Luca Zilli, Personal Trainer

Luca Zilli, Personal Trainer Un unico autore, un'unica filosofia, un solo Metodo. Nessuna contraddizione. Funzionale.

Il termine che sottoscrive la variabilità del rapporto tra diversi fattori. Elementi che prendono inevitabilmente forma anche nell'ambito della cultura fisica. In questa pagina così come anche nel sito ufficiale, articolo dopo articolo, imparerete ad apprendere l'intero background sistemico e fisiologico nei confronti di allenamento, recupero ed alimentazione, secondo il Metodo da me concepito.

05/04/2026
20/01/2026

Ecco un esempio di cambiamento che definisco buono. Non lo dico tanto per il risultato raggiunto, quanto per la condizio...
30/07/2025

Ecco un esempio di cambiamento che definisco buono. Non lo dico tanto per il risultato raggiunto, quanto per la condizione di partenza: rappresentata da un habitus piuttosto comune, a digiuno da qualsiasi forma di allenamento.

Che cosa abbiamo fatto?

In realtà niente di particolare, tre allenamenti settimanali, progressione fisiologica dei carichi, rivisitato il rapporto tra i macronutrienti (senza diventare matti a guardare il dettaglio), con un occhio alle quantità caloriche complessive.

È stato difficile?

Per la maggior parte di voi frequentatori non sarebbe certo un'impresa, ma per una persona normale può sicuramente rappresentare un certo stravolgimento delle proprie abitudini; tuttavia le esigenze costumistiche di questo cosplayer, richiedevano un taglio corporeo molto più aggressivo.

PS. Per i maniaci del peso, come dico spesso, se abbiamo un'esecuzione muscolo centrica, non occorre raggiungere 120 kg di panca per raddoppiare i propri pettorali. Tant'è che con difficilmente superiamo i 50 kg sul bilanciere, eppure...

Ecco una combinazione di elementi molto spesso trascurata. Lo sapevate che la funzionalità articolare è l'elasticità cut...
13/07/2025

Ecco una combinazione di elementi molto spesso trascurata. Lo sapevate che la funzionalità articolare è l'elasticità cutanea spesso vanno a braccetto?

Ovviamente se abbiamo l'artrosi non è detto che ci debba cadere la pelle, e lo stesso possiamo dirlo al contrario.

Tuttavia in forma del tutto preventiva e perché no anche terapeutica, possiamo impiegare un mix di elettroliti essenziali come magnesio e potassio per garantire due processi chiave: la produzione di collagene e la conservazione della salute cartilaginea (a carico del magnesio), ed il mantenimento di un equilibrio osmotico favorente l'aumento dell'acqua intracellulare nonché dei fluidi articolari (a carico del potassio).

Se questo non dovesse bastare, l'unione con collagene marino (altamente biodisponibile) arricchito con acido ialuronico, vit. C ed un elemento antiossidante (come coenzima Q10 o resveratrolo), possono non solo favorire la funzionalità articolare, ma anche rallentare i processi di invecchiamento di carattere cutaneo.

Ricordiamoci che l'acido ialuronico è assorbito in percentuale minima in assenza di collagene, quindi l'unione con quest'ultimo è indispensabile per evitare il sovradosaggio del primo (che in quantità elevate può generare ritenzione idrica).

Il suo ruolo nella funzionalità articolare potrà essere quello di aumentare la viscosità del liquido sinoviale prodotto all'interno dell'articolazione, riducendo così l'attrito dei capi ossei.

18/01/2025

PROGETTO RICOMPOSIZIONE CORPOREA (2ª parte)

Leptina: il regolatore nascosto del metabolismo-------------

Vi ricordate dell’ormone leptina citato nella prima parte dell’articolo? Ecco, buona parte dei nostri processi metabolici che conducono alla perdita di adipe dipendono essenzialmente da questa molecola, o meglio, dalle conseguenze che provoca sul sistema endocrino. La leptina influenza infatti gli ormoni gonadici, l’espressione tiroidea e la sintesi di enzimi con funzioni lipolitiche. Ma non solo: essa interagisce anche con altri ormoni e neuropeptidi deputati al controllo della velocità metabolica e del senso di sazietà, come la colecistochinina (CCK) prodotta dallo stomaco.

