti contro tutti Abbiamo visto 15 partite divertenti, piene di mete, giocate spettacolari e qualche svarione difensivo. È stato un Sei Nazioni promos

È andata esattamente come nessuno sperava e come in molti temevano. L’Italia ha perso e non è riuscita a centrare la ter...
15/03/2026

È andata esattamente come nessuno sperava e come in molti temevano. L’Italia ha perso e non è riuscita a centrare la terza vittoria nel torneo. Adesso è inevitabile sentirsi delusi, ma il bilancio complessivo del Sei Nazioni va fatto a mente un po’ più fredda, per evitare di scivolare in catastrofismi ingiustificati.

In sintesi: siamo stati, più o meno, surclassati da una squadra che nell’arco degli 80 minuti si è dimostrata migliore. Le cause della debacle possono essere molte o poche, dipende da quanto vogliamo fare esercizio di filosofia. Non credo siano mancate le motivazioni; semmai è mancata un po’ di benzina.

Non dimentichiamoci l’alto numero di infortunati a inizio torneo e i minutaggi enormi a cui sono stati costretti alcuni giocatori (Nicotera, sei partite in sei settimane, per dirne uno). È un tema che riguarda anche le altre nazionali, certo, ma per noi può pesare di più. Continuo infatti a pensare che l’Italia abbia ancora un problema di profondità: talvolta viene mascherato da prestazioni positive, ma in alcuni ruoli non è ancora risolto. I candidati per una maglia da titolare restano tutto sommato pochi e finiscono per essere spremuti al massimo.

Per oltre cinquanta minuti abbiamo subito l’urto, siamo stati fragili con la palla in mano e non siamo riusciti a dare segnali di risposta a una squadra che ha messo potenza e cattiveria agonistica in ogni sequenza. Il rugby resta uno sport di contatto e battaglia: gli avversari ci hanno messo sotto anche perché avevano qualcosa in più da dimostrare. Otto calci di punizione concessi già nel primo tempo, 13 palloni persi e troppi placcaggi poco dominanti hanno fatto il resto.

Può sembrare strano dirlo oggi, ma il torneo si chiude anche con una nota positiva: si è rivisto un Galles caparbio, finalmente senza paura. Se la squadra di Steve Tandy torna davvero competitiva, è un bene per tutto il Sei Nazioni, che quest’anno - più che mai - si è confermato un torneo spettacolare e pieno di sorprese.

Se gestire la pressione era difficile una settimana fa, figuriamoci oggi. Galles–Italia è una partita complicata da pron...
14/03/2026

Se gestire la pressione era difficile una settimana fa, figuriamoci oggi. Galles–Italia è una partita complicata da pronosticare: gli Azzurri hanno già dimostrato il proprio valore, mentre i Dragoni hanno cerchiato in rosso l’ultimo turno del Sei Nazioni per riscattarsi. Sull’onda dell’emozione verrebbe da dire che l’Italia arriva a Cardiff con l’etichetta di favorita, ma tutti sappiamo quanto l’edizione 2026 sia capace di ribaltare i copioni da un weekend all’altro: meglio evitare voli pindarici.

Per il Galles sarebbe la prima vittoria nel Sei Nazioni dal 2023 e il primo successo in assoluto, al netto di quelli con il Giappone, dopo 28 test match. L’Italia è comprensibilmente fiduciosa dopo aver battuto l’Inghilterra, ma i gallesi sono cresciuti e il Principality Stadium potrebbe trascinarli verso quella che, per quanto possa sembrare paradossale, sarebbe una vittoria memorabile.

Si affrontano due squadre che, al di là dei freddi numeri, hanno fatto passi avanti soprattutto in difesa. Il Galles guida la classifica dei placcaggi completati: un dato che racconta una squadra spesso costretta a subire l’iniziativa avversaria, ma capace di restare aggrappata alla partita e di lottare fino all’ultima goccia di sudore.

Dall’altra parte c’è un’Italia che ha imparato a non perdere terreno lungo gli 80 minuti. Nelle prime quattro giornate ha subito 86 punti: solo la Francia (84) ne ha concessi di meno. Se gli Azzurri riuscissero a mantenere questo standard anche contro il Galles, la campagna 2026 potrebbe diventare la più rimarchevole di sempre, superando il riferimento positivo dei 111 punti subiti nel 2013.

