Musokan Club I.S. Portici

Musokan Club I.S. Portici Informazioni di contatto, mappa e indicazioni stradali, modulo di contatto, orari di apertura, servizi, valutazioni, foto, video e annunci di Musokan Club I.S. Portici, Sport, Via Pagliano 7, Portici.

“Sii autentico. Non permettere che vi sia alcuna falsità; non fingere. Sii reale e soffri la realtà. Soffrire fa bene. L...
17/01/2024

“Sii autentico. Non permettere che vi sia alcuna falsità; non fingere. Sii reale e soffri la realtà. Soffrire fa bene.
La sofferenza è un’educazione, una disciplina.
Soffrila! Soffri la rabbia, soffri l’amore e soffri l’odio.
Ricorda una cosa sola: non essere mai falso. Se non provi amore, dì che non provi amore. Non fingere; non cercare di mostrarti pieno d’amore. Se sei arrabbiato, dillo e sii arrabbiato.
Ci sarà molta sofferenza, ma soffrila: in questo modo nascerà una nuova consapevolezza. Sii consapevole, non reprimere.
Non sfuggire la sofferenza. Hai bisogno di una sofferenza reale. È come un fuoco: ti brucerà. E tutto ciò che è falso arderà e tutto ciò che è reale rimarrà.
E per farlo ti consiglio di essere autentico.
Sii autentico nell’odio, nell’amore, nella rabbia, in ogni cosa; sii autentico, sii reale, senza fingere, perchè solo una realtà può essere trascesa: non puoi trascendere cose irreali.”

OSHO

22/12/2023
PENSIERI DI PACECerchiamo di vivere in pace, qualunque sia la nostra origine, la nostra fede, il colore della nostra pel...
10/10/2023

PENSIERI DI PACE

Cerchiamo di vivere in pace, qualunque sia la nostra origine, la nostra fede, il colore della nostra pelle, la nostra lingua e le nostre tradizioni. Impariamo a tollerare e ad apprezzare le differenze. Rigettiamo con forza ogni forma di violenza, di sopraffazione, la peggiore delle quali è la guerra.

– Margherita Hack

“Chi conta le sue gocce di sudore, non conterà mai denaro. Sia le lacrime che il sudore sono bagnati e salati, ma il lor...
06/07/2023

“Chi conta le sue gocce di sudore, non conterà mai denaro. Sia le lacrime che il sudore sono bagnati e salati, ma il loro impatto è molto diverso. Con le lacrime ti procuri la simpatia, con il sudore fai dei progressi.”

https://youtu.be/foIhfuxkUes servizio su Sky del Kyokushinkai Karate
01/07/2023

https://youtu.be/foIhfuxkUes

servizio su Sky del Kyokushinkai Karate

anteprima del servizio per Icarus che andrà in onda su Sky Sport.Diffondibile, autorizzato da Shihan.

Per seguire la via prima bisogna liberarsi di tutte le interferenze: comportamenti corrotti, ambienti non sani, persone ...
11/06/2023

Per seguire la via prima bisogna liberarsi di tutte le interferenze: comportamenti corrotti, ambienti non sani, persone nocive, dopo si può seguire la via: sedetevi con la schiena dritta fissate l’attenzione sul Tan Tien e poi dopo mesi di pratica rimanete con la mente fusa nel nulla, nel Tao.
Nella pratica si spegne solo la mente attiva, normale, non la mente brillante e naturale (che non ha pensieri).
Ci sono tre precetti che se seguiti con costanza ci fanno realizzare la via:
1: Appianare la confusione
2: Non desiderare nulla
3: Tranquillizzare la mente.
Praticando con costanza questi principi, anche se non cercate la via, sarà la via che verrà da voi.
Comunque calmare la mente e seguire questi precetti è molto difficile, la mente è ostinata, ignorante e attaccata ad una realtà illusoria ma se praticherete con costanza senza aspettative, la mente si apre, diventa più flessibile e forse si raggiunge anche la via.
Appena avete raggiunto un po’ di tranquillità portatela con voi ovunque, mentre lavorate, mangiate, passeggiate, ovunque; quella tranquillità deve diventare naturale.
Il cercare di controllare troppo la mente porta alla follia, bisogna imparare a seguire la via con tutti i suoi mezzi e lasciare che la mente si adegui da sola, naturalmente.
Riuscire a stare in mezzo al fracasso senza odiarlo, riuscire a gestire tutte le faccende senza irritazione, questo significa che la mente inizia ad essere stabile.

Il nostro Karate!
03/06/2023

Il nostro Karate!