Da ciò si evince il profondo legame tra “funzionalità metabolica” e livelli di leptina. Tuttavia, questa efficienza non sarà proporzionale se i livelli dell’ormone rimangono cronicamente elevati. Prima di approfondirne il motivo, scopriamo chi produce questa citochina. La leptina, scoperta nel 1994 da Friedman, viene sintetizzata principalmente dal tessuto adiposo bianco e rilasciata nel sangue. Sebbene i suoi recettori siano ubiquitari, il sito primario d’azione è l’ipotalamo, che si trova oltre la barriera ematoencefalica.

Leptino-resistenza: il limite del segnale metabolico----------

Per superare la barriera ematoencefalica e raggiungere il fluido cerebrospinale, la leptina necessita di trasportatori specifici. Questi trasportatori, tuttavia, possono essere sottoregolati o non funzionare correttamente, limitando l’azione dell’ormone. Una delle principali cause di questo problema è proprio la presenza cronicamente elevata di leptina. È lo stesso meccanismo che osserviamo nell’insulino-resistenza: livelli eccessivi di una molecola portano alla desensibilizzazione dei propri recettori.
Questo spiega perché un soggetto obeso, nonostante disponga di grandi quantità di leptina prodotta dal tessuto adiposo, spesso non dimagrisce. Egli infatti potrebbe soffrire di leptino-resistenza, una condizione caratterizzata dalla desensibilizzazione dei recettori OB-Rb, che nella fattispecie incontreremo in tre varianti: solubile, corta e lunga. La prima determina la biodisponibilità della leptina, la seconda media il trasporto attraverso la barriera ematoencefalica e la terza è responsabile della trasduzione del segnale a livello ipotalamico.

La leptina nei soggetti magri--------------

A questo punto potremmo chiederci: come fa un soggetto magro, che ha meno tessuto adiposo, a produrre abbastanza leptina per mantenere un metabolismo efficiente? Fortunatamente, la leptina dipende anche (ed in questo caso soprattutto) dal metabolismo del glucosio. Il rilascio dell’ormone è strettamente legato al tasso glicemico ed ai livelli di insulina. Questo dettaglio è cruciale: un eccesso prolungato di glucosio e insulina (come nel diabete di tipo II) porta a una continua sintesi di leptina, contribuendo alla suddetta desensibilizzazione recettoriale.

Per questo, una gestione più dinamica dei carboidrati e del bilancio calorico saranno fondamentali. È importante tenere sotto controllo l’attivazione della via metabolica degli esosamini, che regola la produzione di leptina in risposta a glicemia e aminoacidi circolanti. In pratica, un “feed state” cronicamente positivo saprà favorire la lipogenesi su più fronti, rendendo indispensabile agire nei momenti di massima sensibilità insulinica per prevenire accumuli adiposi.

Leptina e regolazione tiroidea e gonadica-----------------

Tra le alterazioni indotte dalla leptina spicca la modulazione dell’espressione tiroidea. Una volta raggiunto l’ipotalamo e legatasi ai recettori, la leptina stimola la sintesi di TRH (ormone rilasciante la tirotropina) che a sua volta induce l’ipofisi al rilascio di TSH indipendentemente dal T4 già in circolazione. Questo processo bypassa pertanto il controllo retroattivo della stessa ipofisi, rendendo l’asse leptina-ipotalamo-ipofisi relativamente autonomo nella regolazione del TSH e quindi dello stesso T4. Inoltre, come citavo nella prima parte del post, la leptina induce ad una sovraregolazione dell’enzima deiodinasi, responsabile nella conversione del T4 nella forma più attiva T3.

Essendo poi la leptina direttamente collegata al rilascio di GnRH (ormone rilasciante gonadotropine), saprà come influenzare anche gli ormoni sessuali. A tal proposito ricordiamoci come in condizioni di ipoglicemia prolungata o digiuno estremo, la sintesi di GnRH diminuisce, portando a una riduzione di LH, FSH e della spermatogenesi. A ciò si aggiunge l’attivazione del neuropeptide Y e del CRF (fattore rilasciante corticotropina), che stimolano il rilascio di cortisolo. Questi segnali ormonali spiegano perché la sintesi proteica è impossibile in condizioni di deficit nutrizionale o in presenza di elevati livelli di stress endocrino.

