Yugen no dojo Aikido Pomigliano

Yugen no dojo Aikido Pomigliano Lo Yugen no dojo è la location dove si pratica l' AIKIDO, un' arte marziale tradizionale giapponese. Mediterranee edizioni.-”L' Aikido. Mediterranee edizioni.

L' Aikido(合気道 la Via dell' Armonia) è un' arte marziale tradizionale giapponese creata all'inizio del XX° secolo dal grande maestro (O' Sensei) Morihei Ueshiba (1883-1969), quale sintesi e rielaborazione dell' antiche tecniche di Bujutsu (arti di combattimento dell' epoca feudale giapponese).L' Aikido dal punto di vista tecnico affonda le sue radici prevalentemente nell' antica arte del Daito Ry

u Aikijujutsu e nei principi dell' arte della spada (Kenjutsu), della lancia (Sojutsu) e dell' alabarda ( Naginatajutsu).Il maestro Morihei Ueshiba, oltre all' amore per le arti marziali, fin da giovanissimo, rivelò un profondo interesse per la ricerca spirituale dimostrandosi un avido studioso di numerose tradizioni esoteriche; in particolar modo fu influenzato dal Buddismo Shingon ( Buddismo tantrico giapponese) e dalla dottrina dell' Omoto-kyo (setta della Grande Origine) attraverso gli insegnamenti del Seishi (insegnante spirituale) Deguchi Onisaburo, fautore della fratellanza universale e della pace del mondo. Nel 1942 O' Sensei, toccato profondamente dagli orrori della seconda guerra mondiale, lasciò definitivamente Tokyo, abbandonò il suo incarico d' istruttore presso la marina militare e si trasferì nella città di Iwama (oggi Kasama) prefettura di Ibaraki, dove realizzò dapprima l' Aiki Jinja ( il tempio dell' Aiki) e successivamente il dojo di Iwama. In questo meraviglioso paesaggio naturalistico Ueshiba coniugò il suo amore per le arti marziali con l' amore per la natura, dedicandosi all' agricoltura e allo sviluppo dell' Aikido. Per oltre un ventennio, alla luce di una nuova visione dell' arte marziale, O' Sensei rielaborò le tecniche apprese permeandole del principio “di non resistenza” adottando movimenti ancestrali, circolari e spiraliformi, e trasfuse in esse numerosi principi etico-pedagogici, realizzando così quella raffinatissima forma di Budo che oggi conosciamo con il nome di Aikido e che tutt' ora rappresenta la summa della cultura marziale giapponese.“Le persone mi chiedono : "Perché il vostro Budo è così diverso da tutte le altre arti marziali ? Dove avete appreso quest'arte chiamata Aikido ?".Io rispondo : "Ho studiato varie arti marziali, ma poiché erano tutte sistemi incompleti ideati da esseri umani imperfetti, nessuna di esse mi ha fornito una risposta reale alla domanda: "Qual'è il vero scopo del Budo ?".Dovete cercare quella verità da soli, partendo dall'interno.Nel passato si pensava erroneamente che le arti marziali fossero un metodo per uccidere e annientare la vita umana. L’Aikido, al contrario, è un veicolo per preservare la vita umana, un mezzo per prevenire la violenza e il caos.Un’arte marziale spirituale considera le cose ad un livello più alto.La sua base è l’amore ed essa osserva le cose nella loro totalità.È priva di forma e non cerca mai di farsi dei nemiciLa Via del Guerriero si basa sull’umanità, sull’amore e sulla sincerità … ... l’enfasi degli aspetti fisici della combattività è inutile, poiché la potenza del corpo è sempre limitata.L’arte della Pace è il principio della non resistenza.Poiché, chi non resiste è vittorioso fin dall’inizio.L’Arte della Pace è invincibile perché non compete contro nulla.Ferire un avversario significa ferire se stessi.Controllare le aggressioni senza infliggere lesioni è l’Arte della Pace.L’Aikido è la via della pace.L’Arte della pace consiste nel realizzare ciò che manca."Morihei UeshibaOggi l' Aikido si propone come una moderna quanto elegante arte marziale adatta tanto alle donne quanto gli uomini a partire dai sei anni di età, in cui il movimento è sia strumento per proteggere se stessi in caso di un' aggressione sia strumento per coltivare ed evolvere se stessi. La pratica dell' Aikido si basa su tre capisaldi: tecniche di respirazione (Kokyu), movimento consapevole (Aikitaiso / Taijutsu/ Bukiwaza), meditazione (Zen). Gli esercizi di Aikitaiso ( ginnastica) permettono di sviluppare l' equilibrio, la coordinazione, la flessibilità articolare e l' elasticità muscolare; gli esercizi di Kokyu (respirazione) migliorano la funzione cardio-polmonare, la postura, attenuano l' ansia e lo stress. La pratica delle tecniche marziali a mani nude ( leve, immobilizzazioni, proiezioni ) e con le armi ( spada, bastone di legno) utilizzate come meri strumenti didattici, eseguita con concentrazione e attenzione sul movimento, da un lato permette di apprendere un' efficace sistema di difesa personale e dall' altro realizza l' ascolto profondo del corpo che negli stadi più avanzati aumenta il livello di consapevolezza di Se. Infine, la pratica della meditazione (Zen) produce un rilassamento psico-fisico, migliora il tono dell' umore, potenzia la memoria, regolarizza il sonno. La peculiare composizione e sistematizzazione della didattica e la modalità di esecuzione del Keiko ( allenamento) ha fatto si che, negli ultini anni, l' Aikido sia stato riconosciuto dagli esperti in neuroscienze( psicologi, neuropshichiatri) come un pregevole sistema di Mindful Fit ( metodi per risvegliare la consapevolezza motoria e emotiva). Bibliografia:-”Lo Spirito dell' Aikido “- di Kisshomaru Ueshiba”. La Pratica”- Kisshomaru Ueshiba. Mediterranee edizioni.-”L' Arte della Pace”- Morihei Ueshiba ( a cura di John Stevens).

