Spes Valdaso 93

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15/01/2023
02/01/2023

SIAMO ALLENATORI, MA CHI CE LO FA FARE?

Ogni giorno di corsa.
Partono la mattina per andare al lavoro, con in spalla la borsa per l’allenamento.
Due agende, due cambi, due vite.
Tutto doppio per una persona sola.
E’ una vita particolare quella dell’allenatore.
E’ una corsa continua per arrivare ad un obiettivo o semplicemente per dare risposte alle tante domande.
Ogni giorno al campo è diverso...non sempre ci sarà un clima disteso, ma lui dev'essere sempre disponibile, per capire anche soltanto da uno sguardo, il suo atleta che si trova in difficoltà.

Sembra facile da fuori.

Un cronometro, qualche esercizio, due parole e passa la paura.
Magari fosse così semplice.

Dietro quelle due ore al giorno, c’è un mondo.
Un insieme di briciole che compongono un piano complesso fatto di programmazione fisica e mentale.

SI LAVORA UNA VITA PER AVERE UN SOLO ATTIMO DI FELICITÀ.
Queste parole tienile da conto.

Ogni tanto lo dimentichiamo, ma anche gli allenatori sono essere umani.
Sono persone che lavorano e hanno una vita propria anche se non ve lo fanno mai pesare, sono esseri umani che vivono per noi.
Persone onnipresenti che cercano di migliorarci allenandoci e consigliandoci, anche se non sempre ci potranno riuscire.
Sono uomini molto sensibili anche se vedendoli da fuori sembrano un pò burberi e stressati, ma i loro bambini li amano e i loro ragazzi senza di lui si sentono persi.

Hanno i loro dubbi, le loro fragilità, le loro paure, si tormentano di domande proprio come ognuno di noi...

Ma il loro ruolo è proprio questo: essere un educatore, un valido punto di riferimento in mezzo a mille dubbi.
Non possono permettersi di crollare, non fino al fischio finale o a casa tra le proprie mura...
Dietro quella tuta e sotto quel berretto c'è un uomo spesso lasciato solo da tutti, ma non dai suoi ragazzi.

E’ una vita difficile da capire, quasi incomprensibile.
Ore al caldo, al freddo...sotto la pioggia: a urlare, a incitare, a motivare ogni ragazzo credendoci sempre e sostenendo ognuno di loro soprattutto nei momenti di sconforto o dopo un errore.

Gli allenatori sono persone speciali, perchè hanno due cuori 💕
Il loro cuore, batterà sempre due volte...
Una per ogni suo giocatore, come anche i brividi che attraverseranno la loro schiena quando un giocatore correrà ad abbracciarli.

Sono essere umani...non chiedetegli di fare miracoli, anche perchè in silenzio riescono a fare molto di più..


Quindi mister:MA CHI TE LO FA FARE?

E’ la passione che mi spinge a farlo.
Perché chiunque può fare l’allenatore, ma esserlo è diverso.

Buon 2023 a tutti gli allenatori ❤

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📷 Marianna Apruzzese

23/12/2022

L'esercito delle mamme

Sono sempre lì, sempre di corsa.
Lottano sempre contro il tempo, la scuola, la merenda, gli allenamenti, i ritrovi, le partite, le lavatrici...e molto altro ancora...

Si destreggiano tra vestiti pieni di fango, le scarpette sporche e maleodoranti..

Tutto questo è la quotidianità per una mamma
I campi in terra sono i più odiati dalle mamme ma i più amati dai bambini, perché uscire sporchi di fango e scivolare su un campo in erba pieno di pozze...è adrenalina pura!!!

Da quando il calcio è entrato nelle loro case, non hanno più tempo per cucinare cibi elaborati, ma proprio come un mister trovano altre soluzioni cambiando lo schema di gioco per necessità...e allora spazio a cibi pronti e affettati, i nostri salvatempo.
Merende fatte di corsa in auto mentre si va al campo, borsoni preparati la sera prima e ricontrollati poco prima di uscire.
Conoscono a memoria impegni e orari, meglio del mister.
Si propongono per lavare le 18 divise da gioco della squadra, e con cura si occupano di preparar merende e aiutare nell'organizzazione di feste e pizzate.