Un articolo che ho trovato per caso nel web, (tradotto dal M° Maurizio Di Stefano, rivisto da me), le parole di Mas Oyama sul karate, conferma ciò che ho sempre sostenuto:" l'Esperienza, è madre di ogni Certezza"( Da Vinci). Chi è curioso abbastanza, legga l'articolo - molto lungo - e forse capirà, quale è l'origine della straordinaria forza del Kyokushinkai. Questo articolo è per tutti, ma non tutti riusciranno a leggerlo fino in fondo (meglio i video); Kyokushin è per tutti, ma non tutti ne sopportano l'addestramento ( meglio fare altri sport da combattimento). Poi però non lamentatevi quando affrontate un karateka kyokushinkai.😎

INTERVENTO DI MASUTATSU OYAMA SULLA RIVISTA "GEKKAN KARATE DO" DEL GENNAIO 1989 (INEDITO IN OCCIDENTE, CHE IO SAPPIA)

Per il mondo del karate giapponese, ora più che mai è giunto il momento di una grande unificazione!

Qual è la natura originaria del karate, e che cosa è il kyokushin? Ora che siamo alle porte del 21 secolo, il mondo del karate si avvia verso un grande cambiamento. Anzi, possiamo forse ben dire che siamo prossimi a una crisi. Si prepara un rinascimento per tutto il karate mondiale, e tra le grandi stelle che si ergono in cima al mondo, Oyama Masutatsu si domanda ancora una volta quali siano i problemi e le contraddizioni che affliggono il karate attuale.
In questo secolo, egli ci invia l'ultimo e più grande dei messaggi!

Il karate è la vera radice del budo

Come in Giappone esistono varie forme di budo, così in tutto il mondo si trovano innumerevoli forme di arti da combattimento e arti marziali. Esistono ovunque dei “sumo”, nei quali ci si aggrappa cercando di far cadere l'altro. Inoltre, si trovano anche arti nelle quali, come nel kendo, si lotta usando delle armi. Tuttavia, alla base delle arti marziali si trova il lottare coi pugni, con le mani n**e, o con i calci. “Gli uomini nascono dal vuoto e tornano al vuoto”: questo recita un detto. Gli esseri umani, che nascono senza aver nulla con sé, ovvero “a mani vuote”, lottano a mani n**e; inoltre, tendono a lottare a pugni o schiaffi, senza prima aggrapparsi tra loro o cercare di afferrarsi: tale è la base del combattimento. Se proviamo a riflettere a partire da queste considerazioni, possiamo anche affermare che proprio il karate sia alla radice di qualunque budo.
Quando ho iniziato ad allenarmi nel karate, ho praticato per prima cosa judo, ma anche altre arti marziali, e poi ho studiato le arti marziali di tutto il mondo. Come risultato di ciò, ho capito che in effetti il karate è davvero la più forte tra le arti marziali, ma è anche la più bella, e mi sono così convinto che di certo esso sia un'arte amata dalle persone di tutto il mondo. In questo senso mi sento enormemente orgoglioso di aver percorso fino qui un mio cammino come essere umano, guadagnandomi il nome di “Oyama il signore del karate”.

Il karate Kyokushin è stato costruito sul sangue versato in combattimento da Oyama

