28/06/2024
A SETTEMBRE
Ieri abbiamo fatto l’ultima lezione di Aikido dell’anno. Spesso, non programmo nel dettaglio le lezioni; ho un piano didattico abbastanza definito sul lungo periodo, stabilisco poi nei vari momenti cosa e come voglio affrontare, ma non ho un'idea del tipo “oggi, 21 febbraio, lavoriamo su Yokomenuchi Shionage etc…”.
Ieri, invece, mi sentivo come elettrizzato, ho pensato durante tutta la giornata a cosa fare. Dopo aver calmato quel maelstrom di idee che, ormai, so essere parte del mio pensiero creativo, ho lasciato affiorare e sono arrivato in palestra con una idea molto precisa: mostrare a dei praticanti che ormai hanno già una buona base tecnica cosa intendo io per Aiki.
È stata una lezione complessa, dove ho chiesto ai nostri ragazzi di cambiare radicalmente punto di vista. Alcuni all’inizio si sono stupiti, altri si sono sentiti leggermente smarriti, ma ammetto che, a fine lezione, almeno per quanto mi riguarda e almeno dal punto di vista didattico, ero decisamente soddisfatto.
A fine anno accademico, mi pongo spesso domande su come è andato l’anno in corso e cerco di creare spunti per il divenire. Il proposito per l’anno prossimo vuole essere questo; in funzione della base tecnica ormai consolidata dei miei, lavorare di più sul creare relazione tra tori ed uke.
Per quanto mi riguarda, uno strumento che mira a distruggere non ha bisogno di evolversi. Se uno strumento non si evolve, alla lunga annoia e smette di essere interessante. Al contrario, uno strumento che costruisce deve evolversi per adattarsi a contesti, persone e situazioni differenti; l’evoluzione e la crescita passano attraverso la comunicazione e la relazione.
Il mio Aikido vuole essere questo: uno strumento di crescita, personale e collettiva. Tutto il resto, semplicemente, ora non mi interessa.