Italia e Galles sono vicine anche nel conteggio delle mete: 6 per la squadra di Gonzalo Quesada, 7 per quella di Steve Tandy. Sono le due nazionali che hanno segnato meno, con la differenza che l’Italia ha saputo colpire nei momenti cruciali, dando un peso specifico enorme alle proprie marcature.

Le formazioni non si discostano molto da quelle dell’ultimo turno e i punti di forza sono chiari: l’Italia è rocciosa in mischia, ha giocatori decisivi e sa gestire le fasi delicate; il Galles porta motivazioni fortissime, ha un gioco al piede puntuale e una terza linea abbastanza ruvida da mettere in difficoltà chiunque.

Giocatori da tenere d’occhio? Sul versante italiano sarebbe troppo facile citare Tommaso Menoncello, quindi dico Alessandro Fusco, che, dopo aver cambiato il volto della partita contro l'Inghilterra, si troverà a duellare con uno specialista dei box kick come Tomos Williams, il vero ago della bilancia del Galles insieme a quel guastafeste che prende il nome di Alex Mann.

A fare la differenza sarà l’approccio. Il fuoco della passione può giocare brutti scherzi: chi saprà restare lucido, trasformare le occasioni in punti e tenere la partita sul binario giusto, avrà le migliori chance di portare a casa il risultato.

In un match così indecifrabile, non servirà essere perfetti: servirà essere più precisi dell’avversario quando la partita si sporcherà. Perché a Cardiff, più che lo slancio, conterà la capacità di restare in equilibrio fino all’ultimo pallone.

Ecco l’Italia per l’ultima fatica del Sei Nazioni. I cambi nel XV titolare sono tre: Alessandro Fusco torna a indossare ...
12/03/2026

Ecco l’Italia per l’ultima fatica del Sei Nazioni. I cambi nel XV titolare sono tre: Alessandro Fusco torna a indossare la maglia numero 9, Muhamed Hasa sostituisce l’infortunato Simone Ferrari in prima linea e Federico Ruzza subentra ad Andrea Zambonin in seconda linea. Il resto delle modifiche riguardano la panchina, dove si rivedono Stephen Varney, David Odiase e Giosuè Zilocchi. Poche variazioni per una nazionale solida, che cerca di chiudere al meglio un torneo fin qui molto positivo.

“Branca Day” è una canzone del 2003, cantata dalla punk rock band vicentina Derozer. Molti millennial come me ricordano ...
08/03/2026

“Branca Day” è una canzone del 2003, cantata dalla punk rock band vicentina Derozer. Molti millennial come me ricordano ancora il ritornello: “Ti amo quando sono sbronzo, ti amo di più…”. Una musichetta leggera e ballabile, con il pogo in mezzo alla pista e un Angelo Azzurro nel bicchiere: il cocktail probabilmente più cattivo (e iconico) degli anni Duemila.

Quel quadretto di giovinezza oggi torna utile per raccontare quello che è successo ieri a Roma. Siamo ancora ubriachi di felicità, l’Angelo Azzurro stavolta è Tommaso Menoncello e quell’amore “da sbronzi” è la lente perfetta per apprezzare una vittoria di corto muso: ruvida, scorbutica e allo stesso tempo bellissima e poetica.

L’Italia ha voltato pagina, bisogna dirlo. Chi ascoltava i Derozer si è abituato per anni a concetti consolatori come la “sconfitta onorevole”, l’escamotage giornalistico ideale per mascherare le magagne dell’Italrugby. Ora non c’è più bisogno di aggrapparsi solo a una mischia dominante o a qualche placcaggio spacca-ossa per sentirsi vivi: siamo finalmente nella fase in cui la Nazionale si può giudicare per le partite che vince.

È la terza volta che muoviamo la classifica nel Sei Nazioni 2026, è l’undicesima vittoria dell’era Quesada ed è la prima vittoria di sempre contro l’Inghilterra. C’è tantissimo da celebrare. E ai numeri – già importanti – si aggiungono spunti che aiutano a inquadrare meglio la nouvelle vague del rugby italiano (di alto livello, perché la base continua ad annaspare) e la crescita del gruppo guidato da Michele Lamaro.

