Storia Piacenza 1919

Storia Piacenza 1919 La pagina Facebook di www.storiapiacenza1919.it. Aneddoti, curiosità, foto e video sulla storia centenaria del Piacenza Calcio

10/09/2026

Il 10 settembre 1995 la Serie A torna allo stadio della Galleana per la seconda giornata del campionato 1995-96. Dopo la scoppola dell’Olimpico (4-1 per la Lazio di Zeman) il Piacenza di Cagni ospita la 𝗝𝘂𝘃𝗲𝗻𝘁𝘂𝘀 campione d’Italia per quella che ha tutta l’aria della festa. I biancorossi arrivano all’appuntamento malconci e incerottati: sono reduci dalla clamorosa eliminazione in Coppa Italia per mano del Forlì (squadra di C2) ai calci di rigore e mancano Brioschi, Conte e Cappellini infortunati oltre a 𝗟𝘂𝗰𝗰𝗶, squalificato per due giornate per aver mandato a quel paese l’arbitro Borriello contro la Lazio. La rosa è ridotta all’osso, nonostante l’innesto del terzino Lorenzini del Milan, e Cagni è costretto a pescare a piene mani dalla Primavera di Braghin per completare la panchina con cui affrontare Vialli, Ravanelli e compagni. Il mister ostenta fiducia nei giorni precedenti (“𝘔𝘢 𝘤𝘩𝘪 𝘭’𝘩𝘢 𝘥𝘦𝘵𝘵𝘰 𝘤𝘩𝘦 𝘱𝘢𝘳𝘵𝘪𝘢𝘮𝘰 𝘣𝘢𝘵𝘵𝘶𝘵𝘪?” dichiara a Libertà), ma anche lui sta affrontando difficoltà nuove, con una squadra quasi completamente rifatta dopo la conclusione del ciclo dei ”ragazzi del 1993” e ancora da plasmare secondo i suoi dettami. Lippi da parte sua deve fare a meno di Vierchowod e 𝗗𝗲𝗹 𝗣𝗶𝗲𝗿𝗼, e ha una squadra distratta dalla sfida di Coppa dei Campioni contro il Borussia Dortmund in programma il mercoledì successivo oltre che dal “𝗰𝗮𝘀𝗼 𝗩𝗶𝗮𝗹𝗹𝗶”, che in settimana ha detto addio alla Nazionale.
L’atmosfera del prepartita è elettrica. Il pullman della Juve viene accolto da un migliaio di tifosi, i biglietti vanno a ruba e la domenica mattina i botteghini aprono alle 10 per la vendita dei pochi tagliandi ancora disponibili. Alla Galleana calano giornalisti e televisioni inglesi, tedeschi e giapponesi per la Vecchia Signora, e quando le due squadre entrano in campo alle 16 agli ordini del signor Cesari di Genova il colpo d’occhio è impressionante. I numeri ufficiali parlano di 𝟮𝟮.𝟱𝟳𝟮 𝘀𝗽𝗲𝘁𝘁𝗮𝘁𝗼𝗿𝗶, per un incasso di 905 milioni di lire: è doppio record, che batte il precedente sempre contro la Juventus nell’aprile del 1994 (21.260) e supera anche la capienza nominale dell’impianto (21.608 posti).
E il Piacenza per tutto il primo tempo è all’altezza della situazione, corto e aggressivo. L’asse Di Francesco-Turrini spadroneggia a destra e l’ex di turno 𝗖𝗼𝗿𝗶𝗻𝗶 prende in mano il centrocampo. Il Genio sembra in gran giornata e al quarto d’ora stampa la traversa su calcio di punizione, mentre Caccia manca il vantaggio a ridosso dell’intervallo a tu per tu con Rampulla, subentrato a Peruzzi infortunato. Gol sbagliato, gol subito: alla prima sbavatura in pieno recupero la Juventus passa con 𝗩𝗶𝗮𝗹𝗹𝗶, servito in area da Paulo Sousa. Lo svantaggio stronca il Piacenza nella testa prima che nelle gambe, e Cagni ha in panchina solo Moretti per invertire la rotta. Getta nella mischia il romano a inizio ripresa, ma subito dopo arriva anche il 2-0 di 𝗧𝗼𝗿𝗿𝗶𝗰𝗲𝗹𝗹𝗶, al primo gol in Serie A. Il Piacenza si squaglia e frana, arrivano anche il tris di Ravanelli e poi Vialli chiude il conto nel finale. Lippi è onesto: “𝘈𝘣𝘣𝘪𝘢𝘮𝘰 𝘮𝘦𝘳𝘪𝘵𝘢𝘵𝘰 𝘪𝘭 𝘷𝘢𝘯𝘵𝘢𝘨𝘨𝘪𝘰 𝘴𝘰𝘭𝘰 𝘥𝘰𝘱𝘰 𝘢𝘷𝘦𝘳𝘭𝘰 𝘰𝘵𝘵𝘦𝘯𝘶𝘵𝘰”. Cagni nel dopo gara non le manda a dire ai suoi (“𝘊𝘢𝘱𝘪𝘴𝘤𝘰 𝘨𝘭𝘪 𝘦𝘳𝘳𝘰𝘳𝘪, 𝘯𝘰𝘯 𝘭𝘢 𝘮𝘢𝘯𝘤𝘢𝘯𝘻𝘢 𝘥𝘪 𝘤𝘢𝘳𝘢𝘵𝘵𝘦𝘳𝘦”) e alle porte c’è la terza sfida da brividi, a San Siro contro l’Inter…

𝗣𝗜𝗔𝗖𝗘𝗡𝗭𝗔-𝗝𝗨𝗩𝗘𝗡𝗧𝗨𝗦 𝟬-𝟰
𝗣𝗜𝗔𝗖𝗘𝗡𝗭𝗔: Taibi; Rossini; Polonia, Maccoppi, Lorenzini (57’ Moretti); Di Francesco, Corini, Carbone; Turrini, Caccia, Piovani. A disposizione: 12 Simoni, 19 Colicchio, 20 C.Ballotta, 17 G.Ballotta. All. Cagni.
𝗝𝗨𝗩𝗘𝗡𝗧𝗨𝗦: Peruzzi (41’ Rampulla); Tacchinardi; Ferrara, Porrini, Pessotto; Di Livio, Deschamps (46’ A.Conte), Paulo Sousa (46’ Torricelli), Jugovic; Vialli, Ravanelli. A disposizione: 13 Marocchi, 21 Padovano. All. Lippi.
𝗔𝗥𝗕𝗜𝗧𝗥𝗢: Cesari di Genova.
𝗠𝗮𝗿𝗰𝗮𝘁𝗼𝗿𝗶: 46’ pt Vialli, 60’ Torricelli, 73’ Ravanelli, 85’ Vialli (J).

