Ohvale Rugby Blog

Indicazioni Sito Web

Ohvale Rugby Blog Rugby blog for rugby life

Non c'è Miotti. Di questa e di tutte le altre scelte di Quesada ne parliamo qui con Lorenzo Calamai: 👇
22/10/2026

Non c'è Miotti. Di questa e di tutte le altre scelte di Quesada ne parliamo qui con Lorenzo Calamai: 👇

Valerio Bardi e Lorenzo Calamai passano al setaccio i 33 convocati ...

Una piccola revisione di cosa è successo nelle prime tre gare di URC e un focus sull'imminente inizio delle Coppe Europe...
16/10/2026

Una piccola revisione di cosa è successo nelle prime tre gare di URC e un focus sull'imminente inizio delle Coppe Europee. As always con Lorenzo Calamai

Uno screening di come stanno andando le italiane nelle competizioni...

Ve lo ricordate Mark Nawaqanitawase, il talentuoso trequarti ala australiano che ha scelto di passare al rugby a XIII pr...
13/10/2026

Ve lo ricordate Mark Nawaqanitawase, il talentuoso trequarti ala australiano che ha scelto di passare al rugby a XIII proprio quando iniziava a diventare un giocatore chiave per i Wallabies?

Dopo l’esperienza nel rugby league con i Sydney Roosters, culminata con la conquista del titolo NRL, il 26enne ha deciso di tornare al rugby union e dalla prossima stagione giocherà in Giappone con i Wild Knights.

La notizia più interessante, però, riguarda il suo futuro internazionale. Nawaqanitawase ha dichiarato ufficialmente che non sarà disponibile per l’Australia nel Nations Championship di novembre e, ad agosto 2027, avrà completato il periodo di tre anni senza presenze internazionali.

A quel punto potrebbe diventare eleggibile per due nazionali diverse: le Fiji, grazie alle origini paterne, oppure l’Italia, per via della madre Fiona, figlia di un italiano.

Il suo agente ha già fatto sapere ai media australiani che il giocatore resta aperto a tutte le possibilità. Per ora la priorità è affermarsi in Giappone, ma in vista della prossima Coppa del Mondo il suo nome potrebbe diventare molto interessante anche per gli Azzurri.

Niente da fare per le due italiane nel terzo turno di URC. La prima vittoria stagionale resta un appuntamento rimandato....
11/10/2026

Niente da fare per le due italiane nel terzo turno di URC. La prima vittoria stagionale resta un appuntamento rimandato. Zebre-Edinburgh 12-29, Scarlets-Benetton 26-24.

Come una settimana fa, partite diverse e identico verdetto: due sconfitte. Alle Zebre è andata peggio, soprattutto nel punteggio. L’Edinburgh di Sean Everitt non è una squadra per palati fini, ma si è dimostrata solida quanto basta per portare a casa il bottino pieno.

Al Lanfranchi, a dire il vero, lo spettacolo è stato piuttosto modesto. Gli unici lampi degni di nota, a mio avviso, li hanno offerti i ducali. Su tutti, la meta di Simone Gesi innescata dall’accelerazione di Alessandro Fusco. Quando i gialloblù giocano quel rugby atletico e spregiudicato, possono far male a chiunque.

Il problema, ancora una volta, riguarda altre aree del gioco. I ragazzi di Brunello sono combattivi, ma per mettere sotto pressione un collettivo quadrato come quello scozzese, con gente come Pierre Schoeman, Ewan Ashman e Magnus Bradbury, servono precisione nelle fasi statiche e solidità difensiva nei momenti decisivi. Sono mancate entrambe, soprattutto la prima: appena il 64% delle rimesse laterali è andato a buon fine.

Stavolta niente bonus e pochi rimpianti. Le Zebre sono rimaste in partita e hanno creato difficoltà agli avversari, in fin dei conti senza dare mai davvero l’impressione di poter vincere.

