Pilates Really Dott.ssa Valentina Liuzzo

Pilates Really Dott.ssa Valentina Liuzzo Master in Chinesiologia, Istruttrice Pilates, Ginnastica Posturale (Mezieres) ISTRUTTORE

04/01/2017
08/10/2016
29/09/2016

Buon Giorno ........
"Mens sana in corpore sano"

Il più famoso tra i disegni di Leonardo rappresenta l'unione simbolica tra arte e scienza.
28/09/2016

Il più famoso tra i disegni di Leonardo rappresenta l'unione simbolica tra arte e scienza.

19/09/2016

Nelle donne in gravidanza il mal di schiena non è generato dall’aumento di peso
L’altezza, il peso della gestante, il peso fetale, l’età, non sono parametri che possono giustificare mal di schiena nelle donne in gravidanza. I fattori di rischio nel mal di schiena nella partoriente sono soprattutto gli stress muscolo-tendinei a cui viene sottoposta la colonna vertebrale. Infatti la posizione eretta costringe ad estendere la colonna vertebrale con un forte impegno della muscolatura spinale senza il supporto dei muscoli addominali che nel periodo di gestazione sono in diastasi. La posizione seduta quando viene mantenuta per troppo tempo aumenta lo stress meccanico delle strutture osteo-muscolari e legamentose dell’articolazione iliaca. In ambedue i casi sulla colonna lombare e toracica aumentano le forze traenti e quelle a compressione assiale che generano condizioni articolari vertebrali e biomeccaniche sfavorevoli e affaticanti l’apparato muscolo-tendineo-legamentoso. Questa variabilità muscolo-scheletrica porta ad un lavoro muscolare che genera stati di affaticamento e diminuzione della forza prodotta dalle fibre muscolari con conseguente continua sollecitazione delle unità motorie. In buona sostanza, l’attività contrattile prolungata della muscolatura aumenta la sensibilità dei motoneuroni e sollecita abnormemente alcuni meccanocettori quali: fusi muscolari, recettori delle capsule articolari. Le strutture tessutali si affaticano a causa delle modificazioni metaboliche ed eccitano i nocicettori che, sembra, diano origine ai fenomeni dolorosi. La migliore prevenzione della sintomatologia dolorosa si basa sulla cosidetta “scuola della schiena” nella partoriente basata su una specifica ginnastica e, soprattutto, sull’apprendimento di posture ergonomiche della vita di relazione in rapporto allo stato attuale e l’apprendimento di come assumere la posizione seduta, come deambulare, utilizzare scarpe con tacchi, sollevare oggetti, eseguire posture in scarico rilassanti, coordinare il lavoro muscolare, ecc. Tutti gli studi sull’argomento evidenziano che una buona attività ginnastica, nei termini descritti, possono migliorare notevolmente il dolore rachideo della partoriente.Paolo Raimondi

12/09/2016

Prevenire i traumi del piede dovuti allo sport
Le malattie dei piedi sono riscontrabili a tutte le età ma dopo i 60 anni aumentano sensibilmente a causa dell’usura e degli atteggiamenti viziati. Hanno disturbi ai piedi il 20% delle persone sotto i 50 anni, il 42% tra i 50 e i 60 anni, il 64% degli ultrasessantenni. La percentuale aumenta in soggetti che hanno praticato sport. In Italia il 20% della popolazione (12 milioni di persone) pratica lo sport in modo continuato e il 60% pratica attività sportiva in modo discontinuo (dati ISTAT-CONI 2005). La pratica dello sport, qualunque sia il livello di allenamento del praticante, provoca una iper- utilizzazione dei sistemi osteo-articolare, muscolare e cutaneo. Il piede e la caviglia sono le sedi più frequenti di traumi da sport (vesciche cutanee, distorsioni alla caviglia, tendiniti, fasciti plantari, fratture da fatica) causati da sollecitazioni dovute alle accelerazioni di velocità, alle alterazioni delle superfici di gioco, agli aumentati carichi di lavoro e alle predisposizioni morfodinamiche del piede. Nella pratica sono gli squilibri meccanici, gli eccessi di contrattura muscolare o di lassità, gli squilibri tra muscoli agonisti e antagonisti che predispongono gli infortuni. La causa principale dei traumi è la cosiddetta “onda di shock” generata dalla massa corporea che si viene a schiantare su una superficie, il più delle volte assai rigida (habitat innaturale), che genera compensazioni meccaniche muscolo-articolari assai dannose se valutate in rapporto al fattore tempo. Si può tentare di prevenire i traumi del piede bloccando le sollecitazioni che esso assorbe dal terreno eliminando le instabilità, rinforzando adeguatamente le strutture muscolari e migliorarando la performance attraverso l’ottimizzazione dell’equilibrio biomeccanico. Per agire in tal senso Il prof. Paolo Ronconi, I.U.S.M. Roma, consiglia di analizzare il gesto sportivo, di studiare la cinematica e la barocinetica, di realizzare ortesi plantari preventive di riequilibrio e stabilizzazione e, soprattutto, di indossare un buon paio di scarpe adeguate al piede e al tipo di sport e non alla moda.Paolo Raimondi

