Storia Piacenza 1919

Storia Piacenza 1919 La pagina Facebook di www.storiapiacenza1919.it. Aneddoti, curiosità, foto e video sulla storia centenaria del Piacenza Calcio

Oggi ricordiamo 𝗠𝗮𝗿𝗶𝗼 𝗥𝗼𝘀𝘀𝗶, protagonista di una delle più tragiche storie del calcio piacentino, in questo senso accomu...
25/06/2026

Oggi ricordiamo 𝗠𝗮𝗿𝗶𝗼 𝗥𝗼𝘀𝘀𝗶, protagonista di una delle più tragiche storie del calcio piacentino, in questo senso accomunato a Carlo Roberto Carini perché entrambi sono morti all’età di 21 anni durante la Seconda guerra mondiale.
Mario Rossi era nato a Piacenza il 25 giugno 1921 ed era un ragazzo forte e di bell’aspetto. Aveva iniziato a giocare nel San Lazzaro e per le sue doti era stato acquistato dal Piacenza già nell’estate del 1937, all’età di 16 anni. Dopo la mancata promozione in serie B nel 1938 dopo lo spareggio con il Fanfulla, il Piacenza era in una fase di notevoli cambiamenti. Il presidente Augusto Orsi viene sostituito da 𝗨𝗴𝗼 𝗢𝘇𝘇𝗼𝗹𝗮, l’allenatore Carlo Corna cede il posto a 𝗚𝘂𝗴𝗹𝗶𝗲𝗹𝗺𝗼 𝗭𝗮𝗻𝗮𝘀𝗶 che decide di smettere l’attività di calciatore passando al ruolo di tecnico, se ne vanno l’attaccante 𝗚𝗮𝗱𝗱𝗼𝗻𝗶 al Torino in serie A ed il portiere 𝗔𝗹𝗯𝗲𝗿𝘁𝗼 𝗕𝗮𝗿𝗯𝗶𝗲𝗿𝗶 proprio al Fanfulla in serie B. I rinforzi hanno i nomi del portiere Borghesio, del difensore Dusi e dell’attaccante Gemo e a loro si aggiunge Mario Rossi, promosso dalla giovanile.
Il ruolo di Rossi era quello di mediano, il classico centrocampista potente e robusto che riesce ad essere interditore ed a far ripartire l’azione offensiva. Nel 1938-39 parte come riserva perché gli viene preferito il cremonese Fausto Lanzi, di due anni più anziano, che però evidentemente non convince perché alla sesta giornata Rossi esordisce in biancorosso nella gara casalinga contro la Pavese Luigi Belli. Esordio non ufficiale perché durante l’incontro l’arbitro si infortuna e la partita viene sospesa ed annullata. L’ufficialità è perciò rimandata di una settimana, nel 5-0 rifilato al Carpi. Si alterna con l’altro mediano Brescia per il prosieguo del campionato totalizzando 11 presenze. L’anno dopo, a conferma della fiducia che si ripone in lui ed anche della sua solidità fisica, gioca 30 partite su 30. Nel 1940-41 le presenze sono 26 con due reti realizzate, ma la squadra retrocede in Prima Divisione, anzi…. sarebbe retrocessa, perché il Pro Palazzolo rinuncia all’iscrizione alla serie C 1941-42 ed il Piacenza viene riammesso.
Parte il secondo campionato di guerra nel quale alcuni giocatori biancorossi come 𝗚𝗵𝗶𝗴𝗶𝗻𝗶 e 𝗩𝗲𝗿𝗴𝗻𝗮𝗻𝗼 sono costretti a lasciare la squadra per indossare la divisa. Mario Rossi è ormai titolare indiscusso e chissà, forse avviato ad una buona carriera, ma dopo 10 incontri giocati (l’ultimo il 25 gennaio 1942 a Piacenza contro il Cantù), il 5 febbraio parte anche lui per il servizio militare presso il 7° Reggimento Fanteria a Milano. Cinque mesi dopo ha luogo l’evento determinante per la sua vita: viene trasferito al 53° Reggimento della Divisione “Sforzesca”, che andrà a far parte della 8a Armata destinata alla Russia, denominata anche 𝗔𝗥𝗠𝗜𝗥 (Armata Italiana in Russia), e parte il 23 settembre 1942. Le forze italo-tedesche arrivano fino al Don, ma dalla metà di gennaio 1943 subiscono un veemente contrattacco dei russi e sono costrette al ripiegamento.
Poco prima della battaglia di Nikolaevka del 26 gennaio, che segnò la totale disfatta dell’8a Armata, ci furono delle scaramucce fra le parti: Rossi risulta essere coinvolto nel “𝙛𝙖𝙩𝙩𝙤 𝙙’𝙖𝙧𝙢𝙚 𝙙𝙚𝙡 25 𝙜𝙚𝙣𝙣𝙖𝙞𝙤 1943” e dichiarato disperso. Di lui si perdono le tracce ed in giugno 1943 è ufficialmente considerato “𝘪𝘳𝘳𝘦𝘱𝘦𝘳𝘪𝘣𝘪𝘭𝘦”.
In tempi successivi, alla fine della guerra, si conoscerà la verità: il suo nome compare fra i militari sepolti a 𝗧𝗮𝗺𝗯𝗼𝘃, in data 28 marzo 1943. Mario Rossi sopravvisse quindi per due mesi dopo la sua cattura, ma non è nota la causa della sua morte.
Si suppone sia stato internato nel campo di prigionia n.188 di Rada dove circa 10.000 italiani, feriti nella battaglia oppure catturati dai russi, vennero trattenuti fino alla fine della guerra. Circa il 70% di loro morirono per le ferite riportate in battaglia, per le condizioni di vita spaventose, per le malattie che serpeggiavano nel lager o per congelamento.
A Tambov sorgeva il cimitero del campo di Rada.

