05/05/2026
Ci sono momenti nella vita in cui non puoi fare altro che fermarti.
Non per scelta, ma perché è l’unica possibilità.
Per me, questo momento è arrivato con la maternità.
In questo tempo fatto di attese, piccole e grandi, la mia pratica yoga è cambiata.
Perché sono cambiata io.
Ci sono stati momenti in cui l’unica pratica possibile è stata shavasana.
La posizione del ca****re, come viene spesso tradotta.
Ed è lì che non abbiamo altra scelta se non quella di abbandonarci.
Non come rilassamento, ma come resa.
Una resa ai nostri desideri, e allo stesso tempo un’apertura verso ciò che il corpo ci chiede: fermarci.
Nelle tradizioni esoteriche si dice che è proprio attraverso questo attrito, questa frizione, che può avvenire una trasformazione.
Nello yoga, questo si avvicina al concetto di aparigraha: non attaccarsi al risultato delle proprie azioni.
E così, lentamente, impariamo a stare.
Non solo nell’asana.
Ma, a volte, anche nella vita.
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