Ci stiamo abituando a vincere nelle condizioni più impensabili (qualcuno ricorda la lista degli infortunati?), contro avversari teoricamente superiori, in partite piene di ostacoli. Ma, rispetto al passato, non crolliamo. Chi avrebbe detto che avremmo gestito con lucidità lo spartito fatto di calci e pressione che l’Inghilterra ci ha proposto nei primi venti minuti? Chi avrebbe scommesso che il break di Ollie Chessum, a tre minuti dalla fine, si sarebbe chiuso con un placcaggio perfetto e un turnover a nostro favore?

Nei momenti chiave l’Italia sta imparando a spostare l’inerzia dalla sua parte, pur tra errori individuali talvolta inguardabili e qualche difficoltà strutturale ancora evidente. Basti pensare a come segniamo: azioni da applausi, sì, ma spesso con un dato curioso. Se si vanno a rivedere i tabellini delle vittorie più significative dell’era Quesada, si scopre che segniamo meno mete delle squadre che battiamo e che le marcature arrivano di frequente da situazioni lontane dai fatidici cinque metri.

Lo hanno detto in tanti e lo ripeto anch’io: la litania secondo cui l’Italia vince solo quando azzecca la giornata perfetta e l’avversario combina disastri, si può archiviare. Ieri l’Inghilterra voleva vincere: niente supponenza, palloni contestati uno a uno, battaglia vera. Ha perso lucidità perché non ha trovato soluzioni semplici alle difficoltà che le abbiamo imposto. E diciamolo con serenità: ve**re a Roma, adesso, è un gran casino per tutti.

E nella girandola delle frasi fatte ce n’è una che, alla fine, funziona sempre: meglio una br**ta vittoria di una bella sconfitta. Sì, diamine: è sempre stato vero, e lo è ancora di più nel rugby professionistico, dove girano soldi, interessi e visibilità.

E allora brindiamo pure, ma rimanendo esigenti: questa vittoria vale doppio se tra una settimana andiamo a Cardiff a sbancare il Principality Stadium. Se dobbiamo fare la storia, facciamola fino in fondo.

Sono tesserato FIR dal 1996 e non sono mai stato così orgoglioso di essere un rugbista italiano.
07/03/2026

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07/03/2026

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La settimana di pausa del Sei Nazioni è servita a recuperare energie fisiche e mentali, ma anche ad aumentare le aspetta...
07/03/2026

La settimana di pausa del Sei Nazioni è servita a recuperare energie fisiche e mentali, ma anche ad aumentare le aspettative attorno agli Azzurri. Italia e Inghilterra arrivano al quarto turno con stati d’animo opposti: sono appaiate in classifica, ma vengono raccontate in modo molto diverso dai media. Gli uomini di Gonzalo Quesada stanno raccogliendo consensi da più parti, mentre quelli di Steve Borthwick devono ancora fare i conti con le dure critiche seguite alle sconfitte contro Scozia e Irlanda.

Dal punto di vista tecnico ci sarebbe molto da analizzare, ma il primo elemento da considerare è proprio la narrazione che si è costruita attorno a questa sfida. L’Inghilterra ha mostrato vulnerabilità evidenti e molte testate giornalistiche hanno sottolineato come quella di oggi possa essere la volta buona per vedere l’Italia ba***re gli inglesi.

È davvero tutto così lineare? Io andrei cauto. Prima di tutto perché l’Inghilterra non è diventata all’improvviso una squadra mediocre. Le mancano leadership e capacità di reazione nei momenti difficili, diversi giocatori chiave hanno reso al di sotto delle attese e i risultati sono la conseguenza diretta di questi fattori. Nonostante ciò, resta una squadra con punti di forza molto importanti, a partire dalla mischia chiusa. Proprio lì anche noi siamo tornati molto competitivi, ma la sfida di oggi pomeriggio rappresenta un vero stress test: Joe Hayes ed Ellis Genge sono stati tra i pochi a distinguersi anche nei momenti più complicati e, numeri alla mano, la mischia inglese è stata fin qui la migliore del Sei Nazioni, con il 28,6% di mischie vinte su introduzione avversaria.

