16/05/2024
Nel nostro lavoro assistiamo ad evoluzioni continue relative soprattutto al mondo delle calzature da running.
Negli ultimi 3-4 anni le scarpe sono cambiate radicalmente: profili di intersuole sempre più alti, schiume sempre più morbide e inconsistenti alla pressione, sempre più leggere, sempre più destrutturate, con battistrada sempre più sottili e poveri.
Le aziende spingono con il marketing affermando che con queste nuove calzature la corsa ne giova in termini di ammortizzazione, reattività, comfort, durata e stabilità... Insomma fanno miracoli 🤔.
Noi, a differenza della stragrande maggioranza di chi fa il nostro lavoro, ci domandiamo sempre se questa evoluzione sia funzionale ad un reale miglioramento delle calzature e ad una qualità di corsa superiori, o se sia semplicemente un copiarsi a vicenda tra i vari brand che seguono solo le mode e le tendenze del momento.
La domanda che ci poniamo continuamente è: nel nostro punto vendita dobbiamo seguire i trend e rimanere al passo con i tempi o dobbiamo proporre ai nostri clienti solo quelle che noi riteniamo essere le migliori calzature per le caratteristiche di chi ci viene a visitare?
La risposta che ci siamo dati è evidente: COERENZA PRIMA DI TUTTO (che non vuol dire ottusità...).
Noi non vendiamo moda ma proponiamo tecnicità e se una scarpa è molto (troppo…) alta, morbida, smussata e senza battistrada non può essere anche stabile, se è molto leggera e destrutturata non può essere anche resistente e così via.
E poi c’è sempre più la necessità di scarpe stabili (un tempo definite anti pronazione) che stanno quasi scomparendo.
Nelle quasi 5.000 video analisi che abbiamo eseguito in oltre sette anni di attività, abbiamo appurato come circa sei persone su dieci eccedono oltre limiti accettabili nel movimento di pronazione del piede in fase di spinta compromettendo una rullata corretta e accentuando i sovraccarichi sulla caviglia, sulle ginocchia e sulle anche (infortuni come la sindrome della zampa d’oca, il sovraccarico alla bandelletta ileo tibiale, il sovraccarico all’attaccatura dell'ileopsoas, la pubalgia, sono solo alcune delle patologie che notiamo verificarsi con frequenza).
Attualmente il mercato presenta pochissimi modelli affidabili in tal senso.
Il direttore commerciale di una di queste aziende ha avuto la supponenza di dirci che “Il trend è questo e che, corretto o scorretto che sia, noi "scettici" dobbiamo adeguarci”.
Che tradotto più o meno significa: “A noi interessa vendere, non importa cosa, magari 💩, ma vendere. Non importa se poi le scarpe si rompono dopo 200 km e possono creare problemi".
A questo direttore commerciale abbiamo risposto: “Il trend sarà anche questo ma 40 anni fa c’erano i Queen e ascoltavamo Freddy Mercury cantare, ora invece ci sono i trapper che senza autotune farebbe piangere i polli da quanto cantano male. Secondo te direttore, siamo andati in meglio musicalmente parlando o in peggio? Senza considerare il fatto che i Queen dopo oltre 40 anni ancora li stiamo ascoltando e ancora li ascolteremo nei prossimi decenni per la qualità della loro musica.
Di uno qualsiasi di questi trapper di successo attualmente, ricordarsi solo la faccia o un titolo di una loro canzone, ritengo sarà praticamente impossibile da qui a 4-5 mesi”.
Abbiamo usato questa metafora "musicale" per dire come non tutto ciò che è “moderno e attuale” deve essere per forza migliorativo.
A volte aggiornare i prodotti dovrebbe essere fatto non dimenticandosi mai “le basi” ed in particolare che “morbidissimo e altissimo” non vuol dire anche stabile e duraturo.
Un po’ come la penna BIC che è rimasta sempre uguale dal 1955.
Se funziona alla perfezione... Perchè cambiarla?
A noi “non basta vendere e mai saremo dei porgitori”.
Proporremo sempre quello che per noi (non per le aziende ed il loro marketing...) è il "top" che presenta il mercato, "abbinandolo al meglio" alle caratteristiche di chi ci viene a trovare, mantenendo sempre una linea di coerenza, anche a costo di mettere ai piedi dei nostri clienti scarpe poco di tendenza.