Portieri Titolari Ed Eterni Numeri 12

Portieri Titolari Ed Eterni Numeri 12 I PORTIERI TITOLARI-----GLI ETERNI NUMERI 12------VIDEO PAPERE----GRANDI PARATE

Emerse dalle serie minori fino ad arrivare ad Avellino, società con cui ottenne una promozione in Serie A, la prima per ...
20/11/2015

Emerse dalle serie minori fino ad arrivare ad Avellino, società con cui ottenne una promozione in Serie A, la prima per la squadra irpina: con il club disputò tre stagioni senza saltare una partita[1], debuttando in Serie A a San Siro, contro il Milan, in una gara in cui resistette senza concedere gol sino ai minuti finali, quando dovette arrendersi a Ruben Buriani[1]. Con i campani arrivò a giocare nella nazionale olimpica, primo giocatore della squadra irpina, per due volte[1] ma soprattutto fece parte di quella fase della storia della squadra in cui gli avellinesi riuscivano a non sfigurare contro le grandi squadre[1], per esempio vincendo contro il Milan che lo comprò, proprio nell'anno in cui fu retrocesso per illecito sportivo[1]. Con i milanesi disputò quattro stagioni, due in Serie A e due in Serie B, per essere poi ceduto all'Atalanta con cui giocò quattro stagioni in Serie A ed una in Serie B, concludendo la carriera al Genoa (che con lui in panchina arrivò a disputare la Coppa UEFA[1]), con quasi 200 partite disputate nel massimo campionato italiano.

Dopo il ritiro[modifica | modifica wikitesto]
A seguito dell'abbandono dei campi da gioco, intraprende attività dirigenziale prima con la Solbiatese e poi con il Voghera.

Oggi è procuratore di alcuni calciatori e segue per conto di altri colleghi i campionati delle serie minori.

Palmarès[modifica | modifica wikitesto]
Campionato italiano di Serie B: 2
Milan: 1980-1981, 1982-1983
Coppa.svg Coppa Mitropa: 1
Milan: 1982

Dopo gli esordi nel settore giovanile del San Lazzaro (squadra dilettantistica piacentina)[8], passa al vivaio della Cre...
05/01/2015

Dopo gli esordi nel settore giovanile del San Lazzaro (squadra dilettantistica piacentina)[8], passa al vivaio della Cremonese e quindi del Bologna. Con la formazione felsinea debutta in Serie A, il 22 maggio 1977, subentrando al titolare Franco Mancini sul campo della Roma[9]; nella successiva sessione di mercato passa al Brescia, in Serie B. Con le Rondinelle si impone come titolare per cinque campionati consecutivi, contribuendo alla promozione in Serie A nel campionato 1979-1980, nel quale si segnala come uno dei migliori portieri della serie cadetta[10]. Nella stagione 80/81 disputa il suo unico campionato da titolare nella massima serie, senza tuttavia evitare la retrocessione, e nella successiva stagione 81/82 perde il posto a causa di dissidi con l'allenatore Marino Perani[4][11]. Con l'insediamento di una nuova proprietà, la squadra lombarda viene smantellata, e Malgioglio viene ceduto alla Pistoiese, sempre in Serie B[12]. Nel 1983 lo acquista la Roma Campione d'Italia: nonostante la promessa di partire alla pari con Franco Tancredi, ne diventa in realtà il vice[2][4].

Con la formazione capitolina rimane due stagioni, nelle quali si mette in mostra come rincalzo affidabile, sostituendo Tancredi (impegnato nei Giochi Olimpici del 1984) nelle partite di Coppa Italia 1984-1985, pur senza insidiarne la posizione nelle gerarchie[13]. Nel 1985 accetta di scendere in Serie B per ritornare a giocare, trasferendosi alla Lazio, appena retrocessa, su richiesta dell'allenatore Luigi Simoni[14]. L'esperienza con i biancocelesti si rivelerà particolarmente complicata per Malgioglio.

Nel quadro di una contestazione generale a squadra e società[14][6], Malgioglio viene preso di mira dai tifosi laziali, sia a causa dei trascorsi romanisti[4][11][14] e sia per il suo impegno coi disabili; questa attività - secondo alcuni tifosi laziali - sarebbe causa di scarsa professionalità sul campo[3][4]. Il 9 marzo 1986, nella partita interna contro il Lanerossi Vicenza, persa per 4-3, viene duramente contestato a causa di alcune incertezze in occasione dei gol subiti. A fine partita, in reazione ai cori contro la famiglia e gli handicappati rivolti dalla curva laziale, si toglie la maglia e sputa su di essa[4][11][14]. Secondo la versione del giocatore, inoltre, sugli spalti era stato affisso uno striscione recante la scritta Tornatene dai tuoi mostri[2][3][4], circostanza mai chiarita[6]. Malgioglio rescinde il contratto con la Lazio[4], che ne aveva chiesto la radiazione[3][4], ed esprime l'intenzione di ritirarsi dal calcio[3][4].

