15/03/2022
Il gran rifiuto
Non salveremo il mondo con le posate compostabili. E’ un’ovvietà? Forse sì, ma è bene ripeterlo, perché si sentono molti discorsi sulla riconversione dei materiali e delle fonti energetiche, ma quasi mai si ripensano i ritmi vitali. La ricerca scientifica, non sempre del tutto libera, viene spesso usata come mezzo per risolvere i problemi delle industrie che la finanziano ed oggi il Problema è la sostenibilità. La ricerca, non essendo disinteressata, perde un pizzico di nobiltà d’animo, perché fare il bene dell’industria non significa automaticamente fare il bene comune. La ricerca va finanziata da tutti noi, per tenerla al riparo dai ricatti, senza trattarla come una sguattera. La scienza inoltre non deve essere sprecata, tenendola impegnata a fare calcoli di dubbia utilità, a stilare sterili statistiche, tipo: quanti grammi di CO2 si risparmierebbero se cambiassimo questa cosina marginale? Quale magico numerino si potrebbe scrivere su questa confezione per far sembrare titanico il nostro sforzo per il pianeta?
Non c’è alcun bisogno di quantificare il buonsenso, se una cosa è saggia va fatta, se uno sperpero è evitabile, che lo si eviti, senza sensazionalismo. Cosa fare con la scienza dovrebbe deciderlo la scienza, la quale, si spera, è in grado di interpretare ciò che gli anglofoni chiamano “the bigger picture”, ossia la visione più completa del quadro. In poche parole, la scienza col “co” davanti. Noi invece le chiediamo di compiere il miracolo, che mantenga le nostre abitudini inalterate, che ci salvi come un messia, deprecando per contro quelle attività, come ad esempio la vituperata esplorazione spaziale, che crediamo inutili, solo perché ci sfugge quale sia l’immediato tornaconto per noi comuni mortali.
Tornando al salvataggio del mondo, incrementare il solare e l’eolico non basta, occorre sradicare l’ipertrofia energetica e ridurre gli sprechi. Siamo smodatamente energivori, consumiamo e sprechiamo corrente, materiali, terreno, acqua. Alcuni esempi di controsensi quotidiani: prendiamo la macchina per andare in palestra e camminare sul tapis roulant (che ci stiamo a fare noi guide ambientali?); sfruttiamo la combustione e dunque il calore per generare corrente, per poi alimentare la stufetta elettrica che sfrutta la corrente per generare calore; il pianeta si riscalda e ci chiudiamo in una stanzetta con l’aria condizionata, che abbassa la temperatura nel piccolo volume della nostra tana, incendiando il resto del globo, come se volessimo spegnere la brace soffiandoci sopra; per combattere cambiamenti climatici e desertificazione tappezziamo i terreni agricoli con pannelli solari, che rendono il suolo sottostante più sterile di quello lunare. Basta pensarci su due minuti per capire quanto tutto ciò sia f***e. Siamo obesi che vogliono perdere peso cercando strategie astruse, complicate, evasive, chirurgiche. Proviamo furbescamente a cambiare dieta, eliminare qualcosa per strafogarci di altro, alternare cibi come si alternano le targhe in città. La soluzione semplice esiste, ma ci sa inaccettabilmente scomoda: mangiare di meno e non buttare gli avanzi. E quale risposta siamo in grado di produrre noi? Il gran rifiuto.