LO STRANO CASO DEL MAESTRO CHE SI DICEVA PRATICASSE  L' AIKIDO CON LA SQUADRETTA...(E NON ERA VERO.)Ogni comunità ha le ...
19/06/2026

LO STRANO CASO DEL MAESTRO CHE SI DICEVA PRATICASSE L' AIKIDO CON LA SQUADRETTA...(E NON ERA VERO.)

Ogni comunità ha le sue leggende. Alcune parlano di eroi, altre di imprese impossibili. La nostra aveva un maestro di Aikido e una squadretta.

Si raccontava che il maestro fosse capace di eseguire tecniche raffinatissime usando il più improbabile degli strumenti: una comune squadretta da disegno. Nessuno sapeva esattamente come fosse nata quella voce, ma col tempo era diventata una certezza. Del resto, più una storia è assurda, più sembra destinata a sopravvivere.

Le testimonianze si moltiplicavano.
C'era chi sosteneva di averlo visto deviare un attacco dimostrando un angolo retto. Chi giurava che fosse in grado di immobilizzare un avversario applicando il teorema di Pitagora. Qualcuno affermava persino che durante gli esami di grado gli studenti si inchinassero spontaneamente al suo passaggio, assumendo la forma ora del triangolo, ora del cerchio, ora del quadrato.

Nessuna di queste affermazioni era supportata da prove.
Ma la leggenda non si lasciava scoraggiare da dettagli così trascurabili.

Passarono gli anni e il mito crebbe. Il maestro divenne una figura quasi leggendaria, sospesa tra l'arte marziale e il disegno tecnico. C'era chi lo immaginava allenarsi tra righelli, compassi e formule matematiche, in una disciplina misteriosa nota soltanto agli eletti.