  Spegne oggi 62 candeline un ex biancorosso che negli ultimi anni ha fatto successo in campo internazionale come allena...
09/09/2026

Spegne oggi 62 candeline un ex biancorosso che negli ultimi anni ha fatto successo in campo internazionale come allenatore. Stiamo parlando di 𝗠𝗮𝗿𝗰𝗼 𝗥𝗼𝘀𝘀𝗶, nato a Torino il 9 settembre 1964 e oggi commissario tecnico della Nazionale ungherese, nonché libero della salvezza in Serie A nel campionato 1997-98 sotto la guida di 𝗩𝗶𝗻𝗰𝗲𝗻𝘇𝗼 𝗚𝘂𝗲𝗿𝗶𝗻𝗶.
Scuola granata, un lungo passato nelle tre massime serie nazionali come terzino con le maglie di Campania, Catanzaro, Brescia e Sampdoria, Rossi arriva in biancorosso già piuttosto stagionato e con il compito difficile di sostituire la bandiera 𝗠𝗶𝗻𝗼 𝗟𝘂𝗰𝗰𝗶, che ha lasciato il Piacenza all’indomani dello spareggio di Napoli. Un colpo con un tocco di esotico, perché nel 1995 alla scadenza del contratto con i blucerchiati opta per una scelta fortemente controcorrente per il periodo. Era stato infatti uno dei primi calciatori italiani emigrati all’estero, trasferendosi all’ 𝗔𝗺𝗲𝗿𝗶𝗰𝗮 di Città del Messico insieme all’ex attaccante dello Stoccarda 𝗠𝗮𝘂𝗿𝗶𝘇𝗶𝗼 𝗚𝗮𝘂𝗱𝗶𝗻𝗼. Un’avventura segnata da qualche frizione con proprietà e allenatore, che non vedeva di buon occhio i due stranieri, e per ragioni anche familiari nel campionato 1996-97 era passato insieme a Gaudino all’ 𝗘𝗶𝗻𝘁𝗿𝗮𝗰𝗵𝘁 𝗙𝗿𝗮𝗻𝗰𝗼𝗳𝗼𝗿𝘁𝗲, nella Zweite Bundesliga (seconda divisione tedesca), incappando in una stagione caotica a livello sportivo. Due esperienze particolari, difficili per certi versi ma positive su quello della conoscenza con mondi e culture nuove, ma nel 1997 Rossi sceglie di rientrare in Italia per stare più vicino alla famiglia e Marchetti coglie la palla al balzo, con l’avallo di Guerini che già lo aveva avuto a Catanzaro alla fine degli anni Ottanta.
Rossi ritrova un ambiente più a misura d’uomo come era il Piacenza in quel periodo, ma l’annata sarà fortemente altalenante, non tanto per il rendimento quanto per una lunga serie di guai fisici. Il suo campionato sarà un continuo entrare e uscire dall’infermeria, a partire da problemi al menisco già manifestati alla prima giornata contro il Milan, che obbligheranno l’allenatore ad adattare prima 𝗩𝗶𝗲𝗿𝗰𝗵𝗼𝘄𝗼𝗱 e poi il mediano 𝗠𝗮𝘇𝘇𝗼𝗹𝗮 come libero. Solo 24 le presenze in campionato, concluso con la salvezza, prima della separazione per scadenza del contratto ed è curioso che dopo di lui il nuovo allenatore Materazzi per il ruolo punterà invece su un giovanissimo uscito dal vivaio, 𝗔𝗹𝗲𝘀𝘀𝗮𝗻𝗱𝗿𝗼 𝗟𝘂𝗰𝗮𝗿𝗲𝗹𝗹𝗶.
Il nostro Marco Rossi invece è agli ultimi fuochi della carriera, chiusa nelle serie inferiori con Ospitaletto e Salò prima di diventare allenatore. Al contrario di quanto gli è accaduto da calciatore, troverà le sue maggiori soddisfazioni all’estero perché in Italia avrà incarichi brevi e difficoltosi solo sui campi della C e della D: Lumezzane, Pro Patria e Spezia, poi si sposta al sud (la moglie è nativa di Pozzuoli) con Scafatese e Cavese, due esperienze che ricorda come disastrose. Nel 2012 è disoccupato e stanco, e medita di abbandonare il mondo del calcio per lavorare nello studio di commercialista del fratello. Provvidenziale è la chiamata dell’𝗛𝗼𝗻𝘃𝗲𝗱, nobile decaduta del campionato ungherese (era la squadra, se ricordate, del leggendario 𝗙𝗲𝗿𝗲𝗻𝗰 𝗣𝘂𝘀𝗸𝗮𝘀), che ne rilancia le quotazioni. Sulla panchina dei rossoneri resta per ben cinque anni, intervallati da una breve e poco brillante parentesi di Pietro Vierchowod, e il 2017 è il suo anno d’oro perché vince il campionato dopo 24 anni di astinenza ed è premiato come miglior allenatore d’Ungheria. Lasciata la Honved e dopo un breve passaggio agli slovacchi del Dunajská Streda, dal 2018 è commissario tecnico della Nazionale magiara. Sotto la sua guida l’Ungheria ha ottenuto due qualificazioni consecutive agli Europei (2020 e 2024), consolidando un lento processo di ripresa avviato nell’ultimo decennio.

