22/05/2025
Domani prendere il via la nostra manifestazione "Palla in Rete 2025"
Ve lo spieghiamo anche così. La sintesi non è tra le nostre virtù 🤪
Correva l'anno 2016 ed il nostro coach Gabriele Carlotti scrisse in un post. Ad oggi in totale sono 17 anni.
"...quando abbiamo iniziato nessuno ci credeva veramente. Di sicuro nessuno immaginava la strada da percorrere, una strada mai battuta: i ragazzi del centro di salute mentale di Pontedera, che non hanno mai giocato a basket in tutta la loro vita, messi in campo da un coach, totalmente fuori dalle dinamiche medico-psichiatriche, ma considerato dalla società abbastanza "f***e" per iniziare ad allenarlo. Ognuno di questi ragazzi diverso e simile, ognuno con la sua caratteristica principale. Proprio come una squadra di basket "vera".
Iniziamo gli allenamenti. Inizialmente uno alla settimana, alle 14 ogni venerdì al centro della Bellaria, perchè le palestre sono tutte piene e trovare altri orari è dura. Alla fine abbiamo lo spirito delle minors in un certo senso, e gli orari più improbabili li troviamo. Il gioco, il basket o quello che facciamo ogni giorno che non è proprio il basket, ma è quel gioco creato su misura per loro: come quando i genitori, alla domanda "Come nascono i bambini", rispondono che li porta la cicogna o nascono sotto i cavoli. Si racconta una storia che è diversa dalla realtà ma che è un racconto sul reale, a fin di bene, per crescere, per capirci. Questo è il nostro basket, o almeno un racconto del basket.
Abbiamo i nostri fondamentali: Il tiro. Che ci frega dello stendere il braccio, gli angoli a 90 gradi e così via. L'obiettivo è il canestro. Essere efficaci. Punto. Segnare. Perchè è bello fare canestro. Farlo per la prima volta. Come ha fatto Alessio ieri a Bologna. Per la prima volta ha segnato e mamma era contenta, tanto felice e contenta. Poi abbiamo il palleggio: questo fondamentale a volte non lo capiamo proprio, anche perchè quando vedo il canestro è bello corrergli incontro senza perdere tempo. Ci stiamo lavorando. Assomigliamo pian piano ad una squadra di pallamano e il piede perno proprio non ci va giù.
Sul passaggio abbiamo il vero spirito minors: passo la palla sotto tortura quando so di non poter fare altro. Altrimenti tiro.
Non parliamo della difesa: spazi e tempi sono relativi e non riusciamo a coprire il campo nemmeno se prendiamo uno scooter per muoversi. Perché privare gli altri giocatori della gioia di un tiro? Il concetto è "metti le mani sulla palla", perchè difendere, scivolare, abbassare il c**o è roba da grandi. A noi basta una storia. E spera di non affrontare una ragazza: alcuni miei ragazzi per cavalleria non proverebbero mai a rubare palla ad una signorina. Siamo gentiluomini in fondo.
I primi tempi eravamo sette-otto ad allenarsi. Non si faceva la partitella. Mi chiedevo se fosse possibile arrivare al contatto e alla parte agonistica. Adesso siamo diciotto. E giochiamo. Io prendo il fischio e al fischio dobbiamo fermarci. Il venerdì giochiamo nove contro nove. Perchè tutti abbiamo diritto a giocare nella nostra storia. In nove in campo non difendiamo: facciamo densità.
Poi sono arrivate le prime partite. Il nostro primo giocare. Anno dopo anno sempre meglio. Gli amici di Bologna, di Trieste, di Gorizia. Il torneo al Parco Basaglia. Gli amatori di Pontedera. Le ragazze della Castellani. E poi tutti gli under che ho allenato in questi anni li hanno conosciuti. Perché non esiste un campionato per noi. Solo qualche torneo in giro per l'Italia organizzati da volontari e educatori, come quello di ieri a Bologna. E ci piace un casino viaggiare. Il torneo è la nostra festa. . Il basket per loro è il venerdì alla Bellaria, il resto non esiste...
In qualunque trasferta il primo pensiero è il cibo. Mangiare, mangiare, mangiare. Non tutti sono così. Ma la voglia di stare insieme a giro a mangiare va oltre la partita. Riempire il piatto di ogni cosa è strafogarsi. Tanto non siamo mica atleti noi. Noi giochiamo un basket orizzontale, scordiamoci la verticalità, che siano gli altri ad aspirare al cielo. A noi basta la Terra.
Al primo torneo a Bologna nel 2010 non segnammo neanche un canestro. Mi ricordo c'erano alcuni ragazzi delle giovanili della Virtus contro di noi. "Salutatemi Giordano" fu la cosa che si avvicinò di più ad un canestro. Ora siamo migliorati. Qualche canestro lo facciamo. Qualcuno che teneva il punteggio dice che una partita è finita 12 a 8 per i nostri avversari. Solo 4 punti di differenza. Passo tutto l'anno a tenere il punteggio e quando sono con i miei ragazzi proprio non mi interessa. Nemmeno a loro. Giacomo mi dice sempre che abbiamo vinto. Lo credo anche io. Perchè penso ad una storia lunga ormai da anni, che nonostante tutto continua e cresce. Quella storia che prima o poi va raccontata, perché è facile, perchè basta volerlo e crederci, perchè il basket non è solo pickroll e body check. Perchè credere alle cicogne fa bene alla salute".