Si raccontava che praticasse Aikido con una semplice squadretta.
Non un katana. Non un bastone. Nemmeno un ombrello, che almeno nei film fa la sua figura. Una squadretta.
Le testimonianze erano numerose e rigorosamente inattendibili

Con il passare del tempo la fama del maestro raggiunse livelli impensabili. Si iniziò a dire che avesse fondato una scuola segreta chiamata Geometria Dinamica Applicata all'Imbarazzo Altrui. C'era persino chi sosteneva che le sue cinture fossero graduate in millimetri.

Poi, come accade a tutti i grandi miti, arrivò il San Tommaso di turno deciso a verificare i fatti.

Decise di incontrare il maestro e rivelare finalmente la verità al mondo.
Dopo poche settimane il maestro gli rivelò:
In Aikido non puoi cercare ovunque linee rette. Questo vale per le tecniche così come nella vita. Non ci sono spiegazioni definitive, le categorie precise, le conclusioni ben ordinate. È un' arte nata con il seme del cambiamento.

Ogni volta che si tenta di rinchiuderla in uno schema, quella scivola via.
Ogni volta che si crede di aver trovato la formula giusta, compare un Uke diverso, una situazione diversa, una reazione inattesa.

L'arte che hai deciso di studiare possiede un'insolente indifferenza per le certezze umane. Non puoi misurare ciò che va incontrato. Non puoi definire ciò che va osservato. Non puoi controllare ciò che può essere solo attraversato.

Poi continuava: la progressione nell' arte avviene
solo con una lunga serie di piccoli fallimenti.
Tecniche che non funzionano come previsto, Uke che non si comportano come ti aspettavi. I Keiko che non assomigliano affatto a ciò che desideravi.
E, lentamente, quasi senza accorgertene, comincerai ad allentare la presa.
Prima sulle tecniche.
Poi sulla volontà di controllare tutto.
Ti aprirai all' arte del fluire.

Con il tempo, il povero San Tommaso iniziò a sospettare che la famosa squadretta non fosse mai esistita.

La notizia provocò una crisi senza precedenti. Associazioni di geometri, praticanti di arti marziali e professori di matematica furono costretti a riunirsi per affrontare il trauma collettivo.

Per qualche istante il mondo sembrò fermarsi. Le certezze vacillarono. Le squadrette tornarono a essere semplici strumenti scolastici. L'universo riprese il suo corso ordinario.

Eppure, accadde qualcosa di curioso.
La leggenda non scomparve.

Continuò a essere raccontata, con un sorriso in più e una convinzione in meno. Perché certe storie non sopravvivono grazie alla verità, ma grazie al piacere di essere tramandate.

Così ancora oggi qualcuno ricorda lo strano caso del maestro che si diceva praticasse l'Aikido con la squadretta.
E forse è giusto così.
Perché le leggende non muoiono quando vengono smentite.
Muoiono quando smettono di farci sorridere.
E questa, fortunatamente, sembra ancora in perfetta salute.

Heiwa

(T. Rega)

"Una vita senza ricerca non merita di essere vissuta."(Socrate).Non perché sia necessario trovare tutte le risposte, ma ...
08/06/2026

"Una vita senza ricerca non merita di essere vissuta."
(Socrate).

Non perché sia necessario trovare tutte le risposte, ma perché è nella ricerca che l'essere umano scopre sé stesso.
Ricercare significa non accontentarsi delle apparenze, interrogarsi sul senso delle cose, esplorare ciò che si nasconde oltre le abitudini e le certezze. È il desiderio di comprendere, di crescere, di evolvere.

"La ricerca è ciò che trasforma l'esistenza in un percorso di scoperta e il cammino in una continua rinascita."