Sono trascorsi ormai più di 50 anni da quando mi sono incamminato lungo la via del karate. In tutto questo tempo non ho mai preso allievi in qualità di “marzialista per tutta la vita”, non ho mai creato un'organizzazione, ma ho trascorso la mia esistenza in modo solitario, nei panni semplicemente di “Oyama Masutatsu”. Decisi un tempo di agire così, e anche una volta trovatomi a capo di un'organizzazione, ho ripensato innumerevoli volte a questo. Ma alla fine, anche Oyama si è trovato a diventare capo di un'organizzazione, accettando il nome di maestro. E arrivato a questo punto ho accettato la cosa, trovandomi con un compito da svolgere, un dovere. E questo consiste nel far comprendere, fosse anche a una sola altra persona, il karate kyokushin, ovvero il karate così come lo intendo io.
Le arti marziali cinesi si sono trasmesse a Okinawa, lì si sono fuse con i sistemi di combattimento locali e da questo è nato il karate, e non sono passati ancora nemmeno 70 anni da quando ciò è accaduto. In questo lasso di tempo, sono sorte numerose ryuha (ndt: ho preferito non tradurre questa parola, che indica comunque “scuole”, intese nel senso di “correnti” o “stili”). Tuttavia, rispetto a questi tipi di karate, il kyokushin karate presenta un'importante differenza, ossia il fatto che io stesso, Oyama, lo abbia fondato sul mio sangue e sul mio sudore.
Mi sono allenato duramente fino a sanguinare, e tra innumerevoli battaglie ho costruito questo kyokushin karate, basandolo sulle mie esperienze reali.
Come budoka mi sono impegnato in prima persona, ho sperimentato e combattuto, e ho accumulato prove effettive basate su tutte queste esperienze reali.
Senza combattimenti reali (ndt “jissen” in originale”) non ci sarebbero prove, e senza prove non ci sarebbe fiducia! Io detesto le spiegazioni teoriche, fatte a voce, del tipo “se fai così, dovrebbe accadere questo”.
In tal modo il karate kyokushin è nato grazie ai miei scontri reali e alle mie esperienze. E da ora in poi si svilupperà non soltanto grazie a me, ma anche grazie alle ricerche dei miei allievi.
Combattimento reale e prove: questa è la mia filosofia, e proprio per tale ragione ho sempre criticato le competizioni a “sundome” (ndt: ossia con i colpi fino a 2cm dal bersaglio, ovvero senza pieno contatto).
Il karate è budo. E se è vero che esso è un budo, è necessario ricercarvi la natura di combattimento reale, che ne costituisce la reale ragione di vita, e la forza. Ovviamente il budo non è solo questo. Anche io so che si tratta di una via per coltivare le buone maniere, rafforzare lo spirito, migliorare l'educazione delle persone. Tuttavia questo non significa che si debba sacrificare la forza, altrimenti che budo sarebbe? Se si ricerca il vero budo, non è forse importante allora allenarsi in una forma che sia il più possibile vicina a uno scontro reale? Si dice “siccome è pericoloso, non si deve colpire”, oppure “siccome in teoria cadrebbe a terra svenuto, non si deve colpire”: ma quale pericoloso? In che modo, attaccando, sarebbe pericoloso, e in che modo, difendendo, non sarebbe pericoloso? E poi, che prove abbiamo che colpendo qualcuno, questi sverrebbe? Tutti questi dubbi non si risolvono di certo con un combattimento “sundome”!
Decidere chi ha vinto e chi ha perso, senza toccare l'avversario: questa è esattamente la negazione del combattimento reale, è solo una illusione! Se il karate è un budo, se esso è una arte marziale, è allora necessario in primis colpire, anche solo al minimo delle possibilità. Ecco perché affermo che il karate “sundome” non è altro che una semplice ginnastica. Se si pensa davvero al karate, se si vuole essere dei veri combattenti, e se si vuole essere orgogliosi del fatto di essere dei karateka, dei marzialisti, non si può rifiutare il combattimento. Io ho combattuto con lottatori da tutto il mondo, e se non c'erano avversari, allora affrontavo i tori, e ancora ho spaccato bottiglie, ho spaccato pietre, ho sempre inseguito il mio ideale di karate, con le mie sole forze.
Non mi è mai interessato che fosse tradizionale, o ortodosso, ho solo combattuto in un modo nel quale non vi fosse spazio per gli inganni. Se non avessi continuato a vincere, non sarei sopravvissuto. Soprattutto in America, quando era più forte il sentimento di avversione verso i giapponesi, ho continuato a lottare fino a quando, alla fine, mi sono guadagnato l'appellativo di “God Hand”.
Invece, se si rimane bloccati in Giappone, un paese praticamente chiuso all'esterno, convinti che la tradizione sia la sola trasmissione corretta, allora non vi è alcun bisogno di realismo, né di combattimenti veri. La cosa più importante è difendere il proprio punto di vista, e si manifesta una reazione di rifiuto nei confronti di chiunque metta a rischio le proprie convinzioni. Se si vuole unicamente mantenere la tradizione, allora si possono fare i kata, o va bene anche il kihon kumite. Ma nemmeno praticando il kumite libero si acquisisce vera fiducia nelle proprie capacità di combattimento. Ecco perché si finisce col respingere come malvagio il jissen, (combattimento reale) e si parla solo di teoria. Rispetto agli altri budo, come il judo o il kendo, nel karate ci sono fin troppi maestri che non sanno combattere, che non conoscono il karate. E se nel karate si può diventare maestri senza aver mai combattuto, allora questa è una cosa davvero spaventosa.
Credo che fosse intorno al 1960. La scuola Kyokushinkai era stata fondata da pochissimo tempo, e in quegli anni numerose ryuha rivendicavano la corretta trasmissione, considerando la Kyokushinkai come impura; grazie a una certa rivista lanciai una sfida: cosa sarebbe il “vero karate”? Vediamo quale è il karate più forte, affrontandoci in una sfida! Facciamo un torneo open per stabilire quale sia il karate più forte! Tutti i rappresentanti delle varie ryuha si sarebbero dovuti radunare a Tamagawa e sarebbero venuti dei giornalisti per testimoniare: allora, per mezzo dei mass media, proposi di sfidarci all'aperto in un torneo che fosse il più possibile di combattimento reale. Ma non si presentò nessuno. Non solo: dissero che ero un venditore di fumo, che volevo fare uno show. Io, dal canto mio, persi ogni speranza nel mondo del karate. Al tempo stesso, pensai che sarebbe giunto il giorno in cui il karate da me sognato, il kyokushin karate, avrebbe conquistato il mondo. E questo perché ero certo che la strada che stavo percorrendo, fosse quella giusta.
Adesso voglio riproporre la stessa domanda. Nel momento in cui si accetta che il karate sia una forma di budo, il karate kyokushin è davvero impuro? Quel che io, Oyama, dico, è forse sbagliato? Il karate kyokushin è vero budo, è la vera strada. Le persone ora lo ammettono. La Kyokushinkaikan è cresciuta fino a diventare la più grande organizzazione a livello mondiale. Conta, in tutto il mondo, 10.000.000 di affiliati, e si trova in tutti i paesi del pianeta, svolgendo tornei ovunque, sia in quelli fondati su società liberiste che in quelli a stampo comunista. Come voi tutti di certo sapete, le nostre gare sono seguite da un vastissimo pubblico. Il Torneo pan giapponese (Zen Nippon Taikai, n.d.t.) non riesce a concludersi nell'arco di una giornata e si svolge arrivando al secondo giorno. Ed è sempre strapieno di pubblico. Nessuna organizzazione riesce a imitare una cosa simile. E se ancora affermate che il kyokushin sia uno show, beh, ditelo quando sarete riusciti a richiamare anche solo un decimo del nostro pubblico.
Anche il livello delle gare sale di anno in anno, e gli atleti si fanno sempre più abili. I dojo affiliati si stanno diffondendo in tutto il Paese e ognuno di loro è zeppo di iscritti. Il kyokushin karate sarebbe quindi malvagio, sarebbe uno show: ebbene, se così fosse, non richiamerebbe di certo tutti questi giovani.
Il nostro Paese vede ora un nuovo boom delle arti marziali. Tuttavia all'origine di questo boom vi è proprio il karate kyokushin. E di questo mi assumo io il diretto merito. Sono trascorsi ormai 20 anni dalla nascita della Kyokushinkaikan e dal primo torneo open. Non è stata di certo una strada semplice da percorrere, ma ora, finalmente, penso di essere riuscito a raggiungere l'obiettivo che ho inseguito per anni, ovvero di far ottenere al karate kyokushin il giusto riconoscimento. E vorrei che questo punto fosse ben chiaro, in modo che si possa parlare oggi di karate, e che si possa farlo anche in futuro.

