24/06/2026
“IL PIGI RACCONTA”
Storia di un acchiappasogni
Era il 28 aprile 2010.
Al Camp Nou di Barcellona andava in scena la semifinale di ritorno di Champions League tra Barcellona e Inter.
All’andata, i nostri ragazzi si imposero per 3-1, consapevoli che la partita di ritorno in Spagna sarebbe stata una vera e propria guerra.
E così fu.
Come se non bastasse, la nostra squadra si trovò ben presto in 10, a causa di un’espulsione inventata dall’ arbitro Benquerenca, che al minuto 28 decise di espellere ingiustamente il nostro Thiago Motta.
Al 33' minuto del primo tempo (durante l’assedio blaugrana alla nostra porta), Leo Messi parte dalla destra, supera sia Zanetti che Samuel (credo non ci sia riuscito più nessuno), e fa partire il suo classico sinistro a giro, forte e preciso, destinato all'angolo basso della porta.
Un tiro praticamente imprendibile per chiunque, ma non per il nostro portierone, non a caso soprannominato da Roberto Scarpini “l’acchiappasogni”.
Julio Cesar devia la palla in corner con la mano destra, realizzando una parata epica, che noi tifosi non dimenticheremo mai.
Lo ha ripetuto più volte, il Nostro: “Quella è stata la mia parata più bella e più importante della mia carriera”.
Di seguito, le migliori parate del Nostro con la maglia nerazzurra:
https://youtu.be/43mvKURUje8?is=xz8Zi1x0oWWjrU17
La sua storia con l’Inter nasce nel 2004, grazie ad …Adriano!!
Lo racconta lui stesso a DAZN :”Ero a fine contratto col Flamengo nel 2004, e mio padre si trovava in Portogallo per chiudere col Porto. Adriano mi chiama e mi dice: 'Guarda che il mio allenatore, Roberto Mancini, mi ha chiesto di entrare in contatto con te per ve**re qui da noi. Lui ti vuole, ti ha visto giocare in Copa America'. Io subito ho detto sì, ho chiamato mio papà dicendogli di fermarsi perché c'era l'interesse dell'Inter. Per fortuna è andata bene. Il mio approdo all'Inter è merito di Adriano"
Nel gennaio 2005 si accorda con l’Inter che, avendo raggiunto il tetto massimo di extracomunitari tesserabili, lo fa tesserare dal Chievo tramite la comproprietà. Durante la sua unica stagione nel club veronese non collezionerà alcuna presenza, chiuso da Marchegiani.
Quando l'Inter lo porta in Italia, Julio è una promessa del calcio brasiliano, ma gioca in un Flamengo alla deriva.
E ogni tanto si lascia andare a qualche follia, come quando in un disastroso clássico col Fluminense prende palla e si mette a dribblare tutti gli avversari, portandosi fin quasi all'area avversaria. Il tecnico del Fla va su tutte le furie: “Hai fatto una stupidata”. E Julio: “Lo stupido sei tu, perché non è la prima volta che subiamo una goleada”.
Però il ragazzo ha talento, e se accorgono pure in Italia ( grazie alle dirette di Sportitalia). Soprattutto se ne accorge l'Inter, che decide di utilizzare Adriano come tramite.
A Verona il brasiliano fa la conoscenza di Luca Marchegiani che, anni dopo, parlò di quella stagione scherzando col Nostro, ai microfoni di Sky: “sei stato carino a non volermi rubare il posto . Hai avuto rispetto di un vecchietto all'ultima stagione della carriera”.
Sette stagioni, cinque Scudetti, tre Coppe Italia, quattro Supercoppe Italiane, un Mondiale per Club e una Champions League. In mezzo, nel 2010, un Triplete. Tutto questo è stato conquistato da Julio Cesar con la nostra maglia dal 2005 al 2012.