  Il 24 giugno 1983 un articolo su Libertà spalanca il baratro sotto i piedi del Piacenza Foot-ball Club e della tifoser...
24/06/2026

Il 24 giugno 1983 un articolo su Libertà spalanca il baratro sotto i piedi del Piacenza Foot-ball Club e della tifoseria. Dopo una decina di giorni di trattative e di tira e molla, salta definitivamente la cessione della società a un gruppo milanese trainato da 𝗘𝗻𝘇𝗼 𝗕𝗲𝗿𝘁𝘂𝘇𝘇𝗶 (nella foto), 𝘮𝘪𝘴𝘵𝘦𝘳 𝘈𝘴𝘵𝘳𝘢, già padrone delle sorti biancorosse negli anni Sessanta.
Il senso di scoraggiamento è tangibile perché, almeno in apparenza, la pista Bertuzzi era l’unica in piedi per provare a salvare il Piacenza, fresco di retrocessione in C2 e in forte difficoltà economica. Un’operazione che veniva da lontano, almeno dagli ultimi mesi di campionato: l’Astra era già da due anni lo sponsor, ma la presenza di Bertuzzi nel finale di stagione si era fatta sempre più importante, sulla stampa e vicino al gruppo squadra. Suoi erano gli assegni dei premi salvezza staccati a pioggia negli spogliatoi di Vicenza, prima della doccia gelata dei risultati degli altri campi.
Bertuzzi era percepito come sinonimo di solidità. “𝘜𝘯𝘢 𝘴𝘦𝘳𝘢 𝘢 𝘤𝘦𝘯𝘢 𝘢𝘭𝘭’𝘖𝘴𝘵𝘦𝘳𝘪𝘢 𝘥𝘦𝘭 𝘛𝘦𝘢𝘵𝘳𝘰 𝘤’𝘦𝘳𝘢𝘯𝘰 𝘉𝘦𝘳𝘵𝘶𝘻𝘻𝘪 𝘦 𝘓𝘰𝘴𝘤𝘩𝘪 𝘢𝘱𝘱𝘢𝘳𝘵𝘢𝘵𝘪 𝘢 𝘱𝘢𝘳𝘭𝘢𝘳𝘦, 𝘤’𝘦𝘳𝘢 𝘢𝘯𝘤𝘩𝘦 𝙇𝙚𝙤 𝙈𝙚𝙣𝙩𝙖 𝘤𝘩𝘦 𝘢𝘭𝘭’𝘦𝘱𝘰𝘤𝘢 𝘧𝘢𝘤𝘦𝘷𝘢 𝘪𝘭 𝘥𝘪𝘳𝘪𝘨𝘦𝘯𝘵𝘦 𝘦𝘥 𝘦𝘳𝘢 𝘵𝘦𝘴𝘪𝘴𝘴𝘪𝘮𝘰 – 𝘖𝘩, 𝘳𝘢𝘨𝘢𝘻𝘻𝘪, 𝘲𝘶𝘢 𝘴𝘪 𝘧𝘢 𝘭𝘢 𝘴𝘵𝘰𝘳𝘪𝘢 – 𝘱𝘦𝘳𝘤𝘩𝘦̀ 𝘓𝘰𝘴𝘤𝘩𝘪 𝘦 𝘉𝘦𝘳𝘵𝘶𝘻𝘻𝘪 𝘪𝘯𝘴𝘪𝘦𝘮𝘦 𝘢𝘷𝘦𝘷𝘢𝘯𝘰 𝘶𝘯 𝘣𝘦𝘭 𝘱𝘰𝘵𝘦𝘯𝘻𝘪𝘢𝘭𝘦 𝘦𝘤𝘰𝘯𝘰𝘮𝘪𝘤𝘰”, ricordava 𝗔𝗿𝗺𝗮𝗻𝗱𝗼 𝗔𝗹𝗲𝘀𝘀𝗮𝗻𝗱𝗿𝗶. In più, il gruppo finanziario che lo affianca era sostenuto da un altro ex presidente, 𝗩𝗶𝗻𝗰𝗲𝗻𝘇𝗼 𝗥𝗼𝗺𝗮𝗴𝗻𝗼𝗹𝗶, che di strada ne aveva fatta ed era diventato un immobiliarista di caratura nazionale. Circolavano nomi importanti sul piano sportivo, sia pur con una connotazione piuttosto retrò: si parlava del rientro di 𝗖𝗮𝗻𝗲𝘃𝗮𝗿𝗶, del coinvolgimento di 𝗚𝗮𝗹𝗮𝗻𝗱𝗶𝗻𝗶, addirittura di 𝗚𝗶𝗯𝗶̀ 𝗙𝗮𝗯𝗯𝗿𝗶 e di 𝗦𝗮𝗻𝗱𝗿𝗼 𝗣𝘂𝗽𝗽𝗼, amico di Bertuzzi che lo aveva assunto all’Astra.
La trattativa naufraga tra le accuse reciproche su un nodo strettamente economico, la copertura delle passività accumulate nella corrente gestione, che ognuno vorrebbe scaricare alla controparte. Per Bertuzzi c’è stata poca chiarezza sulla situazione contabile della società e troppi tentennamenti da parte dei soci uscenti. “𝘐𝘯 𝘴𝘪𝘵𝘶𝘢𝘻𝘪𝘰𝘯𝘪 𝘥𝘦𝘭 𝘨𝘦𝘯𝘦𝘳𝘦 𝘤𝘪𝘢𝘴𝘤𝘶𝘯𝘰 𝘥𝘦𝘷𝘦 𝘱𝘳𝘦𝘯𝘥𝘦𝘳𝘴𝘪 𝘭𝘦 𝘱𝘳𝘰𝘱𝘳𝘪𝘦 𝘳𝘦𝘴𝘱𝘰𝘯𝘴𝘢𝘣𝘪𝘭𝘪𝘵𝘢̀, 𝘢𝘯𝘤𝘩𝘦 𝘢 𝘤𝘰𝘴𝘵𝘰 𝘥𝘪 𝘲𝘶𝘢𝘭𝘤𝘩𝘦 𝘴𝘢𝘤𝘳𝘪𝘧𝘪𝘤𝘪𝘰” spara ai taccuini di Paolo Gentilotti. Il presidente uscente 𝗔𝗻𝗴𝗲𝗹𝗶𝗻𝗶, invece, sostiene che sul punto era stato Bertuzzi a fare dietrofront rispetto ad accordi già presi. Quale che fosse la realtà, lo strappo appare ormai irreversibile e incombe la scadenza dei termini fissati per iscrivere la squadra al campionato, fissata per il 26 giugno. Ma nessuno sa cosa sta per apparire all’orizzonte…