Le regole del kyokushin sono quelle più vicine a una competizione ideale

Le regole attualmente seguite nelle competizioni gestite dalla Kyokushinkaikan e le regole della Federazione Internazionale di Karate (Kokukuuren rules, Kyokushin Rules), ovviamente le ho create io. Tuttavia, ai tempi dello Oyama Dojo non avevamo alcuna regola per il kumite. A essere onesti, era un kumite privo di alcuna limitazione. Per me che rifiutavo il sundome, e che invece spingevo sul contatto pieno, questo era assolutamente ovvio. Ma ciò non significa che il karate fosse un massacro mortale. Oggi, nel XX secolo, sarebbe inaccettabile che a ogni lezione ci scappassero dei morti. E così, a un certo momento, abbiamo iniziato a praticare colpendo al volto solo in shotei (ndt. palmo della mano), o limitando l'impatto. Per questo, abbiamo posto l'accento sul carattere di combattimento reale e così abbiamo potuto fare in modo che, pur mantenendo i suoi caratteri di budo, questo karate non fosse un massacro, vietando che i colpi fossero portati con forza al volto.
Nelle gare servono delle regole, e la vittoria si raggiunge seguendo le regole, ed è per questo che tali regole vanno rispettate. E so bene che ultimamente molti dichiarano che nelle competizioni si vede tanta gente che combatte lasciando completamente scoperto il volto proprio per questo motivo. Ma naturalmente anche gli stessi atleti ne sono ben consapevoli. Negli allenamenti al dojo si pratica studiando le varie situazioni senza alcuna limitazione. Qualunque atleta, qualunque membro del dojo è pronto a essere colpito al volto in qualunque momento, sia fisicamente che mentalmente. È proprio per questo che mi sento certo di poter dire che il karate kyokushin sia vero budo.
Proviamo a pensare agli altri sistemi di regole. Come ho accennato prima, il sistema sundome presenta fin troppi problemi. Un pochino mi ripeto, ma l'idea di “non colpire” determina fin troppi svantaggi. Nel sundome, non viene dimostrato il principio “ichigeki hissatsu” (un singolo colpo mortale). Non si è in grado di capire se l'avversario crollerebbe davvero o meno. Nel sundome l'importanza della forza, la necessità di condizionare il fisico, ovvero tutte quelle caratteristiche fondamentali del karate, vengono ignorate. I movimenti sono minimi, le tecniche sono semplici: gli attacchi e le difese originali, il principio di “strappare la carne e spezzare le ossa”; vengono meno. E così nemmeno gli arbitri capiscono bene quando assegnare il punto, figuriamoci il pubblico! Penso che allora siano meglio quei sistemi di regole che prevedono l'uso di protezioni con il contatto.
Per quanto concerne le protezioni, io le studio da ormai oltre 40 anni. Ho provato a migliorare quelle del kendo, a usare diversi materiali, ho riflettuto sulle protezioni da numerose angolazioni. Ma non sono mai riuscito a risolvere gli svariati problemi che modificano la natura del karate nel momento in cui si indossano delle protezioni.
Dal momento che indossare le protezioni significa non sentire dolore quando si viene colpiti, si finisce col sottovalutare il condizionamento fisico e si ignora la forza. Le difese si fanno inconsistenti e vengono meno anche la serietà e la tensione che nasce dal kumite. Gli esperimenti che ho condotto sulle protezioni, hanno avuto come risultato che, purtroppo, sono dovuto giungere proprio a tali conclusioni.
Inoltre, per quanto concerne gli attacchi di pugno al volto, lasciando da parte ora il sundome, ho anche provato a creare delle regole che prevedessero una protezione per il viso, ma anche in questo caso il risultato è stato quello di avvertire troppe limitazioni.
Io sono fortemente convinto che il karate debba prevedere attacchi a mani e piedi nudi. Quando si attacca a mani n**e, se si attacca una zona coperta da una protezione, si finisce di certo col farsi male alle mani o ai polsi. Per quanto si siano fortificati i pugni, quando si colpisce una protezione questo è inevitabile. Ancora, se si colpisce in modo leggero, sviluppando il concetto del sundome, questo si può fare. ma se si vuole colpire con tutta la forza che si ha in corpo, i pugni diventano inutilizzabili.
Parliamo ora degli effetti sul cervello. Se si ricevono colpi in testa, è meglio riceverli a volto scoperto, che con delle protezioni. Quando si indossa un caschetto, l'impatto di un pugno si trasmette alla parte posteriore del capo. Questo è vicino a ciò che nella boxe viene definito “punch drunk”(ndt. concussioni cerebrali da colpi ripetuti). Il karate è budo, ma non è un combattimento mortale. Inoltre, provocare danni agli altri durante gli allenamenti di karate, è esattamente l'opposto di ciò che dovrebbero prevedere gli intenti originali della pratica.