Adiponectina e AMPK: il doppio ruolo della leptina---------------

Un altro punto interessante riguarda l’interazione tra leptina e AMPK. Questo enzima, direttamente proporzionale ai livelli di adiponectina (che è più elevata in condizioni di bassa body fat), è noto per essere di ostacolo a mTOR (l’attivatore principale della sintesi proteica), rendendo le due molecole inversamente proporzionali. Pur inibendo AMPK a livello ipotalamico (riducendo quindi la fame), la leptina attiverà tale enzima a livello muscolare, aumentando così la dissipazione energetica mitocondriale.
Nei soggetti con bassa percentuale di grasso corporeo, un’eccessiva attivazione di AMPK può limitare la sintesi proteica e ridurre la conservazione della massa muscolare.
Questo spiega perché un individuo molto magro deve gestire con attenzione sia il volume che l’intensità dell’allenamento, evitando di stimolare troppo AMPK (in entrambe le isoforme) e compromettendo così i processi anabolici.

La sintesi proteica e il bilancio energetico------------

Abbiamo pertanto capito che la crescita della leptina accresce il dispendio metabolico generale, ma può al contempo limitare i processi di crescita muscolare. È un paradosso, ma riflette l’importanza di un bilancio energetico adeguato per bilanciare perdita di massa grassa ed il mantenimento della massa muscolare. Favorire al contempo entrambi i processi non è cosa facile, ed il concetto di “body recomp” è troppo spesso sopravalutato: la chiave è lavorare sequenzialmente per migliorare sensibilità insulinica, affinità glucidica e strategie di refeed mirate. Regole per una ricomposizione corporea ottimale

Alla luce di quanto detto, possiamo sintetizzare alcune regole fondamentali:

1. Uscire dalla sindrome metabolica promuovendo una maggiore sensibilità insulinica
2. Migliorare l’affinità con i carboidrati attraverso l’allenamento
3. Ridurre gli stimoli che favoriscono l’insulino-resistenza (come sbalzi glicemici e picchi lipidici) nelle ore che precedono il workout
4. Strutturare il refeed durante la finestra anabolica, preferendo carboidrati e proteine rapidamente assimilabili
5. Separare l’introduzione dei grassi dalla fase di picco insulinico (quindi considerando le tempistiche digestive di ciascuna macronutriente, dettagli che conosceremo più avanti)
6. Ridurre sensibilmente le calorie nei giorni OFF, dando priorità a grassi e proteine di alta qualità

Come affrontare eventuali sgarri alimentari

Per gestire gli eccessi nutrizionali, si possono seguire alcune strategie:

• Effettuare una restrizione calorica o un digiuno nelle ore precedenti il pasto abbondante
• Pianificare una sessione di allenamento, preferibilmente HIIT o resistance training prima del pasto
• Concedersi lo sgarro senza limitazioni eccessive, mantenendo però un occhio di riguardo sugli alcolici (che comportano altre conseguenze)
• Nei giorni successivi, praticare attività cardiovascolare (cardio LISS) a digiuno per smaltire i lipidi in circolo

Gli aminoacidi ramificati (BCAA): fondamentali per il muscolo---------

Gli aminoacidi ramificati (BCAA: leucina, isoleucina e valina) rappresentano circa il 35-40% degli aminoacidi essenziali presenti nelle proteine muscolari. Questo dato evidenzia la loro importanza nella composizione muscolare e nel supporto alla sintesi proteica. Tra i tre, la leucina gioca un ruolo chiave nell’attivazione di mTOR, promuovendo i processi anabolici e favorendo il recupero muscolare. A tal proposito, assicuriamoci che nelle nostre whey protein post WO, vi sia un alto contributo di BCAA.
Picco aminoacidico e insulino-resistenza

Un’elevata concentrazione di aminoacidi nel sangue, in particolare quelli non essenziali, può contribuire a insulino-resistenza cronica. Questo effetto è legato all’accumulo di scorie azotate inutilizzate, che promuovono uno stato infiammatorio sistemico. È quindi fondamentale bilanciare l’apporto proteico, privilegiando gli aminoacidi essenziali e limitando eccessi di quelli non essenziali, per evitare di compromettere il metabolismo.

Soggetto simpatico-dominante vs parasimpatico-dominante----------

Le caratteristiche del sistema nervoso autonomo di un individuo influenzano il suo metabolismo e la risposta ai nutrienti.

