09/09/2026
Chi frequenta la mia pagina da tempo, così come chi mi conosce e mi segue a lezione, sa che non mi piace parlare male degli altri. Inoltre, non mi espongo mai su temi non prettamente marziali. Tuttavia, per il buon nome delle arti marziali stesse, devo fare un'eccezione. Anche perché devo ammettere di essere arrabbiato non poco. Sarà un post lungo.
Oggi, finisco nella pagina Instagram di una scuola di Brazilian Ju Jitsu di Perugia, quasi 2000 follower. Tra i vari post, saltuariamente, fanno uso di parole importanti, quasi sacre per chi pratica le arti marziali a 360°. Parlano di Via, di marzialità.
Poi, però, incorro in un primo post che mi lascia profondamente turbato. È un video, in cui un ragazzo nero, visibilmente alterato, minaccia dei passanti con una spranga, prima di essere bloccato da alcuni uomini. La didascalia sotto il post, scritta in un italiano discutibile (che caratterizzerà tutti i post seguenti), è già marcatamente razzista. Ma il peggio, è tra i commenti: bestemmie, gente che inneggia all'omicidio, qualcuno parla di "scimmie maledette". L'autore del post, responsabile della pagina e presunto maestro, non solo non condanna, ma reagisce elargendo cuoricini. Chiaramente, il ragazzo nero era in torto ma il video è stato scelto palesemente per buttarla su toni razzisti (quando YouTube e i social sono pieni di video dove il violento di turno è un bianco) e il tenore dei commenti, nonché le parole usate nella didascalia, lo confermano.
Scorrendo altri post, prosegue lo spettacolo degli orrori. In un post per l'8 marzo, l'immagine scelta è una foto con in primo piano una birra, un pacchetto di si*****te e un s*x toy a forma di fallo. Tutto molto marziale. La delirante didascalia passa per gli auguri a "tutt€" (lascio a voi capire la squallida associazione tra donne e denaro) e termina con un rivoltante "Back to the kitchen", che possiamo tradurre con "tornare in cucina", palese riferimento sessista.
In un altro post, gli allievi si frustano a vicenda per passare di grado, a dorso n**o, con le cinture. Lungi da me il non condizionare il proprio corpo. Ma c'è modo e modo. Quello che ho visto era un rituale machista, barbaro, che nulla ha a che fare con la Via e con il condizionamento reale. Tornare a casa con le braccia nere di lividi dev'essere l'effetto collaterale, non l'obiettivo. Si soffre perché ci si allena, non ci si allena per infliggere sofferenza.
In un post con una foto di samurai, il cui codice d'onore era ben altra cosa, il presunto maestro termina così: "Non mi rompete il *****, che a casa mia non mancheranno mai bestemmie, calci nel **** e lame da 20 cm". Di nuovo, si inneggia alla violenza in maniera palese, tirando addirittura in ballo le coltellate che il sedicente maestro sembra ben lieto di sferrare a chi osa contraddirlo.
Infine, il colpo finale. Un post, con la foto di allievi bambini, cui queste persone fanno da mentori.
Dopo questo, mi sono fermato, perché la riflessione era già abbondantemente iniziata e non mi sarebbero servite ulteriori evidenze. Inoltre, ero nauseato da tanta volgarità e violenza gratuita.
Perché ho scelto di raccontare ciò? Prima di tutto, per dirvi di stare attenti. Attenti a dove lasciate i vostri figli e a quali mani li affidate. Oggi i social raccontano tanto. Scorrete i post delle pagine delle scuole che contattate, chiedete nome e cognome di chi insegna e vedete cosa scoprite, quando possibile. Indagate, non fermatevi a chiedere costi e orari. Sacrificatevi un po' più se serve, ma non scegliete dove lasciare i vostri bambini basandovi solo su chi vi sta più comodo per vicinanza o orari. State affidando i vostri figli a qualcuno che avrà influenza sulla loro crescita, nel periodo in cui sono più vulnerabili e in cui assorbono al massimo tutto ciò che li circonda. Un insegnante di arti marziali è una figura importante, non è solo uno che insegna ai ragazzi come muoversi. Deve trasmettere valori sani e deve farlo con il proprio esempio. Vi prego, state attenti. Ci sono tanti bravi Maestri in giro, bravi dentro e fuori dalla palestra. Sappiate sceglierli.
Per il resto, per citare uno stimato Maestro della nostra scuola (lui sì, con la M maiuscola), siamo di fronte non a un'arte marziale ma al grezzume marziale, nella sua forma più becera. Foto di samurai, Via, parole giapponesi buttate a caso, senza avere la minima idea e consapevolezza di quale mondo si stia tirando in ballo. Un mondo nobile, di crescita interiore ed esteriore, di innalzamento dello spirito e del corpo, fatto di valori sani, rispetto per tutti, cortesia dei modi. Un mondo fatto di forza gentile, che deve anche essere spietata all'occorrenza, ma sempre e solo per necessità, mai per ego. Sono valori che anche noi, imperfetti esseri umani, talvolta tradiamo. Poi, però, il praticante vero deve riconoscere l'errore e cercare di migliorarsi. Vedere, invece, che c'è chi crede di praticare arti marziali sguazzando nella violenza, nella volgarità, nel razzismo, nel sessismo e nella misoginia, facendo di queste cose il fulcro del proprio essere, è un insulto che fa molto male a chi fa del proprio meglio per vivere fin nel profondo la vera Via.
Se togli l'arte dalla marzialità, rimane il fare a botte.
NB Facebook ha inserito questa nuova modalità che raggruppa i post per argomento e non è modificabile. Non era mia intenzione che questo post finisse tra gli altri dedicati al BJJ, perché sono convinto che questa scuola sia solo una mela marcia, come ce ne sono in tutte le arti marziali.