25/06/2026
Oggi ricordiamo 𝗠𝗮𝗿𝗶𝗼 𝗥𝗼𝘀𝘀𝗶, protagonista di una delle più tragiche storie del calcio piacentino, in questo senso accomunato a Carlo Roberto Carini perché entrambi sono morti all’età di 21 anni durante la Seconda guerra mondiale.
Mario Rossi era nato a Piacenza il 25 giugno 1921 ed era un ragazzo forte e di bell’aspetto. Aveva iniziato a giocare nel San Lazzaro e per le sue doti era stato acquistato dal Piacenza già nell’estate del 1937, all’età di 16 anni. Dopo la mancata promozione in serie B nel 1938 dopo lo spareggio con il Fanfulla, il Piacenza era in una fase di notevoli cambiamenti. Il presidente Augusto Orsi viene sostituito da 𝗨𝗴𝗼 𝗢𝘇𝘇𝗼𝗹𝗮, l’allenatore Carlo Corna cede il posto a 𝗚𝘂𝗴𝗹𝗶𝗲𝗹𝗺𝗼 𝗭𝗮𝗻𝗮𝘀𝗶 che decide di smettere l’attività di calciatore passando al ruolo di tecnico, se ne vanno l’attaccante 𝗚𝗮𝗱𝗱𝗼𝗻𝗶 al Torino in serie A ed il portiere 𝗔𝗹𝗯𝗲𝗿𝘁𝗼 𝗕𝗮𝗿𝗯𝗶𝗲𝗿𝗶 proprio al Fanfulla in serie B. I rinforzi hanno i nomi del portiere Borghesio, del difensore Dusi e dell’attaccante Gemo e a loro si aggiunge Mario Rossi, promosso dalla giovanile.
Il ruolo di Rossi era quello di mediano, il classico centrocampista potente e robusto che riesce ad essere interditore ed a far ripartire l’azione offensiva. Nel 1938-39 parte come riserva perché gli viene preferito il cremonese Fausto Lanzi, di due anni più anziano, che però evidentemente non convince perché alla sesta giornata Rossi esordisce in biancorosso nella gara casalinga contro la Pavese Luigi Belli. Esordio non ufficiale perché durante l’incontro l’arbitro si infortuna e la partita viene sospesa ed annullata. L’ufficialità è perciò rimandata di una settimana, nel 5-0 rifilato al Carpi. Si alterna con l’altro mediano Brescia per il prosieguo del campionato totalizzando 11 presenze. L’anno dopo, a conferma della fiducia che si ripone in lui ed anche della sua solidità fisica, gioca 30 partite su 30. Nel 1940-41 le presenze sono 26 con due reti realizzate, ma la squadra retrocede in Prima Divisione, anzi…. sarebbe retrocessa, perché il Pro Palazzolo rinuncia all’iscrizione alla serie C 1941-42 ed il Piacenza viene riammesso.
Parte il secondo campionato di guerra nel quale alcuni giocatori biancorossi come 𝗚𝗵𝗶𝗴𝗶𝗻𝗶 e 𝗩𝗲𝗿𝗴𝗻𝗮𝗻𝗼 sono costretti a lasciare la squadra per indossare la divisa. Mario Rossi è ormai titolare indiscusso e chissà, forse avviato ad una buona carriera, ma dopo 10 incontri giocati (l’ultimo il 25 gennaio 1942 a Piacenza contro il Cantù), il 5 febbraio parte anche lui per il servizio militare presso il 7° Reggimento Fanteria a Milano. Cinque mesi dopo ha luogo l’evento determinante per la sua vita: viene trasferito al 53° Reggimento della Divisione “Sforzesca”, che andrà a far parte della 8a Armata destinata alla Russia, denominata anche 𝗔𝗥𝗠𝗜𝗥 (Armata Italiana in Russia), e parte il 23 settembre 1942. Le forze italo-tedesche arrivano fino al Don, ma dalla metà di gennaio 1943 subiscono un veemente contrattacco dei russi e sono costrette al ripiegamento.
Poco prima della battaglia di Nikolaevka del 26 gennaio, che segnò la totale disfatta dell’8a Armata, ci furono delle scaramucce fra le parti: Rossi risulta essere coinvolto nel “𝙛𝙖𝙩𝙩𝙤 𝙙’𝙖𝙧𝙢𝙚 𝙙𝙚𝙡 25 𝙜𝙚𝙣𝙣𝙖𝙞𝙤 1943” e dichiarato disperso. Di lui si perdono le tracce ed in giugno 1943 è ufficialmente considerato “𝘪𝘳𝘳𝘦𝘱𝘦𝘳𝘪𝘣𝘪𝘭𝘦”.
In tempi successivi, alla fine della guerra, si conoscerà la verità: il suo nome compare fra i militari sepolti a 𝗧𝗮𝗺𝗯𝗼𝘃, in data 28 marzo 1943. Mario Rossi sopravvisse quindi per due mesi dopo la sua cattura, ma non è nota la causa della sua morte.
Si suppone sia stato internato nel campo di prigionia n.188 di Rada dove circa 10.000 italiani, feriti nella battaglia oppure catturati dai russi, vennero trattenuti fino alla fine della guerra. Circa il 70% di loro morirono per le ferite riportate in battaglia, per le condizioni di vita spaventose, per le malattie che serpeggiavano nel lager o per congelamento.
A Tambov sorgeva il cimitero del campo di Rada.