01/03/2026
Giovedì 26 Febbraio 2026
正座 — Seiza
「正座して、心も整う」
Seiza sh*te, kokoro mo totonou
“Siediti correttamente, e anche il cuore si dispone.”
Il seiza non nasce come esercizio spirituale.
Nasce come necessità culturale.
Durante il periodo Muromachi (XIV–XVI secolo) e poi in epoca Edo, con la codificazione dell’etichetta samurai, la postura diventa forma visibile dell’ordine interiore. Sedersi non è un dettaglio. È una dichiarazione di assetto.
正 (sei) = corretto
座 (za) = seduta
“Seduta corretta.”
Ginocchia a terra.
Dorso dei piedi appoggiato al tatami.
Bacino che scende sui talloni.
Colonna eretta, non rigida.
Mani sulle cosce, dita unite.
Sguardo morbido, non sfidante.
Il baricentro si abbassa.
Il respiro si approfondisce.
La mente rallenta.
Nel dōjō il seiza precede e conclude la pratica.
Nella cerimonia del tè ordina il corpo prima che il tè venga servito.
Nelle case tradizionali accompagna la conversazione formale.
Non è una posizione di riposo.
È una posizione di presenza.
In Occidente cerchiamo sedute morbide.
Il Giappone tradizionale cercava stabilità.
Restare in seiza significa accettare una lieve tensione controllata. Non eliminarla, ma sostenerla. La disciplina non è imposta dall’esterno: nasce dal modo in cui il corpo si dispone nello spazio.
Oggi il seiza è meno praticato. Le case hanno sedie, i tatami sono rari. Eppure la postura rimane nelle arti marziali, nella calligrafia, nella cerimonia del tè.
Sedersi correttamente significa ricordare che la forma educa il gesto.
Tre osservazioni
• Il corpo influenza il respiro.
• Il respiro influenza il pensiero.
• Il pensiero influenza il comportamento.
山寺や
石にしみつく
蝉の声
Yamadera ya / ishi ni shimitsuku / semi no koe
“Tempio di montagna —
nelle pietre si impregna
il canto delle cicale.”
— Matsuo Basho
Il suono entra nella pietra lentamente.
Così la postura entra nell’abitudine.
Il seiza non trasforma in un giorno.
Rende visibile ciò che già c’è.
#正座