05/06/2026
Perché non riesco?
Vorrei parlare di questo tema perché, molto spesso, la performance finisce per distruggere il vero motivo per cui siamo saliti sul tappetino.
Quando si pratica in gruppo, l’insegnante cerca di accompagnare ogni allievo nel modo più adeguato possibile, pur sapendo quanto sia complesso il compito che lo attende: corpi diversi, esigenze diverse, percorsi diversi. Ognuno ha il proprio livello di esperienza, la propria conoscenza del corpo, i propri limiti e la possibilità di superarli quando è il momento giusto.
Cosa accade allora?
L’insegnante propone varianti, una dopo l’altra. A volte tre, a volte cinque per la stessa posizione, affinché ogni persona possa sentirsi al sicuro ed esplorare diverse possibilità, scegliendo quella più adatta a sé in quel preciso momento.
Spesso, però, questo processo di esplorazione viene saltato. Si rinuncia alle varianti preparatorie e ci si lancia subito nella versione più complessa, senza ascoltare davvero ciò che accade lungo il percorso.
Ed è qui che nasce la domanda:
“Perché non ci riesco?”
Forse perché è necessario tornare indietro.
Forse perché è utile restare nella prima variante, anche se appare più semplice, meno affascinante, meno spettacolare.
Meno.
Ed è proprio qui il punto: non vogliamo sentirci “meno”.
Ma se ti dicessi che fermarti ad ascoltare, scegliere la variante più dolce perché il tuo corpo la sta chiedendo, ti renderebbe molto di più di ciò che immagini?
C’è grande forza nell’ascolto.
C’è grande coraggio nell’accoglienza.
Cerca meno di dimostrare e più di sentire.
Cerca di amare e di accogliere ciò che è presente, esattamente così com’è.
Allora, perché non riesco?
Forse perché stai chiedendo troppo a te stesso.
Eppure, nel momento in cui lasci andare l’idea della perfezione e scegli di incontrarti davvero, stai già riuscendo.
💕