05/01/2015
Dopo gli esordi nel settore giovanile del San Lazzaro (squadra dilettantistica piacentina)[8], passa al vivaio della Cremonese e quindi del Bologna. Con la formazione felsinea debutta in Serie A, il 22 maggio 1977, subentrando al titolare Franco Mancini sul campo della Roma[9]; nella successiva sessione di mercato passa al Brescia, in Serie B. Con le Rondinelle si impone come titolare per cinque campionati consecutivi, contribuendo alla promozione in Serie A nel campionato 1979-1980, nel quale si segnala come uno dei migliori portieri della serie cadetta[10]. Nella stagione 80/81 disputa il suo unico campionato da titolare nella massima serie, senza tuttavia evitare la retrocessione, e nella successiva stagione 81/82 perde il posto a causa di dissidi con l'allenatore Marino Perani[4][11]. Con l'insediamento di una nuova proprietà, la squadra lombarda viene smantellata, e Malgioglio viene ceduto alla Pistoiese, sempre in Serie B[12]. Nel 1983 lo acquista la Roma Campione d'Italia: nonostante la promessa di partire alla pari con Franco Tancredi, ne diventa in realtà il vice[2][4].
Con la formazione capitolina rimane due stagioni, nelle quali si mette in mostra come rincalzo affidabile, sostituendo Tancredi (impegnato nei Giochi Olimpici del 1984) nelle partite di Coppa Italia 1984-1985, pur senza insidiarne la posizione nelle gerarchie[13]. Nel 1985 accetta di scendere in Serie B per ritornare a giocare, trasferendosi alla Lazio, appena retrocessa, su richiesta dell'allenatore Luigi Simoni[14]. L'esperienza con i biancocelesti si rivelerà particolarmente complicata per Malgioglio.
Nel quadro di una contestazione generale a squadra e società[14][6], Malgioglio viene preso di mira dai tifosi laziali, sia a causa dei trascorsi romanisti[4][11][14] e sia per il suo impegno coi disabili; questa attività - secondo alcuni tifosi laziali - sarebbe causa di scarsa professionalità sul campo[3][4]. Il 9 marzo 1986, nella partita interna contro il Lanerossi Vicenza, persa per 4-3, viene duramente contestato a causa di alcune incertezze in occasione dei gol subiti. A fine partita, in reazione ai cori contro la famiglia e gli handicappati rivolti dalla curva laziale, si toglie la maglia e sputa su di essa[4][11][14]. Secondo la versione del giocatore, inoltre, sugli spalti era stato affisso uno striscione recante la scritta Tornatene dai tuoi mostri[2][3][4], circostanza mai chiarita[6]. Malgioglio rescinde il contratto con la Lazio[4], che ne aveva chiesto la radiazione[3][4], ed esprime l'intenzione di ritirarsi dal calcio[3][4].
Nell'estate 1986 Giovanni Trapattoni lo chiama per proporgli il ruolo di vice di Walter Zenga all'Inter[3][4]. Con i nerazzurri rimane per cinque stagioni da dodicesimo[15], vincendo lo scudetto nella stagione 1988-1989 e disputando in tutto 12 partite di campionato. Tra queste va ricordata quella del 4 marzo 1990, allo stadio Flaminio (l'Olimpico era in restauro per gli imminenti Mondiali), contro la Lazio. In quell'occasione Malgioglio sostituisce l'indisponibile Zenga, e per tutto l'incontro, nonostante il gesto pacificatorio del portiere, che aveva portato un mazzo di fiori sotto la curva[4][3][16], viene nuovamente bersagliato di insulti dalla tifoseria biancoceleste.
Nel 1991 si svincola dall'Inter[17] e viene ingaggiato dall'Atalanta come riserva di Fabrizio Ferron[2]. Rimane a Bergamo per una sola stagione, costellata di problemi fisici[2], prima di ritirarsi definitivamente nel 1992, a 34 anni.
Nazionale[modifica | modifica wikitesto]
Tra il 1979 e il 1980 è stato convocato da Azeglio Vicini nella Nazionale di calcio dell'Italia Under-21; con gli Azzurrini ha preso parte al Campionato europeo di calcio Under-21 1980, sostituendo Giuseppe Zinetti che era rimasto coinvolto nella vicenda calcioscommesse[18]. Riserva di Giovanni Galli, non è mai stato impiegato nella competizione