  Il 23 giugno di 61 anni fa, nasceva a Pozzuoli uno degli “eroi” del Piacenza dell’ing. Garilli e di Gigi Cagni nella s...
23/06/2026

Il 23 giugno di 61 anni fa, nasceva a Pozzuoli uno degli “eroi” del Piacenza dell’ing. Garilli e di Gigi Cagni nella squadra che venne promossa in serie A del 1992-93: 𝗔𝗻𝘁𝗼𝗻𝗶𝗼 𝗖𝗮𝗿𝗮𝗻𝗻𝗮𝗻𝘁𝗲.
Terzino sinistro, dotato di un gran fisico che gli permette folate offensive sulla sua fascia e di un tiro di potenza ragguardevole, arriva a Piacenza nel mercato di novembre 1992. È un bel colpo di 𝗚𝗶𝗮𝗺𝗽𝗶𝗲𝗿𝗼 𝗠𝗮𝗿𝗰𝗵𝗲𝘁𝘁𝗶 che lo rileva dal Lecce, dove era stato praticamente accantonato, per una cifra molto contenuta, ma è piuttosto forte il sospetto che il nostro DS sia stato consigliato da De Vitis e Iacobelli, cresciuti nelle giovanili del Napoli assieme a Carannante.
Tonino è un prodotto del vivaio napoletano che, oltre ai due biancorossi già citati, comprendeva anche altri nomi di spicco come 𝗖𝗮𝗳𝗳𝗮𝗿𝗲𝗹𝗹𝗶, 𝗖𝗶𝗿𝗼 𝗠𝘂𝗿𝗼 e Napolitano. Debutta in serie A all’età di 16 anni nel Napoli stagione 1981-82, precisamente nel marzo ’82, ed è l’unica presenza dell’anno ma rappresenta anche un record: è l’esordio più precoce nella storia della società partenopea.
Sempre fra le riserve nella stagione seguente, torna a respirare l’aria della prima squadra nel 1983-84 giocando le prime due gare di campionato e facendo poi molta panchina. L’anno dopo la sua presenza in prima squadra è più continua, con 17 presenze che diventeranno 20 nel 1985-86.
Purtroppo però nell’ultima partita di campionato contro l’Avellino si infortuna e dovrà saltare per intero la stagione 1986-87, quella dello scudetto. Tra il 1984 ed il 1986 gioca anche 6 gare nell’Italia Under 21.
Viene poi prestato all’Ascoli, in serie A, dove totalizza 29 partite e mette a segno i primi due gol della sua carriera professionistica. Finito il prestito torna alla società partenopea per il 1988-89, stagione di grandi prestazioni per il Napoli che giunge seconda in campionato dietro l’Inter, seconda in Coppa Italia nella finale persa contro la Sampdoria, ma conquista la Coppa Uefa, primo trofeo europeo della società, battendo in finale lo Stoccarda di Klinsmann. Per Carannante 29 incontri di campionato con un gol ed un buon numero di presenze in Coppa Uefa, compresa la gara decisiva a Stoccarda.
Per la stagione successiva il Napoli punta a Baroni del Lecce, per acquistarlo sborsa un bel po’ di quattrini più Carannante che quindi prende la strada del Salento, dove rimane per tre stagioni collezionando 28 presenze la prima, 29 la seconda con la retrocessione in B e solamente 14 la terza, a causa di un nuovo infortunio a Messina all’8a giornata dopo 15 minuti di gioco. Rientra solo in maggio per le ultime sei gare. Poco considerato dal nuovo allenatore 𝗕𝗼𝗹𝗰𝗵𝗶 non gioca mai in Coppa Italia, nè in campionato e come detto approda a Piacenza in novembre ’92.
Esordisce in biancorosso nella famosa gara casalinga contro la Ternana risolta al 90’ da 𝗠𝗮𝗰𝗰𝗼𝗽𝗽𝗶 ed in breve il ruolo di terzino sinistro diventa suo. Disputa 23 partite e segna anche un bellissimo gol a Modena alla terzultima di campionato, in uno stadio invaso da tifosi biancorossi, stante l’assenza quasi totale dei modenesi delusi dall’andamento del campionato. Confermato per la serie A, mette lo zampino nella prima storica segnatura biancorossa nella massima serie contro la Sampdoria con un forte tiro di punizione che, deviato da un difensore, provoca un’autorete. Una settimana dopo contro la Reggiana c’è il secondo gol del Piacenza in serie A e questa volta la firma è soltanto sua. Condivide con 𝗕𝗿𝗶𝗼𝘀𝗰𝗵𝗶 per il resto della stagione il suo ruolo di esterno mancino. Anche quest’anno 23 partite giocate, ma per il Piacenza c’è la retrocessione in serie B.
Non riconfermato anche per i dubbi sulla sua tenuta fisica, Carannante torna in Campania ad Avellino in serie C1 dove scende in campo 22 volte e realizza 3 gol. La squadra giunge seconda in campionato e accede alla serie B vincendo i playoff. Tonino rimane invece in C1 al Nola, dove conclude la carriera nel 1995-96 giocando 19 partite. Probabilmente le sue ginocchia martoriate hanno limitato la durata della sua parabola calcistica.
Inizia la sua carriera da tecnico nel 2002 allenando i Giovanissimi del Napoli, poi alla squadra Berretti e dopo qualche anno da osservatore per la squadra partenopea ha l’occasione di allenare il Neapolis di Mugnano in serie D nel 2009 e poi, come secondo di Ezio Castellucci l’anno seguente. Seguirà poi la Juniores della Turris Neapolis dopo la fusione con la squadra di Torre del Greco.
Nel 2014 è prima Direttore Sportivo e poi allenatore della Gladiator di S.Maria Capua Vetere nel campionato di Eccellenza campana.