Tutt’altra storia al Parc y Scarlets di Llanelli, dove il Benetton ha perso 26-24, raccogliendo due punti di bonus, uno per lo scarto di due lunghezze, l’altro per le quattro mete segnate. A tratti, la squadra di Pivac ha mostrato il suo miglior rugby dall’inizio della stagione, almeno in attacco.

Quando il pallone è uscito rapidamente dai raggruppamenti, ha viaggiato bene tra le mani dei trequarti, mettendo in apprensione la difesa degli Scarlets. Resta il problema della gestione complessiva della partita: placcaggi morbidi, quando non del tutto mancati, proprio quando servirebbe mettere la spalla dura, e blackout preoccupanti per una squadra ricca di internazionali. Così vincere diventa complicato, anche con un rugby piacevole da guardare.

C’è poi la questione dei ball carrier. Che si scelga un gioco di movimento o uno più diretto, servono giocatori capaci di rompere la linea difensiva. Al momento, Ratave a parte, il Benetton sembra averne pochi. Non mancano uomini generosi e forti all’impatto, né giocatori come Marin, capaci di manipolare la difesa e guadagnare metri al contatto. Ma trovare il buco sistematicamente è un’altra cosa: significa superare la linea e liberare le gambe dei velocisti (di cui i Leoni sono in possesso) verso la meta.

Alcuni numeri della partita evidenziano una differenza netta a favore degli Scarlets: 618 metri guadagnati contro 398, 12 clean breaks contro 5 e 43 difensori battuti contro 25. Dati che fanno riflettere.

Il terzo turno di URC si chiude con le scozzesi Glasgow ed Edinburgh in testa, rispettivamente a 14 e 13 punti. Alle loro spalle il blocco sudafricano composto da Bulls, Stormers e Sharks. Benetton e Zebre restano invece in fondo alla classifica, con 5 punti e 1 punto. Con altre 15 partite da giocare nulla è definitivamente perduto, ma non era certo questo l’inizio che speravamo.

09/10/2026

Con Lorenzo Calamai abbiamo provato a riprendere in mano il podcast Quindici, lanciato ormai quasi 10 anni fa e nell'ultimo biennio finito momentaneamente in naftalina.

Faremo una puntata al mese, raggruppando i macrotemi del rugby internazionale, dall'attività di club a quella delle nazionali.

Siccome domani si gioca uno dei classici intramontabili dell'Emisferp Sud (la Bledisloe Cup) ecco un frammento in cui si parla di All Blacks.

La puntata integrale, comprensiva di un focus su URC e sulle prossime avversarie dell'Italia è sul canale Youtube di Ohvale Rugby Blog.

Con un doppio innesto di grande spessore, la UAR porta nello staff dei Pumas due tecnici di primo livello come Mario Led...
09/10/2026

Con un doppio innesto di grande spessore, la UAR porta nello staff dei Pumas due tecnici di primo livello come Mario Ledesma e Shaun Edwards.

Ledesma, già head coach dell’Argentina, torna in nazionale come responsabile della mischia. Edwards, invece, ritrova una selezione maschile Tier 1 dopo la fine del ciclo con la Francia e l’esperienza da consulente nello staff della nazionale inglese femminile.

Per la federazione argentina si tratta di un’operazione importante. Il curriculum di Edwards e la sua capacità di trasformare l’organizzazione difensiva delle squadre che allena sono noti a livello globale. Ma anche il ritorno di Ledesma ha un peso specifico notevole: dopo l’uscita dell’ex scrum coach Andrés Bordoy, Felipe Contepomi aveva bisogno di uno specialista degli avanti e ha scelto una delle figure più rappresentative del rugby argentino.

Le qualità di Ledesma come head coach possono essere oggetto di discussione, ma sul lavoro con la mischia e con gli avanti il suo bagaglio di esperienza è difficilmente contestabile.

I Pumas lanciano così un messaggio piuttosto chiaro: dopo un biennio discontinuo, alternato tra grandi risultati e brusche frenate, l’obiettivo è costruire uno staff tecnico di altissimo livello in vista della Rugby World Cup 2027.