• Simpatico-dominante: Un soggetto con predominanza del sistema nervoso simpatico è generalmente più attivo e dispendioso dal punto di vista energetico, con una maggiore propensione al metabolismo glicolitico. Questo profilo risponde meglio a protocolli ad alta intensità e a diete con un apporto maggiore di carboidrati.
• Parasimpatico-dominante: Al contrario, un soggetto con predominanza parasimpatica è meno attivo, con una tendenza verso il metabolismo ossidativo. L’organismo preferisce diete ricche di grassi di qualità, che supportano un consumo energetico più lento e costante.

Il ruolo dell’insulina nella destinazione dei grassi-----------------

In presenza di insulina, i grassi in circolo vengono preferibilmente indirizzati al tessuto adiposo, poiché l’insulina attiva la lipoproteina lipasi (LPL) localizzata in prossimità degli adipociti. Questo favorisce l’immagazzinamento dei trigliceridi nelle cellule adipose. Al contrario, la LPL muscolare è attivata principalmente dall’attività fisica, rendendo più efficiente la ricarica dei trigliceridi intramuscolari post-allenamento, quando l’insulinemia è bassa.

Tempo di assorbimento dei grassi e picco lipemico-----------------

I grassi ingeriti impiegano generalmente dalle 3 alle 5 ore per raggiungere il torrente circolatorio. Tuttavia, la velocità varia a seconda del tipo di grasso ingerito. Ad esempio:

• Trigliceridi a catena media (MCT): Assorbiti più rapidamente, sono ideali per fornire energia immediata.
• Trigliceridi a catena lunga (LCT): Richiedono più tempo per essere metabolizzati.

Un picco lipemico elevato, specialmente in presenza di grassi saturi, può indurre uno stato infiammatorio e contribuire all’insulino-resistenza. Questo evidenzia l’importanza di programmare l’assunzione di grassi in maniera da non creare sovrapposizioni con pasti ad elevata insulinemia.

Influenza degli estrogeni su sensibilità insulinica e utilizzo dei glucidi---------

Gli estrogeni, durante le fasi del ciclo mestruale in cui i loro livelli sono elevati (fase follicolare), migliorano la sensibilità insulinica. Questo effetto favorisce un maggiore accumulo di glicogeno muscolare, ma riduce l’utilizzo dei glucidi a scopo energetico. La fase follicolare diventa quindi un periodo ideale per introdurre ricariche glucidiche moderate, ottimizzando sia il recupero che la preparazione muscolare.

Conclusioni

Con le giuste strategie, l’organismo può ottimizzare il metabolismo per favorire sia la perdita di grasso sia il mantenimento della massa muscolare. Il successo di un piano nutrizionale dipende dall’equilibrio tra personalizzazione, conoscenza fisiologica e rispetto dei tempi biologici.

Tratto dal mio nuovo libro IL METODO FUNZIONALE 2025 EDITION
https://lucazilli.it/editoria/

Un unico autore, un'unica filosofia, un solo Metodo. Nessuna contraddizione.

PROGETTO RICOMPOSIZIONE CORPOREA (1ª parte)Il preconcetto della dieta: fame e privazione--------------Generalmente, quan...
09/01/2025

PROGETTO RICOMPOSIZIONE CORPOREA (1ª parte)

Il preconcetto della dieta: fame e privazione--------------

Generalmente, quando ci si immagina d’intraprendere un programma dietetico, le prime due cose che ci vengono in mente sono due: senso di fame e privazione. E statisticamente parlando, non ci si può certo dare torto. Allo stesso tempo però, uscendo dal consueto preconcetto di dieta (pollo lesso e riso in bianco per intenderci), ci viene difficile pensare a un regime alimentare davvero efficace per il dimagrimento. Ergo, il nostro cervello conosce una sola soluzione avente finalità lipolitica, ossia quella più frustrante.

Ma se il fare “dieta” significasse semplicemente saper pianificare? Se gli inquietanti tagli energetici fossero tuttavia “mascherati” da quella magica “stabilità” glicemica e dalla giusta intercorrenza tra un pasto e l’altro (in funzione dei tempi di svuotamento gastrico)? E se per ottenere tutto questo non si dovrà comunque rinunciare al gusto? Allora non vi sentireste a dieta, e la “serenità” che ne potrà derivare si concretizzerà in maggiore costanza. E come si sa, la costanza assieme all’organizzazione pagano sempre.
La personalizzazione dei protocolli alimentari

Negli ultimi anni si sono sentite le più svariate proposte in ambito nutrizionale, e come sempre non sono mancate le contraddizioni. Spesso il denominatore comune è proprio la totale mancanza di affinità tra il protocollo alimentare e la persona (con tutte le sue necessità ed abitudini). In sostanza si parte quasi sempre dalla dieta e non dal soggetto, senza considerare che nella sfera alimentare dilaga ancora un’altissima incompetenza.
Le più grandi controversie del giorno d’oggi nascono niente di meno che da un’errata o comunque parziale interpretazione della biochimica degli alimenti.