Nell'estate 1986 Giovanni Trapattoni lo chiama per proporgli il ruolo di vice di Walter Zenga all'Inter[3][4]. Con i nerazzurri rimane per cinque stagioni da dodicesimo[15], vincendo lo scudetto nella stagione 1988-1989 e disputando in tutto 12 partite di campionato. Tra queste va ricordata quella del 4 marzo 1990, allo stadio Flaminio (l'Olimpico era in restauro per gli imminenti Mondiali), contro la Lazio. In quell'occasione Malgioglio sostituisce l'indisponibile Zenga, e per tutto l'incontro, nonostante il gesto pacificatorio del portiere, che aveva portato un mazzo di fiori sotto la curva[4][3][16], viene nuovamente bersagliato di insulti dalla tifoseria biancoceleste.

Nel 1991 si svincola dall'Inter[17] e viene ingaggiato dall'Atalanta come riserva di Fabrizio Ferron[2]. Rimane a Bergamo per una sola stagione, costellata di problemi fisici[2], prima di ritirarsi definitivamente nel 1992, a 34 anni.

Nazionale[modifica | modifica wikitesto]
Tra il 1979 e il 1980 è stato convocato da Azeglio Vicini nella Nazionale di calcio dell'Italia Under-21; con gli Azzurrini ha preso parte al Campionato europeo di calcio Under-21 1980, sostituendo Giuseppe Zinetti che era rimasto coinvolto nella vicenda calcioscommesse[18]. Riserva di Giovanni Galli, non è mai stato impiegato nella competizione

In ragione della sua altezza (197 cm) fino all'età di 15 anni si divise tra calcio e basket, tanto che gli fu proposto u...
28/11/2014

In ragione della sua altezza (197 cm) fino all'età di 15 anni si divise tra calcio e basket, tanto che gli fu proposto un ingaggio in Serie A1.[senza fonte] Sebastiano Rossi scelse di continuare, tuttavia, la carriera calcistica e compì tutta la trafila nelle giovanili del Cesena, la squadra della sua città. In prestito al Forlì in Serie C1 giocò le sue prime partite da professionista, assommando alla fine 11 presenze e 13 gol subìti.

Trascorse quindi due stagioni (di nuovo Cesena e poi Empoli) senza mai scendere in campo. Nel 1985 fu mandato a giocare a Firenze, di nuovo in C1, nella Rondinella Marzocco: furono 28 partite con 19 gol subìti. Rientrato alla fine della stagione dal prestito, dal 1986 al 1990 Rossi fu titolare fisso del Cesena, squadra con la quale esordì in serie A il 13 settembre 1987, in occasione della partita Cesena-Napoli.

Le vittorie col Milan[modifica | modifica wikitesto]
Nell'estate del 1990 il Cesena cedette Rossi al Milan, che lo acquistò come riserva di Pazzagli. Con la cessione di quest'ultimo al Bologna nel 1991, Rossi divenne titolare indiscusso, anche se nel campionato 1992-93 ebbe la effimera concorrenza di Francesco Antonioli, vincendo in quel periodo cinque scudetti (tre consecutivi dal 1992 al 1994 e poi altri due nel 1996 e nel 1999), una Coppa dei Campioni (1994), una Supercoppa d'Europa (1994) e tre Supercoppe d'Italia (1992, 1993 e 1994). Nella stagione 1993-1994 conquista il primo posto nella classifica dei portieri imbattuti in serie A con 929 minuti (il precedente primato era di Dino Zoff con 903 minuti) ed è tuttora il detentore del record.