Le mamme sono una risorsa, bisogna esserne orgogliosi.

Buone feste alle nostre prime tifose ♥️⚽️🎅🎄⛄

📷 Marianna Apruzzese

18/12/2022

Un bambino risponde «grazie» perché ha sentito che è il tuo modo di replicare a una gentilezza, non perché gli insegni a dirlo.
Un bambino si muove sicuro nello spazio quando è consapevole che tu non lo trattieni, ma che sei lì nel caso lui abbia bisogno di te.
Un bambino quando si fa male piange molto di più se percepisce la tua paura.
Un bambino è un essere pensante, pieno di dignità, di orgoglio, di desiderio di autonomia, non sostituirti a lui, ricorda che la sua implicita richiesta è «aiutami a fare da solo».
Quando un bambino cade correndo e tu gli avevi appena detto di muoversi piano su quel terreno scivoloso, ha comunque bisogno di essere abbracciato e rassicurato; punirlo è un gesto crudele, purtroppo sono molte le madri che infieriscono in quei momenti. Avrai modo più tardi di spiegargli l’importanza del darti ascolto, soprattutto in situazioni che possono diventare pericolose. Lui capirà.
Un bambino non apre un libro perché riceve un’imposizione (quello è il modo più efficace per fargli detestare la letteratura), ma perché è spinto dalla curiosità di capire cosa ci sia di tanto meraviglioso nell’oggetto che voi tenete sempre in mano con quell’aria soddisfatta.
Un bambino crede nelle fate se ci credi anche tu.
Un bambino ha fiducia nell’amore quando cresce in un esempio di amore, anche se la coppia con cui vive non è quella dei suoi genitori. L’ipocrisia dello stare insieme per i figli alleva esseri umani terrorizzati dai sentimenti.
«Non sono nervosa, sei tu che mi rendi così» è una frase da non dire mai.
Un bambino sempre attivo è nella maggior parte dei casi un bambino pieno di energia che deve trovare uno sfogo, non è un paziente da curare con dei farmaci; provate a portarlo il più possibile nella natura.
Un bambino troppo pulito non è un bambino felice. La terra, il fango, la sabbia, le pozzanghere, gli animali, la neve, sono tutti elementi con cui lui vuole e deve entrare in contatto.
Un bambino che si veste da solo abbinando il rosso, l’azzurro e il giallo, non è malvestito ma è un bambino che sceglie secondo i propri gusti.
Un bambino pone sempre tante domande, ricorda che le tue parole sono importanti; meglio un «questo non lo so» se davvero non sai rispondere; quando ti arrampichi sugli specchi lui lo capisce e ti trova anche un po’ ridicola.
Inutile indossare un sorriso sul volto per celare la malinconia, il bambino percepisce il dolore, lo legge, attraverso la sua lente sensibile, nella luce velata dei tuoi occhi. Quando gli arrivano segnali contrastanti, resta confuso, spaventato, spiegagli perché sei triste, lui è dalla tua parte.
Un bambino merita sempre la verità, anche quando è difficile, vale la pena trovare il modo giusto per raccontare con delicatezza quello che accade utilizzando un linguaggio che lui possa comprendere.
Quando la vita è complicata, il bambino lo percepisce, e ha un gran bisogno di sentirsi dire che non è colpa sua.
Il bambino adora la confidenza, ma vuole una madre non un’amica.
Un bambino è il più potente miracolo che possiamo ricevere in dono, onoriamolo con cura.
Giorgio Gaber, Non insegnate ai bambini.
(in foto con la moglie, Ombretta Colli)

18/12/2022

Ma che ci trovi di tanto bello in questo gioco?

Niente, o forse tutto...

Ma che domande sono dai facciamola finita, in fondo, nemmeno noi lo sappiamo.

Non riesco a spiegartelo perché non trovo le giuste parole per descriverlo...ma posso dirti che il calcio ha trovato la chiave del mio cuore ⚽️🗝️♥️

Mi ha messo davanti allo specchio, davanti a un bivio tante volte... facendomi emozionare e piangere come un bambino.