Ogni domanda autentica apre una porta. Ogni dubbio sincero incrina le certezze che limitano la visione. Ogni passo compiuto con consapevolezza ci avvicina un po' di più a ciò che siamo realmente.
Non è la destinazione a dare valore al viaggio, ma la disponibilità a mettersi continuamente in discussione, a imparare, a crescere, a lasciar andare ciò che non serve più.
Chi ricerca non vive soltanto il tempo che gli è dato: lo trasforma in esperienza, conoscenza e soprattutto consapevolezza.
Perché la vera ricerca non consiste nel trovare qualcosa fuori di sé, ma nel risvegliare ciò che da sempre attende di essere riconosciuto dentro di sé.
E così ogni fine diventa un nuovo inizio, ogni caduta un insegnamento, ogni rinascita un passo ulteriore verso la propria autenticità.
La ricerca spirituale, in particolare, è un viaggio verso l'essenza più profonda del nostro essere. Non è una corsa verso una destinazione, ma un cammino fatto di silenzio, dubbi, intuizioni e trasformazioni.
Quando smettiamo di cercare, rischiamo di vivere in modo automatico, ripetendo schemi e percorsi già tracciati. Quando invece manteniamo viva la ricerca, ogni esperienza diventa un'opportunità di conoscenza e ogni incontro uno specchio attraverso cui osservare noi stessi.
Il valore della ricerca stessa non risiede nelle risposte che accumuliamo, ma nella profondità delle domande che abbiamo il coraggio di porci.

Heiwa.

(T. Rega)

Stage di Aikido diretto dal maestro Ferdinando Silvano e da Silvio Martuscelli Sensei.
08/06/2026

Stage di Aikido diretto dal maestro Ferdinando Silvano e da Silvio Martuscelli Sensei.

Maemuki (前向き)"La vita non è come dovrebbe essere.È quella che è.È il modo in cui l' affronti che fa la differenza."  (Vi...
14/05/2026

Maemuki (前向き)
"La vita non è come dovrebbe essere.
È quella che è.
È il modo in cui l' affronti che fa la differenza." (Virginia Satir)
In questi giorni imbattendomi in questa frase di Virginia Satir mi è rimbalzato alla mente un concetto della cultura giapponese che mi ha sempre affascinato : il Maemuki ( letteralmente orientato in avanti).
Un concetto che esprime un atteggiamento propositivo nei confronti della vita. Presente, del resto, anche nella cultura ellenistica espresso dalla parola "Ioein": andare oltre.
È interessante come questo concetto giapponese si incastri quasi naturalmente con molte idee della terapia umanistica, come quelle di Virginia Satir. Satir insisteva molto sul fatto che non siamo definiti dai nostri errori o dalle nostre ferite, ma dalla nostra capacità di restare in contatto con noi stessi mentre attraversiamo le difficoltà.
In Giappone avere una mentalità Maemuki significa trovare la forza di non lasciare che il passato diventi il protagonista della propria vita. Non puoi cambiare ciò che è stato, ma puoi scegliere cosa farne: se diventarne prigioniero o trasformarlo in qualcosa che ti renda più forte, più consapevole, più vivo.
Essere Maemuki non vuol dire dimenticare il dolore, ma impedire che definisca il tuo futuro.
Il Maemuki, infatti, non è un ottimismo ingenuo. Non è “andrà tutto bene”. È piuttosto una postura interna: anche quando qualcosa fa male, scelgo di non restare bloccato rivolto solo al passato o al problema, ma di mantenere una direzione vitale in avanti.
È continuare a credere nei nuovi inizi, anche dopo le cadute. È guardare avanti con il coraggio di chi ha sofferto, ma ha deciso di non fermarsi.
Perché la vita cambia davvero quando smetti di vivere rivolto verso ciò che hai perso e inizi a camminare verso ciò che puoi ancora diventare. È continuare a dire sì alla vita, anche dopo le delusioni, gli errori e le cadute. Onorarla nel momento esatto in cui scegli di continuare, di rialzarti, di credere ancora nel domani nonostante tutto.
Perché essere Maemuki non significa non soffrire. Significa non permettere al dolore di essere la propria guida interiore e di spegnere nel tempo la persona che Sei.
Heiwa

(T. Rega)

KODOMO NO HI.Oggi in Giappone ricorre Il Kodomo no Hi ovvero la festività giapponese dei bambini, tradotta letteralmente...
05/05/2026

KODOMO NO HI.