Pensiamo, ad esempio, alla relazione vigente tra i nutrienti e la risposta endocrina ad essi associata: sotto alcuni aspetti viene completamente ignorata, in altre occasioni viene deliberatamente enfatizzata. Esattamente come accade per la più popolare tra le secrezioni endogene, quella riguardante l’ormone insulina. Nulla di più sbagliato che collegare questa molecola unicamente ai processi lipogenici, senza considerare la sua reale funzione.

Insulina: un ormone complesso e multifunzionale-------------

È ormai noto il legame tra insulina e livelli di glucosio nel sangue, ma meno conosciuto è il fatto che il pancreas secerne insulina anche in risposta ad altri nutrienti. La secrezione di insulina, infatti, non è esclusivamente legata all’ingestione di carboidrati, ma può verificarsi anche dopo il consumo di proteine (specie se ricche di aminoacidi essenziali e semi-essenziali). Questo spiega perché gli alimenti proteici, pur non avendo un impatto significativo sulla glicemia, possano comunque stimolare l’insulina in relazione al loro indice insulinico. La funzione dell’insulina è quella di veicolare i nutrienti nei tessuti insulino-dipendenti, come il muscolo scheletrico, il miocardio e il tessuto adiposo, ed inoltre favorisce la sintesi di glicogeno nel fegato.

Detto ciò, è facile comprendere come l’aumento dell’adipe non sia obiettivo primario dell’azione dell’insulina, ma tale processo derivi principalmente da un bilancio energetico positivo. Apparentemente banale, ma è così che vanno le cose.
Questo, ovviamente, non significa ignorare l’importanza della biochimica degli alimenti; comprendere l’entità dei nutrienti, la loro interazione, i processi digestivi e la risposta endocrina ad essi associata rimane fondamentale per garantire all’organismo i giusti equilibri.

Insulina e glucagone: un equilibrio essenziale----------------

Gli studi accademici ci forniscono molte informazioni, ma è fondamentale interpretarli con un approccio olistico e pratico. Torniamo, per esempio, alla secrezione d’insulina, nella fattispecie a quella causata dall’ingestione di carne o pesce (che si colloca tra i 50 ed i 60 punti percentuale rispetto a quella del comune pane bianco che viene posto a 100); sapete cosa succede quando sussiste rilascio d’insulina senza che si alzi al contempo la glicemia? Succederà che vedremo entrare in gioco anche gli ormoni “controinsulari”, in primis il glucagone, avente una funzione diametralmente opposta a quella dell’insulina: alzare la glicemia.

Possiamo quindi dire che in questo frangente l’azione dell’insulina sarà tenuta a “freno” dagli ormoni antagonisti, con il risultato finale di una maggiore stabilità sulla glicemia stessa. L’effetto derivante da questo equilibrio sarà un prolungato senso di sazietà, grazie anche ad un rallentamento dei processi digestivi generato dalla combinazione di cibi che richiedono processi enzimatici differenti. In tal modo, il taglio calorico, il vero responsabile del dimagrimento, diventerà più gestibile.

Ma se è comunque l’insulina a farci ingrassare, questo quando avviene? Essenzialmente in risposta ad un incontrollato aumento del glucosio plasmatico all’interno di uno scenario ipercalorico. Questo spiega il concetto di carico glicemico, che integra quantità e qualità dei carboidrati ingeriti. In altre parole, carico glicemico + bilancio calorico positivo = aumento del grasso corporeo.