Il karate deve essere un'arte praticata a mani vuote. Non si deve tenere in mano alcuna arma e quindi non si deve nemmeno indossare alcuna protezione, quando si combatte: penso che sia questa la sua forma più vera e al tempo stesso il reale spirito del karate.
In questo senso sono fortemente convinto che le regole del kyokushin siano quelle più vicine a un sistema ideale per il karate; vedo che ultimamente in molti imitano le regole del kyokushin e ammettono anche i pugni al volto, facendo indossare delle protezioni, ma non posso fare altro che dire “chi vuole far così, faccia pure”. Sono cose che io ho già sperimentato decine di anni fa. Credo che i risultati si vedranno subito. Gli atleti riceveranno danni al cervello, si faranno male alle mani... Le gare si faranno confuse, e alla fine smetterà di essere karate. Oltretutto, al pubblico non piacerà. Lo guarderanno ma non capiranno. Non sarà interessante. Mancheranno sia l'aspetto della sicurezza personale, sia l'interesse, e il pubblico non andrà a vedere queste gare.
Se si fosse trattato di una decina di anni fa, ancora ancora, ma visto che viviamo in una società di informazioni, quando ci si domanda che cosa sia il vero karate, lo sguardo della gente si è fatto molto più critico. Chi parla di karate non dovrebbe tradire le aspettative delle persone.
Oltretutto ultimamente, al di là dei pugni e dei calci, che sono le tecniche primarie del karate, si vedono numerose gare nelle quali si ricorre a prese, proiezioni, tecniche di leva come nel wrestling, strangolamenti e via dicendo, in un crescendo sempre maggiore.
Quel che voglio dire, è che dovremmo tornare alla vera natura del karate. Per estendere la quantità di tecniche del karate originario, studiare gli altri budo è una cosa eccezionale. Anche io, in realtà, ho studiato il judo. Tuttavia, inserire queste cose nei regolamenti di gara, cambia il karate: come si suol dire, si avrebbero “kata fondati su principi e basi differenti”, e anche nella kyokushinkaikan, durante gli allenamenti, i kata rivestono un ruolo molto importante.
All'interno dei movimenti dei kata, si trova tutto: a partire dalle posizioni utilizzabili nel kumite, fino ai passi, alle tecniche di attacco e a quelle di difesa. Possiamo ben dire che i kata siano i veri manuali del karate. Quando si insegna il karate, è importante che ci si muova, che si mostrino le tecniche direttamente, che si insegni usando il proprio corpo. Ma le persone invecchiano. E quando, una volta invecchiati, il corpo smette di funzionare bene, come si fa a insegnare? È per questo che il kata è importantissimo. Anche quando ci si allena da soli, è possibile apprendere i giusti movimenti per mezzo dei kata.
I kata, inoltre, hanno anche il senso di trasmetterci lo spirito dei nostri antenati nei riguardi del karate, e in questo si rivela il loro valore come tesori culturali. Ma ciò non significa che i kata siano tutto il karate. Essi vivono solo come una delle componenti della pratica. Non capisco come mai nelle altre organizzazioni i kata vengano trattati allo stesso modo del kumite. I kata sono stati trasformati in uno strumento per le gare, e ormai sono alla stregua di esercizi ginnici; ormai, resi totalmente una forma di sport, vengono considerati unicamente ai fini della competizione. Da un lato si dice che proprio nei kata si riveli la natura di budo, che essi siano lo spirito del karate, e così sono considerati quasi in modo mistico, dicendo che essi siano tutto. Mi domando se loro capiscano tutto questo realmente.
Se ammettiamo che nei kata si riveli la natura di budo, oltre che lo spirito del karate, allora perché si fanno gare e perché si assegnano loro dei punteggi?
Come ho appena detto, anche nella Kyokushinkaikan i kata sono una parte importante della pratica. Ma non sono né più né meno di questo. Non sono contrario alla sportivizzazione dei kata. Anzi, penso che come sport siano necessari per ve**re incontro ai bambini, alle donne e agli anziani. In tal senso il ruolo dei kata come sport è pari a quello della ginnastica o del pattinaggio artistico, magari mettendoci della musica sotto.
Attualmente in America si svolgono delle gare di kata a suon di musica. Se si vuole promuovere il karate sportivo, occorre accettare questo.
Da un altro lato, c'è chi sottolinea che esso è spirito, è budo. Dall'altro c'è chi non rende chiaro quale sia il proprio modello di karate, limitandosi a insistere sul proprio punto di vista quando questo gli faccia comodo. E se l'ambiente del karate giapponese si è ridotto a questo, prima o poi il giappone finirà col lasciarsi superare dal resto del mondo. Le gare di kata sono anche un segnale dei tempi dei problemi che attualmente affliggono il karate sportivo.