Oggi in Giappone ricorre Il Kodomo no Hi ovvero la festività giapponese dei bambini, tradotta letteralmente come “Giorno dei bambini”, che cade appunto il 5 di maggio di ogni anno e segna la fine del lungo ponte di festività chiamato Golden Week. E’ anche un gosekku, ovvero una delle 5 festività più importanti del calendario giapponese e segna l’inizio dell’estate e della stagione delle piogge.
In questa giornata, è in uso da parte dei giapponesi esporre dei simboli tanto nelle case quanto all' esterno.
Il simbolo più famoso è la carpa ( Koi).
La leggenda della carpa che si trasforma in drago è un mito antico (di origine cinese ma profondamente radicato in Giappone) che simboleggia perseveranza, forza di volontà e coraggio. Narra di una carpa che, risalendo il Fiume Giallo contro corrente, supera la cascata della "Porta del Drago", venendo trasformata dagli dei in un drago maestoso per la sua determinazione.

Koinobori (鯉のぼり): Le tipiche carpe di stoffa o carta vengono esposte fuori dalle case e lungo i fiumi. La carpa simboleggia forza e tenacia, poiché nota per la sua capacità di risalire la corrente, augurando ai bambini di superare le difficoltà. Di solito, la carpa nera rappresenta il padre, quella rossa la madre e quelle blu/verdi i bambini.

Decorazioni in casa: Vengono spesso esposti all'interno delle case elmi da samurai (kabuto) o bambole di guerrieri (gogatsu ningyo), per augurare ai maschietti di crescere forti e coraggiosi. Il cibo tradizionale è rappresentato dal kashiwa-mochi (mochi ripieni di anko, marmellata di fagioli rossi Azuki, avvolti in foglie di quercia) e chimaki (riso glutinoso al vapore avvolto in foglie di bambù).
In passato la festa era nota come Tango no Sekku (5 maggio) ed era dedicata specificamente ai maschi, mentre il 3 marzo (Hinamatsuri) era dedicato alle bambine. Dal 1948, il 5 maggio è ufficialmente una festa nazionale per celebrare tutti i bambini.

Heiwa

(T. Rega)

SEIJAKU.È un termine giapponese formato dai kanji 静 (shizu/sei - calma, silenzio) e 寂 (jaku/sabishii - solitudine, racco...
29/04/2026

SEIJAKU.
È un termine giapponese formato dai kanji 静 (shizu/sei - calma, silenzio) e 寂 (jaku/sabishii - solitudine, raccoglimento).
È tradotto generalmente come calma interiore e rapprenta uno dei canoni dell' estetica Zen.
Jaku è anche l' ultimo dei principi fondamentali della cerimonia del thè.

Nel rumore continuo del mondo, il seijaku rappresenta una scelta radicale.
Non è solo silenzio. È uno spazio interiore dove i pensieri smettono di rincorrersi, dove ogni gesto diventa essenziale.
Nel seijaku impari ad ascoltare davvero: il respiro, i dettagli, ciò che di solito sfugge. E scopri che la calma non è assenza di movimento, ma presenza piena. Sono spazi piccoli, quasi invisibili,
ma hanno la forza di proteggerti.
Nel silenzio del seijaku
non spegni il mondo,
ma impari a non perderti dentro il suo rumore.

La pratica dell' Aikido favorisce lo sviluppo del Seijaku.
Movimento dopo movimento, impari a lasciare andare la tensione,
a non opporti, a non irrigidirti.
Il corpo si rilassa,
la mente si svuota dai pensieri ricorrenti.
E in quello spazio nasce il Seijaku:
una calma presente, vigile, attiva.
La chiave non è nel controllare tutto,
ma nel restare centrati mentre tutto cambia.
Forse è questo il vero equilibrio:
portare il silenzio dentro l’azione,
e restare centrati anche nel pieno del caos.
Heiwa.