E per l’Italia c’è anche un risvolto immediato, visto che il 21 novembre gli Azzurri affronteranno proprio l’Argentina a Genova.

Guardiamo gli aspetti positivi: dopo due giornate il Benetton è nono in classifica, con gli stessi punti del Leinster ca...
05/10/2026

Guardiamo gli aspetti positivi: dopo due giornate il Benetton è nono in classifica, con gli stessi punti del Leinster campione in carica. Se le difficoltà dei dublinesi fanno notizia, lo stesso non si può dire per la sconfitta dei biancoverdi, che ancora una volta hanno mancato il colpo di reni nel momento decisivo della partita.

Connacht torna in Irlanda con cinque punti preziosi, conquistati contro una squadra discreta solo a tratti e soprattutto troppo sterile quando avrebbe dovuto chiudere la pratica. È un copione già visto, con la differenza che stavolta davanti non c’erano i Dragons, ma una formazione molto più solida e organizzata.

Nel 22-19 con cui la squadra di Lancaster ha superato quella di Pivac ci sarebbero molti temi tecnici da affrontare. Io ne scelgo uno: l’incapacità del Benetton di destabilizzare con continuità la difesa avversaria.

È vero che Treviso ha segnato da maul e da prima fase, ma quando il gioco si è fatto più impegnativo, cioè quando Connacht ha alzato l’intensità difensiva, la risposta è diventata prevedibile. Attacchi poco collegati, passaggi imprecisi e poca capacità di creare disordine hanno consentito agli irlandesi di ricomporre la linea senza troppi affanni. Peccato, davvero.

La vittoria era alla portata, ma è sfuggita. E così una classifica che avrebbe potuto contare su nove punti potenziali ne mostra appena tre. Considerando quanto sarà lunga la stagione e il forte impiego dei nazionali tra Nations Championship e Sei Nazioni, queste prime due partite rappresentavano l’occasione ideale per accumulare fiducia e lavorare con il vento in poppa.

Le Zebre, invece, hanno portato a casa un punto di bonus difensivo contro Cardiff. Bravi i ragazzi di Brunello a raddrizzare almeno in parte un match che, dopo trenta minuti, sembrava già compromesso.

A differenza di Treviso, la franchigia ducale ha subito l’impatto di una squadra che tra le mura amiche sa esprimersi molto bene. In attacco, però, le cose sono andate meglio, grazie soprattutto all’intraprendenza dei trequarti e al contributo arrivato dalla panchina.Resta però un problema di consistenza generale.

Le risorse tecniche per vincere le partite di corto muso ci sarebbero anche (basti pensare ad Allan, Montemauri, Da Re) ma prima bisogna riuscire a tenere il punteggio in equilibrio più a lungo. E questo presuppone una difesa più solida e un rendimento meno frammentato.

L’URC non è l’unico termometro sullo stato dell’arte della Nazionale, ma resta comunque un termometro importante. Le prime due giornate hanno evidenziato una condizione fisica accettabile e un collante tecnico ancora poco evidente.

Prima del Nations Championship restano soltanto altre tre giornate: 240 minuti di rugby in cui Benetton e Zebre dovranno inseguire i propri obiettivi, mentre gli Azzurri impegnati nelle due franchigie saranno chiamati ad alzare il livello per arrivare pronti alla durissima finestra internazionale di novembre.

Treviso affronterà gli Scarlets in trasferta e poi Glasgow ed Edinburgh in casa. Le Zebre, invece, ospiteranno Edinburgh a Parma prima delle due trasferte contro Connacht e Dragons.

È il momento di accelerare. Senza troppi giri di parole.

Il sogno di ogni tifoso è seguire il debutto in campionato della propria squadra e uscire dallo stadio pensando: buona l...
28/09/2026

Il sogno di ogni tifoso è seguire il debutto in campionato della propria squadra e uscire dallo stadio pensando: buona la prima.

Dubito però che tra Treviso e Parma ci sia qualcuno pienamente soddisfatto del primo turno di URC 2026/27, chiuso con il 19-19 tra Benetton e Dragons e con il pesante 13-47 subito dalle Zebre contro i Bulls.

