18/08/2019
Nel 1997-1998 la squadra è sull’orlo del baratro. Il Paternò è in vendita, e i fratelli Marcello, Franco e Maurizio Lo Bue, imprenditori catanesi nel settore degli autotrasporti nel novembre 1997[8] rilevano la squadra, conducendola alla salvezza. L’annata seguente i Lo Bue programmano una stagione di vertice: nel 1998-1999 la squadra arriva al secondo posto con i relativi spareggi, poi persi con due pareggi a favore dell’Orlandina.
Il presidente Marcello Lo Bue ingaggia quindi un tecnico di categoria come Giovanni Campanella, il quale centra al primo colpo la promozione in Serie D, realizzando 76 punti e 80 gol (un record[6]).
Gli anni duemila
Per il torneo di Serie D 2000-2001, i Lo Bue allestiscono un organico di prim’ordine. Come direttore sportivo viene ingaggiato Francesco Sotera, ex centravanti molto noto negli ambienti calcistici siciliani che vantava anche un’esperienza giovanile nella Roma[9], che a Paternò porta numerosi giocatori d’esperienza. Viene ingaggiato il bomber Cicciogol Francesco Pannitteri, il quale nonostante i 35 anni mette a segno 28 gol. Al bomber si aggiungono Pagana, Marchese, Di Dio, Del Giudice e Del Vecchio, e a dicembre con gli acquisti di Italiano, Sorce e Fimiani si raggiunge la definitiva formazione. La squadra è allenata da Pasquale Marino.
L’inizio del torneo vede uno sprint della Vibonese, alla fine del girone di andata i punti di svantaggio sono 3 (erano stati anche 😎. A questo punto c’è la rimonta del Paternò: si centrano otto vittorie consecutive e il sorpasso giunge quando i rossazzurri espugnano Sciacca battendo la squadra di casa. La vittoria finale si concretizza con le vittorie di Milazzo e soprattutto nello scontro diretto con la Vibonese, finito 1-0 rete di Saro Italiano. La squadra chiude il campionato con 80 punti e 79 reti fatte, e l’ultima partita di campionato è stata giocata il 6 maggio in occasione di Paternò-Locri (4-1). Il Paternò primo classificato del girone I viene inserito nel terzo triangolare per la poule scudetto, ma viene eliminato insieme al Martina e sconfitto dalla Palmense (futuro Campione d’Italia Dilettanti). Ma l’attenzione dei tifosi è tutta verso la promozione in Serie C2 per la prima volta nella storia del calcio paternese.
Nel suo primo campionato di quarto livello il Paternò s’insedia nel nuovo impianto: abbandonato il vecchio Salinelle viene inaugurato il nuovo stadio Falcone-Borsellino, che proprio in questa stagione registrerà quasi sempre il “tutto esaurito”. A fine torneo la squadra si classifica terza dietro il Martina e l’Igea Virus, giocando i play-off contro il Giugliano. All’andata il Paternò uscì sconfitto per 2-0, ma grazie alla gara di ritorno tra le mura amiche i rossazzurri di Pasquale Marino riuscirono a ribaltare il risultato vincendo per 2-0 (reti di Vincenzo Del Vecchio e Rocco Napoli) e qualificandosi per la finale grazie ad una migliore posizione in classifica.
La finale Foggia-Paternò si chiuse sullo 0-0. Il ritorno al “Falcone-Borsellino” si concluse con lo stesso risultato, per cui ci sono voluti i supplementari per decidere chi avrebbe dovuto accedere in Serie C1, e qui la migliore posizione in classifica dei rossazzurri permise loro l’approdo in Serie C1[10].
Durante la stagione il quotidiano l’Unità pubblicò un’indagine computerizzata per capire quale squadra, a livello europeo, esprimesse il miglior calcio: fu proprio il Paternò allenato da Pasquale Marino la prima compagine in questa speciale classifica[11].
Nell’estate 2002 avviene il cambio della guida tecnica. Marino infatti viene ingaggiato dal Foggia, squadra alla quale il Paternò aveva soffiato la promozione in C1, e al suo posto viene chiamato Ezio Castellucci. Al primo anno di Serie C1 la squadra ottiene risultati poco brillanti, e alla sedicesima la sconfitta interna contro la Fermana costa la panchina a Castellucci, che qualche settimana dopo viene sostituito da Gian Cesare Discepoli. Classificatasi al 14º posto, la squadra disputa i play-out contro L’Aquila, perdendoli. Il Paternò però, seguendo una procedura regolamentare nuova, ottiene dalla Camera di Conciliazione del CONI ed Arbitrato sportivo la riammissione in Serie C1[12].
Nel successivo anno di terzo livello incombe sulla squadra, allenata da Maurizio Pellegrino, una pesante situazione societaria. La squadra rossazzurra è destinata quindi a retrocedere in Serie C2 dopo aver perso i play-out contro la Vis Pesaro. Alla fine del 2003 la famiglia Lo Bue mette in vendita la società[13].
Nell’estate 2004 i rossazzurri non si iscrivono al campionato di Serie C2. La situazione viene risolta dall’intervento degli stessi tifosi, che in collaborazione con un nuovo imprenditore Pietro Orlando e l’amministrazione comunale, fanno ripartire la società dalla Promozione, rilevando il titolo dello Sporting Tremestieri. Vinto il campionato di Promozione, si arriva in Eccellenza ed anche qui è promozione, con il Paternò che ritorna in Serie D.