(T. Rega)

Il 26 Aprile 1969 ci lasciava il maestro Ueshiba Morihei il fondatore dell' Aikido.Caro Maestro Ueshiba,desidero ringraz...
26/04/2026

Il 26 Aprile 1969 ci lasciava il maestro Ueshiba Morihei il fondatore dell' Aikido.
Caro Maestro Ueshiba,
desidero ringraziarLa per aver donato al mondo l’Aikido.
La Sua visione ha trasformato l’arte del combattimento in un percorso di consapevolezza.
Attraverso i principi della sua arte, Lei continua ad insegnare come vivere nella costante ricerca dell' equilibrio psicofisico, ad ascoltare con sensibilità, a non opporsi ma a fluire con l’energia, trasformando ogni incontro in una possibilità di crescita.
L’Aikido, nato dalla Sua visione, porta con sé una bellezza gentile e potente, che avvolge chi lo pratica come un abbraccio silenzioso.
Grazie per non aver creato semplicemente un’arte, ma un sentiero che parla al cuore.
Con profonda gratitudine.
Heiwa.
(T. Rega)

Il  ruolo della Pedagogia.Il termine  pedagogia deriva dal greco" παιδαγωγία"  (paidagoghía), composta da paîs (bambino)...
20/04/2026

Il ruolo della Pedagogia.

Il termine pedagogia deriva dal greco" παιδαγωγία" (paidagoghía), composta da paîs (bambino) e ághein (guidare, condurre), significando letteralmente "condurre i bambini".
Nell'antica Grecia, il pedagogo era lo schiavo incaricato di accompagnare il fanciullo e, in epoca romana, spesso di insegnare la lingua greca.
Oggi è la disciplina che studia l'educazione e la formazione dell'uomo.
Nello studio e nella pratica dell' Aikido, la pedagogia è uno strumento fondamentale per l' apprendimento e la comprensione dell' arte.
Non è solo ciò che impari… ma come ti viene trasmesso a fare la differenza.
Ci sono percorsi in cui accumuli tecniche, e altri in cui ogni singolo elemento trova il suo posto, come parole all’interno di una frase che, finalmente, ha senso.
È lì che nasce la differenza: nell’impianto didattico.
Quando è solido, coerente, vivo… non ti senti più perso. Anche nella difficoltà, percepisci una direzione.
Ogni esercizio diventa un ponte, ogni dettaglio un tassello che costruisce qualcosa di più grande.
Non stai più solo eseguendo: stai comprendendo.
È la didattica a trasformare un insieme di movimenti in un vero percorso di crescita.
Senza una struttura chiara, anche la tecnica più efficace rischia di restare vuota, frammentata, difficile da integrare. Con una didattica solida, invece, ogni gesto trova il suo significato, ogni esercizio diventa parte di un disegno più ampio.
Ti accompagna passo dopo passo, rispettando i tempi, lasciando spazio all’esperienza diretta.
E improvvisamente ciò che sembrava complesso si organizza. Ciò che era confuso si chiarisce. Il corpo inizia a “capire” prima ancora della mente.
È in quel momento che lo studio smette di essere sforzo… e diventa percorso. Perché il principio non è accumulare tecniche, ma sviluppare competenze.
Attraverso esercizi propedeutici, ripetizioni guidate e variazioni progressive, l' allievo costruisce schemi motori stabili e trasferibili. La tecnica diventa così uno strumento per interiorizzare i principi, non è fine a se stessa.
La vera competenza di un insegnante, quindi, non sta solo nel proporti la tecnica, ma nel mostrarti il cammino per farla tua ed esprimerla.

Grazie di cuore maestro Alessio Autuori per il magistrale seminar.
Heiwa.

"La mia idea è che coloro i quali hanno consapevolezza dell’Aiki, ognuno testimoniando il suo individuale contributo ad ...
19/04/2026

"La mia idea è che coloro i quali hanno consapevolezza dell’Aiki, ognuno testimoniando il suo individuale contributo ad illustrare un principio infinito (Aiki Uchu Do), dovrebbero COOPERARE, ponendosi come obiettivo UN ESSERE UMANO TOTALMENTE INTEGRATO, nei suoi tratti fisici, mentali, animici e spirituali, così lavorando per un SALTO QUANTICO DI COSCIENZA per l’umanità..... "
Angelo Armano.