Il Giappone, patria del karate, si avvia verso una crisi senza precedenti

Nel corso del 4 campionato mondiale dello scorso anno (1987, n.d.t.) il Giappone ha faticato molto. Matsui ha difeso il primato giapponese, ma è stato uno scontro davvero duro. Ma se la gara non si fosse svolta in Giappone, ma ad esempio in Europa, avrebbe vinto lo stesso? Se si è veri campioni, si dovrebbe vincere ovunque si combatta. Il livello del resto del mondo si è fatto sempre più alto.
Io penso che il Giappone, pur essendo la patria del karate, non debba vincere sempre per forza. E questo perché ciò dimostra quanto il karate kyokushin si sia diffuso in tutto il mondo. Ma questo non significa che il Giappone, proprio in quanto patria, possa permettersi di perdere in modo vergognoso. Tutti i praticanti di karate nel mondo puntano al Giappone, restando devoti giorno dopo giorno. Gli atleti giapponesi hanno il dovere di soddisfare queste aspettative degli stranieri.
Nel karate sportivo basato sul sundome, già da più di 10 anni fa il Giappone ha smesso di vincere. Riesce a vincere solo nei kata, mentre nel kumite riesce a fare qualcosa solo nelle categorie leggere di peso, mentre in quelle più pesanti o nelle categorie senza peso, o nei combattimenti a squadre, non solo non riesce a vincere, ma non arriva nemmeno terzo. Anche nel campionato mondiale del Cairo che si è svolto qualche giorno fa per la WUKO, il Giappone ha ottenuto risultati scarsi.
Il Giappone è stato superato dagli stranieri, e mi chiedo a cosa questo porterà. Forse gli stranieri smetteranno di adorare il Giappone e di puntare a esso come loro obiettivo. Gli insegnanti non saranno più giapponesi ma inizieranno a cercarne in altri paesi forti. Di questo passo il Giappone perderà anche le sue prerogative da un punto di vista organizzativo, e diventeranno forti le organizzazioni basate su una leadership internazionale. Finiremo come nell'ambiente del judo. E non è forse quanto sta accadendo nel mondo del karate sundome? Il carattere speciale di budo, tipicamente giapponese, ormai non è più nelle mani del Giappone, che pure ne è la patria di origine.
A proposito, come mai gli atleti giapponesi non riescono più a vincere nell'ambiente del karate sundome?
La risposta è semplice: gli atleti giapponesi mantengono una mentalità vecchio stampo, come accadeva 40 o 50 anni fa. Si lasciano costringere dai contenuti degli allenamenti, e vivono chiusi da mille regole, mentre gli stranieri si allenano in modo razionale e con mentalità aperta. Gli stranieri, anche quando partecipano a una gara sundome, non fanno mica tutto davvero a “sundome”! Non sono fissati con l'idea di non dover colpire a tutti i costi. In realtà molti atleti di kyokushin partecipano e vincono nelle gare sundome.
La minaccia rappresentata dagli atleti stranieri naturalmente non è solo nel sundome. Come ho già detto prima, anche nel karate kyokushin il Giappone si trova in grave pericolo. È proprio per questo che nella Kyokushinkaikan, anche nel nome del nostro orgoglio nazionale, faccio allenare gli atleti giapponesi in modo particolarmente duro.