Nella stagione 1996-1997 fu relegato temporaneamente in panchina a vantaggio del giovane Angelo Pagotto, ma riguadagnò il posto da titolare dopo poco tempo. Con l'arrivo di Massimo Taibi, nella stagione 1997-1998, Rossi non giocò il girone d'andata ma recuperò il posto da titolare a partire dall'inizio del girone di ritorno. Fu l'anno successivo, che Rossi p***e definitivamente il posto da titolare in prima squadra, che aveva ripreso ai danni del tedesco Jens Lehmann ingaggiato quell'anno. A causa di un episodio accaduto durante Milan-Perugia (ultima giornata d'andata del campionato 1998/99), un rigore battuto e segnato dal giapponese Hidetoshi Nakata, ci fu un'aggressione da parte di Rossi nei confronti del perugino Christian Bucchi che era andato a recuperare il pallone: il gesto costò il cartellino rosso e cinque giornate di squalifica a Rossi, l'allora allenatore Alberto Zaccheroni fu costretto ad affidare la porta del Milan a Christian Abbiati, il quale sarebbe poi rimasto titolare fino al termine della stagione, che avrebbe portato alla conquista del 16º scudetto. Le presenze in campionato furono comunque sufficienti a fregiarsi del titolo di campione d'Italia per la quinta volta. Rossi fu ancora la riserva di Abbiati nella stagione successiva e, dal 2000-2001, divenne il terzo portiere, dietro allo stesso Abbiati e a Dida, tornando però comunque titolare negli ultimi mesi del campionato.

Perugia[modifica | modifica wikitesto]
Alla fine della stagione 2001-2002, nella quale era nuovamente tornato in panchina, lasciò il Milan e fu ingaggiato dal Perugia, squadra con la quale giocò una sola stagione e chiuse la carriera nel 2003 a 39 anni. Le sue partite in Serie A ammontano a 346.

http://youtu.be/28IxjExQfF4
23/11/2014

http://youtu.be/28IxjExQfF4

In Belgio , rossoneri fortunati contro le furie del Malines . Grande Giovanni Galli che dimostra di essere un ottimo portiere .

Ha difeso la porta della Fiorentina per nove stagioni, dal 1977 al 1986. A 28 anni passa al Milan per 5 miliardi di lire...
23/11/2014

Ha difeso la porta della Fiorentina per nove stagioni, dal 1977 al 1986. A 28 anni passa al Milan per 5 miliardi di lire,[3] dove in quattro anni vincerà due Coppe dei Campioni (1988-1989 e 1989-1990), uno scudetto (1987-1988), una Coppa Intercontinentale (1989), una Supercoppa Europea (1989), una Supercoppa italiana (1988).

Dal 1990 al 1993 gioca nel Napoli, acquistato per 3 miliardi di lire,[4] con cui vince un'altra Supercoppa italiana nel 1990. Nella stagione 1993-1994 difende la porta del Torino. Nel campionato successivo è tra le file del Parma come secondo di Luca Bucci; con la squadra emiliana vince una Coppa UEFA.

Nell'ottobre del 1995 passa in Serie B alla Lucchese dove nel 1996, a 38 anni, conclude la sua carriera sportiva.

Con le sue 496 presenze è al quattordicesimo posto della classifica di presenze in Serie A.

Nazionale[modifica | modifica wikitesto]

Galli con la maglia della nazionale.
Venne convocato da Enzo Bearzot come terzo portiere dietro Zoff e Bordon sia per l'Europeo 1980 che per il vittorioso Mondiale 1982. Fece il suo esordio in Nazionale il 5 ottobre 1983, a 25 anni, nella partita Italia-Grecia (3-0). Dopo aver vinto il ballottaggio con Tancredi, disputò da titolare il Mondiale 1986, dove l'Italia fu eliminata agli ottavi dalla Francia.

http://youtu.be/5eZrpfBJ-T0
21/11/2014

http://youtu.be/5eZrpfBJ-T0

Contributo a Stefano Tacconi,l'erede di Zoff alla Juventus di provenienza Avellino. Nove anni di Juve con un rendimento altissimo,a parte una infelice parent...

IL VERO NUMERO 12        Nella sua carriera ha vestito le maglie di Ternana, Monza, Montecatini, Milan e Sampdoria. Nell...
21/11/2014

IL VERO NUMERO 12 Nella sua carriera ha vestito le maglie di Ternana, Monza, Montecatini, Milan e Sampdoria. Nella squadra rossonera è rimasto per 5 stagioni collezionando 44 presenze complessive, 10 delle quali in serie A, 18 in serie B, 15 in Coppa Italia ed una nel decisivo spareggio UEFA proprio contro la Sampdoria, che disputò al posto dell'infortunato Giovanni Galli. Nella squadra blucerchiata invece 7 stagioni con 7 presenze complessive all'attivo.

Giulio Nuciari detiene il record di panchine in Serie A per un portiere. Infatti per ben 333 volte ha indossato la maglia numero 12[2] collezionando solo 17 presenze nella massima serie.