08/09/2026

Ancona, 8 settembre 1991: si gioca la seconda giornata del campionato di serie B al quale il Piacenza di 𝗖𝗮𝗴𝗻𝗶 è stato appena promosso, e lo scopo è quello di bissare il risultato di Titta Rota ossia la salvezza. Non si è partiti bene, nella prima giornata si è perso in casa per 0-2 contro la Lucchese di Lippi e dell’ex 𝗦𝗶𝗺𝗼𝗻𝗲𝘁𝘁𝗮 e se vogliamo anche di futuri biancorossi come Di Francesco, Rastelli, Delli Carri e Monaco. L’impressione è stata che la Lucchese fosse più avanti nella preparazione e più oliata nei meccanismi di questo Piacenza per il quale Cagni dice “𝘤𝘪 𝘷𝘶𝘰𝘭𝘦 𝘶𝘯 𝘱𝘰’ 𝘥𝘪 𝘱𝘢𝘻𝘪𝘦𝘯𝘻𝘢” perché gli innesti dei vari 𝗙𝗶𝗼𝗿𝗲𝘁𝘁𝗶, 𝗗𝗲 𝗩𝗶𝘁𝗶𝘀, Attrice e Brioschi comportano un lavoro sull’intesa ancora non completato. I toscani hanno nel complesso meritato anche se i due gol lucchesi sono stati due tiri dalla traiettoria imprevedibile.
I proclami sono quelli di andarci a riprendere ad Ancona ciò che abbiamo lasciato in casa, cioè i 2 punti. Gli undici in campo sono gli stessi della gara d’apertura. Nell’Ancona c’è l’ex terzino biancorosso 𝗦𝘁𝗲𝗳𝗮𝗻𝗼 𝗙𝗼𝗻𝘁𝗮𝗻𝗮.
Il Piacenza si mostra subito volitivo, diversamente dalla settimana precedente, si vede che qualche cosa è cambiato e dopo 10 minuti è in vantaggio: su calcio d’angolo di Piovani, vola di testa De Vitis, Nista riesce a ribattere ma lo stesso 𝗗𝗲 𝗩𝗶𝘁𝗶𝘀 è il più lesto ad insaccare: 1-0.
Quattro minuti dopo l’anconitano De Angelis da favorevole posizione a centro area mette fuori. Al 38’ Ermini riceve da Gadda e spara un siluro su cui 𝗣𝗶𝗻𝗮𝘁𝗼 si trova pronto a deviare in angolo. Al 42’ Piovani approfitta di un errore della difesa e va a calciare forte ma di poco a lato. Finisce il primo tempo nel quale si è visto un bel Piacenza che non ha affatto subito gli avversari e che anzi ha tenuto in pugno le redini della gara. Il secondo tempo inizia con una sgradevole sorpresa: dopo 5 minuti De Vitis accusa un dolore muscolare e chiede il cambio. Al suo posto non entra Cappellini ma Polmonari lasciando il Piacenza praticamente senza un riferimento centrale là davanti. 𝗚𝘂𝗲𝗿𝗶𝗻𝗶 controbatte facendo entrare l’attaccante Carruezzo al posto di Fontana. Al Piacenza serve ora un altro marcatore, entra Di Cintio in sostituzione di Fioretti e il suicidio è servito. Al 56’ Tovalieri ha un’occasionissima da solo a pochi metri da Pinato ma questi prodigiosamente gli respinge il tiro. I biancorossi che ora hanno solo difensori, mediani e due ali non superano più la metà campo mentre l’Ancona parte con l’assalto a Fort Apache.
Al 57’ su uno di questi corner 𝗘𝗿𝗺𝗶𝗻𝗶 gira in porta una palla vagante battendo l’incolpevole Pinato: 1-1. Da qui alla fine è un assedio quasi totale dei marchigiani che nel secondo tempo battono qualcosa come 15 calci d’angolo creando mischie incredibili nell’area biancorossa. Inoltre graziano il Piacenza in almeno tre occasioni con tiri-cross che si spengono a lato in mancanza di una deviazione decisiva, ma anche noi abbiamo un paio di opportunità con tiri di Piovani e poi con una azione personale di Di Fabio il cui tiro purtroppo sfiora la traversa. All’81’ si ripete quanto già visto con Gadda che crossa ed Ermini che di testa colpisce e fa 2-1. Ad un minuto dalla fine ancora Di Fabio va al cross a centro area dove...piacentini non ce ne sono. Finisce così, e a fine gara Cagni accuserà i giocatori di avere perso la testa, di non avere saputo gestire il pallone nei momenti in cui lo si sarebbe dovuto tenere, di scarsa personalità. L’obiezione è che i sostituti di De Vitis e Fioretti avrebbero dovuto essere Cappellini e Moretti e non Polmonari e Di Cintio. Fatto sta che dopo due partite siamo a 0 punti, ultimi insieme al Pisa.

𝗔𝗡𝗖𝗢𝗡𝗔-𝗣𝗜𝗔𝗖𝗘𝗡𝗭𝗔 𝟮-𝟭
𝗔𝗡𝗖𝗢𝗡𝗔: Nista, Fontana (55’ Carruezzo), Lorenzini, Vecchiola, Mazzarano, Bruniera, De Angelis, Gadda, Tovalieri (87’ Turchi), Ermini, Bertarelli.
A disposizione: Micillo, Sogliano, Sirotti. All. Guerini.
𝗣𝗜𝗔𝗖𝗘𝗡𝗭𝗔: Pinato, Attrice, Di Bin, Papais, Doni, Chiti, Brioschi, Di Fabio, De Vitis (53’ Polmonari), Fioretti (56’ Di Cintio), Piovani.
A disposizione: Gandini, Moretti, Cappellini. All. Cagni.
𝗔𝗥𝗕𝗜𝗧𝗥𝗢: Dinelli di Lucca.
𝗠𝗮𝗿𝗰𝗮𝘁𝗼𝗿𝗶: 10’ De Vitis (P), 57’ e 81’ Ermini (A).

  Gli auguri di oggi sono per 𝗙𝗿𝗮𝗻𝗰𝗲𝘀𝗰𝗼 𝗕𝗼𝗺𝗯𝗮𝗴𝗶, nato a Sassari il 7 settembre 1989 e che dunque compie 37 anni. Al Piac...
07/09/2026

Gli auguri di oggi sono per 𝗙𝗿𝗮𝗻𝗰𝗲𝘀𝗰𝗼 𝗕𝗼𝗺𝗯𝗮𝗴𝗶, nato a Sassari il 7 settembre 1989 e che dunque compie 37 anni. Al Piacenza per un solo spezzone di stagione, breve e intenso, nella seconda parte della sciagurata stagione 2011-12 che avrebbe poi condotto al fallimento oltre che alla retrocessione in Lega Pro Seconda Divisione.
Bombagi faceva parte di quel nutrito gruppo di giocatori portati dal nuovo direttore sportivo 𝗖𝗮𝗿𝗹𝗼 𝗥𝗲𝗴𝗮𝗹𝗶𝗮 nel gennaio 2012, dopo il ritorno in sella di Fabrizio Garilli per cercare di salvare il salvabile a livello societario. Le linee guida di Regalia e del direttore generale Claudio Molinari erano semplici: tagliare tutti gli stipendi più onerosi e cercare di rimpiazzarli con elementi a costo zero o quasi, possibilmente in prestito. Bombagi di fatto prende numericamente e tatticamente il posto di 𝗧𝗼𝗺𝗮𝘀 𝗚𝘂𝘇𝗺𝗮𝗻, il trequartista paraguaiano che lascia il Piacenza dopo quattro stagioni e mezzo per passare al Gubbio. Arriva in prestito dalla Reggina, con cui non era riuscito a esordire in B, ma la sua miglior stagione era stata quella precedente con la maglia della Villacidrese – dunque a due passi da casa o quasi – con la quale aveva realizzato 8 reti in 29 presenze nel campionato di Seconda Divisione.
Elemento di buona qualità tecnica, poteva disimpegnarsi come mezzapunta o all’occorrenza come esterno d’attacco ma 𝗙𝗿𝗮𝗻𝗰𝗲𝘀𝗰𝗼 𝗠𝗼𝗻𝗮𝗰𝗼 lo impiega quasi sempre in appoggio a una punta centrale (Giovio o Rodriguez), nel 4-4-1-1 che diventa il marchio di fabbrica del rush finale per evitare l’ultimo posto e la retrocessione diretta. Titolare fisso da aprile, dopo aver vinto la concorrenza interna dello spagnolo 𝗚𝗮𝘃𝗶𝗹𝗮𝗻, mette a referto 12 presenze e 4 reti in campionato tra cui la decisiva doppietta che consente ai biancorossi di sbancare il “Rocco” di Trieste (1-3). Sarà in campo anche nel drammatico pomeriggio di Prato, nella gara di ritorno dei playout che condanna il Piacenza alla retrocessione e rappresenta la sua ultima apparizione con la nostra maglia.
Il positivo spezzone biancorosso sembra poterne rilanciare le quotazioni, perché nel campionato successivo (2012-13) debutta in B con 16 presenze con la Reggina, ma la sua carriera evolverà rapidamente verso un ruolo di primo piano in C. Vince infatti ben tre campionati di terza serie con Pordenone (2019), Catanzaro (2023) e Mantova (2024), oltre a due Supercoppe di C con friulani e calabresi e a positive stagioni anche a Terni e Castellammare di Stabia. 318 presenze e 48 reti sono il suo bottino in categoria, prima della discesa in D lo scorso anno con i veneti della Luparense mentre in questa stagione veste la maglia dell’Alghero in Eccellenza.