Gli avversari delle due italiane avevano un peso specifico molto diverso, ma sia i biancoverdi sia i gialloblù hanno lasciato qualche interrogativo sulla prestazione complessiva.

A Monigo, ancora lontano dai sold out delle ultime due stagioni, è andato in scena l'esordio del Benetton targato Wayne Pivac. C’è chi sostiene che la mano del nuovo coach si veda già e chi, al contrario, intravede ancora le scorie delle gestioni precedenti. Io ho visto soprattutto una squadra convinta di poter dominare e rimasta invece a bocca parzialmente asciutta.

L’interpretazione della gara dipende anche da chi sta in campo. Il Benetton ha sbagliato qualcosa al piede, non ha mostrato abbastanza cinismo nei momenti chiave e ha lasciato aperta una partita che avrebbe potuto chiudere prima. Colpa di una condizione ancora da affinare, di qualche errore di troppo e di un killer instinct che, almeno per ora, non si è visto.

Se il progetto è costruire una squadra a immagine e somiglianza dei principi offensivi e neozelandesi che Pivac aveva portato agli Scarlets, allora siamo ancora lontani. Ma è troppo presto per trarre conclusioni definitive.

C’è però un aspetto da correggere in fretta. Quella tendenza, ormai cronica e trasversale alle gestioni di Bortolami e MacRae, in cui si tengono in vita partite che andrebbero archiviate.

Discorso diverso per le Zebre, travolte da una delle principali candidate alla vittoria finale.

Le sudafricane non fanno sconti, anche se settembre resta uno dei momenti migliori per affrontarle, complice l’assenza di diversi Springboks impegnati a livello internazionale.

La squadra di Massimo Brunello ha cambiato capitano, inserito Allan nel triangolo allargato e perso nell’ultima settimana un giocatore importante come Matteo Nocera.

Tutti elementi che potevano influire sugli equilibri. Alla fine, però, a fare la differenza è stata soprattutto la mischia abrasiva dei Bulls, capace di spegnere progressivamente le buone intenzioni con cui le Zebre avevano iniziato la gara.

Che la franchigia ducale sappia produrre una manovra offensiva di qualità è ormai noto. La sfida, molto più difficile, sarà far crescere e rendere al meglio i tanti giovani del pacchetto di mischia, un settore nel quale in URC, soprattutto nell’anno del Mondiale, nessuno regala nulla.

A sensazione, il primo turno si chiude con tre punti in meno rispetto a quanto si poteva sperare. Treviso aveva la vittoria nelle corde. Le Zebre potevano anche puntare a un bonus senza che fosse un'eresia. Restano altre 17 partite per cambiare direzione.

Diego Dominguez entra nella Hall of Fame del rugby mondiale, ed è il riconoscimento più naturale per un giocatore che ha...
09/09/2026

Diego Dominguez entra nella Hall of Fame del rugby mondiale, ed è il riconoscimento più naturale per un giocatore che ha davvero fatto la differenza nella storia del rugby italiano.

Si è ritirato nel 2004 e, anche se sono passati più di vent’anni, con buona pace delle frequenti discussioni su chi possa essere considerato il suo erede, quell’erede ancora non c’è.

Il rugby è cambiato profondamente, e con lui è cambiato anche il modo di interpretare la regia con la maglia numero 10. È cambiata pure l’Italia, che per tanti, forse troppi anni, si è aggrappata alle qualità di Diego per vincere partite cruciali o semplicemente per restare a galla quando l’avversario era nettamente superiore.

Faccio parte di una generazione che ha iniziato a seguire la palla ovale a metà degli anni Novanta, quando solo riuscire a vedere una partita internazionale in televisione poteva diventare un’impresa. Forse anche per questo le giocate di Dominguez mi sono rimaste impresse in maniera quasi indelebile.

Da allora non ho più visto nessuno con la sua stessa capacità di alleggerire la pressione avversaria attraverso calci di spostamento precisi al millimetro. Le qualità dalla piazzola non si discutono nemmeno: per molto tempo è stato il secondo miglior marcatore della storia del rugby internazionale, dietro a Neil Jenkins.

