19/03/2026
Oggi ho portato uno dei miei albi del cuore in una quinta. Era l’incontro conclusivo di un percorso che abbiamo voluto concentrare sul grande tema del suolo. In particolare, oggi, il suo sfruttamento di noi essermi umani. Così, “Due fratelli, una foresta” (edito da ), mi sembrava perfetto da leggere insieme per aprire un confronto con la classe. Dopo aver ascoltato tutte le loro preziose riflessioni ho lanciato un unico invito: “Progettate la scuola che vi piacerebbe abitare, tenendo conto di tutto quello che ci siamo detti fin qui”. E così, dopo ragionamenti e collaborazione, sono nate quattro scuole diverse ma tutte interessantissime.
“Noi abbiamo pensato un tetto piatto con una biblioteca sopra. La biblioteca ha il tetto trasparente così se ci vai di sera puoi leggere i libri e guardare il cielo”.
“Noi abbiamo pensato a un grande tavolo nel giardino della scuola per fare le pizzate tutti insieme, con tutte le classi. E anche un piccolo chiosco dove vendere gli ortaggi dell’orto della scuola”.
“A noi invece piacerebbe far crescere delle piante sulla facciata della scuola, vedi? Ne abbiamo disegnata una e poi magari in autunno potrebbe diventare arancione o gialla. Magari riuscirebbe anche a tenere più fresca la scuola in estate”.
“A noi è venuto in mente di progettare una grande cisterna nel giardino, un po’ di acqua la usiamo per innaffiare le piante dell’orto sospeso nella serra, un po’, invece, scendendo veloce, la usiamo per l’energia della scuola”.
Io ho ascoltato, in silenzio, con meraviglia. Quante occasioni noi adulti abbiamo per fare un passo indietro e lasciare spazio a loro?