19/06/2026
LO STRANO CASO DEL MAESTRO CHE SI DICEVA PRATICASSE L' AIKIDO CON LA SQUADRETTA...(E NON ERA VERO.)
Ogni comunità ha le sue leggende. Alcune parlano di eroi, altre di imprese impossibili. La nostra aveva un maestro di Aikido e una squadretta.
Si raccontava che il maestro fosse capace di eseguire tecniche raffinatissime usando il più improbabile degli strumenti: una comune squadretta da disegno. Nessuno sapeva esattamente come fosse nata quella voce, ma col tempo era diventata una certezza. Del resto, più una storia è assurda, più sembra destinata a sopravvivere.
Le testimonianze si moltiplicavano.
C'era chi sosteneva di averlo visto deviare un attacco dimostrando un angolo retto. Chi giurava che fosse in grado di immobilizzare un avversario applicando il teorema di Pitagora. Qualcuno affermava persino che durante gli esami di grado gli studenti si inchinassero spontaneamente al suo passaggio, assumendo la forma ora del triangolo, ora del cerchio, ora del quadrato.
Nessuna di queste affermazioni era supportata da prove.
Ma la leggenda non si lasciava scoraggiare da dettagli così trascurabili.
Passarono gli anni e il mito crebbe. Il maestro divenne una figura quasi leggendaria, sospesa tra l'arte marziale e il disegno tecnico. C'era chi lo immaginava allenarsi tra righelli, compassi e formule matematiche, in una disciplina misteriosa nota soltanto agli eletti.
Si raccontava che praticasse Aikido con una semplice squadretta.
Non un katana. Non un bastone. Nemmeno un ombrello, che almeno nei film fa la sua figura. Una squadretta.
Le testimonianze erano numerose e rigorosamente inattendibili
Con il passare del tempo la fama del maestro raggiunse livelli impensabili. Si iniziò a dire che avesse fondato una scuola segreta chiamata Geometria Dinamica Applicata all'Imbarazzo Altrui. C'era persino chi sosteneva che le sue cinture fossero graduate in millimetri.
Poi, come accade a tutti i grandi miti, arrivò il San Tommaso di turno deciso a verificare i fatti.
Decise di incontrare il maestro e rivelare finalmente la verità al mondo.
Dopo poche settimane il maestro gli rivelò:
In Aikido non puoi cercare ovunque linee rette. Questo vale per le tecniche così come nella vita. Non ci sono spiegazioni definitive, le categorie precise, le conclusioni ben ordinate. È un' arte nata con il seme del cambiamento.
Ogni volta che si tenta di rinchiuderla in uno schema, quella scivola via.
Ogni volta che si crede di aver trovato la formula giusta, compare un Uke diverso, una situazione diversa, una reazione inattesa.
L'arte che hai deciso di studiare possiede un'insolente indifferenza per le certezze umane. Non puoi misurare ciò che va incontrato. Non puoi definire ciò che va osservato. Non puoi controllare ciò che può essere solo attraversato.
Poi continuava: la progressione nell' arte avviene
solo con una lunga serie di piccoli fallimenti.
Tecniche che non funzionano come previsto, Uke che non si comportano come ti aspettavi. I Keiko che non assomigliano affatto a ciò che desideravi.
E, lentamente, quasi senza accorgertene, comincerai ad allentare la presa.
Prima sulle tecniche.
Poi sulla volontà di controllare tutto.
Ti aprirai all' arte del fluire.
Con il tempo, il povero San Tommaso iniziò a sospettare che la famosa squadretta non fosse mai esistita.
La notizia provocò una crisi senza precedenti. Associazioni di geometri, praticanti di arti marziali e professori di matematica furono costretti a riunirsi per affrontare il trauma collettivo.
Per qualche istante il mondo sembrò fermarsi. Le certezze vacillarono. Le squadrette tornarono a essere semplici strumenti scolastici. L'universo riprese il suo corso ordinario.
Eppure, accadde qualcosa di curioso.
La leggenda non scomparve.
Continuò a essere raccontata, con un sorriso in più e una convinzione in meno. Perché certe storie non sopravvivono grazie alla verità, ma grazie al piacere di essere tramandate.
Così ancora oggi qualcuno ricorda lo strano caso del maestro che si diceva praticasse l'Aikido con la squadretta.
E forse è giusto così.
Perché le leggende non muoiono quando vengono smentite.
Muoiono quando smettono di farci sorridere.
E questa, fortunatamente, sembra ancora in perfetta salute.
Heiwa
(T. Rega)