Poi c’era il drop, di cui era un artista assoluto. Una soluzione tattica oggi quasi dimenticata, ma che con lui era diventata una consuetudine. E in difesa? Presente. Non si è mai tirato indietro.

Un regista completo, di enorme personalità, sostenuto peraltro da un Alessandro Troncon nel pieno della maturità agonistica.

Il ricordo più significativo? I 29 punti segnati contro la Scozia nell’esordio dell’Italia nel Sei Nazioni.

Dopo circa quindici minuti sbagliò il primo calcio di punizione assegnato all'Italia, evento quasi insolito per uno come lui. Poi fece quello che fanno i grandi campioni: rialzò la testa e cominciò a colpire.

Sei calci di punizione, tre drop e una trasformazione. Una prestazione individuale superlativa in quella che, ancora oggi, resta una delle vittorie collettive più belle della storia del rugby italiano.

Chapeu Diego!

Sudafrica-All Blacks, un passo avanti nel futuro e uno indietro nel passato.Ogni sfida tra i due giganti del rugby mondi...
06/09/2026

Sudafrica-All Blacks, un passo avanti nel futuro e uno indietro nel passato.

Ogni sfida tra i due giganti del rugby mondiale serve a capire in che direzione sta andando il gioco, ma anche a ricordarci una cosa semplice. Nei momenti decisivi, l’identità di un movimento torna sempre fuori.

Il Sudafrica è passato in vantaggio per 2-1 nella serie Greatest Rivalry, vincendo 29-24 una partita intensa, fisica e molto equilibrata. Un bello spot per chi ama il rugby adrenalinico, ma anche una possibile anticipazione di quella che, tra un anno, potrebbe essere la finale mondiale.

Gli All Blacks non sono tornati, perché in realtà non se n’erano mai andati. Hanno semplicemente trovato un allenatore empatico, capace di rimetterli nelle condizioni di giocare secondo la loro filosofia. Anche loro, al netto delle burrasche passate, hanno giocatori di altissimo livello.

La vera differenza rispetto al Sudafrica sta nella profondità delle scelte. E non è un dettaglio.

La grande rivoluzione di Rassie Erasmus è stata proprio questa: costruire un gruppo allargato pieno di qualità, alternative e giocatori intercambiabili.

Oggi nessuna squadra al mondo può mettere in campo 23 uomini complessivamente più forti di quelli sudafricani.

È quel numero, 23, a fare la differenza.
Se uno dei titolari non rende al massimo, c’è sempre qualcuno pronto ad alzare il livello.

Prendiamo Morné van den Berg. Il mediano dei Lions deve convivere con la concorrenza di tre nomi pesanti come Faf de Klerk, Cobus Reinach e Grant Williams. Eppure, entrato nella ripresa, ha placcato tutto, ha calciato bene, ha aumentato il ritmo e ha inciso più di Reinach proprio nell'ultimo quarto, esattamente il momento in cui la partita andava vinta.

Quello di Van den Berg è soltanto un esempio, ma aiuta a capire dove potrebbe spostarsi l’equilibrio alla prossima Coppa del Mondo.

Quando le nazionali arrivano al completo e al massimo della condizione, le partite internazionali diventano inevitabilmente sfide punto a punto. E a quel livello vince chi può contare non soltanto su quindici titolari forti, ma su 23 giocatori di personalità, duttili, affidabili e perfettamente dentro l’obiettivo.

Al momento, nell’emisfero nord, soltanto la Francia sembra davvero in grado di avvicinarsi a quello standard.

Indirizzo

Prato
59100

Notifiche

Lascia la tua email e sarai tra i primi a sapere quando Ohvale Rugby Blog pubblica novità e promozioni. Il tuo indirizzo email non verrà utilizzato per nessun altro scopo e potrai annullare l'iscrizione in qualsiasi momento.

Scelte rapide

Condividi

Categoria