03/11/2025
Considerazione personale. ..
Ieri in una trasmissione sportiva nel post partita, è stata detta una cosa, è stata fatta una considerazione estremamente chiara, secca, diretta e soprattutto dura, come solo la verità può essere.
Ed era una considerazione rivolta ai calciatori.
Una considerazione relativa ad un atteggiamento passivo, inerte, remissivo. Indegno.
Indegno di chi indossa questa maglia sempre.
Ma indegno, soprattutto, nella giornata di ieri, nello stadio in cui si giocava ieri.
Dante Alighieri aveva descritto questa gente; erano gli ignavi. Gli ignavi, ce lo ricorda Wikipedia: "sono i peccatori descritti aspramente nel Canto III dell'inferno dantesco, riservando loro un posto nell'Antinferno, il luogo che precede l'inferno, perché gli ignavi non sono meritevoli delle gioie del Paradiso, ma a loro non possono neppure essere riservate le pene dell'inferno".
Praticamente delle nullità.
La loro ignavia, l'ignavia di questi calciatori, è stata la triste, stonata colonna sonora, ieri, di chi non ha solo oltraggiato una maglia, ma soprattutto un ricordo, una memoria.
Ieri, a Potenza, veniva deposta una targa in ricordo di quattro giovani vite spezzate, quattro ragazzi foggiani e rossoneri che solo dodici mesi fa - e sembra ieri - dalla gioia di viaggiare, tifare, soffrire e gioire per quella maglia, passarono ad una tragica morte. Una tragedia che ha colpito una intera comunità, un popolo.
Ieri ci stava la sconfitta, come sempre ci può stare. Ma si deve lottare, lanciare il cuore oltre l'ostacolo. Buttare il sangue, si dice.
Ieri non abbiamo visto dei calciatori, ma degli abusivi della maglia rossonera.
Eppure, non si può non capire cosa significava la partita di ieri. Non si poteva non capirlo.
E' vero, questi calciatori sono privati, sono stati privati per via di strane logiche che vanno oltre il calcio, della città, dello stadio, del NOSTRO stadio. Il quartier generale, il cuore di una squadra e di una città, è diventato un campo di allenamento a Trinitapoli, ed oggi lo ZAC è considerato alla stregua del campo di calcetto dove gli amici si incontrano una volta a settimana per giocare una amichevole, la partitella.
I calciatori non sanno niente, non hanno capito niente di cosa è lo Zaccheria, di cosa è il Foggia, di cosa è e rappresenta quella Maglia.
La distanza (fisica e spirituale) fra dove si allenano in settimana e lo stadio vuoto e svuotato la domenica, è qualcosa che non può fare loro capire tutto ciò. ma neanche si sforzano di farlo (e non vengono messi nelle condizioni di farlo).
Avrebbero, però, dovuto avere forse la decenza, il pudore di capirlo, di provare a farlo.
Il piacere e l'orgoglio di saperlo.
Quella prestazione, ieri, è stata la cosa peggiore che questi calciatori avrebbero potuto fare, l'offesa più sconcia.
Dante Alighieri li avrebbe chiamati ignavi, nella Divina Commedia.
Ieri a Potenza non è stata né una divina, né una commedia. ieri è stata una farsa.
E loro, i "nostri" calciatori non tanto ignavi.
Forse, piuttosto: infami...
Certo, il pesce puzza sempre dalla testa; ed è vero, non può non essere vero.
Ma questo, oggi, è un altro discorso.