Prosegue il valzer degli ex biancorossi che trovano panchina, nel giorno in cui il Piacenza mette nero su bianco il rinn...
22/06/2026

Prosegue il valzer degli ex biancorossi che trovano panchina, nel giorno in cui il Piacenza mette nero su bianco il rinnovo di Arnaldo Franzini. Dopo aver augurato buon lavoro al neo torinista Ignazio Abate, oggi scendiamo in Serie D dove nei giorni scorsi si sono accasati in tre.

Cominciamo dal girone veneto, nel quale il Legnago Salus, pretendente al ripescaggio in C, ha ufficializzato per la propria panchina 𝗟𝘂𝗰𝗮 𝗥𝗶𝗴𝗼𝗻𝗶. L’ex centrocampista classe 1984, meteora del campionato di Serie B 2005-06 (9 presenze da gennaio), era fermo da un anno dopo la fine della sua esperienza alla Primavera del Vicenza, squadra alla quale ha legato i suoi esordi agli ordini di 𝗕𝗲𝗽𝗽𝗲 𝗜𝗮𝗰𝗵𝗶𝗻𝗶.

Scendendo di parecchio più a sud, due nostri ex si sono dati il cambio in panchina all’Athletic Palermo, quarto classificato lo scorso anno nel girone I. Saluta infatti 𝗘𝗺𝗮𝗻𝘂𝗲𝗹𝗲 𝗙𝗲𝗿𝗿𝗮𝗿𝗼, il bomber di scorta del Piacenza di Pioli nel 2008-09 (7 reti in 32 presenze), che passa alla Nuova Igea Virtus arrivata a un passo dalla promozione in C nello stesso girone. Al suo posto arriva nel capoluogo siciliano 𝗣𝗶𝗻𝗼 𝗙𝗲𝗿𝗮𝘇𝘇𝗼𝗹𝗶, uno degli indimenticabili “ragazzi del 1993” che ormai da anni si è costruito solida reputazione come allenatore sulle panchine della quarta serie nazionale e reduce da una breve e sfortunata esperienza ad Albalonga.

A tutti loro, buon lavoro e in bocca al lupo!

  “𝙇𝙪𝙘𝙘𝙞 𝙨𝙘𝙚𝙣𝙙𝙚”. Lo aveva detto così, con gli occhi lucidi, già alla festa dopo lo spareggio salvezza vinto contro il C...
22/06/2026

“𝙇𝙪𝙘𝙘𝙞 𝙨𝙘𝙚𝙣𝙙𝙚”. Lo aveva detto così, con gli occhi lucidi, già alla festa dopo lo spareggio salvezza vinto contro il Cagliari. Il 22 giugno 1997 𝗠𝗶𝗻𝗼 𝗟𝘂𝗰𝗰𝗶 scende e lascia il Piacenza dopo sei anni, 198 partite di campionato e un unico, pesantissimo gol tre settimane prima, su rigore contro il Perugia. L’addio del capitano non coglie nessuno di sorpresa, lui per primo parla di un ciclo ormai terminato e di stimoli nuovi da ritrovare. Ma la lacrima è d’obbligo perché si somma ai saluti a 𝗠𝗮𝗰𝗰𝗼𝗽𝗽𝗶, che appende gli scarpini al chiodo, a 𝗧𝗮𝗶𝗯𝗶 che va al Milan e poco più tardi anche alla partenza di 𝗠𝗼𝗿𝗲𝘁𝘁𝗶 per Pescara. È la fine del grande gruppo del 1993, già riplasmato pesantemente un paio di anni prima dopo la seconda promozione, e del quale è rimasto ormai il solo Piovani.
Sorprende, semmai, la destinazione perché si era parlato con insistenza di un interesse del Napoli, piazza importante dove avrebbe ritrovato Turrini e Lino Mutti e più vicina alla “sua” Roma. Ma, si scoprirà a bocce ferme, da parte degli azzurri c’erano state soltanto qualche chiacchierata e offerte piuttosto fumose. Lucci invece scende non solo metaforicamente ma anche di categoria, perché sceglie il 𝗩𝗲𝗿𝗼𝗻𝗮 appena retrocesso in B. Una scelta su cui pesa il discorso economico (firma un ottimo biennale a quasi 32 anni), ma soprattutto il fatto di ripartire da 𝗖𝗮𝗴𝗻𝗶 e 𝗗𝗲 𝗩𝗶𝘁𝗶𝘀 e da un ambiente caldo come quello veronese. Esperienza che poi, alla prova dei fatti, si rivelerà molto meno gratificante del previsto sul piano dei risultati. Per il Piacenza, invece, è il momento di voltare pagina e di tuffarsi nella rivoluzione di mercato che attende Marchetti.