Per proteggere il karate, e il Giappone che ne è la patria di origine, è giunto il momento di creare un'organizzazione unitaria. Riunirsi tutti insieme e raggiungere, insieme, la vetta!

Nelle ultime olimpiadi a Seoul, in Corea, come tutti sapete il taekwon do si è imposto al mondo con una potenza temibile. Il taekwondo nasce in origine dal karate. Ma ultimamente sta acquisendo forza anche a livello organizzativo come arte marziale coreana.
Il karate si è diffuso in tutto il pianeta, e ormai la parola KARATE è comprensibile ovunque. Ma il Giappone, sua patria, è diviso da mille scontri tra le varie scuole, e fin quando non ci sarà un'unificazione, il taekwondo risulterà più forte del karate.
Dobbiamo superare tutti gli ostacoli e, per proteggere il karate dobbiamo trovare una nostra armonia. Dobbiamo far sì che il karate si sviluppi ancor di più e per avere un'organizzazione ancor più forte, il Giappone, culla del karate, deve unirsi e dominare il mondo intero.
Attualmente il mondo del karate è diviso tra due correnti. La prima è quella del karate sundome. Io, come ho detto finora, non accetto, personalmente, il sundome. Ma non nego che esista un karate sundome. Semplicemente, penso che chi ama quelle regole sia liberissimo di aderirvi. A me va benissimo che ci sia un karate simile a un gioco, un karate sportivo. E poi, anche come associazione, si cresce maggiormente quando c'è un rivale.
L'altra corrente è quella del contatto diretto, ovvero del “full contact”. E le radici del full contacti sono nel kyokushin, e questo è innegabile, come del resto è impossibile non ammettere che la scuola originaria sia sempre il kyokushin.
Ultimamente sono aumentate le associazioni che provano a imitare i regolamenti della Federazione Nazionale di Kyokushin. A volte le loro regole sono praticamente identiche, o magari a una base di regole kyokushin hanno aggiunto le prese, le proiezioni, o l'uso di protezioni, o hanno inserito altre piccole modifiche. È anche per questo che dovremmo difendere la dignità del Giappone e dare al karate uno status che gli permetta di non cedere il passo al taekwondo, creando un'organizzazione unitaria.
Non importa quale genere di organizzazione. Va bene anche un'associazione fondata da persone uscite dal kyokushin. Ripeto, stiamo combattendo tutti sullo stesso palco. Se si parla di full contact, anche se c'è qualche regola differente, non vi sono problemi. È il kyokushin che fornisce il giusto scenario per questo. Il torneo per le qualificazioni nazionali giapponesi è un torneo open, e in questo modo si pone come una gara che non seleziona le singole scuole. Il kyokushin è la scuola madre del full contact, e quindi è ovvio che il torneo per le selezioni nazionali giapponesi sia quello più adeguato. E allora, perché non affrontarsi per conquistare le vette di questa gara di livello top?
Espandere i confini degli atleti di altre organizzazioni, significa rendere più arduo per gli atleti interni alla Kyokushinkaikan guadagnarsi il diritto di andare in gara. Ma in senso buono, ciò avrà enormi ripercussioni. Io penso che sarebbe un bene se oltre metà degli atleti coinvolti provenisse da altre associazioni. E naturalmente la partecipazione non sarebbe limitata ai gruppi di full contact. Anche chi dovesse praticare il sundome sarebbe più che benvenuto.
Anche se abbiamo detto che al momento esistono due correnti nel mondo del karate, è innegabile che il grosso si concentri nel karate full contact. Se possibile, sarebbe bello, in futuro, proteggere il Giappone, patria del karate: anzi, penso che non sarebbe un'esagerazione dire che il karate full contact sia il più adatto a proteggere anche tutto il karate a livello mondiale.
Nel campionato mondiale dello scorso anno si sono visti anche 3 rappresentanti del CIO (Comitato Olimpico Internazionale). Attualmente i membri del CIO di tutto il mondo hanno messo gli occhi sul kyokushin. Anche la Kyokushinkaikan svolge attività relative alle olimpiadi in Europa, ovviamente al modo del kyokushin. Si prevede inoltre che nel 5 Campionato mondiale che si svolgerà tra 4 anni, parteciperanno anche più di 10 membri del CIO. Tuttavia è abbastanza certo che non sia ancor giunto il momento per il karate di farsi riconoscere in modo ufficiale per le Olimpiadi. E questo non vale solo per il kyokushin, ma anche per la WUKO (Federazione Mondiale Karate).
Però, per quel giorno che prima o poi verrà per forza, dobbiamo creare un'associazione di karate sempre più forte, e il Giappone dovrà comandare sul resto del mondo. Ecco perché, mi ripeto ancora, per difendere l'onore del Giappone, patria del karate, dobbiamo unirci in un'unica federazione. Non importa a quale scuola apparteniamo, stiamo combattendo tutti sullo stesso scenario.