Borthwick ha scelto di cambiare nove giocatori, rivoluzionando completamente la linea dei trequarti. Una scelta che può rivelarsi rischiosa, ma anche vincente, considerando che le capacità distributive di Seb Atkinson e l’opportunismo delle ali Cadan Murley e Tom Roebuck sono qualità venute meno nelle ultime due uscite. Quesada, invece, ritrova Brex, conferma la fiducia a Alessandro Garbisi e schiera un giocatore in forte progresso come Pani con la maglia numero 15. Al netto degli infortuni, l’Italia presenta una formazione solida e attraversa un buon momento sul piano della brillantezza fisica. Gli inglesi temono la nostra efficacia nel breakdown e la compattezza difensiva: tra i 14 giocatori che in questa edizione 2026 hanno messo a referto almeno sette placcaggi dominanti, la metà sono italiani, compresi tutti i primi tre. Lorenzo Cannone guida questa classifica con 10, seguito da Zuliani e Fischetti con 6.

Le statistiche raccontano molto, ma il rugby non è una scienza esatta e spesso le partite si decidono nei dettagli. L’Olimpico pieno e vestito d’azzurro rappresenta una spinta importante per l’Italia, così come il peso di tre sconfitte consecutive può diventare una motivazione fortissima per l’Inghilterra. La sensazione è che il divario tecnico si sia ridotto, anche se l’ottimismo che circonda il movimento non sempre tiene conto degli errori, a volte anche evidenti, che ci hanno impedito di raccogliere molto di più a Dublino e a Lille. E allora dove si può colpire la perfida Albione? Prima di tutto sul piano della ferocia agonistica. Quando gli inglesi non percepiscono una situazione di controllo, fanno più fatica a trovare soluzioni creative per tirarsi fuori dalle difficoltà. Anche la qualità delle manovre offensive sarà un fattore decisivo: entrambe le squadre amano allargare il gioco fino ai canali più esterni, pur senza riuscirci sempre con esecuzioni impeccabili. Non resta che accomodarsi in tribuna — o sul divano — e sostenere gli Azzurri in quella che potrebbe essere la migliore occasione di sempre per fare la storia.

Gonzalo Quesada alza il sipario sull’Italia che affronterà l’Inghilterra sabato 7 marzo allo Stadio Olimpico di Roma. Le...
05/03/2026

Gonzalo Quesada alza il sipario sull’Italia che affronterà l’Inghilterra sabato 7 marzo allo Stadio Olimpico di Roma. Le novità riguardano tutte i trequarti: torna Pani in posizione di estremo, Brex riprende la n.13 dopo due turni di assenza, Alessandro Garbisi sarà il mediano titolare a fianco di suo fratello Paolo.

In mischia lo staff sceglie la via della continuità unità confermando in blocco i primi 8 che hanno iniziato il match con la Francia. Nel 5+3 scelto per la panchina si rivede Tommaso Allan, al primo ingresso in lista gara dall’inizio del Sei Nazioni 2026.

Vi piace? Avreste fatto scelte diverse?

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22/02/2026

33 a 8 è un punteggio severo, ma non ci sono grandi critiche da muovere nei confronti degli Azzurri. La Francia che ci ha battuto a Lille si è dimostrata più brava di noi sotto ogni punto di vista.

La buona notizia è che non siamo schiantati, quella cattiva invece riguarda la classifica: strappare un punto di bonus era l'obiettivo che per lunghi tratti di gara sembrava raggiungibile e non lo abbiamo centrato.

Al netto di ciò, che altro possiamo imputare all'Italia? I Bleus sono la squadra più forte dell'emisfero nord, anche quando perdono il loro regista principale a poche ore dal match e si trovano costretti a schierare tre ali invece che due playmaker. In questo momento la macchina di Galthié gira alla perfezione: martellano con gli avanti, ricamano con i trequarti, finalizzano con la panchina.

A noi sono rimaste le briciole (non in termini d i quantità, ma di qualità del possesso) e comunque abbiamo provato a imabastire qualcosa di buono. Abbiamo fatto degli errori? Si certo. Chi non li commette quando è costretto a gestire pochi palloni, per di più dopo aver faticato ad arginare tale fisicità? Le rimesse laterali non hanno funzionato? Vero anche questo: semplicemente la Francia ci aveva studiato a fondo. Nel rugby di alto livello succede.

Lo spirito da trincea si è visto anche stavolta, la mischia chiusa continua a dare segnali incoraggianti e la capacità di rimanere dentro la partita è ormai assodata. Ha solo vinto la squadra migliore. Testa bassa e sotto con la preparazione dei prossimi 160 minuti, che visto l'andamento del torneo non sono affatto scontati.

Indirizzo

Prato
59100

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