29/04/2022
Quando parliamo del problema degli incidenti uno degli errori che facciamo e’ quello di identificare come responsabile il “mezzo” che ha commesso un’infrazione.
“Sono stato investito da un SUV”
“Quell’automobile mi ha tagliato la strada”
“Un camion non ha rispettato la precedenza”
“L’auto mi ha sfiorato” e così via..
Fermo restando il problema oggettivo legato alla quantità del traffico veicolare (da ridurre) e alle dimensioni dei mezzi che affollano le nostre città (da ridisegnare rendendo gli spazi più a misura d’uomo) ci dimentichiamo troppo spesso che aldilà del parabrezza di un veicolo c’è un essere umano che sceglie deliberatamente di mettere a rischio la propria e la nostra vita nel momento stesso in cui sottovaluta una regola o, peggio, la infrange.
In Nord America, dove persino la nostra utilitaria più famosa, la 500, ha dimensioni maggiori di quella circolante sulle strade europee, gli esseri umani alla guida dei veicoli, che siano gli enormi pickup o i truck che percorrono la Dalton Highway, fanno una cosa che da noi non si sente fare: ALZARE IL PIEDE DALL’ACCELERATORE in presenza di un ciclista sulla strada. Quello che fa dopo, procedere a bassa velocità fin tanto che non ci siano le condizioni per un sorpasso in sicurezza, lasciando il giusto margine, e’ qualcosa che da noi non esiste.
In questi giorni, rientrato dal giro del mondo artico, mi sono ricordato di quanto sia pericoloso pedalare sulle nostre strade.
L’automobilista arriva a gran velocità e anziché rallentare la prima operazione che fa e’ SUONARE IL CLACSON pretendendo/sperando che tu ti sposti dalla sua traiettoria per consentirgli di proseguire alla medesima velocità con cui sopraggiunge.
Dopodiché, se costretto a rallentare, inizia a tentare di superarti in ogni modo possibile e il punto è che non è disposto a perdere neanche 30 secondi del proprio tempo.
Qui c’è il nodo fondamentale circa il rispetto delle parti più deboli della strada: pedoni e ciclisti vengono visti come ostacoli con meno diritti. E questa è una dinamica che va assolutamente cambiata nella testa delle persone, non di certo nelle centraline dei veicoli.
OMAR DI FELICE