Forse è per te un gioco vale l'altro...ma per me no.
Quando mi dici che non sono più bambino e che ad una certa età in campo sono ridicolo, mi viene da ridere... Sì! Rido, perchè su quel campo ci vorrei giocare fino a quando il fisico me lo permetterà anche a costo di farti ridere 😉

Io senza ⚽️ non so stare ♥️

18/12/2022

"Dicono che quando si sta per morire, negli ultimi attimi, ti scorra l’esistenza davanti agli occhi attraverso fotogrammi ed episodi che hanno avuto un significato importante.
Forse è davvero quello l’unico momento in cui una vita riassunta trova il suo senso.
Punto a rimandare quell’appuntamento, ma so che in quegli istanti mi riappariranno anche alcuni gol.
Perché io devo vivere ancora. Non tanto per me, quello che ho avuto basta già per tre vite.
Non voglio morire per mia moglie, i miei figli, i miei cari. Non voglio che mia madre pianga suo figlio.
Sapevo che prima o poi avrei avuto un cancro: questo è proprio brutto, ma non incurabile, posso batterlo.

La notte dell’11 luglio la passo da solo. Non dormo neanche un minuto: mentre sorrido ricordando i momenti felici, subito dopo penso che sto per perdere tutto. Che non rivedrò più mia moglie.
Non accompagnerò all’altare Viktorija e Virginia, non abbraccerò più i miei ragazzi.
Non alzerò più la mano per salutare i tifosi, non entrerò più in uno spogliatoio, non vedrò più rotolare quel pallone che è stato per cinquant’anni il mio compagno più fedele. E addio agli amici, che hanno condiviso finora la vita con me.
Mi giro e rigiro nel letto e, piangendo, bagno il cuscino che le mie mani stringono forte. Vivo la mia morte. Vedo il mio funerale, le persone che vengono a darmi l’ultimo saluto.

A mia madre, quando leggerà queste pagine, voglio dire che ogni singola parola rappresenta un bacio e un abbraccio che non le ho dato…
Con Arianna sono stato per anni trattenuto. Ma i mesi in ospedale in cui non si è mai allontanata da me hanno sciolto ogni barriera.
Il mio unico grande rimpianto è non poter più dimostrare il mio amore a mio padre.
Non sono mai riuscito a dirgli «ti voglio bene» guardandolo negli occhi..."

[Sinisa Mihajlovic - autobiografia "La partita della vita"]

Leggere oggi queste parole fa ancora più male, perché Sinisa ha affrontato la vita sempre a testa alta, senza paura, sin da quando era bambino.
Lui questo terribile avversario voleva sconfiggerlo, come ha sempre fatto nella vita e per un attimo un po' tutti ci eravamo illusi che ci fosse riuscito.
La forza di Sinisa era disumana... basti pensare che pochi giorni fa era andato a trovare Zeman durante la presentazione del libro, per fargli una sorpresa.
Sinisa rappresenta l'unico caso in cui un paziente dava forza ai dottori, nonostante la situazione fosse disperata.
Caro Sinisa, ci sono partite in cui giochi bene ma non vinci… e tu questo lo sai bene, chissà quante volte ti è capitato.
La tua, purtroppo, è stata una di queste partite…
meritavi senza dubbio di vincere tu.
Ciao Sinisa, ci mancherai tanto... 💔

16/12/2022

Questa è la storia di un allenatore di calcio e di un bambino che frequentava la sua scuola calcio, e che è stato ritirato dalla madre perché non abbastanza portato per questo sport.

Non sempre i genitori riescono a prendere coscienza dei limiti dei propri figli proprio perché vengono visti con gli occhi dell’amore. A volte però, come in questo caso, la mamma è riuscita ad essere distaccata ed ha concluso che tra il figlio e il calcio non c’era il giusto feeling, non facendolo piu’ andare a lezione.

L’allenatore, appresa la notizia, invece di dire “ha fatto bene, tanto non era capace!”, come avrebbero fatto tanti altri suoi colleghi, ha decidso di scrivere alla mamma del bambino attraverso facebook con l’intento di farle cambiare idea.

Il tutto è successo a fine dicembre a Bettona, un piccolo paesino in provincia di Perugia nella squadra locale, la Real Virtus.