07/04/2016

Orientamenti dell’attività fisica nelle persone anziane. Nella nostra rubrica, interessandoci anche di attività motoria e notando alcune incongruenze nell’ambito di questa pratica, riteniamo doveroso chiarire alcuni concetti che sono alla base del movimento, il meno costoso carburante del nostro corpo, riferito alle varie età cronologiche in cui si pratica l’attività ginnastica. Come ogni sistema, anche il sistema muscolare, nel corso della vita cambia e la performance (intesa come indicatore di efficienza) muscolare aumenta in correlazione con l’età per poi diminuire dopo la seconda e la terza decade d’età. Il decadimento diviene molto veloce in tarda età adulta ma può essere rallentato mantenendo un elevato livello di attività motoria. Il decadimento, è stato dimostrato scientificamente è troppo spesso in correlazione all’inattività, alla ipodinamicità, alla scarsa pratica del movimento. Questo decadimento è la causa principale delle limitazioni articolari e delle cadute che si verificano, appunto, in tarda età. Questo avviene perché con il decadimento fisico, diminuisce la forza e la resistenza muscolare. Non è tutto. Oltre a quanto accennato, in età avanzata si verifica anche una riduzione della velocità di movimento e l’incapacità di recuperare adeguatamente la fatica. Nella popolazione anziana, la fatica al movimento si verifica verso i settant’anni e le forme più evidenti sono espresse dalla difficoltà di alzarsi con rapidità da una seggiola, dalla difficoltà nel mantenere l’equilibrio, dalla difficoltà di scendere o salire le scale, dalla difficoltà di camminare velocemente, ecc. Tutti gli studi scientifici hanno evidenziato che tali problematiche sono reversibili con un adeguato allenamento e con un adeguato lavoro muscolare. Dalla sintesi di specifiche riviste scientifiche di attività motorie e dai consigli del National Institutes of Health abbiamo dedotto che la migliore prevenzione si basa su quattro punti fondamentali:1) pratica di esercitazioni di forza in maniera tale da migliorare e rinforzare i muscoli delle gambe negli adulti più anziani e aumentare così il metabolismo, che aiuta a mantenere il peso e la glicemia sotto controllo e a prevenire cadute; 2) esercizi di equilibrio (una donna su tre, un uomo su 6 che raggiungono i 90 anni, subiranno una frattura dell’anca durante la vita) per migliorare l’inevitabile riduzione dell’equilibrio dovuta all’invecchiamento; 3) esercizi di stretching per migliorare la funzionalità articolare e la flessibilità; 4) esercizi di resistenza (jogging, nuoto, bici, attività di giardinaggio, cammino prolungato, ecc) per migliorare la gittata cardiaca e la funzione respiratoria. Ecco, secondo il National Institutes of Health l’applicazione di queste quattro regole permettono di mantenersi in salute più di ogni altro che, al contrario, non pratica alcuna attività.Paolo Raimondi

01/03/2016

Ambiente e sportL’essere umano evolve e acquisisce la sua piena maturazione psico-fisica in rapporto al mondo che lo circonda, cioè all’ambiente in cui vive (testimonianze estreme possono riferirsi al bambino lupo di Hesse (adottato da un lupo), il ragazzo orso lituano (adottato da un orso), la ragazza pecora, il ragazzino lupo dell’Aveyron, i bambini di Filadelfia, ecc). L’ambiente, quindi, forgia la personalità del giovane e proprio per questo motivo l’uomo deve imparare a conoscerlo; deve apprendere come reagire ad esso; come esplorarlo; come procacciarsi tutto ciò di cui ha bisogno; come relazionarsi con gli altri; come fare esperienze e come adattarle alle varie esigenze relazionali. Tutto ciò fin dalla nascita. Lo sviluppo psico-genetico ne è la prova. Al contrario di quanti definiscono ambiente solo ciò che è topografico, climatico, biologico, ecc. tengo ad evidenziare che esiste anche un ambiente psicologico familiare, scolastico, lavorativo, sociale, culturale generale e specifico, ecc. L’essere umano, seguendo gruppi di istinti, tendenze, bisogni, arricchendo gradatamente i suoi comportamenti di contenuti derivanti da più alte sfere psicologiche, realizza da un lato la sua sistemazione esistenziale nell’ambiente fisico e psicologico integrandovisi, mentre, d’altro canto, struttura, sviluppa e arricchisce la sua personalità. In ultima analisi il corpo e l’ambiente è il binomio che oltre a strutturare la personalità umana permette l’interazione con tutto ciò che circonda l’uomo e viceversa. Le caratteristiche di questi due mondi si influenzano, si determinano, si evolvono in un interscambio di valori. A tal riguardo l’esperto Giugni parlando di personalità e ambiente così si esprime:” I mezzi essenziali di cui la personalità dispone per il suo autonomo adattamento sono il movimento e il linguaggio, strettamente legati fra loro per la comune origine e le comuni condizioni”...“Il movimento rappresenta la proiezione del corpo nello spazio con le motivazioni che l’accompagnano: proiezione verso l’alto (aspirazione di superamento, desiderio); proiezione all’indietro (angoscia, timore, conflitto, autodifesa); proiezione verso di sé (interiorizzazione, meditazione, regressione, ripiegamento); proiezione dell’ampiezza (esteriorizzazione, espansione, accettazione, gioia); proiezione della forza ( affermazione di sé, aggressività); proiezione in avanti (donazione, apertura, desiderio di contatto, sentimento dell’alterità)”... Anche sotto la prospettiva dei rapporti uomo ambiente, quindi, il movimento appare: espressione psicofisica; un mezzo esprimente tutto ciò che l’uomo è nella globalità biologica e psicologica; un mezzo che gli rende possibile un adattamento nell’ambiente in cui vive. In sintesi evidenziamo: che l’uomo deve trovare gli adattamenti adeguati a permettergli la sopravvivenza e l’integrazione con l’ambiente in cui vive; che attraverso tali adattamenti struttura la sua personalità, non come oggetto passivo dell’ambiente ma come soggetto attivo ricevitore dell’ambiente e nel contempo donatore allo stesso.Paolo Raimondi

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