Oggi vi raccontiamo le vicende di un pioniere del primissimo Piacenza, la cui identificazione è stata a lungo un rebus p...
21/06/2026

Oggi vi raccontiamo le vicende di un pioniere del primissimo Piacenza, la cui identificazione è stata a lungo un rebus poi risolto grazie allo storico del calcio Fabrizio Schmid. Stiamo parlando del milanese 𝗨𝗴𝗼 𝗚𝗮𝗹𝗶𝗺𝗯𝗲𝗿𝘁𝗶, capocannoniere della stagione 1919-20 con 6 reti, del quale oggi ricorreva il compleanno essendo nato 129 anni fa, il 21 giugno 1897. Abbiamo trovato curiosa la sua vicenda calcistica e personale, e se per puro caso qualuno dei nostri lettori di Milano fosse in grado di metterci in contatto con eventuali discendenti, ne saremmo felici.
Il suo primo contatto con il pallone è nelle file della 𝗝𝘂𝘃𝗲𝗻𝘁𝘂𝘀 𝗜𝘁𝗮𝗹𝗶𝗮, storica squadra milanese attiva nei primi anni del secolo, con la quale esordisce in Prima Categoria il 28 marzo 1915 sul campo dell’Andrea Doria. È l’ultima stagione regolare prima dello scoppio della Grande Guerra, nel settembre del 1916 Galimberti è chiamato in grigioverde e viene inquadrato come caporale nel 25° Reggimento Fanteria. Un’esperienza dura e segnante, anche perché nell’ottobre 1917 viene preso prigioniero a Cividale e inviato ai campi di prigionia di Lechfeld e Konigsbruck, in Germania. Liberato nel gennaio del 1919, fa rientro al suo reparto che ha ora sede a Piacenza e in queste circostanze viene coinvolto nella nascita del club. Lo troviamo fin dalle prime amichevoli, disputate nel maggio 1919: le cronache parlano di un attaccante veloce e prestante, valido in zona gol e capace di disimpegnarsi un po’ in tutti i ruoli del quintetto offensivo. Avrà un ruolo importante anche nel coinvolgere il suo ex compagno di squadra 𝗘𝗴𝗶𝗱𝗶𝗼 𝗙𝗼𝗻𝘁𝗮𝗻𝗮, arrivato a Piacenza a ridosso del campionato e primo portiere biancorosso. Galimberti gioca tutte le 8 partite di campionato realizzando 6 gol, con due doppiette contro l’Audace di Bologna e la SPAL, entrambe sul campo di 𝗣𝗼𝗿𝘁𝗮 𝗖𝗮𝘃𝗮𝗹𝗹𝗼𝘁𝘁𝗶, oltre a disputare con il suo reparto un torneo militare cittadino talmente seguito da meritare spazio sulla Gazzetta dello Sport, nel dicembre del 1919. Con la logica odierna questo dovrebbe essere il viatico di una carriera interessante per il 23enne Galimberti, ma un secolo fa il pallone era soltanto un piacevole hobby. Già congedato dall’esercito al termine del 1919, rientra definitivamente a Milano dove si sposa il 31 luglio 1920; non lo troveremo più in altre squadre dell’epoca, il che fa supporre che la sua traiettoria calcistica sia terminata qua almeno per quanto riguarda i ranghi federali. Ben più difficile muoversi in quelli uliciani riservati ai calciatori “liberi”, soprattutto nella babele di squadre che affollavano Milano, per cui non è da escludere una militanza successiva. La parabola di Ugo Galimberti, brevissima sui campi da calcio, lo sarà purtroppo anche nella vita: ricoverato a causa di una emiplegia, muore a Milano il 23 marzo 1937, non ancora quarantenne.

  20 giugno 1976: finisce un campionato, finisce un’era e finisce un sogno.𝗣𝗶𝗮𝗰𝗲𝗻𝘇𝗮-𝗔𝘁𝗮𝗹𝗮𝗻𝘁𝗮 termina 1-2, i biancorossi ...
20/06/2026