La tecnica si rivela nella forza, ma ciò non significa affidarsi alle forze esterne (n.d.t. In originale usa il termine buddista “tariki hongan”)

Ho ormai superato i 60 anni, e sono trascorsi ormai più di 50 anni da quando mi sono incamminato sulla via del karate. Ma non ho ancora messo da parte il mio orgoglio come karateka e come budoka! Ancora oggi indosso il karategi e sudo. Io per primo ho deciso che devo dedicare la mia intera esistenza a ricercare la via del karate. Anche le gare di kyokushin hanno raggiunto livelli elevati in tutto il mondo. Ma l'ideale del karate non è stato ancora raggiunto, e si trova molto, molto in alto. “Si prenda il centro come punto di partenza e si disegni un cerchio: la linea deve seguire tale percorso”. Questa è la vera essenza del karate.
Evitare realmente gli attacchi dell'avversario. E poi attaccare, girandogli attorno. Muoversi a destra e sinistra, misurando il maai( ndt. distanza). L'espressione massima del karate è abbattere un avversario senza doverlo toccare. Bisogna allenarsi senza mai dimenticare questo modello di karate.
Ultimamente, osservando gli allenamenti dei giovani, ci sono diverse cose che proprio non mi convincono. Il fatto è che nei loro allenamenti si affidano troppo alle forze esterne. Dimenticano di usare il loro stesso corpo per fortificarsi, e si affidano invece alle macchine.
Per diventare forti nel karate, è necessario migliorare i tre aspetti di “forza”, “velocità” e “tecnica”. E quello tra i tre che va sottovalutato di meno, è la forza, ovvero la potenza. Una delle tendenze sbagliate dei giapponesi, è quella di esagerare nel considerare la tecnica, tralasciando la forza. Ma questo è un gravissimo errore. Tra le ragioni per le quali nelle recenti Olimpiadi di Seoul il Giappone ha perso nel judo, secondo me vi è proprio il fatto di aver sottovalutato l'aspetto della forza fisica. È assolutamente vero il detto secondo il quale “La tecnica si rivela nella forza”. Ma questo non significa che si debbano usare delle macchine o sollevare dei bilancieri. È assolutamente sbagliato fare affidamento sui macchinari. In particolare, il karate è budo, è un'arte marziale. Per sconfiggere un avversario occorre prima sconfiggere se stessi. La presenza mentale e la forza spirituale sono oltremodo importanti. È per questo che non bisogna fissarsi con la tecnica, o affidarsi alle macchine, ma piuttosto vorrei che non dimenticaste mai che, per prima cosa, è necessario rafforzarsi per mezzo del proprio corpo.
Per concludere, vorrei dire di nuovo una cosa. Il karate si avvia verso una fase critica. Il Taekwondo ha raggiunto le vette del mondo, e anche nell'ambiente del karate si assiste a sforzi sempre maggiori all'estero. Non prendete cattive abitudini! È questo il momento di essere tutti uniti! E insieme, portiamo il karate nell'ormai imminente 21esimo secolo!
Masutatsu Oyama

Indirizzo

Via Pagliano 7
Portici
80055

Telefono

3465820200

Sito Web

Notifiche

Lasciando la tua email puoi essere il primo a sapere quando Musokan Club I.S. Portici pubblica notizie e promozioni. Il tuo indirizzo email non verrà utilizzato per nessun altro scopo e potrai annullare l'iscrizione in qualsiasi momento.

Condividi

Digitare