  Il campionato del Piacenza riparte da Trezzo sull’Adda al cospetto della neopromossa 𝗧𝗿𝗶𝘁𝗶𝘂𝗺, che nella scorsa stagion...
06/09/2026

Il campionato del Piacenza riparte da Trezzo sull’Adda al cospetto della neopromossa 𝗧𝗿𝗶𝘁𝗶𝘂𝗺, che nella scorsa stagione ha vinto il girone B dell’Eccellenza lombarda. I padroni di casa, che domenica in Coppa hanno sbancato il sempre ostico campo di Palazzolo (0-1), vantano nelle partite casalinghe una tradizione positiva contro il Piacenza con due vittorie su due gare giocate. Il 29 febbraio 2012 a Monza un gol di Bortolotto a sei minuti dalla fine ha piegato il Piacenza di Monaco nell’ultima giornata del girone di Coppa Italia di Lega Pro comprendente anche il Lumezzane. Ben più pesante il ko del 31 gennaio 2024 quando nel turno infrasettimanale il Piacenza è stato battuto per 3-1 (rete di 𝗞𝗲𝗿𝗻𝗲𝘇𝗼 per i biancorossi), incassando la prima sconfitta della gestione Rossini dopo un’imbattibilità di 13 giornate.

𝗖𝗵𝗶 𝘀𝗶 𝗿𝗶𝘃𝗲𝗱𝗲. Sulla panchina della Tritium siede da gennaio 2025 𝗠𝗮𝘁𝘁𝗲𝗼 𝗦𝗲𝗿𝗮𝗳𝗶𝗻𝗶, da calciatore feticcio di Mario Somma che lo aveva portato anche al Piacenza (nella foto con la maglia biancorossa). Pochi mesi molto deludenti per lui, arrivato da Vicenza a gennaio 2008, con 17 presenze e 3 reti in Serie B. Non è invece più impegnato direttamente nella Tritium 𝗣𝗮𝗼𝗹𝗶𝗻𝗼 𝗣𝘂𝗹𝗶𝗰𝗶, indimenticabile “Ciclone” dell’ultimo scudetto del Torino nel 1976. Pulici ha allenato nel settore giovanile dei lombardi per molti anni al termine della sua esperienza come tecnico in seconda del Piacenza, dal gennaio 1986 al giugno 1989 con Rota, Catuzzi e Perotti.

𝗦𝗲𝗿𝗶𝗲 𝗗. Inizia oggi la 12° stagione del Piacenza al quarto livello del calcio italiano, la nona di Serie D divisa in tre blocchi temporali: 1961-64, 2014-16 (la Serie D 2013-14 era al quinto livello) e l’ultimo quadriennio che rappresenta dunque la striscia consecutiva più lunga. Completano il computo una stagione di C2 (1983-84) e il biennio 1956-58 in IV Serie.

𝗗𝗶 𝗿𝗶𝗴𝗼𝗿𝗲. Il Piacenza domenica scorsa in Coppa Italia è ripartito da dove aveva concluso, cioè da un rigore di 𝗠𝘂𝘀𝘁𝗮𝗰𝗰𝗵𝗶𝗼. Era stato infatti ancora lui dal dischetto a realizzare l'ultimo gol della scorsa stagione, a Lentigione il 17 maggio. Sempre su rigore anche il primo gol stagionale dello scorso anno, pure questo in Coppa e a Lentigione, e realizzato da 𝗠𝗶𝗰𝗵𝗲𝗹𝗲 𝗧𝗿𝗼𝗺𝗯𝗲𝘁𝘁𝗮.

𝗕𝘂𝗼𝗻𝗮 𝗹𝗮 𝗽𝗿𝗶𝗺𝗮. Dolcissimi i due precedenti legati ai campionati iniziati il 6 settembre. Nel 1992 alla Galleana il Lecce viene travolto per 4-0, nel campionato che porterà alla prima promozione in Serie A. Nel 2015 invece il Piacenza affidato per la prima volta ad 𝗔𝗿𝗻𝗮𝗹𝗱𝗼 𝗙𝗿𝗮𝗻𝘇𝗶𝗻𝗶 esordisce nel campionato di Serie D pareggiando 1-1 a Ciserano con rete di Stefano Franchi a 7 minuti dalla fine. Sarà l’inizio della “cavalcata dei record” coronata da 96 punti e 85 gol fatti. Buon auspicio? Lo speriamo.

𝗔𝗰𝗰𝗮𝗱𝗱𝗲 𝗼𝗴𝗴𝗶. Tutti di Coppa Italia gli altri precedenti odierni, ad eccezione del 2-2 casalingo contro lo 𝗦𝗵𝗲𝗳𝗳𝗶𝗲𝗹𝗱 𝗨𝗻𝗶𝘁𝗲𝗱 nella Coppa Anglo-Italiana del 1994 con reti di Brioschi e Suppa. Nel 1972 il Piacenza di Cella espugna Lodi battendo 3-1 il Fanfulla (Motta, Guidetti, Meraviglia), ed è 3-3 alla Galleana contro il Mantova nel 1981 con show di 𝗗𝗶 𝗖𝗮𝗿𝗹𝗼 autore di una tripletta. Nel 1987 il derby del Po allo Zini finisce 1-1 al 90’ e 6-5 ai calci di rigore per il Piacenza perché in quella edizione erano stati aboliti i pareggi anche nei gironi eliminatori. Fuochi d’artificio a Verona nel 2000, gara di ritorno dei sedicesimi di finale. Il Piacenza va sotto 2-0 (Mutu e Mazzola), accorcia con 𝗚𝗶𝗹𝗮𝗿𝗱𝗶𝗻𝗼 e ai supplementari una punizione di 𝗧𝗿𝗮𝗺𝗲𝘇𝘇𝗮𝗻𝗶 regala il passaggio agli ottavi di finale contro l’Udinese.