Allenatore[modifica | modifica wikitesto]
Terminata la carriera professionistica ha intrapreso quella di allenatore dei portieri. Inizia nella stessa Sampdoria dove si era ritirato, fino al 1997, quando viene portato da Fabio Capello al Milan.

Nel 1999 ottiene il patentino da allenatore, ma torna a preparare i portieri prima al Cagliari Calcio (1999-2000 con Renzo Ulivieri) e poi alla Ternana (2000-2001, rivestendo anche il ruolo di team manager).

Nel 2001 torna al Cagliari con Antonio Sala in panchina, ma alla nona giornata ne prende il posto alla guida dei sardi. L'avventura dura fino alla sedicesima giornata quando viene a sua volta sostituito da Nedo Sonetti.

Nel 2002 passa alla Lazio, dove stringe un forte legame lavorativo con Roberto Mancini, facendo parte del suo staff anche al mmomento del passaggio di Mancini all'Inter, avvenuto il 7 luglio 2004.

Il 29 maggio 2008, con l'arrivo di José Mourinho e del suo staff sulla panchina nerazzura, il suo contratto viene risolto.

Il 3 giugno 2010 viene ingaggiato dalla Fiorentina insieme allo staff di Siniša Mihajlović come preparatore dei portieri della squadra gigliata. Il 3 maggio 2012 assume anche il ruolo di allenatore in seconda dopo l'esonero di Delio Rossi.[3] Il 14 Novembre 2014 torna a ricoprire il ruolo di allenatore dei portieri del Football Club Internazionale Milano|Inter] insieme allo staff di Roberto Mancini.[4]

Cresciuto nello Spoleto, passa all'Inter che lo inserisce nel proprio settore giovanile, vestendo le maglie della catego...
21/11/2014

Cresciuto nello Spoleto, passa all'Inter che lo inserisce nel proprio settore giovanile, vestendo le maglie della categoria Berretti e Primavera. Torna a Spoleto e per il campionato 1977-1978 è mandato in prestito alla Pro Patria, dove esordisce in un campionato professionistico. Al termine della stagione colleziona 7 presenze, in una stagione caratterizzata da frattura dell'ulna.[senza fonte]

Tacconi solleva la Coppa UEFA 1989-1990 vinta col club bianconero
Per la stagione seguente l'Inter lo invia in prestito al Livorno, nella neonata Serie C1, guidato da Tarcisio Burgnich che lo fa giocare titolare. La stagione 1978-1979 è la prima per Tacconi nel calcio semiprofessionistico. Si avvale di Gino Merlo come allenatore per tutta l'annata. Il Livorno chiude a metà classifica, con una delle difese meno battute.[senza fonte] Chiusa la parentesi labronica, per la stagione 1979-1980 sale in serie cadetta e va alla Sambenedettese, che a fine campionato chiude con la retrocessione, e in cui Tacconi ha Piero Persico come preparatore dei portieri.

Esordisce in Serie A con la maglia dell'Avellino nella stagione 1980-1981. In Irpinia resta tre anni, per poi trasferirsi alla Juventus nel 1983, chiamato a sostituire Dino Zoff appena ritiratosi. Coi bianconeri vince in Italia due scudetti (stagioni 1983-1984, 1985-1986), e la Coppa Italia 1990.

A livello internazionale ha vinto cinque delle sei competizioni calcistiche per club riconosciute dalla UEFA (record per un portiere):[2][3] Coppa delle Coppe e Supercoppa UEFA nel 1984 (quest'ultima giocata nel 1985, lasciando nell'occasione il posto al suo vice Bodini), Coppa dei Campioni e Coppa Intercontinentale l'anno seguente, Coppa UEFA nel 1990.

Nel 1992, dopo dieci anni alla Juventus, si trasferisce al Genoa: l'esperienza nel capoluogo ligure, che lo vede titolare con Franco Scoglio e riserva con Giuseppe Marchioro,[5] finisce il 12 dicembre 1994, con la rescissione del contratto[5] (il giocatore verrà pagato fino a fine stagione)[5] e il primo ritiro dall'attività agonistica.

