23/11/2025
Quante volte ho calpestato il tatami senza togliermi le scarpe?
Molte, da quando ho iniziato il mio percorso di maestro. Pochissime quando sono stato atleta.
Tutto e’ più semplice quando si è atleti. E’ facile imporsi senza discutere col prossimo e imparare da tutto e da tutti in nome del miglioramento personale e judoistico. Ho tenuto un comportamento esemplare per anni.
Quando poi ci si dedica completamente all’attività di insegnamento e formazione di atleti tutto cambia. Improvvisamente la propria credibilità scompare e ci si trova a discutere con genitori, arbitri e allenatori che non hanno il nostro stesso punto di vista. Dobbiamo riscoprire un’umiltà diversa e mettere in discussione una conoscenza che non può più essere imposta contro l’avversario ma deve essere comunicata nonostante le differenze.
Pochi hanno il privilegio di essere soltanto atleti o di essere soltanto maestri ed è li che la necessità di sopravvivere crea promiscuità. Mi vergognerei se qualcuno mi vedesse camminare sul tatami con le scarpe, così come mi vergognavo quando arrivavo in ritardo agli allenamenti da atleta ma a quei tempi c’era comprensione verso un ragazzo che faceva del proprio meglio. Adesso sono un adulto e il proprio meglio non è mai abbastanza. Dovevo fare scelte diverse. Dovevo essere più umile. Dovevo farne di meno. Ma la mia ambizione dovrà sempre sposarsi con il promiscuo. Per come sono fatto. Per come sono cresciuto. Scendere a compromessi ha un’enorme dignità nascosta. Non camminerò scalzo tra i ciliegi. Camminerò sul tatami a seconda delle mie possibilità.