  Il 5 settembre 1997 un alieno sbarca a Piacenza, ma almeno inizialmente viene accolto da un’ondata di scetticismo. Il ...
05/09/2026

Il 5 settembre 1997 un alieno sbarca a Piacenza, ma almeno inizialmente viene accolto da un’ondata di scetticismo. Il direttore sportivo Marchetti trova una soluzione lampo al malcontento di Mirko Conte (vedi https://www.facebook.com/permalink.php?story_fbid=pfbid0GrcKirSXqYhyjUuC2hT7sZVGJFo19tjuJXQhmCAHr9aM7bkiFHZjNBhfudZqwLgMl&id=61578318201992), e ingaggia in quattro e quattr’otto il 38enne 𝗣𝗶𝗲𝘁𝗿𝗼 𝗩𝗶𝗲𝗿𝗰𝗵𝗼𝘄𝗼𝗱, svincolato dopo la fine della non brillantissima esperienza milanista.
Lo Zar era un vecchio pallino di Marchetti che aveva già tentato un approccio l’anno prima, ma era stato anticipato da un Milan in grado di fornire ancora palcoscenici stimolanti. Superfluo ripercorrere la carriera e lo sterminato palmares dello stopper di origine ucraina: uno scudetto a Roma, dodici anni nella Sampdoria con un altro scudetto e svariate coppe, una Champions League con la Juve, tre Mondiali di cui uno vinto nel 1982 come riserva non giocante. È fisicamente integro e professionista serissimo, è prossimo a tagliare il traguardo delle 500 presenze in A, ma sono forti le perplessità su di lui nella tifoseria a causa dell’età e dei lunghi mesi di stop nei quali si era comunque allenato a casa sua a Como.
Vierchowod da parte sua arriva carico di motivazioni: “𝘕𝘰𝘯 𝘴𝘰𝘯𝘰 𝘷𝘦𝘯𝘶𝘵𝘰 𝘢 𝘵𝘪𝘳𝘢𝘳𝘦 𝘢 𝘤𝘢𝘮𝘱𝘢𝘳𝘦, 𝘷𝘰𝘭𝘦𝘷𝘰 𝘶𝘯’𝘢𝘭𝘵𝘳𝘢 𝘴𝘵𝘢𝘨𝘪𝘰𝘯𝘦 𝘥𝘪 𝘲𝘶𝘢𝘭𝘪𝘵𝘢̀ 𝘤𝘩𝘦 𝘱𝘰𝘵𝘦𝘴𝘴𝘦 𝘢𝘤𝘤𝘳𝘦𝘴𝘤𝘦𝘳𝘮𝘪 𝘴𝘰𝘵𝘵𝘰 𝘪𝘭 𝘱𝘳𝘰𝘧𝘪𝘭𝘰 𝘱𝘳𝘰𝘧𝘦𝘴𝘴𝘪𝘰𝘯𝘢𝘭𝘦 𝘦 𝘶𝘮𝘢𝘯𝘰. 𝘏𝘰 𝘢𝘷𝘶𝘵𝘰 𝘰𝘧𝘧𝘦𝘳𝘵𝘦 𝘥𝘢𝘭𝘭𝘢 𝘉 [Cagliari, nda] 𝘦 𝘥𝘢𝘭𝘭’𝘦𝘴𝘵𝘦𝘳𝘰, 𝘮𝘢 𝘗𝘪𝘢𝘤𝘦𝘯𝘻𝘢 𝘦̀ 𝘭𝘢 𝘴𝘰𝘭𝘶𝘻𝘪𝘰𝘯𝘦 𝘰𝘵𝘵𝘪𝘮𝘢𝘭𝘦. 𝘚𝘰𝘯𝘰 𝘱𝘪𝘦𝘯𝘰 𝘻𝘦𝘱𝘱𝘰 𝘥𝘪 𝘴𝘵𝘪𝘮𝘰𝘭𝘪, 𝘮𝘦𝘵𝘵𝘰 𝘭𝘢 𝘮𝘪𝘢 𝘦𝘴𝘱𝘦𝘳𝘪𝘦𝘯𝘻𝘢 𝘢𝘭 𝘴𝘦𝘳𝘷𝘪𝘻𝘪𝘰 𝘥𝘪 𝘶𝘯𝘢 𝘴𝘲𝘶𝘢𝘥𝘳𝘢 𝘤𝘩𝘦 𝘷𝘶𝘰𝘭𝘦 𝘴𝘢𝘭𝘷𝘢𝘳𝘴𝘪 𝘪𝘭 𝘱𝘪𝘶̀ 𝘪𝘯 𝘧𝘳𝘦𝘵𝘵𝘢 𝘱𝘰𝘴𝘴𝘪𝘣𝘪𝘭𝘦”. Stra-soddisfatto anche 𝗚𝘂𝗲𝗿𝗶𝗻𝗶: “𝘗𝘶𝘰̀ 𝘳𝘪𝘤𝘰𝘱𝘳𝘪𝘳𝘦 𝘥𝘶𝘦 𝘳𝘶𝘰𝘭𝘪, 𝘩𝘢 𝘦𝘴𝘱𝘦𝘳𝘪𝘦𝘯𝘻𝘢 𝘥𝘢 𝘷𝘦𝘯𝘥𝘦𝘳𝘦 𝘦 𝘲𝘶𝘢𝘭𝘤𝘰𝘴𝘢 𝘤𝘩𝘦 𝘰𝘳𝘮𝘢𝘪 𝘯𝘰𝘯 𝘩𝘢 𝘱𝘪𝘶̀ 𝘯𝘦𝘴𝘴𝘶𝘯𝘰, 𝘶𝘯𝘢 𝘴𝘱𝘪𝘯𝘵𝘢 𝘤𝘩𝘦 𝘭𝘰 𝘧𝘢 𝘢𝘯𝘥𝘢𝘳𝘦 𝘢 37 𝘢𝘯𝘯𝘪 𝘢𝘭 𝘔𝘪𝘭𝘢𝘯 𝘦 𝘢 38 𝘢𝘭 𝘗𝘪𝘢𝘤𝘦𝘯𝘻𝘢. 𝘕𝘰𝘯 𝘴𝘰 𝘤𝘰𝘮𝘦 𝘧𝘢𝘤𝘤𝘪𝘢”. Contratto annuale, come era logico fosse, e poi si vedrà, mentre Marchetti può liberare Conte che di lì a poco si trasferirà al Napoli. Per il neo-biancorosso non sarà un inizio facile, anche perché sarà gettato nella mischia a freddo come libero a causa dell’assenza contemporanea di 𝗦𝗮𝗰𝗰𝗵𝗲𝘁𝘁𝗶 e 𝗠𝗮𝗿𝗰𝗼 𝗥𝗼𝘀𝘀𝗶, curiosamente già suoi compagni nella Samp ed entrambi ko al menisco. Ma come tutti ricordiamo, lo Zar diventerà grande protagonista delle due salvezze del 1998 e del 1999, in entrambi i casi siglate dalle sue reti nelle sfide decisive dell’ultima giornata a Lecce e con la Salernitana.