Di Julio Cesar, in quegli anni José Mourinho dice che “basta che faccia una-due parate a partita, ma quelle giuste”. È un rapporto intenso, quello col portoghese. Un mago nel caricare i propri calciatori. Nel 2010 Mou lo fa anche col proprio portiere, che non sta vivendo un momento particolarmente felice. E dà vita a un episodio che Julio, anni dopo, ricorderà in un’intervista al Players tribune:
“Nella stagione 2008/09 il mio rapporto con Mourinho era come quello di un padre e un figlio. E poi è diventato più… beh, diciamo che è diventato solo più complesso.
Quando è arrivata la primavera del 2010 eravamo in lotta per lo scudetto, la Coppa Italia e la Champions League, il triplete. Io stavo giocando male. Un giorno, mentre mi stavo riscaldando prima dell’allenamento, Mourinho si avvicinò e mi disse, con una voce fredda come il ghiaccio:
'Senti, tu sei passato da essere il migliore portiere del mondo a un portiere di Serie C'.
L’idea era che io mi sentissi provocato per reagire. E con quasi tutti i giocatori, funzionava bene. Quella squadra ha avuto tanto successo perché Mourinho ci trattava in un modo diretto e molto trasparente. Non importava chi eri, lui ti criticava davanti a tutti. Ma la cosa è che non tutti reagiscono bene a questo tipo di atteggiamento. E io ero uno di questi.
Ma un’altra cosa positiva di Mourinho era che se tu ti sentivi trattato ingiustamente, potevi andare a parlargli. E in quel periodo abbiamo avuto una lunga chiacchierata molto positiva.
Prima di quella chiacchierata, mi sentivo triste .
Dopo quella chiacchierata, ero tornato alla normalità”.
300 presenze con la nostra maglia, 14 trofei, ma uno di questi - lo scudetto 2008-2009 - ha rischiato di non festeggiarlo. Nel vero senso della parola. La squadra nerazzurra, si trovava in hotel in vista dell'ultima sfida di campionato del giorno dopo contro il Siena. Quella sera però, il Milan scendeva in campo a Udine con l'obbligo di vincere per non regalare matematicamente lo Scudetto ai cugini. Risultato? Sconfitta rossonera e Inter Campione d'Italia.
I giocatori, il portiere brasiliano su tutti, erano pronti ad andare in Piazza Duomo a festeggiare il tricolore. Tutti d'accordo tranne una persona: José Mourinho. Lo Special One voleva la squadra riposata in vista del match del giorno dopo contro il Siena, serviva una vittoria per conquistare un record. L'estremo difensore brasiliano è dovuto passare alle provocazioni per convincere il tecnico portoghese a festeggiare lo Scudetto con i tifosi:
"Per me era difficile accettare una cosa del genere e per questo motivo l’ho seguito in camera. Lui era già sdraiato sul letto. Guarda, se non vieni in Piazza, non vincerai mai più un titolo! Lui si è alzato dal letto e mi ha insultato in tutti i modi. Non ne sono sicuro, ma a quanto pare aveva preso sul serio ciò che gli avevo detto. In ogni caso, presto sono arrivati 2 pullman pronti per portarci a Piazza del Duomo. Qualche istante dopo eravamo tutti lì a cantare ed esultare con i nostri tifosi. A un certo punto -avevo bevuto abbastanza-, ho preso Mourinho per il collo e gli ho detto: “Allora tu volevi restare in albergo?! Guarda questo! Questo è per te!” E lui si è messo a ridere. Siamo tornati alle 5 di notte. Direttamente a dormire. Il giorno dopo abbiamo battuto il Siena 3-0".
Con la nazionale brasiliana totalizzò 87 presenze, disputando tre mondiali e vinto tre trofei: una Coppa America e due Confederations Cup.
La Uefa lo premiò come miglior portiere della Champions League del 2010 e, sempre a livello individuale, è stato più volte inserito dall’IFFHS nelle classifiche dei più forti portieri in attività, posizionandosi terzo nel 2009 e secondo nel 2010. Inoltre nel 2009 e nel 2010 ha vinto l’oscar del calcio AIC come miglior giocatore nel suo ruolo.
Grande uomo e grande campione, il nostro Julione!!!
Al prossimo racconto
Il Pigi