La lettera inizia così:

“Salve signora! Per me che ho allenato un anno suo figlio, sapere che è sua intenzione quella di interrompere l’attività è un piccolo-grande fallimento da allenatore. Un fallimento non solo come tecnico, ma anche come persona. Non essere riuscito a coinvolgerlo a pieno, a stimolarlo, ad integrarlo al meglio all’interno della squadra, a fargli migliorare quei limiti quel tanto che sarebbe bastato, a farlo considerare “più bravo” da se stesso, ma anche da sua madre…”.

E continua sottolineando che, anche se non portato fisicamente, tecnicamente e tatticamente, il bambino “eccelleva per la sua attenzione e per l’applicazione delle direttive dategli. Per il rispetto che ha sempre dimostrato nei miei confronti”.

Il nostalgico allenatore racconta di quando anche lui aveva perso fiducia nelle sue qualità e di quando a 14 anni voleva mollare perché nella squadra in cui giocava non era preso in considerazione. Le alternative che aveva all’epoca erano due

o riponeva le scarpette in un armadio
o si rimboccava le maniche per dimostrare le sue capacità.
Scelse la seconda opportunità, cambiando squadra “stavo per smettere, andai a giocare in un altro ambiente e trovai il modo di esprimere al meglio quello che avevo dentro. Di migliorare, di vincere tante partite, tante quante ne avevo p***e quando, oltretutto, non venivo considerato”. Ritornò alla sua squadra d’origine solo quando furono loro a cercarlo, e racconta “ho giocato e vinto tanto, persino un campionato, prima di infortunarmi e di smettere di giocare”.

L’augurio del buon allenatore verso il bimbo è quello che anch’egli possa ripercorrere il suo stesso percorso di vita “con la passione ed il lavoro si possono ottenere grandi soddisfazioni personali”, e dice alla madre che è importante far giocare il bambino anche se per soli cinque minuti perché lui ricorda bene la gioia del bimbo quando segnò il suo primo gol

“Io mi ricordo bene. È stato molto bello vederlo esultare. Una scena quasi da film… chi l’avrebbe mai detto? Forse neanch’io… però il calcio è anche questo. Se ha avuto quella piccola gioia se l’è sudata tutta, suo figlio. Per questo è più bella! Non lo privi di quei 5 minuti se per lui sono importanti”.

L’allenatore ha accettato di rendere pubblica questa sua conversazione con la signora solo per diffondere il suo pensiero: il calcio è principalmente attività sportiva. Gli “assi” si formeranno con dedizione, tempo, passione e allenamento.

Che dire? È bello avere un allenatore che oltre alle doti tecniche possa vedere anche il cuore dei singoli suoi “pulcini” e sperare che con tanta determinazione anche il meno improbabile dei calciatori possa trasformarsi, col passare degli anni, in un campione.

A 10 anni, proprio come dice il giovane allenatore, i bambini non devono essere caricati di aspettative e paragoni troppo grandi da sostenere, non devono essere ossessionati di fare gol, ma devono giocare per il solo gusto di ti**re quattro calci ad un pallone e niente più!

Fonte: web

25/11/2022

Era gratis

Si giocava fino a tarda sera

Nessun limite d'età

Nessun minutaggio

Nessuna misura precisa del campo

Bastava avere due maglioni o due mattoni e le porte erano fatte...

Il nostro allenatore era un muretto...quante ore passate a calciare e controllare quel pallone ❤

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24/11/2022

“Mister ma ci alleniamo con sto tempo?”

Il freddo che ti entra nelle ossa.
I capelli che ti vanno negli occhi.
I piedi che non si scaldano mai.
Il compagno che mette sempre le 6.
I pantaloncini che si inzuppano e vanno giù.
La casacca che puzza da 10 allenamenti prima.
Il mister che prepara il “percorso della morte”.
Il compagno che esce sempre in ritardo.
Quello che all prima palla mezza e mezza ti da un pestone.
La partitella con l’euro in palio.
La scivolata nel fango a fine allenamento.
La doccia vestiti per levare il pantano.
La terra nelle orecchie e nel naso.
Il borsone che pesa cento chili.🖋

“CI ALLENIAMO ANCHE SE PIOVE?”

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