  Il 4 settembre 1983 si è giocata 𝗢𝘀𝗽𝗶𝘁𝗮𝗹𝗲𝘁𝘁𝗼-𝗣𝗶𝗮𝗰𝗲𝗻𝘇𝗮 per la Coppa Italia.Il Piacenza, fresco di rinnovamento in socie...
04/09/2026

Il 4 settembre 1983 si è giocata 𝗢𝘀𝗽𝗶𝘁𝗮𝗹𝗲𝘁𝘁𝗼-𝗣𝗶𝗮𝗰𝗲𝗻𝘇𝗮 per la Coppa Italia.
Il Piacenza, fresco di rinnovamento in società con l’avvento dell’ing. 𝗟𝗲𝗼𝗻𝗮𝗿𝗱𝗼 𝗚𝗮𝗿𝗶𝗹𝗹𝗶 e del suo staff, e di quello di squadra con numerose cessioni ed acquisti, ha iniziato la stagione senza brillare seppure con molte attenuanti (leggi: ritardo di preparazione, un po’ di piccoli infortuni, una rosa di giocatori esigua). Dopo le prime amichevoli con Brembillese (vittoria 2-0), Brescia (sconfitta 3-0) e Parma (sconfitta 2-0), è partita la Coppa Italia con due sconfitte in casa con Brescia (1-0) e Ospitaletto (3-0), poi un pari a Mantova, e nuova sconfitta a Brescia per 2-0. Non certo un gran bel ruolino di marcia ma in società, primo fra tutti 𝗧𝗶𝘁𝘁𝗮 𝗥𝗼𝘁𝗮, predicano calma perché l’importante è farsi trovare pronti per il campionato e va detto che hanno ragione: la prima sconfitta in C2 arriverà infatti nientemeno che alla 21a giornata. Il Piacenza già virtualmente eliminato nel girone di Coppa Italia va dunque a fare visita all’Ospitaletto, pure lui già eliminato, con l’unico scopo di rodare la squadra che però è priva di Adami e Pertusi mentre Lunghi parte in panchina.
Non è stata una partita memorabile, ma è stata la prima vittoria in gare ufficiali della squadra di Rota che finalmente non si è dovuto giustificare con i giornalisti e con gli appassionati ma ha potuto commentare un successo. Appassionati che, anche a causa di questo difficile inizio di stagione, sono pochini (solo 338 abbonamenti).
Nel Piacenza esordisce al centro della difesa il libero e capitano 𝗥𝗲𝗮𝗹𝗶 che dà sicurezza a tutto il reparto, il centrocampo è invece ingessato e fa fatica a trovare soluzioni. L’attacco, che nella gara odierna è rappresentato dal solo 𝗠𝘂𝗹𝗶𝗻𝗮𝗰𝗰𝗶 (𝘯𝘦𝘭𝘭𝘢 𝘧𝘰𝘵𝘰, 𝘪𝘯 𝘶𝘯𝘢 𝘱𝘢𝘳𝘵𝘪𝘵𝘢 𝘥𝘪 𝘤𝘢𝘮𝘱𝘪𝘰𝘯𝘢𝘵𝘰), è in difficoltà perché riceve solo lanci lunghi sui quali si trova a meraviglia il suo marcatore, tale 𝗠𝗮𝘂𝗿𝗶𝘇𝗶𝗼 𝗖𝗮𝗿𝗹𝗼.
Pochi i tiri in porta: al 19’ Mulinacci riceve da Filosofi, ritenuto in fuorigioco dalla difesa avversaria ma lasciato proseguire dalla terna arbitrale, e supera il portiere con un pallonetto: 1-0.
È il primo gol dopo 6 mesi di digiuno per il “Mulo”. Al 36’ un bel tiro del giovane 𝗧𝗼𝗻𝗶𝗻𝗶 su azione di corner ha impegnato il portiere. Anche i bresciani si fanno vivi verso la fine del tempo su un errore di Tonali ma l’attaccante Ceccaroni angola troppo il tiro che finisce fuori.
Nel secondo tempo Reali è sostituito da Comba e Tonini da Zavarise, così come l’Ospitaletto effettua due sostituzioni. Il nuovo assetto delle due squadre sbilancia la partita a favore della squadra di casa che attacca decisamente l’area biancorossa, nella più totale confusione senza il suo capitano. Il centrocampo che fa fatica a contenere gli avversari, Mulinacci non riceve più un pallone. Al 53’ Madonna viene ammonito e Rota lo sostituisce subito per evitare guai peggiori, e 4 minuti dopo Comba viene espulso per una entrata assai dura su Ceccaroni.
L’Ospitaletto spinge molto ma concretizza poco, anche per la buona giornata del portiere Serena.
Poco prima della fine anche Carlo viene espulso per un fallo su Redeghieri. Subito dopo Zavarise riceve da Tonali ed ha la palla buona per raddoppiare solo davanti al portiere ma manca l’aggancio
clamorosamente. Negli spogliatoi 𝗣𝗮𝗼𝗹𝗼 𝗙𝗲𝗿𝗿𝗮𝗿𝗶𝗼, tecnico di casa, ammette che la squadra ha giocato male mentre Rota parla di vittoria che fa morale, pur in una partita bruttina, in particolare il secondo tempo. L‘ultimo atto della Coppa Italia vedrà il Piacenza sconfitto in casa dal Mantova. Un particolare che salta all’occhio è il numero di rigori sbagliati in questa prima fase, calciati da Mulinacci e da Pederzoli. In campionato il rigorista diventerà Madonna che sarà quasi perfetto.

𝗢𝗦𝗣𝗜𝗧𝗔𝗟𝗘𝗧𝗧𝗢-𝗣𝗜𝗔𝗖𝗘𝗡𝗭𝗔 𝟬-𝟭
𝗢𝗦𝗣𝗜𝗧𝗔𝗟𝗘𝗧𝗧𝗢: Casari, Canazza, Mazzucchelli, Ghezzi, Carlo, Papes (46’ Balacich), Gilardi (46’ Zambetti), Toninelli, Ceccaroni, Mostosi, Fabris.
A disposizione: Cantoni, Troli, Lancini. All. Ferrario.
𝗣𝗜𝗔𝗖𝗘𝗡𝗭𝗔: Serena, Tonali, Pederzoli, Maiani, Reali (46’ Comba), Redeghieri, Madonna (54’ Corvi), Filosofi, Mulinacci, Rossi, Tonini (46’ Zavarise).
A disposizione: Veneziani, Lunghi. All. Rota.
𝗔𝗥𝗕𝗜𝗧𝗥𝗢: De Santis di Treviso.
𝗠𝗮𝗿𝗰𝗮𝘁𝗼𝗿𝗲: 19’ Mulinacci (P).

