Tatara Dojo

Tatara Dojo Il tatara è la fornace tradizionale giapponese, la culla della spada, anima del guerriero. Il tatara è la culla della spada, anima del guerriero.

Il tatara è la tradizionale fornace giapponese per la fusione dei metalli; in esso, ferro e acciaio vengono lavorati per raffinare il tamahagane, il metallo con cui vengono forgiate le splendide spade giapponesi. Proprio come la fusione dei materiali di base, che si compensano l’un l’altro, permette di creare un metallo tanto straordinario e poi di dargli la forma di una splendida lama, il nostro

dojo lavora sulle caratteristiche delle persone, rafforzandole ed integrandole, per forgiare tramite l’allenamento e la comprensione, persone attente e consapevoli.

Cos'è per me l'Aikido? Una lingua per comprendere il mondo e per dialogare con le persone. Buon compleanno e grazie, O'S...
14/12/2025

Cos'è per me l'Aikido? Una lingua per comprendere il mondo e per dialogare con le persone. Buon compleanno e grazie, O'Sensei, per questo incredibile lascito.

01/11/2025

Un bellissima mattinata con uno stage condotto da .merli.am Sensei e Sensei... Un occasione per incontrarsi e confrontarsi in un'ottica di crescita comune e continua.

Provare per credere!!!
18/08/2025

Provare per credere!!!

CREDEREComplice una profonda riflessione che mi porto dentro da qualche giorno per "colpa" di qualcuno, ieri sera durant...
26/10/2024

CREDERE
Complice una profonda riflessione che mi porto dentro da qualche giorno per "colpa" di qualcuno, ieri sera durante la lezione e, nello specifico, nel mio "mini-pippone" come lo chiamo io (una chiosa a parole di "lieve entità" che propongo saltuariamente ai miei allievi alla fine di una lezione, che mi serve a "ti**re le somme" e a raccordare gli argomenti affrontati),è entrato dalla finestra un argomento piuttosto spinoso.
Non mi dilungo sul discorso generale, ma parlando della "mitologica" (e, volendo essere provocatorio, a volte piuttosto ingombrante) figura di O-Sensei e di quello che poteva essere la sua visione e la sua esperienza della vita, o almeno di quello che ci viene raccontato, è uscita fuori la parola "credere". Ora, che la componente spirituale di O-Sensei fosse un tratto caratterizzante assolutamente forte e visibile è indubbio. Il suo "credo" e "credere" era radicato ed evidente e sarebbe fallace, anacronistico e goffo cercare di "replicarlo".
MA.
Posto che sono un uomo razionale, penso che sia fondamentale per un certo tipo di pratica, "credere". Dio, Buddha, Allah, i Kami sono concetti troppo sottili e personali per subire una ingerenza, ma credere in se stessi, credere nelle capacità del proprio essere (anche quelle che non si sono ancora rivelate), credere negli altri sono sicuramente concetti visti come più vicini alla nostra quotidianità. Credere pone obbiettivi, gli obbiettivi creano sforzi tesi ad ottenerli, gli sforzi delineano un percorso e il percorso offre una crescita.
Quindi, ieri sera ho detto ai miei allievi che è utile credere in qualcosa, anche in qualcosa che non possiamo (ancora) vedere. Per creare opportunità e per vedere le cose da altri punti di vista.

TAPPE, PERCORSISi è spesso abituati a ragionare in prospettiva, guardando al futuro; nell’ambito delle arti marziali, ca...
18/07/2024

TAPPE, PERCORSI
Si è spesso abituati a ragionare in prospettiva, guardando al futuro; nell’ambito delle arti marziali, capita spesso di sentire frasi del tipo “… quando sarò X° Dan…”.
Reputo le esperienze personali utili a costruire una narrativa consistente, e quindi parto proprio da qui. Recentemente, ho io stesso effettuato un passaggio di grado. Nei giorni precedenti e successivi alla prova, mi sono reso conto che i miei pensieri si sono tuttavia concentrati non tanto sulla probabile e agognata “novità”, quanto più su quello che è trascorso.
È ovvio che non si “perde” nulla andando avanti nel percorso, anzi si arricchisce un bagaglio sempre più sfaccettato e interessante, ma ci si rende conto che il distacco dalla propria comfort-zone non è così automatico e scontato e che la nostra spesso tanto professata adattabilità è lungi dall’essere tale.
Nel mio caso, parliamo di sette anni di permanenza in un determinato grado, una discreta parte della mia esperienza come praticante e la totalità della mia esperienza come insegnante. Con quel grado ho partecipato a moltissimi stage, ho conosciuto amici e praticato tanto, ho seguito i percorsi di formazione come istruttore, ho organizzato eventi riguardanti le arti marziali, ho gestito aspetti della nostra Associazione e ricoperto ruoli in questo settore.
Un po’ di nostalgia c’è, ma si impara che non quella non è una perdita, ma un arricchimento.
Ho anche imparato che, come diceva il buon Zio Ben, “da grandi poteri derivano grandi responsabilità”. O meglio, alla crescita (in qualunque contesto), dovrebbe corrispondere una proporzionale presa di coscienza. Al mio zaino si aggiungono strumenti utilissimi lungo il percorso, ma anche la percezione del loro singolo peso è aumentata.
Insomma, una camminata lunghissima in posti meravigliosi, sempre diversi; una camminata sempre più consapevole, sempre più invitante.

A SETTEMBREIeri abbiamo fatto l’ultima lezione di Aikido dell’anno. Spesso, non programmo nel dettaglio le lezioni; ho u...
28/06/2024

A SETTEMBRE
Ieri abbiamo fatto l’ultima lezione di Aikido dell’anno. Spesso, non programmo nel dettaglio le lezioni; ho un piano didattico abbastanza definito sul lungo periodo, stabilisco poi nei vari momenti cosa e come voglio affrontare, ma non ho un'idea del tipo “oggi, 21 febbraio, lavoriamo su Yokomenuchi Shionage etc…”.
Ieri, invece, mi sentivo come elettrizzato, ho pensato durante tutta la giornata a cosa fare. Dopo aver calmato quel maelstrom di idee che, ormai, so essere parte del mio pensiero creativo, ho lasciato affiorare e sono arrivato in palestra con una idea molto precisa: mostrare a dei praticanti che ormai hanno già una buona base tecnica cosa intendo io per Aiki.
È stata una lezione complessa, dove ho chiesto ai nostri ragazzi di cambiare radicalmente punto di vista. Alcuni all’inizio si sono stupiti, altri si sono sentiti leggermente smarriti, ma ammetto che, a fine lezione, almeno per quanto mi riguarda e almeno dal punto di vista didattico, ero decisamente soddisfatto.
A fine anno accademico, mi pongo spesso domande su come è andato l’anno in corso e cerco di creare spunti per il divenire. Il proposito per l’anno prossimo vuole essere questo; in funzione della base tecnica ormai consolidata dei miei, lavorare di più sul creare relazione tra tori ed uke.
Per quanto mi riguarda, uno strumento che mira a distruggere non ha bisogno di evolversi. Se uno strumento non si evolve, alla lunga annoia e smette di essere interessante. Al contrario, uno strumento che costruisce deve evolversi per adattarsi a contesti, persone e situazioni differenti; l’evoluzione e la crescita passano attraverso la comunicazione e la relazione.
Il mio Aikido vuole essere questo: uno strumento di crescita, personale e collettiva. Tutto il resto, semplicemente, ora non mi interessa.

Indirizzo

Pinerolo
10064

Orario di apertura

19:00 - 21:00

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