20 giugno 1976: finisce un campionato, finisce un’era e finisce un sogno.
𝗣𝗶𝗮𝗰𝗲𝗻𝘇𝗮-𝗔𝘁𝗮𝗹𝗮𝗻𝘁𝗮 termina 1-2, i biancorossi perdono la quinta partita consecutiva ed amaramente lasciano la Serie B dopo avere praticamente conquistato la salvezza a 6 partite dalla fine, dopo la vittoria con la Sambenedettese. Quel giorno i biancorossi erano al 13° posto in classifica con 32 punti, dietro c’erano Vicenza, Taranto ed Atalanta con 31, Avellino con 30, Catania 29. Seguivano con 24 punti ed ormai quasi spacciate Reggiana e Brindisi. Nelle quattro giornate successive mentre il Piacenza rimaneva fermo a 32 le altre continuavano a fare punti: l’Avellino 7, l’Atalanta, il Catania ed il Taranto 5, il Vicenza 4. E all’ultima giornata l’unica possibilità era che il Piacenza battesse l’Atalanta ed il Catania perdesse in casa contro il Pescara per arrivare a pari punti con gli etnei. Che il Piacenza potesse superare una tranquilla Atalanta poteva anche accadere, ma che il Catania perdesse in casa contro il già salvo Pescara era assai improbabile.
Di fronte a circa 6000 spettatori, in un pomeriggio da 33 gradi all’ombra, si disputa quest’incontro a ritmi poco elevati. L’Atalanta dimostra però subito di non essere venuta a fare la vittima sacrificale
e fa la sua partita. Al 40’ 𝗙𝗮𝗻𝗻𝗮, ricevuta la palla da Divina, dribbla due biancorossi e spara a rete da venti metri senza che Moscatelli possa farci nulla. Poco dopo Tolin ha una buona palla, appena dentro l’area, ma tira abbondantemente fuori. Al 10’ della ripresa c’è una punizione che Bonafè batte e che 𝗚𝗮𝗺𝗯𝗶𝗻 di testa gira in rete superando Cipollini. Il pareggio non serve ma di più il Piacenza non riesce a fare, benché un paio di occasioni capitino sui piedi di Asnicar, sempre molto attivo, ma senza esito. All’80’ poi 𝗩𝗲𝗿𝗻𝗮𝗰𝗰𝗵𝗶𝗮 riceve da Fanna e batte Moscatelli con un tiro fortissimo. 1-2 il risultato finale. Il Catania intanto ha pareggiato con il Pescara.
A fine gara gli ultras portano in trionfo 𝗚𝗕 𝗙𝗮𝗯𝗯𝗿𝗶 e scandiscono il nome di 𝗘𝗻𝘇𝗼 𝗕𝗲𝗿𝘁𝘂𝘇𝘇𝗶 per sostituire 𝗟𝗼𝘀𝗰𝗵𝗶 ai vertici della società, ma naturalmente questo può accadere soltanto se Loschi deciderà di andarsene. Altri sportivi sono tutt’altro che in sintonia con gli ultras argomentando che un allenatore che fa retrocedere la squadra non è certo un eroe. Le motivazioni di una retrocessione sono talvolta molto facili da trovare, ma nel caso del Piacenza molto meno: certamente la poca solidità della difesa (la peggiore del campionato) che ha annullato un eccellente attacco (il 3° del torneo, pur senza un bomber di ruolo) e poi qualche gol preso nei minuti finali di gioco (fra i quali il gol-fantasma di Palanca a Catanzaro). Soprattutto pesa la sconfitta interna contro il Catania, in una partita dominata senza riuscire a segnare. Quello è stato il momento chiave: se in classifica togliessimo due punti al Catania e ne dessimo due al Piacenza ecco che le parti sarebbero invertite, noi ci salviamo ed il Catania retrocede. D’altra parte, il Piacenza ha sempre giocato bene al calcio e creato occasioni da gol, se avesse concretizzato metà delle occasioni sbagliate probabilmente avrebbe avuto il miglior attacco del campionato.
Dichiarazioni di fine partita. Fabbri dice: “𝘘𝘶𝘦𝘴𝘵𝘢 𝘱𝘢𝘳𝘵𝘪𝘵𝘢 𝘩𝘢 𝘳𝘪𝘴𝘱𝘦𝘤𝘤𝘩𝘪𝘢𝘵𝘰 𝘵𝘶𝘵𝘵𝘢 𝘭’𝘢𝘯𝘯𝘢𝘵𝘢 𝘥𝘦𝘭 𝘗𝘪𝘢𝘤𝘦𝘯𝘻𝘢. 𝘓𝘢 𝘴𝘲𝘶𝘢𝘥𝘳𝘢 𝘮𝘢𝘤𝘪𝘯𝘢 𝘨𝘪𝘰𝘤𝘰, 𝘤𝘳𝘦𝘢 𝘵𝘢𝘯𝘵𝘦 𝘰𝘤𝘤𝘢𝘴𝘪𝘰𝘯𝘪 𝘪𝘯 𝘢𝘵𝘵𝘢𝘤𝘤𝘰 𝘮𝘢 𝘭𝘦 𝘴𝘱𝘳𝘦𝘤𝘢 𝘮𝘦𝘯𝘵𝘳𝘦 𝘨𝘭𝘪 𝘢𝘷𝘷𝘦𝘳𝘴𝘢𝘳𝘪 𝘮𝘦𝘵𝘵𝘰𝘯𝘰 𝘢 𝘧𝘳𝘶𝘵𝘵𝘰 𝘲𝘶𝘦𝘭𝘭𝘦 𝘤𝘩𝘦 𝘤𝘢𝘱𝘪𝘵𝘢𝘯𝘰 𝘭𝘰𝘳𝘰”. Interessante anche il contributo di 𝗚𝗶𝗮𝗺𝗽𝗶𝗲𝗿𝗼 𝗠𝗮𝗿𝗰𝗵𝗲𝘁𝘁𝗶, allora terzino orobico: “𝘗𝘪𝘢𝘤𝘦𝘯𝘻𝘢 𝘦̀ 𝘶𝘯𝘢 𝘤𝘪𝘵𝘵𝘢̀ 𝘴𝘪𝘮𝘱𝘢𝘵𝘪𝘤𝘢, 𝘩𝘢 𝘴𝘱𝘰𝘳𝘵𝘪𝘷𝘪 𝘢𝘱𝘱𝘢𝘴𝘴𝘪𝘰𝘯𝘢𝘵𝘪 𝘦𝘥 𝘶𝘯𝘢 𝘴𝘲𝘶𝘢𝘥𝘳𝘢 𝘢𝘭𝘭’𝘢𝘭𝘵𝘦𝘻𝘻𝘢 𝘥𝘦𝘭𝘭𝘢 𝘴𝘦𝘳𝘪𝘦 𝘉 𝘦 𝘮𝘪 𝘢𝘥𝘥𝘰𝘭𝘰𝘳𝘢 𝘤𝘩𝘦 𝘴𝘪𝘢 𝘧𝘪𝘯𝘪𝘵𝘢 𝘪𝘯 𝘊. 𝘘𝘶𝘦𝘴𝘵’𝘢𝘯𝘯𝘰 𝘤𝘰𝘮𝘶𝘯𝘲𝘶𝘦, 𝘴𝘶𝘭 𝘱𝘪𝘢𝘯𝘰 𝘥𝘦𝘭 𝘨𝘪𝘰𝘤𝘰, 𝘪𝘭 𝘗𝘪𝘢𝘤𝘦𝘯𝘻𝘢 𝘩𝘢 𝘪𝘯𝘴𝘦𝘨𝘯𝘢𝘵𝘰 𝘲𝘶𝘢𝘭𝘤𝘩𝘦 𝘤𝘰𝘴𝘢 𝘢 𝘮𝘰𝘭𝘵𝘦 𝘴𝘲𝘶𝘢𝘥𝘳𝘦”.
Comunque sia, finisce il campionato, finisce l’era Fabbri e finisce qui il sogno di avere una squadra che rimanga stabilmente in serie B. Ci vorranno ancora 15 anni prima che le cose cambino.