  Un buon compleanno di vero cuore a 𝗚𝗶𝗼𝘃𝗮𝗻𝗻𝗶 𝗭𝗮𝗻𝗼𝘁𝘁𝗶, centrocampista biancorosso per 5 anni a cavallo tra gli anni ’70 ...
03/09/2026

Un buon compleanno di vero cuore a 𝗚𝗶𝗼𝘃𝗮𝗻𝗻𝗶 𝗭𝗮𝗻𝗼𝘁𝘁𝗶, centrocampista biancorosso per 5 anni a cavallo tra gli anni ’70 e gli ’80. Un vero totem per i tifosi piacentini dell’epoca, quello che può magari fare una partita sottotono, ma un intoccabile nel cuore degli appassionati.
Dico sempre (e so che forse esagero) che un giocatore come Zanotti oggi sarebbe titolare fisso in Nazionale perché era un atleta serio, devoto ai colori della squadra, certo correva un po’ meno (ma solo un po’) dei giocatori di oggi ma era tenace, ordinato e quando aveva la palla fra i piedi sapeva cosa farne. Era il classico mediano incontrista che aveva il compito di bloccare l’azione avversaria ma in più sapeva far ripartire la propria squadra. Dopo una stagione deludente per il Brescia in serie B arriva a Piacenza a 27 anni con un buon curriculum di serie C alle spalle.
È romagnolo essendo nato a San Mauro Pascoli nel 1950 da dove è spiccata la sua carriera calcistica già nel 1966 con 18 partite nei dilettanti della Sammaurese. La stagione seguente lo vede nella Imolese, in serie D, dove gioca poco ma partecipa alla promozione in serie C della formazione. Zanotti è un giovane promettente e viene mandato a fare provini con squadre titolate, fra le quali il Milan che lo prende. Poi capita che un osservatore rossonero, il triestino Carlo Kaffenigg, bandiera del Fanfulla anni ’40, venga assunto come allenatore a Barletta e decide di prendere con se il giovane romagnolo. Rimane per due anni a Barletta incrementando il numero di presenze in campo e facendo anche un gol, poi viene prestato e infine ceduto al Chieti in serie C dove rimane per sei stagioni culminate con un 6° posto nel 1972-73. Giovanni stesso assicura che a Chieti si è trovato bene, sia come ambiente sportivo che come città. Nel 1975-76 però il Chieti retrocede in D e nel contempo arriva per lui una richiesta dal Brescia in serie B. Naturalmente non si può esitare e Zanotti gioca il campionato 1976-77 con le rondinelle: 25 partite e due reti. Era il Brescia di 𝗔𝗹𝘁𝗼𝗯𝗲𝗹𝗹𝗶, 𝗕𝗲𝗰𝗰𝗮𝗹𝗼𝘀𝘀𝗶, Fiorini, Salvi, 𝗖𝗮𝗴𝗻𝗶, Aristei, teoricamente una formazione per puntare in alto, invece si salva all’ultima giornata. Ed è a questo punto che viene a Piacenza in serie C, un ridimensionamento in teoria, ma la squadra è forte con 𝗚𝗿𝗶𝘁𝘁𝗶, Matricciani, Franzoni e i giovani De Rossi e Cesati e fa sperare in una risalita in B. E fino al giro di boa va tutto bene, i biancorossi sono in testa alla classifica assieme ad Udinese e Juniorcasale, ma nel girone di ritorno il Piacenza si ferma e dopo la sconfitta casalinga contro l’Udinese si perdono le speranze.
Zanotti comuque è uno dei più positivi e rimane, affiancato dai nuovi Maruzzo, 𝗖𝗿𝗲𝗽𝗮𝗹𝗱𝗶, 𝗦𝗸𝗼𝗴𝗹𝘂𝗻𝗱, Vichi, Maldera. Anche per quella stagione le prospettive ci sono ma non si va più in là del 5° posto finale. Per il romagnolo anche un gol, contro il Como. Per il 1979-80 Zanotti è sempre più anello insostituibile nei meccanismi della squadra ma anche quest’anno, pur con il capocannoniere 𝗙𝗶𝗼𝗿𝗶𝗻𝗶, si rimane delusi: 9° posto finale. Per Giovanni 33 gare ed un gol contro il Varese.
Poi accade l’imponderabile: 𝗟𝘂𝗰𝗶𝗮𝗻𝗼 𝗠𝗼𝗴𝗴𝗶, che all’epoca curava anche il mercato del Siracusa, propone a Loschi di cedere Zanotti alla squadra siciliana. I due collaborano spesso sul mercato, Loschi accetta e a Zanotti non rimane che prendere a malincuore la strada per Siracusa, dove ritrova l’ex compagno biancorosso Ferioli. In effetti, dice Zanotti, l’accoglienza dei siracusani fu calorosa ed è stata un’esperienza positiva ma la società siciliana era in difficoltà economiche e i giocatori percepivano lo stipendio con mesi di ritardo. Alla fine venne sfiorato il fallimento e la squadra retrocesse in C2 e Zanotti con 4 gol fu il capocannoniere della squadra, tanto per dire quale situazione si fosse creata. Dal momento che il suo acquisto non fu mai pagato, Loschi se lo riprese per cui Zanotti giocò altri due campionati a Piacenza. Furono entrambi senza gloria ed anzi il secondo fu quello che portò il Piacenza in C2. Giovanni segnò 2 gol nel primo ed uno nel secondo, quel gol famoso che diede la vittoria contro il Vicenza al 98’ con un gran tiro. La società era passata da 𝗚𝗶𝗮𝗻 𝗠𝗮𝗿𝗶𝗼 𝗠𝗼𝗿𝗶 a 𝗟𝘂𝗰𝗶𝗮𝗻𝗼 𝗔𝗻𝗴𝗲𝗹𝗶𝗻𝗶, si parlava di un possibile ingresso di Enzo Bertuzzi, presidente dell’Astra ma a giugno 1983 di Leonardo Garilli nessuno sapeva, la situazione era troppo fumosa e così Zanotti decise di andare alla Vogherese in serie C2. L’anno seguente, chiamato da 𝗧𝗼𝗻𝗶𝗻𝗼 𝗖𝗮𝗻𝗲𝘃𝗮𝗿𝗶, direttore sportivo del Pescantina, scende nell’Interregionale insieme a Veneziani e Skoglund e al tecnico 𝗙𝗼𝗿𝗻𝗮𝘀𝗮𝗿𝗼.
Nel 1985 Zanotti torna alle radici, nella sua Romagna, prima al Riccione e l’anno successivo al Bellaria. Ha continuato ad amare il calcio da allenatore di formazioni dilettantistiche romagnole. Interessante ricordare come, durante i suoi anni a Piacenza, abbia conseguito il diploma di ragioniere, diploma che gli sarebbe poi servito nel lavoro, al termine della carriera calcistica. I tifosi biancorossi presenti due anni fa a San Mauro Pascoli lo hanno rivisto con piacere, in occasione di Sammaurese-Piacenza.