Le diete low carb: una soluzione temporanea--------------

Sarà dunque immediato giungere alla conclusione più scontata: togliamo i carboidrati, riduciamo le calorie ed avremo risolto il problema. E non possiamo nemmeno darci torto, del resto pratiche di questo genere funzionano, e la notorietà delle diete low carb come anche chetogeniche, ne è la riprova. Quello che però non si tiene in considerazione è che la riduzione delle calorie in entrata non potrà mai rappresentare una soluzione sul lungo termine, poiché il dispendio energetico (a partire dal metabolismo basale) risulterà essere strettamente influenzato dal contributo della dieta stessa. Ciò significa che se noi introduciamo 1.000 calorie al giorno, prima o poi finiremo per “bruciarne” altrettante, dunque creando parità di bilancio; in parole semplici, nonostante le “poche” calorie, non riscontreremo alcun deficit energetico e quindi nessun dimagrimento.

A tutti gli effetti, la strategia del taglio (sia calorico che macronutrizionale) funzionerà fin tanto che sussisterà l’effetto “sorpresa”, poi farà seguito l’adattamento. Ma il brutto arriverà quando l’inatteso “stallo metabolico” si farà pure beffe dei nostri sacrifici, e lo farà nel momento stesso in cui ci esporremo nuovamente all’alimento glucidico come pure all’aumento delle calorie (e vi assicuro che succederà): riprenderemo tutto quello che avevamo perso e con gli interessi.

Il ruolo della leptina nell’adattamento metabolico--------------

Certo si sa che nei programmi dietetici sapientemente strutturati, dopo prolungati tagli glucidici, è previsto un graduale reintegro dei carboidrati; ma soffermiamoci su quei fattori che portano a ridurre l’attività metabolica, inficiando così sulla nostra capacità lipolitica e ossidativa. Il riferimento va all’ormone leptina (molecola che conosceremo meglio nella seconda parte dell’articolo), il cui calo determina ripercussioni sia sugli ormoni tiroidei che su quelli gonadici.

A questa relazione, già di per sé chiara, si aggiunge il fatto che il protrarsi di diete low-carb alimenta fenomeni proteolitici inutili, come la gluconeogenesi a partire dagli aminoacidi, con relativa sovrapproduzione di scorie azotate. Questo è una conseguenza diretta del drastico calo delle scorte di glicogeno muscolare ed epatico. Inoltre, si verifica una sottoregolazione dell’enzima deiodinasi, responsabile della conversione di T4 (ormone tiroideo poco attivo) in T3 (più attivo). Questo rallenta ulteriormente il metabolismo, peggiorando la situazione.

Carboidrati come carburante per la crescita muscolare-------------

Un’altra questione importante riguarda il rapporto tra carboidrati e crescita muscolare. Ridurre i carboidrati nella dieta ostacola i processi di crescita muscolare, poiché i carboidrati rappresentano il carburante preferenziale per la sintesi proteica. A parità di ossigeno, infatti, i carboidrati sprigionano più calorie rispetto ai grassi. Inoltre, uno stato cellulare ricco di glicogeno indica un livello di energia ottimale, favorendo l’espressione di mTOR (una molecola fondamentale per l’anabolismo) piuttosto che di AMPK alfa 1 (che approfondirò più avanti), la quale invece inibisce i processi di crescita.

Sensibilità insulinica: la chiave per evitare accumulo di grasso----------

Un piano nutrizionale con finalità ipertrofica deve evitare l’eccessivo aumento del volume degli adipociti, tipico della fase di “bulk”. La chiave è migliorare la sensibilità insulinica. La condizione opposta, l’insulino-resistenza, richiede una maggiore produzione di insulina per forzare l’ingresso del glucosio nelle cellule, che si mostrano meno sensibili alla sua azione.

Nonostante in alcune circostanze l’insulino-resistenza fisiologica possa avere un effetto di risparmio proteico (protein-sparing effect), essa è sempre accompagnata da una riduzione del dispendio metabolico. Nel lungo termine, questa condizione può condurre a insulino-resistenza patologica, come nel diabete di tipo II. È quindi evidente che i carboidrati sono necessari, ma devono essere gestiti con intelligenza, considerando lo stato metabolico e la sensibilità insulinica.