𝗣𝗜𝗔𝗖𝗘𝗡𝗭𝗔-𝗔𝗧𝗔𝗟𝗔𝗡𝗧𝗔 𝟭-𝟮
𝗣𝗜𝗔𝗖𝗘𝗡𝗭𝗔: Moscatelli, Secondini, Vergani, Righi, Zagano (14’ Labura), Manera; Tolin, Regali, Asnicar, Gambin, Bonafè. A disposizione: Candussi, Vanin. All. Fabbri.
𝗔𝗧𝗔𝗟𝗔𝗡𝗧𝗔: Cipollini, Andena, Cabrini, Mastropasqua (64’ Gustinetti), Divina, Marchetti; Vernacchia, Mongardi, Chiarenza, Tavola, Fanna. A disposizione: Meraviglia, Pircher. All. Cadè.
𝗔𝗥𝗕𝗜𝗧𝗥𝗢: Benedetti di Roma.
𝗠𝗮𝗿𝗰𝗮𝘁𝗼𝗿𝗶: 41’ Fanna (A), 55’ Gambin (P), 75’ Vernacchia (A).

  Auguri a 𝗔𝗹𝗲𝘀𝘀𝗮𝗻𝗱𝗿𝗼 𝗖𝗲𝘀𝗮𝗿𝗶𝗻𝗶, attaccante e capitano dell’ultimo Piacenza edizione Serie C, tra gennaio 2021 e giugno 2...
19/06/2026

Auguri a 𝗔𝗹𝗲𝘀𝘀𝗮𝗻𝗱𝗿𝗼 𝗖𝗲𝘀𝗮𝗿𝗶𝗻𝗶, attaccante e capitano dell’ultimo Piacenza edizione Serie C, tra gennaio 2021 e giugno 2023, che compie oggi 37 anni ed è fresco di promozione in D con la Fezzanese tramite i playoff.
Nato a La Spezia il 19 giugno 1989, con i biancorossi conta 71 presenze e 23 i gol in campionato guadagnandosi il soprannome di “Mago”, che condivide con altri due giocatori di qualità offensive cristalline visti negli ultimi dieci anni come 𝗠𝗶𝗻𝗶𝗻𝗰𝗹𝗲𝗿𝗶 e 𝗗’𝗔𝗴𝗼𝘀𝘁𝗶𝗻𝗼. Trequartista, seconda punta e occasionalmente falso centravanti, è il colpo a sorpresa del mercato invernale del 2021, arrivato sul gong in prestito dalla Pistoiese anche grazie alla lucrosa cessione di 𝗚𝗮𝗹𝗮𝘇𝘇𝗶 al Venezia. Ha lunga esperienza di C, con Pavia e Reggiana tra le tappe più fortunate, ma non sono tutte rose e fiori all’inizio perché una fastidiosa pubalgia lo condiziona pesantemente, in un reparto già penalizzato dalla modestia di 𝗠𝗮𝗶𝗼, 𝗕𝗮𝗯𝗯𝗶 e 𝗗𝗲 𝗥𝗲𝘀𝗽𝗶𝗻𝗶𝘀. 𝗦𝗰𝗮𝘇𝘇𝗼𝗹𝗮 ha l’intuizione giusta di provarlo come centravanti nel finale, quando trova 4 reti pesanti per la salvezza insieme ai primi sprazzi di quelle giocate che poi vedremo in abbondanza nei due anni successivi. Diventa tutto del Piacenza dopo la retrocessione della Pistoiese in D, e con la fascia di capitano è leader non solo tecnico della squadra, offrendo giocate di classe a tratti mostruosa come la rovesciata di Vercelli. Il suo limite cronico è la discontinuità, dovuta a qualche acciacco e soprattutto a momenti di blackout nervoso che gli costano più di una espulsione. 10 reti nel campionato 2021-22, culminato con l’accesso ai playoff, e 9 in quello successivo in tandem con 𝗠𝗼𝗿𝗿𝗮: surreale pensare alla retrocessione diretta con una simile coppia d’attacco. Altrettanto surreale l’episodio che lo vede protagonista in primavera, giusto alla vigilia del vitale scontro salvezza di Trieste (no, non era un caso), per un fatto avvenuto nel dicembre precedente a Sesto San Giovanni: in qualità di capitano, viene fermato per un turno per non aver impedito alla squadra di andare dai tifosi che li chiamavano a gran voce per contestarli. Resterebbe più che volentieri anche dopo la retrocessione in D, ma la scelta della società è quella di ripartire da zero e si accasa al Livorno, dove subisce la rottura del crociato a gennaio 2024 restando fermo per oltre un anno. È poi passato alla Fezzanese, prima in D e quindi nell'ultima stagione in Eccellenza.