  Buon compleanno a 𝗥𝘂𝗴𝗴𝗶𝗲𝗿𝗼 𝗥𝗶𝘇𝘇𝗶𝘁𝗲𝗹𝗹𝗶 per i suoi 59 anni! L’attaccante ha vestito il biancorosso per due stagioni tra ...
02/09/2026

Buon compleanno a 𝗥𝘂𝗴𝗴𝗶𝗲𝗿𝗼 𝗥𝗶𝘇𝘇𝗶𝘁𝗲𝗹𝗹𝗶 per i suoi 59 anni! L’attaccante ha vestito il biancorosso per due stagioni tra il 1998 ed il 2000 e purtroppo per lui e per noi sono state due stagioni deludenti.
Difficile fare una graduatoria dei giocatori più deludenti visti a Piacenza, ovviamente in rapporto alla loro fama, ma temiamo che Rizzitelli sia piazzato molto in alto, assieme ai Tentoni, Di Napoli, Jeda, Corini e più indietro nel tempo a Pelagalli, Landoni e Nova.
Quando è stata diffusa la notizia che sarebbe arrivato a Piacenza agli appassionati è parso un sogno perché il giocatore, pur trentunenne, fino a due anni prima era considerato un goleador di sicuro affidamento. Benché in Germania non avesse fatto sfracelli, la sua fisicità e il suo senso del gol lasciavano ben sperare. Invece probabilmente il declino atletico del giocatore era già iniziato.
Ma di questo il nuovo tecnico 𝗚𝗶𝘂𝘀𝗲𝗽𝗽𝗲 𝗠𝗮𝘁𝗲𝗿𝗮𝘇𝘇𝗶 si era forse già accorto durante le amichevoli pre-campionato e la Coppa Italia perché alla prima giornata spara la bomba: 𝗦𝗶𝗺𝗼𝗻𝗲 𝗜𝗻𝘇𝗮𝗴𝗵𝗶 titolare e Rizzitelli in panchina. Poi il fato vuole che Simone non patisca l’emozione e faccia pure un gol (anzi due ma uno viene annullato) e faccia una buona prestazione e continui di questo passo nel prosieguo del torneo. Ruggiero conta solo 12 presenze nel 1998-99, delle quali appena due da titolare, in assenza di Inzaghi. Il suo attaccamento ai colori sociali lo dimostra però quando occorre, come nella rissa post-partita con la Salernitana all’ultima giornata, nella quale Rizzitelli si fa rispettare, difende il portiere Nicoletti, colpito con un pugno ed anche i compagni, attaccati a tradimento dai salernitani.
Ma torniamo per un momento agli inizi della carriera di “𝘙𝘪𝘻𝘻𝘪-𝘙𝘪𝘻𝘻𝘪-𝘎𝘰𝘭”, come lo chiamava il comico Stefano Masciarelli, tifoso della Roma, quando il nostro era nella capitale.
Nasce a Margherita di Savoia, in provincia di Foggia, nel 1967, ma un osservatore del Cesena lo vede giocare assieme ad altri ragazzini e se li porta in Romagna già nel 1981 all’età di 14 anni. Ruggiero ha buona visione di gioco, ha già un bel fisico potente ed è velocissimo, se non avesse avuto una passione sfrenata per il calcio avrebbe potuto dedicarsi alla velocità nell’atletica leggera.
Nel 1985-86 la Primavera del Cesena vince lo Scudetto e qualcuno dei campioncini fa qualche apparizione in prima squadra, fra loro anche Rizzitelli con 6 presenze. L’anno seguente il numero di partite dell’attaccante aumenta a 26 più 2 gare di spareggio per la serie A, con 3 gol e promozione nella massima serie. Suo compagno di squadra e marcatore principale della squadra è 𝗙𝘂𝗹𝘃𝗶𝗼 𝗦𝗶𝗺𝗼𝗻𝗶𝗻𝗶.
Nel 1987-88 per Ruggiero 30 presenze in A e 5 reti. È proprio mentre veste la maglia bianconera che riceve la prima convocazione in Nazionale A. In totale giocherà 9 gare con la maglia azzurra.
Nel 1988 passa alla Roma, scambiato con 𝗠𝗮𝘀𝘀𝗶𝗺𝗼 𝗔𝗴𝗼𝘀𝘁𝗶𝗻𝗶 più conguaglio. Nella capitale diventa un piccolo mito, molto amato dai tifosi anche se di gol per la verità non ne segna tantissimi: 2 nel primo anno, 5 nel secondo, 5 nel terzo, 6 nel quarto, 7 nel quinto e poi 4 nel sesto e ultimo per un totale di 154 gare disputate, ma la Roma è squadra di andamento altalenante, il massimo che ottiene è un 5° posto finale nel 1991-92. Nel 1994 passa al Torino dove finalmente sfonda il tetto del 10 gol realizzandone 19 in campionato nella prima stagione e 11 nella seconda, e diventando il capo cannoniere granata in entrambe le stagioni. Il Torino però ha grossi problemi economici che intaccano gli esiti del torneo 1994-95 e poi lo affossano nella stagione successiva, condannandolo alla retrocessione in serie B. L’attaccante decide allora di tentare la carta del campionato estero andando a giocare nel 𝗕𝗮𝘆𝗲𝗿𝗻 𝗠𝗼𝗻𝗮𝗰𝗼 dove l’allenatore è l’italiano Trapattoni. Fa due stagioni nelle quali contribuisce a vincere il campionato nel 1996-97 e la Coppa di Germania nel 1997-98 anche se il numero di reti fatte non è così importante: 11 gol in 45 partite di campionato totali. Trapattoni decide di tornare in Italia ed anche Rizzitelli rientra in patria.
Come detto giunge a Piacenza e dopo la deludente prima stagione rimane nel Piacenza 1999-2000 guidato da Gigi Simoni e poi da Bernazzani e Braghin, in una squadra disastrata praticamente già retrocessa a due terzi di campionato. Totale 21 presenze ed 1 solo gol in campionato, realizzato a Bari, anche perché al centro dell’attacco viene provato il giovane 𝗚𝗶𝗹𝗮𝗿𝗱𝗶𝗻𝗼 che in questo desolante contesto sembra dare un briciolo di vivacità. Il Piacenza torna in serie B e Rizzitelli torna da svincolato al Cesena ora in serie C1, dove gioca le ultime 14 gare con 6 reti all’attivo.
Appese le scarpe al chiodo è ospite e commentatore in trasmissioni televisive a tema calcistico.

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