24/09/2025
I CINQUE DOVERI
Di Maurizio Vezzaro
Crediamo sia interessante una riflessione sull’introduzione, da parte del maestro Shin Dae Woung, nell’ultima parte della sua vita e del suo insegnamento, dei cinque doveri del kung fu, evoluzione delle cinque virtù del kung fu rappresentate da saggezza, compassione, sincerità, coraggio, pazienza. Le cinque virtù erano state introdotte all’inizio della sua avventura marziale in Italia, una sorta di regola morale e pratica di natura fondante, al pari forse delle quattro virtù cardinali caratterizzanti la religione cattolica (prudenza, fortezza, giustizia, temperanza). Un ulteriore parallelo: i cinque doveri del kung fu, ovvero correttezza, tenacia, significato consapevole, soddisfazione e la formula finale di ringraziamento e rispetto, stanno alle cinque virtù del kung fu come le quattro nobili verità del buddhismo stanno all’ottuplice sentiero del Buddha Shakiamuni (retta visione, retta intenzione, retta parola, retta azione, retta sussistenza, retto sforzo, retta presenza mentale, retta concentrazione). Vediamo in dettaglio allora i cinque doveri. 1) Correttezza. E’ la ricerca della precisione. Dal punto di vista tecnico corrisponde all’esattezza geometrica di una tecnica: il maestro era molto severo in questo, arrivando alla pignoleria. Punta del piede e tallone dovevano trovare collocazione come se fossero risultato di proiezioni ortogonali. Ma la correttezza non è solo legata alla forma esteriore. Dal punto di vista interiore, ha il suo significato nella linearità del comportamento. Una giusta condotta rientra nella correttezza di vita. 2) Tenacia. E’ basilare nel kung fu - e il maestro Shin lo ribadiva a ogni inizio di lezione - proseguire nello sforzo con costanza. Per ottenere miglioramenti nella pratica bisogna allenarsi senza tentennamenti e a lungo. E’ uno dei presupposti per crescere come artisti marziali ma anche come uomini. La tenacia è spendibile in ogni occasione della vita; senza tenacia non si può raggiungere nessun traguardo, dal più umile al più elevato 3) Significato consapevole o consapevolezza del significato. E’ lo stadio ulteriore, il momento in cui i primi due doveri subiscono una specie di trasformazione chimica. Sublimazione in una comprensione di livello più alto. Fare proprio il percorso, capirlo, interiorizzarlo. Cosa c’è di più bello e significativo? 4) Soddisfazione. E’ lo stato che più si avvicina al Samadhi, il concetto buddhista e induista che definisce l’unione del meditante con l’oggetto della meditazione. E’ l’appagamento che deriva dalla gioia per il raggiungimento di una mente pacificata, il godimento dello stato di quiete. E’ il frutto della patica costante, della concentrazione in essa, e, attraverso di essa, del superamento di passioni e dubbi. 5) Ringrazia, saluta e rispetta tutte le cose esistenti in questo universo. Rappresenta la formula che significa il passaggio da una condizione egoistica a una altruistica, universale. Sempre tenendo a mente il raffronto iniziale col buddhismo, ciò rimanda alla corrente mahayana o del “grande veicolo”. Consiste in un tipo di buddhismo che mira a liberare dalla sofferenza tutti gli esseri senzienti. Una dottrina che si contrappone a quella hinajana, la quale invece punta alla sola liberazione individuale. E’ un po’, riteniamo, il testamento del maestro Shin con tutta la potenza del messaggio: l’ammissione di far parte, tutti, di un unico universo, di essere guidati da un’unica grande regia che interconnette vite, esistenze, esperienze, aspirazioni, sogni. In definitiva: i cinque doveri del kung fu hanno rappresentato a nostro avviso un passo ulteriore nel cammino spirituale del maestro Shin Dae Woung che lui ha cercato di sintetizzare e trasmettere sotto forma io precetti. Sta all’istruttore e all’allievo proseguire nel solco tracciato.