Personale riflessione lungo "la Via".
C'è un punto in cui la pratica smette di essere solo tecnica e diventa visione.
Chi ha maturato una reale consapevolezza dell’Aiki non custodisce un sapere da difendere, ma una responsabilità da condividere.
Ognuno, attraverso il proprio percorso, incarna e testimonia una sfumatura di un principio che non può essere contenuto: Aiki Uchu Do, la Via dell’armonia che attraversa l’intero universo.
In questa prospettiva, la frammentazione non ha più senso. Scuole, stili, interpretazioni: tutto può diventare ricchezza, se orientato verso un intento comune. Non competere, ma cooperare. Non separare, ma integrare.
L’obiettivo non è formare praticanti migliori, ma esseri umani completi, integrati.
Individui capaci di allineare corpo, mente, emozioni e spirito in un’unica presenza coerente, viva, consapevole.

Se questa visione venisse condivisa e praticata collettivamente, il risultato non sarebbe solo una crescita individuale, ma un autentico salto di coscienza.
Un cambiamento qualitativo nel modo in cui l’umanità percepisce sé stessa e il proprio ruolo.
L’Aiki, allora, smette di essere una disciplina e diventa un linguaggio universale. Un ponte tra differenze, un campo di incontro, una possibilità concreta di evoluzione.
La domanda non è più “quanto sono avanzato nella mia tecnica?” Ma quanto la mia pratica contribuisce all’armonia in me stesso e all' armonia del tutto?

Heiwa.

(T. Rega)

Shoshin, "la mente del principiante".Lo Shoshin è un principio del BUDO che ci invita a guardare, sempre, il mondo come ...
16/04/2026

Shoshin, "la mente del principiante".
Lo Shoshin è un principio del BUDO che ci invita a guardare, sempre, il mondo come se fosse la prima volta. Da bambini tutto ci sorprende: ogni esperienza è nuova, ogni domanda è spontanea. Crescendo, però, tendiamo a riempire la mente di certezze, convinzioni e abitudini che limitano la nostra capacità di vedere davvero.
Avere la “mente del principiante” significa ritrovare quello sguardo puro e disincantato del fanciullo, senza dare nulla per scontato. Non è ignoranza, ma apertura: è la disponibilità a imparare sempre, anche da ciò che crediamo di conoscere già.
Lo Shoshin ci ricorda che ogni momento è unico e che possiamo scoprire qualcosa di nuovo ovunque, se restiamo presenti e curiosi.
È un atteggiamento che richiede umiltà, perché implica accettare di non sapere tutto, e coraggio, perché ci spinge fuori dalle nostre sicurezze.
In un mondo in cui si cerca spesso di apparire competenti e sicuri, lo Shoshin è un invito a restare autentici, a fare domande, a meravigliarsi.
È proprio nella mente aperta del principiante che nascono le idee più profonde e le possibilità più inaspettate.
Nella pratica delle arti marziali tradizionali non esiste un traguardo definitivo, né un momento in cui si possa dire “sono arrivato”. Ogni risposta apre a nuove domande, ogni conquista rivela nuovi orizzonti da esplorare e da comprendere.
Perché la " VIA" non è una meta, ma un processo continuo: è nel gesto ripetuto mille volte, nella correzione paziente, nell’ascolto profondo di sé e degli altri.
È nella disciplina quotidiana e nella capacità di restare umili anche quando si cresce.
Nel percorso marziale condiviso, questo viaggio diventa ancora più ricco: ci si specchia negli altri, si impara insieme, si cade e ci si rialza con maggiore consapevolezza.
Studiare la via significa accettare di essere sempre allievi.
E forse è proprio questo il suo significato più profondo.
Heiwa.

(T. Rega)

Indirizzo

Via Carlo Alberto Dalla Chiesa N 5
Pomigliano D'Arco
80038

Orario di apertura

Lunedì 18:30 - 20:00
Mercoledì 18:30 - 20:00
Venerdì 20:00 - 21:30

Telefono

+393381680221

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