Nasceva oggi, il 18 giugno 1963 a Coli (PC), 𝗟𝘂𝗶𝗴𝗶 “𝗚𝗶𝗴𝗶” 𝗥𝗼𝗰𝗰𝗮.Centrocampista grintoso e combattivo, pochi fronzoli e m...
18/06/2026

Nasceva oggi, il 18 giugno 1963 a Coli (PC), 𝗟𝘂𝗶𝗴𝗶 “𝗚𝗶𝗴𝗶” 𝗥𝗼𝗰𝗰𝗮.
Centrocampista grintoso e combattivo, pochi fronzoli e molta sostanza, era cresciuto nelle giovanili dell’Inter, ma fra i nerazzurri gioca solo un paio di partite nella stagione 1981-82. Esordisce in gare ufficiali in Coppa Uefa nel settembre 1981 contro i turchi del Adanaspor, sostituendo Oriali a 20 minuti dalla fine, e poi a San Siro giocando quasi mezz’ora nell’ultima di campionato al posto di Pasinato. Nell’estate 1982 viene prestato al Siena in serie C, dove non ancora ventenne totalizza 12 presenze nella squadra che si salva per la classifica avulsa. Per la stagione seguente viene prestato al Trento dove trova 𝗢𝗱𝗶𝗹𝗶𝗼 𝗠𝗼𝗿𝗼 ex-Piacenza, e Carlo Sartori, il rosso ex Manchester ed ex-Lecce ormai a fine carriera. Gioca 24 partite ma la squadra retrocede in C2. Torna all’Inter che ad ottobre 1984 lo gira alla Sanremese, sempre in C1, dove in 27 gare segna 3 gol, uno dei quali proprio al Piacenza nella gara di ritorno terminata 2-2. Tornato ancora una volta ai nerazzurri, viene ceduto in via definitiva al Taranto in C1 dove con 30 presenze e 3 gol dà il suo contributo alla promozione della società per la serie B 1986-87. Nella prima stagione in serie B è presente 32 volte con 1 gol, mentre in quella successiva con gli jonici gioca molto meno, solo 17 gare segnando una sola rete in stagione. E contro chi? Contro il Piacenza alla Galleana!
Rimane in Puglia passando al Brindisi nell’estate 1988, e i biancazzurri di Benarrivo, Campilongo, Goretti e Serra giungono al 4° posto finale. Ormai Rocca è uomo del Sud e passa alla Casertana assieme ai compagni Campilongo e Serra, trovando Ravanelli, 𝗣𝗮𝘀𝗾𝘂𝗮𝗹𝗲 𝗦𝘂𝗽𝗽𝗮, 𝗘𝗿𝗯𝗮𝗴𝗴𝗶𝗼 e Cerbone. Sul campo i rossoblù avrebbero centrato il primo posto finale in graduatoria in coabitazione con la Salernitana, ma 2 punti di penalizzazione subiti ad inizio campionato per problemi amministrativi sanciscono il divario proprio di due punti che li costringono al terzo posto finale in classifica. Rocca è confermato per il 1990-91 ed inizia la stagione giocando 3 partite, ma nel mercato di riparazione viene acquistato dal Piacenza come contropartita per 𝗕𝘂𝗰𝗰𝗶𝗮𝗿𝗲𝗹𝗹𝗶. Fa fatica a trovare una sua collocazione in una squadra che funziona molto bene e che sarà promossa in serie B. Gioca 14 partite di campionato, solo 3 volte come titolare, e 3 gare di Coppa Italia. Date le sue caratteristiche di tenace combattente è utilizzato principalmente per far rifiatare i compagni cui subentra di volta in volta, senza far perdere alla squadra la quadratura voluta da 𝗖𝗮𝗴𝗻𝗶.
A fine campionato non viene riconfermato in B e torna a Siena, dove gioca ancora due stagioni in C1. Nella prima la squadra si salva con un po’ di apprensione, ma nel contempo arriva alla finale di Coppa Italia di C poi persa contro la Sambenedettese. Per lui 27 presenze e due gol in campionato. Nella seconda solo 14 presenze nella squadra che giunge penultima e retrocede assieme al Carpi. Ancora due anni nel Fidenza tra i dilettanti giocando due buoni campionati con i bianconeri, e all’età di 32 anni si chiude la sua carriera di calciatore ed inizia quella di allenatore, senza allontanarsi troppo dal territorio piacentino dove ha aperto un’avviata agenzia di viaggi. Allena le giovanili del Piacenza e poi 𝗖𝗼𝗱𝗼𝗴𝗻𝗼, 𝗙𝗮𝗻𝗳𝘂𝗹𝗹𝗮, 𝗙𝗶𝗼𝗿𝗲𝗻𝘇𝘂𝗼𝗹𝗮, 𝗕𝗿𝗲𝗺𝗯𝗶𝗼, 𝗕𝗲𝘁𝘁𝗼𝗹𝗮𝗦𝗽𝗲𝘀, fa il vice a Carpenedolo, poi 𝗠𝗮𝗿𝘀𝗮𝗴𝗹𝗶𝗮 e ancora Codogno.
Purtroppo domenica 20 ottobre 2024 mentre giocava una partita amatoriale ha accusato un malessere che gli è stato fatale, nonostante il pronto intervento dei soccorsi.

17/06/2026

In diretta dalla sede della Fondazione, presentazione del nuovo socio Kirill Bosov

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