Strategie per migliorare la sensibilità insulinica------------

La sensibilità insulinica aumenta in diverse situazioni:

1. Dopo un periodo di digiuno breve (massimo 20 ore, come nell’intermittent fasting)
2. Dopo almeno 24 ore di restrizione glucidico-lipidica
3. Dopo qualche giorno di lieve deficit calorico
4. Dopo un allenamento anaerobico depletivo (resistance training)

Escludendo il digiuno prolungato (che rimane utile in alcune circostanze, come per attivare processi di autofagia), la restrizione glucidico-lipidica si conferma una strategia efficace per migliorare la sensibilità insulinica delle cellule muscolari. Da un lato, ridurre il glucosio circolante nel breve termine stimola naturalmente i recettori dell’insulina. Dall’altro, abbassare la lipemia (concentrazione di trigliceridi nel sangue) limita quello stato infiammatorio che sul lungo periodo può condurre ad insulino-resistenza.

Tuttavia, è importante sottolineare che il taglio glucidico non può essere protratto oltre le 48-72 ore, altrimenti si verifica una riduzione della stessa espressione recettoriale, per via del fenomeno di “up-down regulation” dei recettori. In altre parole, una carenza prolungata di glucosio porta le cellule a preferire altri substrati energetici, come acidi grassi e corpi chetonici, riducendo l’espressione dei recettori insulinici e aumentando la resistenza fisiologica. Questo deve essere distinto dall’insulino-resistenza patologica, che si verifica anche in presenza di glicemia elevata.

L’allenamento come strumento per migliorare la risposta insulinica-------------

Il resistance training è uno strumento potente per aumentare la sensibilità insulinica. Per ottenere risultati ottimali, una sessione di allenamento deve includere un’adeguata intensità di carico, volume e spesa energetica. Questo stimola l’attivazione delle proteine chinasi, in particolare delle isoforme AMPK alfa 1 e AMPK alfa 2, che giocano ruoli complementari e specifici.

• AMPK alfa 1 è parzialmente coinvolta nei tessuti muscolari, mentre è ampiamente espressa nel fegato e nel tessuto adiposo, regolando così i processi anabolici e catabolici sistemici. La sua attivazione, in caso di deficit energetico, inibisce mTOR e favorisce l’autofagia, contribuendo alla gestione delle risorse energetiche complessive.
• AMPK alfa 2, invece, è dominante nei muscoli scheletrici e nel cuore, dove risponde più direttamente al turnover di ATP durante esercizi intensivi. Sebbene possa anch’essa inibire mTOR in condizioni di grave deficit energetico, è più specifica nel sostenere i processi muscolari legati all’attività fisica e alla spesa energetica acuta.

Tecniche incrociate, come la restrizione calorica prima dell’allenamento, possono potenziare ulteriormente l’attivazione di AMPK alfa 2, favorendo l’utilizzo dei substrati energetici e l’adattamento muscolare. Tuttavia, questa modulazione deve essere attentamente bilanciata per evitare un’inibizione eccessiva di mTOR, che comprometterebbe i processi anabolici.

È fondamentale ricordare che l’aumento dell’espressione recettoriale delle cellule muscolari avviene grazie alla traslocazione dei trasportatori GLUT4 dal citoplasma alla membrana cellulare, permettendo un migliore assorbimento del glucosio e supportando il recupero delle scorte di glicogeno.

La finestra anabolica e il refeed------------

Dopo l’allenamento, il ripristino delle scorte di glicogeno inizia immediatamente e si conclude in circa 24-36 ore. È durante questa “finestra anabolica” che un’eventuale eccedenza sul bilancio energetico può favorire la sintesi proteica senza indurre lipogenesi. La durata di questa condizione dipende dall’intensità e dal volume dell’allenamento.

Il refeed post-allenamento dovrà essere strutturato con alimenti ad alta disponibilità glicemica e proteine a rapida assimilazione per quanto riguarda la primissima fase post allenamento, mentre potrà mutare in fonti glucidiche e proteiche a rilascio più graduale nei pasti successivi (a riguardo potrei fare un post a parte).

I grassi, invece, vanno introdotti in momenti separati rispetto al picco insulinico, per evitare di favorire l’attivazione della lipoproteina lipasi (LPL) che promuove la lipogenesi.

09/01/2025

Questo pomeriggio riprenderò la pubblicazione di articoli tecnici di taglio scientifico-divulgativo.

Dopo un lungo periodo di pausa riflessiva, ho deciso di riprendere le pubblicazioni di post tecnici in attesa della prossima uscita del mio nuvo libro, l'edizione 2025 del Metodo Funzionale.

Ogni articolo che pubblicherò da qui in avanti, sarà ovviamente aggiornato e presente all'interno del libro stesso!

--stay tuned--

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