Il 22 agosto 2008 torna all'attività giocando in Prima Categoria Marchigiana con l'Arquata di Arquata del Tronto.[6] Esordisce il 24 aprile 2010 nella vittoria 4-2 della sua squadra col Montalto, ottenendo l'approdo in Promozione, prima volta nella storia dell'Arquata.[7][8]

in maglia azzurra, è stato il portiere titolare della Nazionale olimpica di fine anni ottanta, guidata da Dino Zoff, che ha partecipato al torneo calcistico dei XXIV Giochi olimpici di Seul, chiusi dagli azzurri al quarto posto. Con la Nazionale maggiore non è mai riuscito – a differenza che coi colori bianconeri – a raccogliere l'eredità di Zoff, rimanendo chiuso nel suo ruolo da Giovanni Galli prima e da Walter Zenga poi; proprio di Zenga è stato il vice a Euro '88, che vide l'Italia semifinalista, e ai Mondiali Italia '90, conclusi al terzo posto.

19/11/2014
Nato nell'entroterra napoletano, cresce nelle giovanili della Juve Stabia, dopo aver giocato con l'Avellino, il Genoa e ...
19/11/2014

Nato nell'entroterra napoletano, cresce nelle giovanili della Juve Stabia, dopo aver giocato con l'Avellino, il Genoa e il Verona, nel 1989 viene acquistato dalla Roma e affiancato all'esperto Tancredi. Gioca il suo primo campionato al Flaminio da titolare, poi all'inizio del girone di ritorno subisce un grave infortunio al ginocchio.[1]

Nell'anno successivo, con il ritorno di Angelo Peruzzi dal prestito, perde temporaneamente il posto da titolare, prima a vantaggio di Peruzzi stesso - in seguito squalificato per doping - poi dell'esperto Giuseppe Zinetti, con il primavera Luca Alidori a fare temporaneamente da secondo. Dopo il caso che vede Peruzzi squalificato un anno per doping insieme al centravanti Andrea Carnevale e la riabilitazione dall'infortunio, Cervone torna stabilmente titolare a partire da Atalanta-Roma del campionato 1990-1991. Nel 1991, sotto la guida di Ottavio Bianchi, disputa la doppia finale di Coppa UEFA contro l'Inter perdendola, e vince la Coppa Italia contro la Sampdoria, ma perde la Supercoppa italiana. Due anni dopo, non ha modo di disputare un'altra finale di Coppa Italia, questa volta contro il Torino, per via dell'espulsione rimediata nell'incontro di semifinale contro il Milan.[2]

Con l'avvento di Carlo Mazzone sulla panchina della Roma perde il posto di titolare. Stessa storia si ripete con Carlos Bianchi; entrambi gli allenatori restituiscono però il posto da titolare a Cervone dopo poche gare. Dopo tre discrete stagioni con Mazzone e l'ultima con Carlos Bianchi, il 18 maggio 1997, in Roma-Inter (1-1), Cervone disputa l'ultima gara in giallorosso.

Nella stagione 1997-1998 si trasferisce al Brescia dove rimane una sola stagione, alternandosi con l'altro portiere Giacomo Zunico.

Nella stagione 1999-2000 viene chiamato dal Ravenna, squadra nella quale conclude la sua carriera.

Nazionale[modifica | modifica wikitesto]
Nel 1983 è stato convocato 4 volte in Nazionale Under-21 ma non è sceso mai in campo.

In una splendida serata degli anni novanta, la Roma si prende la semifinale di Coppa Italia, grazie al rigore parato al novantesimo da Cervone, che neutraliz...

Nonostante la mole fisica robusta, era un portiere agile.[2] Alternava parate coreografiche (in un Udinese-Cremonese par...
19/11/2014

Nonostante la mole fisica robusta, era un portiere agile.[2] Alternava parate coreografiche (in un Udinese-Cremonese parò con una sorta di rovesciata,[3] mentre in un Verona-Udinese effettuò una parata con il sedere[4]) a grossolani errori detti "garellate" da stampa e tifosi.[5]

Famoso per le sue parate con i piedi piuttosto che con le mani, si guadagnò una battuta dell'avvocato Gianni Agnelli, privilegio non da tutti, che disse: «Garella è il più forte portiere del mondo. Senza mani, però».[6] Il suo stile era talmente peculiare che a carriera finita disse di se stesso: «sono stato un portiere anomalo, nessun allenatore ha cercato di cambiarmi. Istinto? Non solo, avevo un mio codice. Ricordo ciò che disse Italo Allodi, il manager che mi portò al Napoli: "L’importante è parare, non conta come"».[6]

Claudio Garella, il portiere del Napoli irripetibile che vinse il primo scudetto nella stagione 1986-87. Ecco alcune delle sue prodezze senza tempo.

Indirizzo

Pomezia
00040

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